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Battaglia di Mohacs

  • Luogo: Mohacs (Ungheria)
  • Data: 29 agosto 1526
  • Eserciti: Regno d’Ungheria e Impero Ottomano
  • Esito: significativa vittoria ottomana

La Battaglia di Mohacs

Battaglia di Mohacs
La battaglia in una miniatura ottomana da libro

Le mire dell’Impero Ottomano erano strettamente legate all’espansione da est verso Occidente, per addentrarsi all’interno dell’Europa. Il primo punto, il primo ostacolo, risiedeva nei Balcani e più precisamente nel Regno di Ungheria (1), che aveva potenti alleati tra cui: Regno di Croazia (2), Regno di Boemia (3), Sacro Romano Impero (4), Baviera (5), Stato Pontificio (6), Regno di Transilvania (7) e Regno di Polonia (8).

L’Ungheria aveva già affrontato nel 1400 le invasioni ottomane, ma controllando le sortite offensive che scaturivano nei Balcani. All’epoca questo regno era da solo, alla mercé dei Turchi, ma grazie ad un’ottima organizzazione, riusciva a lasciare i musulmunai fuori dai territori europei. In seguito allo sposalizio tra Luigi II (9), re d’Ungheria e Boemia, e Maria d’Asburgo (10), figlia di Carlo V, re di Spagna e sovrano del Sacro Romano Impero, il regno si assicurò dei valenti e importanti alleati sia in chiave militare sia in quella politica.

Solimano I (11), sovrano dell’Impero Ottomano, saputa la notizia, dovette subito correre ai ripari per cercare di appianare le alleanze che si stavano creando inq uei luoghi che lo avrebbero estromesso del tutto dall’orbita europea. In primis, avvio situazioni diplomatiche, grazie ai suoi ambasciatori, mostrandosi interessato alle vicissitudini dei regni che giravano attorno a Regno d’Ungheria e di Boemia e Sacro Romano Impero.

Fallita la sortita politico-diplomatica, optò per iniziare una violenta ed assidua guerra verso il Regno d’Ungheria che, se fosse entrato a far parte di una coalizione grande come quella dei Balcani, ci sarebbero state molte “gatte da pelare” per Solimano I. Già nel 1514, quando ancora Ladislao II (12) combatteva in seno all’Ungheria per spodestare Mattia Corvino (13), reggente nel regno, la possibilità di mantenere una situazione tranquilla al di fuori dei confini della Nazione, era pressochè impossibile.

Infatti già in quegli anni Solimano I, favorì la ribellione interna dei contadini ungheresi, visto che il re Ladislao non aveva la caratura necessaria a governare un regno così vasto e riunito sotto un’unica persona per la prima volta. Successivamente alla morte di Ladislao II, il figlio Luigi II prese le redini, cambiando di molto le sorti del Paese. Nonostante questo, le fortificazioni a sud della Nazione, che ancora subivano le incursioni ottomane, e le lotte interne, rimanevano quasi indifendibili.

In questo turbine di giochi politici e militari, ci fu spazio anche per Francesco I (14), re di Francia, che, sconfitto il 24 febbraio 1525 a Pavia da Carlo V, dovette arrendersi e imprigionato, fu costretto a firmare un trattato (trattato di Madrid), che prevedeva la rinuncia da parte della Francia, del Regno di Napoli (15), del Ducato di Milano (16) e alla totale Borgogna (17).

Francesco I, dopo aver firmato questo trattato, non poteva far altro che arrischiarsi con un’alleato importante e nemico di Carlo V. Così firmò un’alleanza franco-ottomana proprio con Solimano che la accettò subito, convinto della grande possibilità finalmente di venire e compimento della missione nei Balcani. Nonostante questa alleanza mosse un violento scandalo nel mondo cristiano, alleanza che per altro fu alquanto duratura, le mire di Francesco I e Solimano erano pressoché identiche. Il primo voleva arrivare a Carlo V e al regno asburgico, mentre il secondo spazzare via la difesa in Ungheria.

