Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Battaglia di Montgisard

  • Luogo: Montgisard (attuale Israele)
  • Data: 25 novembre 1177
  • Eserciti: Regno di Gerusalemme e Ayyubidi
  • Esito: importante vittoria del Regno di Gerusalemme

battaglia montgisard
Dipinto che raffigura la Battaglia di Ascalona, di Charles Philippe Larivriere

Le fonti storiografiche che risalgono a questa importante battaglia, decisiva per Baldovino IV (1) e problematica per Saladino (2), le possiamo attribuire in grande parte ad un protetto, giurista musulmano ed erudito del 12esimo secolo: Ibn Shadd?d (3). Questo personaggio, uno dei pochi ad essere stato coinvolto letteralmente nelle battaglie politiche del suo sovrano, viene chiamato nel 1188 da Saladino, in seguito a Montgisard, perché impressionato dall’abilità dialettica dei suoi scritti.

Nominato qadi Al’ askar (4) e diventato amico intimo di Saladino, Ibn riesce ad avere carta bianca per la sua scrittura ed è l’unico storiografo a cui sia possibile scrivere delle battaglie contro il Regno di Gerusalemme e sullo stesso sovrano. Scrive anche una biografia sullo stesso Saladino, arrivata intatta fino ai giorni nostri e tradotta in molte lingue. Ancora viene ripetutamente ristampato, per permettere alle generazioni future di conoscere Saladino.

Per quanto riguarda la battaglia di Montgisard, Ibn non scrive molto, visto il suo approdo alla corte di Saladino solo dieci anni dopo, ma non manca di parlare anche della sconfitta imbarazzante di quel giorno, imbellettando agli occhi dei sudditi, traendo mille giustificazioni, la decisione affrettata del sovrano, ormai convinto della vittoria definitiva contro Baldovino IV. Scrisse in seguito anche delle relazioni dettagliate, anche se di parte, della battaglia di Arsuf (5) e dell’assedio di Lidda (6), poco fortunate per il suo popolo.


Raffigurazione di Rinaldo che ordina di torturare il patriarca di Antiochia (miniatura)

I tre vincitori

Tre sono le menti e le figure che hanno interagito fra loro per ottenere questa importante vittoria contro i musulmani. Uno, Baldovino IV, già menzionato, è il re in carica del Regno di Gerusalemme. Il secondo, Rinaldo di Chatillon (7), cavaliere che partì alla volta della Terra Santa, fu uno dei pochi ad ottenere fama dalle lotte susseguenti nella Seconda crociata. L’ultimo, ma non per importanza, Oddone di Saint Amand (8), Gran Maestro dell’Ordine dei Templari.

Guglielmo di Tiro (9), fedele arcivescovo dell’entourage di Baldovino, parla, anche se poco, della malattia, la lebbra, che ha reso famoso, suo malgrado questo regnante. Magnanimo, benevolo, capace di arrivare sul campo di battaglia trasportato su di una lettiga, ha catturato molto l’immaginario collettivo, sia esso storiografico che letterario. Ne La battaglia di Ascalona di Lariviere, nonostante il titolo possa essere fuorviante, si ha l’immagine più significativa della battaglia di Montgisard. Baldovino chiama il vescovo di Betlemme che ha in consegna la Vera Croce. Baldovino malato si inginocchia di fronte alla reliquia per pregare a favore della vittoria del suo popolo.

Altra figura, il Rinaldo apparso probabilmente anche nella Gerusalemme liberata di Tasso (10), divenne, in seguito al grande apporto in battaglia, Principe Consorte d’Antiochia (11) e Signore di Oltregiordano (12). Fu una figura che si protrarrà ben oltre la Seconda crociata e le battaglie seguenti, andando a sostenere gli animi dei condottieri che combatterono la Terza crociata, anche grazie alla sua forza nel tenere testa sia in battaglia che a parole, il sovrano musulmano.

Oddone invece passò alla storia come grande fautore del crollo definitivo nella schermaglia di Montgisard. Pochi furono i templari al suo servizio che affrontarono gli ayyubidi di Saladino stesso sul campo, si dice quasi dieci volte tanto, ma riuscì, grazie anche all’abilità dei suoi esperti condottieri a sbaragliare con una inconsueta rapidità e facilità, l’esercito musulmano colto di sorpresa.

