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Battaglia di Poitiers

  • Luogo: Cenon (Bordeaux), tra Tours e Poitiers
  • Data: 17 ottobre 732
  • Eserciti: Franchi e Emirato omayyade di al-Andalus
  • Esito: vittoria decisiva dei Franchi


Particolare della rappresentazione della battaglia su un dipinto. Carlo Martello con l’ascia e Abd, sotto, con la barba nera

Per poter partire e inquadrare a pieno la situazione che si concluderà poi con la battaglia di Poitiers (1), bisogna fare un piccolo passo indietro e soffermarsi sui documenti che spiegano, alcuni con dovizia di particolari e altri con pura vena poetica, l’evento che ha portato una considerevole vittoria dei Franchi sugli Arabi e sul loro conseguente abbandono dal suolo europeo.

Tre sono le fonti principali arrivate fino ai giorni nostri: un cronista arabo, molto avvezzo alla stesura prominentemente esaltativa, e due latini, S. Isidoro (2) e S. Denis (3), quest’ultimo meno attendibile del primo. La descrizione dell’avvenimento da parte del cronista arabo è quanto più veritiera, nonostante il valore leggendario su cui è impostata. Gli episodi chiave sono riportati senza troppi orpelli, ma cadendo in alcune lacune come la morte del conte Eudes, episodio di fatto non avvenuto.

Nonostante tutto, è particolarmente giusto nell’attribuire la sconfitta per inettitudine all’esercito arabo (anche a causa della morte dell’Emiro) e non nega, portato anche dal suo credo religioso, che per questa mancanza di disciplina, tutto l’esercito sarà punito dal volere divino. Altro modo di affrontare i fatti, ma sicuramente molto significativo come qualità e quantità di particolari, S. Isidoro esalta, come il suo collega arabo, pur sempre dal punto di vista cristiano, la vittoria degli uomini di Carlo Martello e la conseguente fuggita dal campo di battaglia degli arabi.

Quest’ultima situazione rende qualche dubbio. Il cronista arabo spiega che dopo la morte del loro comandante, l’esercito si stava sfaldando e venne sconfitto con perdite ingenti, mentre dalla cronaca di S. Isidoro si evince che gran parte dell’esercito arabo si sia ritirato, subendo però meno delle perdite citate.

Ultimo, anche per la sua descrizione poco vicina alla realtà, S. Denis, che pompa inverosimilmente il numero dei nemici, passando da un’accezione differente sui fatti accaduti all’appellativo dato al comandante latino, chiamandolo erroneamente Martello (4) per via della sua potenza sul campo di battaglia e non “Martel”, riferendosi al dio della guerra. Insomma una gigantesca storia per rendere leggendaria la battaglia ai posteri.

L’Emiro omayyade

Abd al-Rah?man al-Gh?fiq? (5) è spesso e volentieri tacciato come capro espiatorio per le colpe dovute alla mancata espansione araba. Alcune notizie potrebbero dare ragione a questo fatto, se non per il motivo che altri documenti, in seguito definiti più attendibili, lo dipingano come un uomo di abile ingegno governativo e umano, come riportato dallo storiografo Ibn Abd a-hakam (6), e alquanto poco incisivo nelle decisioni sul campo di battaglia, aggiuntosi alla spedizione per volere dei regnanti Omayyadi.


Abd al-Rah?man al-Gh?fiq?. Statua presente al museo di Almunecar, Spagna

Infatti si pensa che lui fosse solo uno spettatore nello spettacolo macabro offerto a Cenon, notizia che combacerebbe con molti fatti, come quello dell’allestimento di due flotte molto potenti che l’esercito stava raggiungendo sempre per l’ordine dei regnanti già citati, scaricando così le responsabilità dell’Emiro su altri. Inoltre alcuni storiografi parlano di Abd al-Rah?man come sopravvissuto della battaglia e non come martire nella stessa (che avrebbe inoltre scatenato la ritirata del suo esercito).

Voci discordanti quindi, sia sugli avvenimenti, sia sugli elogi e le accuse fatte al comandante in carica, anche se si propende comunque per attribuire all’Emiro le sorti negative della battaglia a causa del suo decesso sul campo.

Il piccolo Marte

Carlo Martello (7), figlio di Pipino II (8) e di Alpaide di Bruyeres (9), ha una storia molto particolare rispetto ai regnanti, solitamente eredi legittimi della casata principale. Il matrimonio tra il padre e la madre fu di secondaria importanza, per via della prominenza ereditaria di un altro fratello. Ciò nonostante una serie di fortunati eventi hanno portato Martello sul trono: la morte di Pipino II in contemporanea con la morte dei due fratelli di Carlo, Drogone (10) e Grimoaldo (11), quest’ultimo morto assassinato due mesi prima del decesso del padre.