Proprio la prima richiesta di Francesco I a Solimano venne accolta con gioia da entrambi. Infatti chiedeva a Solimano e al suo esercito di entrare in Ungheria attraversando il Danubio, per tenere a bada il Regno e consentire così alla Francia di attaccare parte del Sacro Romano Impero. Fu così che le forze ottomane si attestastarono a Mohacs, una cittadina a sud di Budapest, nella suddivisione amministrativa chiamata Baranya.

Luigi II, abboccò alla strategia e si portò anch’esso a Mohacs, rigettando precedentemente più offerte di pace e volendo a tutti i costi la guerra.

Ritratto di Solimano I
Ritratto di Solimano I

Solimano I il Magnifico

Solimano I nacque dal sultano Selim I e da madre crimea che se si pensa possa essere stata una comcubina del sultano. Il territorio che il padre gli ha lasciato supera ogni rosea aspettativa da parte del 26enne Solimano. Infatti all’epoca i Turchi stavano combattento contro i Memelucchi circassi (18), grande potenza asiatica che contendeva ai Turchi varie regioni e Stati del territorio ad essi circostante.

Palestina, Siria, Egitto e Arabia, grazie alla grande strategia protratta da Salim I, entrarono a far parte dell’Impero Ottomano, distruggendo così ogni sogno di gloria da parte dei circassi. Solimano I si trovò così a dover governare un vastissimo impero, ma grazie alle doti che lo avrebbero accompagnato per il futuro e agli insegnamenti del saggio padre, il nuovo sultano avrebbe poi ampliato notevolmente quello che era già un vastissimo impero.

Fin dall’infanzia il piccolo Solimano venne istruito insieme ai suoi fratelli per diventare un giorno il sultano dei Turchi. Ad Istanbul intraprese un apprendistato severo e votato alla cultura, imparando scienze, storia, letteratura e teologia, ma anche alle tecniche militari che gli sarebbero servite quando per la prima volta sarebbe sceso in battaglia.

Il motivo per cui Solimano ottenne la carica prima di suo padre, fu che Selim I, attaccato dalla sua stessa famiglia (fratelli, figli, nipoti), li sterminò tutti lasciando in vita solamente il suo prediletto ed erede. Insieme ad uno schiavo, Pargali Ibrahim Pascià (19), con il quale intraprese un longevo rapporto di amicizia, cominciò la sua strada governando le terre di origine della madre per poi, una volta ottenuta la carica di sultano, cominciare una serie di miglioramenti nella capitale soprattutto, ma anche in tutt il il regno, prendendo spunto dalle abilità del padre e inventando nuove vie per la conquista.

Fu lui che rese ancora più grande il corpo scelto dei Giannizzeri (20), fondato da Murad I (21) due secoli addietro, e che ora guidavano l’esercito ottomano come guardia personale del sultano

Inoltre, grazie al suo amore per la cultura, l’arte e la scrittura, Solimano portò una nuova ventata occidentale all’interno della stessa Istanbul. Infatti nei territori conquistati selezionava lui stesso ingegneri, architetti, pittori e qualunque artigiano dotato di ottima tecnica, per abbellire ancor più la città turca. Inoltre aumentò notevolmente il rudimentale sistema gurisprudenziale, portando la figura dei laqab (ovvero i legislatori) a regolare le leggi turche.

Oltre ad essere un grande uomo politico, un carismatico leader, un potente conquistatore e un uomo amato dalla sua gente, Solimano era anche un poeta, e si dilettava nella scrittura indicendo talvolta anche gare di letteratura nella quale ovviamente lui non partecipava perchè vincitore ad honorem.

Il padre decenni addietro aveva conquistato Gerusalemme, la città patria della religione, ma avendo scarso interesse per quelle zone, la lasciò a decadere nella sua inoperosità. Solimano invece, che aveva studiato teologia ed era appasionato come detto di arte, rimase affascinato dall’imponenza e dalla bellezza di questa città che se ne prese cura e alzò attorno ad essa le mura grandiose che ancora oggi circondano la città.