Oddone fu per Saladino un’ossessione tanto da stravolgere le strategie militari dello stesso sovrano. Oddone costruì una fortezza, Chastellet, capace di tenere testa all’esercito enorme di Saladino che lo tenne impegnato per diverso tempo, non riuscendo infine ad assediarla con successo. Fu in seguito ad una sortita offensiva di Oddone, aiutato da Baldovino, Raimondo III di Tripoli (13) e Ruggero di Moulin (14), che il Gran Maestro finì nelle mani e nelle prigioni di Saladino, morendovi infine sotto atroci torture (15).


Baldovino IV depone Guido di Lusignano per incompetenza

Saladino

“Il sovrano vittorioso” così veniva chiamato dai suoi fedeli, fu sicuramente uno dei migliori strateghi di tutti i tempi. Capace di fare sue delle battaglie che apparivano di difficile riuscita. Questa schermaglia, Montgisard, sancisce però una piccola pecca nel percorso quasi perfetto di questo grande sovrano. Le decisioni prese durante la campagna per la sconfitta del popolo cristiano, sono alquanto discutibili e sicuramente sanciscono in gran parte la perdita di migliaia di suoi uomini.

In seguito a importanti passi nel bloccare i piccoli contingenti di Baldovino IV, Saladino riuscì nell’impresa di piegare parte della potenza cristiana. Bloccò 500 cavalieri accorsi in aiuto a Baldovino, ad Ascalona (odierna Ashkelon, in Israele). Sterminò, catturandoli, dei cavalieri templari che si ritrovarono alle strette all’altezza di Gaza.

Baldovino era dunque preda delle abili mosse del sovrano musulmano, che come la sua nomea dice, si stava mettendo nuovamente in luce, grazie anche al foltissimo numero di uomini a sua disposizione. Molti studiosi infatti, credono che Saladino fosse diventato il grande sovrano dell’Islam, grazie anche alla quantità indefinita di cavalleria, fanti e risorse in genere, con cui annientò molti nemici.

Qui però sopraggiunge la mossa sbagliata di Saladino. Decide di procedere verso Gerusalemme per conquistarla, non badando a Baldovino, credendo nell’impossibilità del re cristiano di inseguirlo, vista la pochezza di uomini a sua disposizione. Proprio questa decisione, importante con il senno di poi, avrà peso nell’esito finale della battaglia e di altre avvenute in seguito. Probabilmente se Saladino avesse approntato qualche difesa contro l’arrivo di Baldovino, reputato impossibile, Gerusalemme sarebbe stata conquistata con facilità, risparmiando altri anni di lotte.

saladino
Saladino

La battaglia

Inseguito a sua insaputa da Baldovino, Saladino si gettò verso Ramla, conquistandola facilmente. Preso dall’euforia di una vicina sconfitta totale del nemico, il sovrano ayyubida assediò contemporaneamente due città, Lidda e Arsuf, famose in seguito per la strenua e vittoriosa resistenza compiuta contro l’esercito musulmano di gran lunga superiore per numero. L’esercito di Saladino ormai era distribuito su di una vastissima area, assediando da una parte le fortezze cristiane e marciando dall’altra verso le porte di Gerusalemme, per riaverla infine. Inoltre diede disposizione ai suoi uomini di disporsi in molte zone limitrofe per razziarle e depredarle.

Baldovino però, abile come il suo avversario, si liberò dall’assedio in cui era impegnato e si congiunse ai templari che anch’essi si erano sganciati dalla schermaglia in cui si trovavano. Percorsero il tragitto che seguiva la costa, per riuscire ad intercettare Saladino che si era incamminato verso Gerusalemme. Nei pressi di Ramla infine, il contingente di Baldovino IV, forte di 375 cavalieri, più 80 dell’ordine dei Templari e all’incirca 5000 elementi di fanteria, intercettò l’immenso esercito musulmano, cogliendolo di sorpresa.

Nonostante l’abile mossa di Baldovino, aiutato da Oddone e Rinaldo, acerrimo nemico di Saladino, il popolo cristiano, avvistato quindi l’esercito ayyubida rimase impaurito dalla quantità di soldati al servizio di Saladino (16), incapaci così di muoversi. Persino gli esperti Templari e lo stesso Oddone rimasero increduli e impossibilitati a qualsivoglia decisione.

Fu proprio la mossa di Baldovino, ritratta nel dipinto di Lariviere, già citata in precedenza, a smuovere gli animi dei suoi uomini e a farli reagire. Senza quella plateale e importante preghiera del re lebbroso, i suoi uomini avrebbero perso il fattore sorpresa e sarebbero stati quindi sterminati dall’esercito nemico, cinque volte superiore. La carica dei cristiani avvenne tutta nello stesso istante, prendendo le parti nevralgiche dell’esercito nemico e lentamente, ma inesorabilmente smembrandolo. Molti musulmani furono messi in rotta. Grazie alla codardia di alcuni altri vennero uccisi e Saladino, grazie al suo cammello da corsa, si dileguò.