Carlo Martello
Carlo Martello

Tutto portava il piccolo Marte, nome dato dal suo appellativo, a poter ereditare un titolo di gran importanza lasciato dal padre, ma ancora gli eventi, dettati da Plectrude (12), la prima moglie di Pipino II, lo fecero allontanare nuovamente dal trono. Infatti Plectrude voleva assicurare il futuro di legittimo regnante al nipote Teodebaldo (13), ancora troppo piccolo per scavalcare nella successione Carlo Martello. Così quest’ultimo venne imprigionato.

Quello che venne poi furono innumerevoli rivolte interne, iniziate da Rainfroi (14), continuate dai Sassoni e terminate con gli abitanti d’Austrasia (15), per un motivo molto semplice: in attesa di Teodebaldo, Plectrude si era autoincaricata di regnare sul popolo, ma la parità dei sessi non era proprio una cosa tollerata al tempo. Proprio in una di queste rivolte, Carlo Martello fuggì, prendendo il comando dei rivoltosi d’Austrasia, prima sconfiggendo Rainfroi a Vichy (16) e poi dirigendosi a Colonia (17), rifugio di Plectrude e nipote, per riottenere quello che gli era stato sottratto, con ovvio successo.

Carlo Martello ottenne quindi l’ambita carica di Maggiordomo di Palazzo (18) della casata d’Austrasia, cambiando subito le carte in tavola in patria, mentre l’avanzata degli arabi si stava facendo concreta. Subito prima di intraprendere la battaglia che lo porterà a Poitiers, Martello estromise dal trono Chilperico II (19), favorevole alle idee di Plectrude, e vi insediò Clotario IV (20), anche se in seguito dovette trovare Teodorico IV (21), a causa della morte di Clotario IV.

Cominciò così l’egida del piccolo Marte che per fronteggiare l’esercito islamico confiscò molti beni alla Chiesa romana per aumentare la potenza bellica dei suoi uomini, fino a quel momento semplici contadini addestrati alla ben e meglio.

La battaglia

Mentre le vicende interne nel popolo franco rischiavano di destabilizzare la potenza latina, l’avanzata di Abd, l’Emiro combattente, si stava facendo sempre più pressante. I musulmani arrivarono presso la chiesa di San Martino (22) per depredarla, ma fu grazie ad Eudes (23), duca d’Aquitania (24), che quella piccola vicenda non avrebbe rischiato di trasformarsi in una capitolazione del popolo cristiano. Certo è che di lì a poco Eudes non ce l’avrebbe più fatta a trattenere l’avanzata nemica, e benché in brutti rapporti con Carlo (che in precedenza l’aveva sconfitto nelle lotte intestine), dovette chiedere aiuto a Martello.


Rappresentazione del campo di battaglia come era all’inizio delle ostilità

L’esercito che Carlo approntò fu un sunto di abilità, coraggio e sfacciataggine. Prese con sé 75.000 unità (anche se alcune fonti optano per numeri inferiori), un misto di Franchi, in prevalenza, Galli, Borgognoni (25) e Alemanni (26), con qualche altro popolo minore. Avrebbe potuto ricevere ulteriore aiuto da altre popolazioni, ma si limitò a proclamare un movimento parziale dell’esercito a sua disposizione, mossa che per molti poteva essere alquanto azzardata.

I due contingenti, da una parte quelli di Carlo Martello, comprensivo di volontari Sassoni, e dall’altra una potenza di 80.000, composta in gran parte da fanteria berbera e arcieri di terre africane conquistate.

I cristiani si schierarono, una volta trovata la posizione favorevole, in mezzo alla confluenza di due fiumi (Clain e Vienne) attendendo il nemico in una formazione molto compatta e votata all’impatto frontale. I fanti in prima fila e subito dietro la cavalleria visigota. Anche sui lati la cavalleria faceva da protezione, mentre defilato, in una zona sulla sinistra, l’importante distaccamento di cavalleria di Oddone I d’Aquitania (27), nascosto dalla vegetazione e pronto ad intervenire secondo le indicazioni del suo capitano.

Arrivati anche i musulmani, Carlo Martello vide la loro disposizione che si presentò esattamente come lui si aspettava, considerando la scarsa propensione alla tattica militare dei capi dell’Islam.