Le opere di abbellimento del suo Impero portarono Solimano a piani di conquista che trascendevano il mero potere, e che vaicavano mondi oltre l’impensabile. Dapprima si spostò a Damasco, sedando una violenta rivolta di un suo governatore. Attestandosi con parte del suo immenso esercito nella città, portò l’altra parte a Belgrado per iniziare l’assedio della capitale serba.

In poco tempo la città venne presa e non avendo un rifugio solido come Damasco per poter ripiegare tutta la Serbia cadde nelle mani di Solimano.

Poi tocco a Rodi, isola che era già nelle mire del padre, ma che non riuscì a prendere. Ci pensò dunque il figlio che portò 200.000 uomini davanti alle mure presidiate da 7.000 Ospitalieri (22) e nonostante un lungo assedio durato sei mesi, ebbe la meglio dei cavalieri Templari (23). Solimano fu magnanimo e permise ai cristiani rimasti in vita di far ritorno del Regno di Sicilia.

Arrivò poi il momento del conflitto con l’Ungheria che sfociò nella battaglia di Mohacs che sancì ancora una volta la stragrande potenza dell’Impero Ottomano.

L’ultima sua spedizione fu indetta per far fronte al riassemblaggio dei cavalieri templari che formarono un ordine a Malta (24). Solimano si portò sotto le mura di La Valletta per conquistarla, ma nonostante durante la battaglia si pensava potesse arrivare un facile vittoria, dalla Spagna accorsero numerosi rinforzi, 30.000, che diedero man forte agli assediati, sconfiggendo Solimano e il suo esercito.

Solimano decise quindi di intraprendere un’ulteriore capagna militare diversa da quella precedente, attaccando Massimiliano II d’Asburgo (25), ma non arrivò nemmeno ad iniziarla perchè morì il 6 settembre 1566.

Di Solimano si ricordano, oltre alle gesta e al suo valore di poeta e uomo di cultura, la moglie Roxellana (26) che il sultano amava senza nasconderlo al popolo e il suo appellativo di Magnifico che gli stessi capi del mondo occidentale gli diedero in onore della sua innata capacità a eccellere in ogni campo del sapere terreno.

Fu un uomo capace di portare l’Impero Ottomano al suo massimo splendore, distinguendosi tra i soldati dell’epoca per la sua capacità nell’intraprendere ben tredici campagne in poco tempo, di assemblare un esercito disciplinato, competente e forte, dagli insegnamenti del padre e del nonno Beyezid II (27), riformando le forze armate a sua disposizione aggiungendone di straniere e rafforzando l’addestramento.

La sua più grande abilità era la scelta degli uomini, dei collaboratori, che lo aiutavano nella pianificazione delle sue imprese. Gli sceglieva tra i migliori non dimenticando di esaltarne la caratura e la bravura, ma non tralasciando anche il possibile tradimento che scaturiva dalla corruzione.

Ritratto di Luigi II d'Ungheria e Boemia
Ritratto di Luigi II d’Ungheria e Boemia

Luigi II d’Ungheria

Discendente dal primo granduca di Lituania, Gediminas (28), suo trisavolo Luigi II possiede nel sangue tra i più grandi sostenitori del paganesimo come anche il trisnonno Algirdas (29), fondatore di tre grandi famiglie Trubeckoj (30), Czartoryski (31), Sanguszko (32), tutte e tre legate alla Polonia e in seguito slegate dalla Lituania, cosa che portò a compimento la susseguente vita di Luigi II.

Jogaila (33) infatti, suo bisnonno, fu il primo a convertirsi al Cirstianesimo e a intraprendere una nuova discendenza legandosi al Sacro Romano Impero, motivo per cui divenne re di Polonia. Gli Jagelloni (34), dinastia dell’Europa Orientale, annoverà anche il nonno di Luigi II, Casemiro IV di Polonia artefice della prima gorssa espansione della dinastia che cominciava a comprendere sotto la sua egida molti Stati europei a partire da Lituania e Polonia, ma arrivando in seguito anche ad Ungheria e Boemia.

