Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Battaglia di Platea

  • Luogo: Platea
  • Data: 20 agosto 479 a.C.
  • Eserciti coinvolti: città stato greche e persiani
  • Esito: vittoria schiacciante della Grecia

Battaglia di Platea

Di questa importante battaglia che permise ai greci di ricacciare definitivamente fuori dal territorio gli invasori persiani, si hanno molti documenti, di questi, alcuni sembrano essere alquanto dettagliati. Numero delle divisioni di ogni esercito, tattiche, variazioni di manovra, sono state tramandate fino a noi da alcuni dei più importanti storiografi del tempo, sempre fortemente disposti a condividere la documentazione di popoli, guerre e civiltà.

A Erodoto (1) dobbiamo la maggior parte di documenti, considerati più affidabili di altri, ma anche altri hanno contribuito al raggiungimento di una quasi totale scoperta dell’evento. Plutarco (2) è uno di questi, insieme a Eforo (3), Diodoro Siculo (4), Ctesia (5) e Fozio (6). Le nozioni generali non variano di molto da uno storiografo ad un altro, quello che varia sono sostanzialmente le quantità degli schieramenti e la disposizione di tali sul campo di battaglia.

Pausania, il reggente traditore

pausania

Non molti sanno che il generale che portò alla vittoria i greci nella battaglia di Platea (7), altri non era che il nipote del più famoso Leonida I (8), successo dopo la morte di quest’ultimo al trono di Sparta. Pausania (9) era figlio di Clembroto, effettivamente il reale successore, secondo alcune fonti, del fratello Leonida I, anche se comunque Pausania ricevette lo stesso titolo poco dopo la morte del padre.

Oltre ad essere un abile condottiero, Pausania era uno stratega eccellente, capace non solo di ricacciare i persiani fuori dalla Beozia (10) e dalla Grecia, ma anche, grazie all’insistito assedio a Tebe, di costringere gli assediati a rifiutare l’alleanza con Serse (11), il capo dei persiani. Non solo dal bene per il suo Paese era mossa la sua tenacia nel combattimento a Platea, ma anche un sentimento di vendetta lo aveva spinto a creare una forza tale da annientare Mardonio (12) e Serse. Vicino a lui sul campo, per rendere omaggio allo zio Leonida I caduto nella battaglia delle Termopili (13), Eurianatte, suo cugino.

Molte fonti indicano però che Pausania era disegnato come un uomo molto ambizioso, assetato di potere che non si faceva scrupoli ad intraprendere azioni volte solo al suo tornaconto. Sia Erodoto che Tucidide (14) parlano di lui come un eroe, capace però di farsi corrompere per andare contro la stessa patria che aveva strenuamente difeso. A causa di questa corruzione, Sparta divenne sempre più restia a spedire suoi guerrieri per aiutare Paesi lontani, per paura che ritornassero corrotti e che Sparta venisse meno alla sua solidità.

Pausania venne lapidato per le citate questioni e insieme alla folla di iloti accorsi alla lapidazione, anche la madre, troppo ferita per sostenere il figlio, partecipò alla cerimonia. Nonostante tutto, Pausania venne definito nei più svariati modi, da eroe a traditore, da onorevole a deprecabile, da visionario a spregiudicato, modi che esaltano sia il valore positivo che negativo dell’uomo che ha cacciato i persiani.

Mardonio, il successore dei grandi

Mardonio, figlio di Gobryas, occupò una figura di rilievo nella storia greco-persiana. Il motivo per cui quest’uomo viene ricordato non riguarda né la sua abilità nel fronteggiare il nemico in battaglia, né l’imbastitura di uno schieramento degno di nota, ma la sua discendenza come generale persiano. Dario I (15), suo suocero, dopo lo sposalizio con la figlia Artozostra, gli affidò diversi compiti per poter dimostrare la sua lealtà verso il suo popolo e la sua caratura, importante per sposare la figlia.

Presso il Monte Athos, Mardonio subì un’importante sconfitta navale, tutte le 300 navi vennero distrutte o rese inutilizzabili, a causa del mal tempo. Nonostante Mardonio si fosse messo in luce grazie a vittorie in Tracia, rientrato poi in Persia, venne esonerato da Dario I. Morto il regnante vi succedette il figlio Serse I che riprese Mardonio sotto la sua ala. L’incarico principale di Mardonio era attaccare la Grecia, ma prima avrebbe dovuto sistemare le questioni in sospeso a causa del suo esonero.

Costruì il Canale di Serse, vicino al monte Athos, per permettere alle navi, nonostante il maltempo, di attraversare il tratto di mare. Definì anche l’opera di ingegneria bellica, il Ponte di barche sull’Ellesponto, ideata da Serse stesso, utilizzata per trasportare l’esercito nei confini greci. Dopo aver perso nella battaglia navale in Salamina (16) contro i greci, venne stanziato in Tessaglia dove avrebbe ripreso la preparazione per l’offensiva in Grecia. Nella battaglia di Platea, affrontando Pausania, Mardonio morì e così anche le speranze di soddisfare sia Dario I sia Serse I con un’importante vittoria.