Guidati da Baldovino, in prima linea nonostante la sua malattia, dall’effige di San Giorgio, portata dallo stesso re e con la Vera Croce al seguito (nella quale risplendeva il Sole secondo la leggenda), i cristiani ebbero la meglio in questa particolarmente incomprensibile vittoria. Nelle file dei cristiani, poche furono le perdite; 1100 per la precisione, e meno di una decina tra i Templari, nonostante fossero stati in prima linea al fianco di Oddone e di Baldovino.

Tra i musulmani, oltre alla guardia personale di Saladino formata dai Mamelucchi (17), persero la vita 27.000 uomini, sancendo così una delle disfatte più significative del popolo musulmano.

Quello che venne poi

Saladino e il restante dell’esercito partì alla volta dell’Egitto per leccarsi le ferite. Una parte dell’esercito era rimasta, ma non era finito il calvario degli uomini del sovrano. Le piogge torrenziali e i continui attacchi da parte dei beduini, nel tragitto che portava a casa, decimarono ulteriormente il già stremato esercito ayyubida. Infine, oltre a Saladino, tornarono in Egitto poco meno di 1000 uomini, anche se alcuni sostengono che fecero ritorno in patria oltre 3000 uomini, ma anche qui le stime si differiscono a seconda dei cavilli trovati nei documenti.

Baldovino inseguì Saladino per molto tempo, arrivando fino alle coste del Sinai, con scarso successo. Il sovrano musulmano si era infine messo in salvo e approntandosi nuovamente aveva già iniziato a costruire l’esercito necessario a ricominciare l’avanzata verso Gerusalemme.

Ci fu un anno di pace, dovuto ad un susseguirsi di eventi, in seguito alla vittoria di Montgisard, che nei cuori dei cristiani stava assumendo piano piano il valore leggendario tanto da indurre Baldovino a costruire un monastero benedettino proprio sul suolo di Montgisard per permettere ai posteri di rendere onore agli uomini che ebbero combattuto in quel luogo, salvando di fatto la città di Gerusalemme. Il monastero venne intitolato a Santa Caterina d’Alessandria (18), che veniva celebrata proprio nel 25 novembre.

Nel 1179, precedentemente all’anno di pace, Saladino provò invano ancora ad assaltare l’esercito di Baldovino, ma quell’ennesima avventata decisione, portò al seguente e osannato anno di pace che i crociati salutarono con gioia per via dei numerosi anni spesi a combattere.

Note

  1. detto il re lebbroso, nasce e muore a Gerusalemme. 1161 – 16 marzo, 1185.
  2. Sal?h al-Dïn Yüsuf b. Ayy?b b. Sh?dï b. Marw?n. Nasce a Tikrit nel 1138, muore a Damasco il 3 marzo 1193.
  3. 7 marzo 1145 – 8 novembre 1234.
  4. giudice dell’esercito. Ibn aveva, come chiunque avesse questo titolo, la possibilità di avere parola per quanto riguarda le leggi che il suo popolo seguiva.
  5. 7 settembre 1191. Vittoria dei crociati, famosa per la strenua resistenza di questi ultimi.
  6. sempre nel 1191. Riconquistata dai crociati fu un’importate vittoria del Regno di Gerusalemme contro i musulmani ayyubidi.
  7. 1125 – 4 luglio 1187
  8. la data di nascita è sconosciuta. Muore nel 1180, in seguito alla sua decaduta carica come Gran Maestro.
  9. 1130 – 1186.
  10. 1581.
  11. regione che comprende parte della Turchia e della Siria.
  12. nome usato prettamente all’epoca delle crociate per indicare la parte ad est del fiume Giordano.
  13. 1115 – 1152.
  14. non si niente di questo personaggio, relativamente importante per la risoluzione delle campagne crociate.
  15. le atroci torture di cui si parla sono teorie avanzate dagli studiosi in seguito ad alcuni documenti ritrovati, secondo cui la rabbia e la frustrazione per la spina nel fianco impersonificata da Oddone, hanno portato Saladino a vendicarsi sul corpo dell’avversario sotto forma di torture.
  16. circa 30.000 effettivi.
  17. erano degli schiavi al servizio dei califfi nell’impero ottomano. Nonostante il loro impiego obbligato, acquistarono fama e potere nel corso degli anni, diventando infine anche khadivè ovvero vicerè.
  18. 287 – Alessandria d’Egitto, 307.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*