Infine da segnalare Ladislao II di Boemia, padre di Luigi II, creatore e detentore della reggenza di Boemia e Ungheria per la prima volta, passato poi al figlio erede. La madre di Luigi II pure era nobile, Anna di Foix-Candale (35), e oltre al re d’Ungheria diede alla luce anche un figlia, Anna di Boemia (36), che in seguito sposò Ferdinando I del Sacro Romano Impero (37), unendo di fatto la famiglia con gli asburgici.

La madre ebbe anche un terzo figlio, Venceslao, ma venne alla luce già morto.

Luigi II dunque sposò Maria d’Asburgo, sorella dell’imperatore romano e da lì cominciò la sua manovra espansionistica quasi esclusivamente a livello politico, intrecciando relazioni con i più potenti capi di Stato e formando alleanze solide che se non fosse stato per gli Ottomani, probabilmente sarebbero state durature.

Nonostante si impose come grande uomo carismatico, tanto da lanciare Ungheria e Boemia al suo massimo storico, Luigi II dovette fare i conti con i nobili suo conterranei, che vedevano in lui un uomo che avrebbe portato alla disfatta e alla rovina tutta la nazione. Non avevano poi grande torto visto e considerato che il nemico da affrontare era superiore di numero e nell’abilità bellica.

Nonostante Luigi si cimentò poco con l’arte della guerra era ben addestrato, grazie all’apprendistato fatto proprio sotto l’amico di suo padre, capo dell’esercito ungherese, che lo rese uno dei migliori cavalieri boemi. Inoltre la sua abilità politica e il suo carisma lo doveva oltremodo alla sua avvenenza e al suo bell’aspetto che gli conferivano non solo un ascendente anche tra le donne dell’altà nobiltà, motivo per cui sposò Maria d’Asburgo, ma anche tra i colegghi maschili che vedevano comunque in lui una figura importante su cui puntare.

Il suo unico grande problema fu la mastodontica avanzata turca di Solimano I che era convinto e integerrimo sull’obbiettivo da conseguire: ovvero la conquista dell’Ungheria. Dovette mettere mano a tutte le sue abilità di politico per fronteggiare il numeroso nemico, allacciando alleanze tra le più disparate e potenti, ma che infine non gli valsero altro che la morte sul campo di battaglia che sancì non solo la fine dei giochi, ma anche il termine del fiorente, anchese momentaneamente, regno d’Ungheria.

Battaglia di Mohacs 1526, Bertalan Szekely
Battaglia di Mohacs 1526
, Bertalan Szekely

Sul campo di battaglia

In seguito alla battaglia avvenuta sotto le mura di Nandorfehervar (38), nel 1521, da parte proprio di Solimano I, Luigi II dovette cominciare a guardarsi attorno per calcolare quali fossero le mosse più intelligenti da fare e fermare l’avanzata turca.

Le sue mosse passarono prima dal matrimonio con l’asburgica Maria che gli conferì notevoli alleanze politiche e allo stesso tempo portò Solimano I ad avere paura dell’Europa che si stava tutta chiudendo sotto un’unica bandiera.

La contromossa arrivò subito da Solimano I che provò a proporre la pace all’ungherese, ma l’offerta venne rifiutata ben due volte. Il punto era, nonostante fossero contrari molti nobili, che la pace secondo Luigi non avrebbe giovato per svariati motivi: il primo riguardava il fatto che, memore della prima pace tra polacchi e ottomani dopo la battaglia di Caldiran del 1514 (che vedeva Solimano I conquistare comunque territori di competenza polacca nonostante la pace), non poteva rischiare di perdere nemmeno un paese sotto la sua influenza senza poter contrattaccare; il secondo punto invece riguardava il fatto che le città a sud del Regno erano ormai troppo distanti e indifendibili, quindi l’unico modo per poter dare qualche speranza di vittoria e non essere annessi al territorio ottomano fu la guerra.

Luigi non aveva fatto i conti con Francesco I che si alleò in seguito con Solimano I, quindi il Sacro Romano Impero, prima alleato del Regno d’Ungheria con la promessa di scendere in campo con i nuovi alleati, dovette rinunciare per affrontare il nemico francese. Luigi quindi si ritrovò senza un’arma importante.