La battaglia sulla piana di Platea

Mappa della battaglia di Platea

Grazie alla precisa trasposizione degli aventi, possiamo disporre, tramite documenti, di esaustivi dati riguardanti gli schieramenti. Per quanto riguarda questi dati, la fonte più attendibile sembra essere Ctesia, anche se i documenti tratti da Storie di Erodoto, riportano esattezze nella totalità della battaglia. Quasi tutti concordano sugli effettivi dell’esercito greco di Pausania, contato a 110.000 elementi, mentre per l’esercito di Mardonio, le cifre differiscono, quindi userò come metro le parole di Erodoto che stanzia 300.000 soldati per il contingente persiano.

Erodoto è molto preciso per quanto riguarda i greci: 38.700 opliti, per la maggior parte provenienti da Sparta, Atene e Platea, 71.300 fanti leggeri tra cui 1.800 soldati in aiuto da Tespi. Le truppe leggere, composte da ginneti (17) e peltasti (18), erano per la maggior parte completati da soldati iloti (19). Mardonio invece disponeva di un contingente tre volte superiore, anche se gli storiografi moderni tendono ad avere dubbi su quanto detto da Erodoto, optando per i documenti riportati da Ctesia, nonostante questi riportasse la battaglia antecedente allo scontro navale a Salamina, oggi sicuro che fosse invece avvenuta dopo.

Mardonio decise di fortificare le rive del fiume Asopo e intanto mandava uomini per cercare di reclutare più uomini dalle città-stato, le poleis, indebolite da conflitti interni. Il comandante persiano aveva i favori del numero, ma come spesso accade questo non bastò. Infatti Pausania aveva grande vantaggio grazie alla pendenza data dal Monte Citerone, vantaggio che gli permetteva di respingere con relativa facilità le incursioni nemiche.

Mardonio mandò alla carica la sua cavalleria, comandata da Mastisio, cercando di invogliare in seguito i nemici ad avanzare in campo aperto nella piana di Platea e sperando inoltre di arrecare molti danni alla fanteria. Olympiodoro, della divisione di fanteria greca in prima linea, respinse con efficacia l’avanzata della cavalleria ricacciandola indietro, riuscendo ad uccidere Mastisio. Pausania decise che era giunto il momento di abbandonare il tratto collinare, utile per la sua pendenza, ed avanzare nella pianura sottostante dove Mardonio aveva approntato una fortificazione.

La battaglia non ebbe inizio subito. Per 10 giorni infatti i due comandanti si studiarono, rendendo per altro difficile l’approvvigionamento dei greci, troppo lontani dal fiume presieduto da Mardonio e derubati di 300 buoi destinati all’esercito greco.

Le diatribe interne delle poleis ebbero un certo ruolo, anche se alla fine ininfluente, nel corso della battaglia; Alessandro I di Macedonia (20) passò i fiume e si incontrò con Aristide (21), il comandante greco.

Ateniesi, io vi ho confidato questo segreto e vi proibisco di riferirlo a chiunque, ma Pausania non deve rovinarmi. Non sarei venuto a dirvelo, se non fossi veramente interessato alla Grecia. Mi sento un greco e provengo da un’antica famiglia legata ad essa, per questo non tollero vederla schiava.”

(Erodoto, Storie, capitolo IX pag. 44)

Pausania al 12° giorno decise di agire e dispose i suo soldati di fanteria per attaccare il centro, ma Mardonio contrattaccò subito, mandando quello che restava della sua cavalleria e gli arcieri contro i fanti. Le faide vennero fuori all’interno della battaglia. Gli Spartani ripiegarono sull’altura per respingere la cavalleria, mentre gli Ateniesi non poterono correre in loro aiuto per lottare con gli acerrimi nemici Tebani.

Successivamente, nella formazione denominata sparabara (22), i persiani bombardarono con lance infuocate l’esercito greco, in quel momento composto di Spartani e Tegeani. Questi ultimi passarono al contrattacco e obbligarono gli Spartani a seguirli. La mossa sembrava azzardata, ma la superiorità di armi dell’esercito greco si fece subito vedere. Le lance erano più lunghe di quelle in possesso dei persiani e gli scudi bronzei più resistenti di quelli di vimini ricoperti di metallo e quello che venne poi fu un massacro senza pari.

La battaglia si concluse proprio in quell’assalto: i persiani, incapaci di difendersi dalle lunghe lance greche, armati solo di spada e corte lance, perirono uno dopo l’altro. In seguito Mardonio perse la vita dopo un colpo infertogli dallo spartano Aeimnesto. Quello che venne poi fu solo la fuga dalla piana di Platea dell’esercito persiano, distrutto nel numero e senza un comandante.

Nella fuga, gli alleati di Atene dell’esercito persiano, fecero da scudo intercettando l’avanzata degli Spartani. Molti uomini greci in quel momento, presi da codardia, non parteciparono allo scontro, solo i Tebani avanzarono e respinsero gli alleati persiani, subendo gravi perdite. Si dice in alcuni documenti che l’esercito greco intero lasciò i compagni Tebani combattere da soli contro gli alleati greci, anche se questa notizia non a riscontro alcuno.