Così quindi i due eserciti si affrontarono a Mohacs:

Luigi aveva dalla sua 28.000 effettivi, tra cavalieri gendarmi (39) e fanteria, oltre a 53 cannoni (prima dell’arrivo a Mohacs erano 85). Insieme a lui anche l’arcivescovo-soldato Pal Tomori (40) con la sua proverbiale corazza d’orata e il comandante Gyorgy Zapolya (41) che guidava appunto l’artigleria.

Ci sarebbero dovuti essere già all’inizio il voivoda (42) di Transilvania Janos Szapolyai (43), che dovette trattenersi sui Carpazi con i suoi 8.000 uomini in attesa di conoscere le mosse dei Turchi, e il conte croato Kristof Frankopan (44) con i suoi 5.000 era attestato nella parte opposta del regno. Luigi restava fermo nel mezzo.

Solimano partì con 45.000 uomini alla volta dei fiumi Drava e Sava (45), per in seguito superarli e confrontarsi direttamente con Luigi II, insieme a 10.000 irregolari e a 150 cannoni.

Quando Luigi II decise di affrontare il nemico, nonostante l’assenza di 13.000 uomini provenienti da Frankopan e Szapolyai, si attestò vicino alle rive del Danubio appunto a Mohacs, in una piana abbastanza vasta che avrebbe apparentemente favorito gli ottomani, ma grazie ai suoi terreni paludosi, avrebbe dato un piccolo vantaggio agli ungheresi che sapevano combattere in quelle condizioni.

La battaglia in quanto tale durò poco più di due ore, un’inezia se guardiamo quanti effettivi si affrontavano, ma la caratura del nemico era di gran lunga superiore, infatti l’esercito ottomano era considerato il più organizzato ed efficace di quell’epoca.

Le linee ungheresi erano composte in questa maniera: al centro la fanteria mercenaria e subito al centro di essa si trovavano i cannoni. Mentre ai lati, come si conviene ad ogni esercito, i cavalieri gendarmi. In più, il tutto consisteva di un secondo livello dove si fondevano con maestria i fanti e i cavalieri.

L’esercito ottomano invece era così composto: attorno al re i giannizzeri, vero baluardo di difesa che veniva utilizzato solo in casi estremi, ai lati la cavalleria, al centro la fanteria. Davanti a tutti, che fossero cavalieri, fanti o altro, gli ausiliari, considerati dai comandanti ottomani come carne da macello. I cannoni invece erano posizionati assieme agli ausiliari, e oltretutto la maggior potenza di fuoco di tutta l’epoca.

Intorno alle due di pomeriggio incominciarono le schermaglie, mentre la situazione vedeva una fitta pioggia apparentemente avvantaggiare gli ungheresi; i turchi portarono subito all’attacco i loro ausiliari di Rumelia (46) che vennero intercettati dall’abile e veterano Tomori che attaccò sulla loro destra, iniziando tra le file ottomane una fuga prematura e un caos che Solimano I non riusciva a placare.

All’inizio l’esercito ottomano era quasi dimezzato per via del ritardo nell’arrivo delle truppe di riserva, ma arrivarono proprio mentre l’esercito ungherese stava portando l’assalto più duro. Infatti Luigi diede ordine anche ai suoi di attaccare sul davanti in seguito alla sortita positiva di Tomori, ma con l’arrivo delle riserve che rimpinguarono le file amiche, la battaglia si capovolse.

Intanto però la destra ungherese, con a capo Zapolya, riuscì nell’intento di arrivare molto vicino ad uccidere Solimano, visto che ben quattro frecce scalfirono l’armatura del sultano ottomano. Questa mossa però portò Zapolya troppo vicino al nemico e ai suoi giannizzeri che tempestivamente attaccarono portando uan violenta apertura sula fianco destro ungherese, mentre e riserve già si stavano facendo largo sulla parte sinistra.

Inoltre, grazie all’ausilio tempestivo dell’artiglieria ottomana e dei fucili, la parte centrale dell’esercito ungherese venne scalfita considerevolmente.

Zapolya perse la vita nel frattempo per mano di un giannizzero e subito la fascia destra venne messe in fuga. Tomori pure fu colpito da una sciabola di una riserva e perì sul campo.

Ormai tutto l’esercito, intorno alle quattro di pomeriggio, sotto una fitta pioggia, stava cercando la ritirata, ma la pesantezza delle armature che portavano si rivelò un problema più che un aiuto, visto che Solimano diede l’ordine di inseguire i fuggitivi.

Mentre scappava dalla presa nemica, anche Luigi II morì, cadendo da cavallo dopo essere stato colpito da una freccia al braccio. Non riuscendo a nuotare e finendo nelle acque fredde del fiume, morì affogato trascinato dalla corrente.

Tra le file ottomane ci furono comunque numerose perdite, circa 16.000, di cui molte riserve e ausiliari, in modo da preservare la forza dei più abili condottieri turchi, mentre nelle fila ungheresi quasi 23.000 uomini persero la vita, tra cui molti dignitari e nobili.

Quello che venne poi

Le conseguenze di questa rapida battaglia tra ottomani e ungheresi, non solo sancì la fine della dinastia jagellona, con la morte di Luigi II che non aveva ancora figli, ma pose fine anche al’indipendenza di un regno come quello di Ungheria che ritrovò la sua autonomia solo quattro secoli più avanti nel 1918. Inoltre Solimano I poteva ora cercare di mettere le mani sull’Europa entrando direttamente da centro.

Nonostante la sua posizione favorevole, Buda, importante snodo, fu presa solamente nel 1541, quando già le alleanze erano state ricostituite e l’Europa era riuscita a sanare la sconfitta ungherese. Ferdiando I, cognato di Luigi, governò sull’Ungheria settentrionale, ovvero la parte rimasta agli Asburgo, mentre Solimano I ottenne tutta la parte meridionale e oltretutto l’annessione della Transilvania come Stato vassallo, visto che anche Ladislao II era stato deposto dieci anni prima.

Invece la Boemia, cadde nelle mani degli Asburgo, ora che l’Ungheria non esisteva praticamente più, oltre anche ad una porzione della Croazia.

Nonostante, come detto, la posizione favorevole degli Ottomani, gli ungheresi dimostrarono una forte tempra, ricacciando indietro gli ottomani per oltre sett’antanni.

Un po’ per la morte di Solimano I avvenuta per cause naturali, un po’ per la resistenza strenua, un po’ per il dispendio di risorse e di energie che gli Stati turchi non riuscivano più a colmare, gli Ottomani si dovettero allontanare dall’Europa quasi definitivamente, dando al vittoria totale ai Paesi attaccati.