Tra le file greche poche sono state le perdite, 159 secondo Erodoto, anche se si pensa che solo tra i Tebani si contino 300 perdite. Tra i persiani invece, contando gli uomini nella fortificazione, vittime della battaglia e morti durante la fuga, sopravvissero solo 43.000 uomini.

Quello che venne poi

I persiani si ritirarono definitivamente dalla Grecia, a causa delle sconfitte a Salamina e a Capo Artemisio (23) oltre alla conclusione a Platea. Gli Ateniesi cominciarono la loro politica espansionistica, liberando le antiche colonie greche in Asia Minore, mentre gli Spartani, grazie anche alla nomea di Pausania, decisero che gli affari esterni alla Grecia non sarebbero stati di loro competenza e si rintanarono così nel proprio territorio.

Questo favorì Atene che cominciò a sfiorare l’idea di instaurare una cultura egemonico-imperialistica, grazie anche ai favori della lega delio-attica, una lega navale che costruiva patti con la Ionia. Molte poleis della Ionia però volevano uscire dalla lega, grazie anche alla sventata minaccia persiana, ma Atene con la forza le fece rientrare, provocando una reazione a catena che avrebbe portato tali città-stato verso la bandiera degli Spartani più prodighi al valore individuale.

Fu proprio questo evento che portò al famoso conflitto tra Sparta e Atene e alla terza guerra messenica (24), oltre alla rivolta degli iloti spartani in seguito ad un violento terremoto nella città di Sparta. Il terremoto sancì di fatto la rottura tra le due poleis. Sparta chiese aiuto ad Atene per sedare la rivolta, aiuto rifiutato in seguito quando gli opliti ateniesi arrivarono a Sparta, ricacciati indietro. La crisi diplomatica che ne scaturì provocò una profonda falla nella Grecia, in cui entrarono numerosi popoli in cerca di potere.

Note

1: Alicarnasso, 484 a.C.; Thurii, 425 a.C.. Contribuì, con il documento Storie, scritta tra il 440 e il 429, a riportare molte vicende di Popoli e battaglie dell’età antica.

2: Cheronea, 46 d.C.; Cheronea 127 d.C..

3: Eforo di Cuma; Cuma eolica, 390 a.C.; 330 a.C..

4: Agyrion, 90 a.C.; Agyrion, 27 a.C..

5: su Ctesia di Cnido non si conosce la data precisa della sua nascita e morte, ma si sa che ebbe i natali nel V secolo a.C..

6: Fozio I di Costantinopoli detto il Grande fu un bibliografo e patriarca bizantino; Costantinopoli, 820; Armenia, 6 febbraio 893. Redasse la Myriobiblon, un’immensa opera che raccoglieva testi bizantini e greci.

7: regione collinare, comprensiva di una pianura, situata tra Tebe e Atene.

8: Sparta, 540 a.C.; Termopili, 11 agosto 480 a.C..

9: sia la data di nascita che quella di morte hanno diverse datazioni; la prima è compresa tra il 515 e il 510 a.C. a Sparta mentre la seconda tra il 417 e il 469 a.C. sempre a Sparta.

10: regione dell’antica Grecia situata nella parte centrale del Paese.

11: Serse I; 519 a.C.-465 a.C..

12: la data di nascita è sconosciuta, invece quella di morte è avvenuta il giorno della battaglia di Platea, ucciso sul campo.

13: agosto del 480 a.C..

14: Atene, 460 a.C.; 404 a.C..

15: detto il Grande, il suo nome significa letteralmente “Colui che possiede il bene”, 550 a.C. – 486 a.C..

16: 23 settembre 480 a.C..

17: letteralmente vuol dire nudo, questo perchè usavano un armmamento leggero, scudo leggero e giavellotto o arco.

18: la fanteria leggera che affiancava gli opliti; successivamente a molte battaglie venneor utilizzati solo per rincorrere i nemici in fuga e non nella battaglia.

19: facevano parte della popolazione a Sparta ed erano gli schiavi per antonomasia.

20: chiamato il Filleleno fu re della Macedonia; VI secolo a.C. – 454 a.C..

21: era detto il Giusto; 530 a.C. – 462 a.C..

22: fanti impiegati in prima linea nel contingente persiano. Erano anche utilizzati come copertura per gli arcieri, grazie anche al loros cudo molto ampio e capace di fornire una copertura quasi totale.

23: considerata la battaglia navale delle Termopili, anticipò di pocola famosa battaglia tra persiani e spartani e avvenne nell’agosto del 480 a.C..

24: le tre guerre vennero condotte daglispartani nel VIII, VII e V secolo a.C. contro la popolazione dei Messeni, abitanti dell’omonima regione del Peloponneso. La terza guerra messenica era anche detta la guerra del Terremoto, a causa della violenta scossa abbattutasi su Sparta che diede il via alla rivolta degli iloti.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*