Note

  • 1: nato nel 1000 da Stefano I, questo regno da principio comprendeva parte della Romania, l’Ungheria ovviamente, la Slovacchia e una parte dell’Ucrania transcarpazica. Questo importante regno multietnico dura fino al 1918.
  • 2: nato nel 925 da Tomisalo I, venne unificata grazie a quest’ultimo la Dalmazia e la parte della Croazia allora chiamata Pannonica. Nel 1102 si unì al grande Regno d’Ungheria, mentre con la fine di quest’ultimo, anche la Croazia ottenne la sua indipendenza.
  • 3: nato nel XI secolo ad opera dei principi Premysl e Libuse. Nel 1526 molti esponenti della nobiltà boema e della discendenza dei due fondatori, si allontanarono dal Regno, nato inizialmente come Ducato, ponendo la fine sul prestigioso alleato del Sacro Romano Impero, a cui per un periodo fu annesso.
  • 4: nato il 2 maggio 962 da Ottone I di Sassonia, questo impero comprendeva Germania, Italia e in seguito la Borgogna. Nel 1512 mutò nome in Sacro Romano Impero della Nazione Germanica, e costituì effettivamente il Primo Reich. Il 6 agosto 1806 sotto Francesco Giuseppe Carlo d’Asburgo Lorena, terminò ufficialmente quella che si distinse nel Basso Medioevo come la seconda potenza unviersale insieme al papato.
  • 5: nato nel 1180 da Ottone I di Wittelsbach, questa regione (più che un vero Regno) nasce dai Celti Baiuvari che popolarono questa regione, in seguito annessa all’Impero Romano, venne infine data alla famiglia Wittelsbach (che comprendeva anche re di Ungheria e Boemia) da Federico Barbarossa. Anch’essa, nel 1918, in seguito alla sfaldamento del Regno d’Ungheria, finì la sua vita.
  • 6: nato nel 752 con Stefano II, questo anti-stato esercitava la sua potenza su diversi territori in molte zone non confinanti tra loro. Nel 1870 con Pio IX si assiste alla battaglia della Preccia di Porta Pia, e alla Presa di Roma che ne sancisce la fine del suo dominio temporale.
  • 7: la storia della Transilvania è strettamente legata alle attuali rivendicazioni del popolo rumeno (al quale la regione è attualmente annessa) e a quello ungherese al quale dobbiamo l’inizio del regno in questione. Al tempo dei Romani la zona era abitata dai Daci, poi successivamente forse anche già dai rumeni, ma la mancanza di documenti validi lascia qualche dubbio. Nel 1000 con Stefano I viene legata al Regno d’Ungheria. Nel 1916 la Romania, unitasi alla Triplice intesa, ottenne il privilegio di annettere la Transilvania nel proprio Stato.
  • 8: nato nel 1025 da Boleslao I Chrobry, passa per la dinastia Jagellonica, fino ad arrivare al 1918, quando era uno Stato satellite dell’Impero Austro-Ungarico e tedesco, anno della fine del Regno d’Ungheria.
  • 9: Buda, 1506 – Mohacs, 1526.
  • 10: Bruxelles, 18 settembre 1505 – Cigales, 18 ottobre 1558.
  • 11: detto Il Magnifico; Trebisonda, 6 novembre 1494 – Szigetvar, 5 settembre 1566.
  • 12: o Ladislao VII Jagellone; Cracovia, 1 marzo 1466 – Buda, 13 marzo 1516.
  • 13: Matyas Hunyadi detto Il Giusto; Kolozsvar, 23 febbraio 1443 – Vienne, 6 aprile 1490.
  • 14: Francesco I di Valois; Cognac, 12 settembre 1494 – Rambouillet, 31 marzo 1547.
  • 15: nome con cui si identificava l’antico Stato italiano, con il nome più diffuso di Regno di Sicilia citeriore. Venne fondato nel 1130 da Ruggero II d’Altavilla poi nel 1302 Carlo II d’Angiò portò il nome di Napoli ai massimi storici, per finire la sua corsa nel 1816, sotto un’unica bandiera.
  • 16: l’11 maggio 1395 viene istituita la carica di Duca di Milano donata dal sovrano del Sacro Romano Impero, Venceslao di Lussemburgo, a Gian Galeazzo Visconti e finisce il suo dominio il 17 ottobre 1797 con la battaglia di Lodi.
  • 17: regione della Francia centrale e attuale. È suddivisa in quattro dipartimenti.
  • 18: i mamelucchi erano degli schiavi al servizio dei sultani mentre i circassi erano un gruppo etnico appartenente all’omonima regione, ora dislocata nella Federazione Russa nel territorio del Krasnodar ad ovest del Paese. Questo popolo era noto per la bellezza fisica delle sue genti, soprattutto per le donne che in seguito alla vittoria di Salim I divennero oggetto di smercificazione e schiavitù.
  • 19: 1493 – 15 marzo 1536.
  • 20: venne fondato nel 1330 come corpo personale del sultano. Non solo in guerra adempiva alla difesa del suo capo, ma era anche il detentore dei beni del sultano a cui dedicava una strenua difesa. Questo corpo di uomini era dedito completamente all’attività bellica e secondo la legge turca non poteva avere nessun’altra forma di retribuzione se non quella offerta come giannizzero. Nel 1826 Mamhud II li destituì.
  • 21: Bursa, 1326 – Kosovo, 28 giugno 1389.
  • 22: noti come Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme nacquero nella prima metà del XI secolo e continuarono le loro opere fino a quando non si ritirarono sull’isola di Malta come vassalli del regno di Sicilia e in seguito, sotto Napoleone conobbero la loro fine.
  • 23: noti come Poveri Compagni d’armi di Cristo e de Tempio di Salomone nacquero in Terrasanta in epoca di crociata nel 1096. Con Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dell’Ordine, e la bolla Vox in excelso nel 1312, l’Ordine fu soppresso e i beni trasferiti all’Ordine degli Ospitalieri che cominciarono di lì a poco la loro egemonia.
  • 24: nel 1530 gli ospitalieri si insediarono a Malta, ultimo baluardo ormai della loro storia, grazie all’intercessione di papa Clemente VII. Nel 1798, ad opera di Napoleone Bonaparte, il Gran Maestro Ferdinand von Hompesch si arrese senza condizione alcuna, per paura di una prematura morte e diede vita così all’esilio forzato di tutti i Templari.
  • 25: Vienna, 31 luglio 1527 – Ratisbona, 12 ottobre 1576.
  • 26: Alexandra Anastasia Lisowska; 1500 – Costantinopoli, 18 aprile 1558.
  • 27: Didymoteicho, 3 dicembre 1447 – 26 maggio 1512.
  • 28: 1275 – Vilnius, 1341.
  • 29: 1296 – 24 maggio
    1377.
  • 30: all’epoca in cui questa famiglia ebbe i natali non si seppe niente o quasi, ma a cavallo tra 1700 e 1900 almeno tre importanti personaggi discendono da questa famiglia: Nikolaj Sergeevic, linguista, Pavel Petrovic, scultore e Sergej Petrovic, militare e decabrista (rivoltoso).
  • 31: famiglia polacco-lituana famosa per le sue intromissioni politiche nella Confederazione fra i due Stati, che vedeva la creazione di una Nazione più forte e duratura. Periodo 1569-1795.
  • 32: famiglia meno potente delle altre du citate, ma comunque influente sia nella Confederazione polacco-lituana, sia nel corso della storia. Il nome di questa famiglia viene da Alessandro Fedkowicz, detto appunto Sanguszko.
  • 33: Ladislao II di Polonia; 1362 – 1 giugno 1434.
  • 34: dinastia potente che regnò in svariati Paesi dell’Europa, soprattutto nell’Est. Nacque dal suo capostipite Jogaila nel 1377 e vide la sua interruzione nel 1572 alla morte di Sigismondo Augusto. Anche se sua figlia Caterina Jagellonica entrò a far parte della reggenza svedese sposando Giovanni III Vasa; il figlio che nacque da questa unione, Sigismondo III Vasa, iniziò un nuovo regno in Polonia, come casata dei Vasa, dal 1587 al 1668.
  • 35: 1484 – Buda, 26 luglio 1506.
  • 36: Budapest, 23 luglio 1503 – Praga, 27 gennaio 1547.
  • 37: Ferdinando I d’Asburgo; Alcala de Henares, 10 marzo 1503 – Vienna, 25 luglio 1564.
  • 38: l’attuale Belgrado.
  • 39: questo corpo era generalmente usato come polizia atta alla salvaguardia dei territori rurali, anche se in diverse occasioni, soprattutto per sanare dislivelli in battaglia, veniva utilizzato anche come forza d’urto, vista la loro possente armatura.
  • 40: 1475 – 29 agosto 1526.
  • 41: di questo comandante non si conosce nulla se non la morte avvenuta durante la battaglia di Mohacs.
  • 42: attribuito ai capi militari nell’Europa dell’Est. In Serbia, Montenegro e Jugoslavia era inoltre la carica maggiore che un uomo poteva esercitare in guerra.
  • 43: Castello di Spis, 2 febbraio 1487 – Szaszsebes, 22 luglio 1540.
  • 44: anche di quest’uomo non si conosce nulla.
  • 45: La Drava e la Sava sono due affluenti del Danubio.
  • 46: nome dato alla regione presidiata dai Romani nella parte balcanica dell’Europa.

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