Abd posizionò fanti e arcieri al centro in un unico blocco, coadiuvati sui lati dalla cavalleria innescata poco più avanti e coperta dal Clain a sinistra e da un terreno collinare a destra. Dietro, l’arma che secondo Abd avrebbe dovuto portare la vittoria al suo popolo: i dromedari. Infatti l’odore di questi animali, il cui schieramento era distribuito subito dietro alle due ali di cavalleria, portava i cavalli nemici, poco abituati al sapore pungente della pelle di questi animali, a sfaldare le schiere di una delle armi principali di Carlo Martello.

La battaglia durò una settimana, prima svolgendosi in rapide e insignificanti sortite sia dall’una che dall’altra parte, poi, al settimo giorno, in una violenta schermaglia che durò un giorno intero fino al tramonto compiendo di fatto l’esito finale.

Furono gli Arabi i primi ad avanzare con la cavalleria berbera che tempestò con i giavellotti la fanteria primaria di Martello. La tattica era quella del colpisci e fuggi che portava spesso il nemico stolto all’inseguimento degli attaccanti, di fatto sancendo la disfatta dei successivi inseguitori.

Carlo sapeva di questa tattica e obbligò ai suoi fanti di aspettare l’attacco e ignorarlo, attendendo la mischia vera e propria (28) una volta che i cavalli nemici fossero sfiancati.

I cavaliere berberi, come da principio ipotizzato, si stavano stancando di quelle sortite inefficaci, mentre la fanteria franca e sassone resisteva coadiuvata dai cavalieri dotati di pesante armatura (meno veloci, ma più propensi ad un lavoro di ausiliari di resistenza) interposti nelle sue file.

La tattica attendente di Carlo Martello non era l’unica idea che venne al capo franco. Mentre i suoi uomini di fanteria e cavalleria pesante sfiancavano efficacemente gli indisciplinati cavalieri leggeri berberi, il comandante latino fece diffondere la notizia che dei suoi uomini stessero aggirando le file nemiche per arrivare all’accampamento nemico e liberare le prede di guerra.

Alcuni cavalieri musulmani, stanchi e frustrati dalla scarsa sortita che durava ormai da un giorno, si precipitarono a compiere la stessa manovra sull’accampamento cristiano, mentre il resto della cavalleria oramai era stata ingaggiata dai fanti di Carlo Martello.

Abd capì le intenzioni del nemico e l’indisciplina dei suoi uomini e corse subito in prima linea per orchestrare la poco intelligente mossa delle sue truppe. Fu troppo tardi. Nel frattempo Carlo Martello, capita la distrazione del capo nemico, diede il segnale a Oddone I di uscire allo scoperto e scaraventarsi con la sua cavalleria pesante sui fragili cavalieri e sui dromedari sulla sinistra, sfaldando e mettendo in fuga i suoi membri. Si pensa che i cavalli di Oddone I fossero stati addestrati a resistere all’odore dei dromedari, ma questa fonte è del tutto inattendibile.

Il resto della cavalleria si stava raggruppando al centro insieme agli uomini appiedati, mentre i fanti sassoni e i galli, sfaldavano le file della cavalleria e dei dromedari sulla destra.

Abd al-Rah?man, nell’accorrere al centro per muovere con più disciplina le sue truppe, si trovò anch’esso travolto dall’impeto della fanteria nemica pesantemente corazzata e con un colpo d’ascia, alcuni pensano inferto dallo stesso Carlo Martello, perì in battaglia.

La notizia della morte dell’Emiro fece il resto e di lì a poco, la battaglia si trasformò in una carneficina vera e propria che si concluse con l’abbattimento di quasi tutto il contingente nemico ormai in fuga raffazzonata.

Alcune fonti, tra cui S. Denis, affermano che la fine della battaglia si svolse diversamente. L’Emiro venne ferito gravemente e si ritirò quindi nell’accampamento, mentre entrambi gli eserciti si ritiravano per recuperare le forze. L’esercito musulmano, grazie al favore della notte, incapace senza un capo di muoversi diligentemente su un campo di battaglia, si ritirò dallo scontro definitivamente, lasciando così, il mattino seguente, i cristiani pronti alla schermaglia, con un pugno di mosche, ma pur sempre vittoriosi.

Si propende sicuramente per la prima versione, sia per i dettagli congrui della vicenda, sia per le perdite di entrambi gli eserciti che per S. Denis appaiono, nelle file nemiche, di gran lunga superiori.

Quello che venne poi

La sconfitta nemica, con perdite pari a quasi tutto l’esercito schierato inizialmente (i morti nelle file cristiane ammontano all’incirca a 3.000 unità), non sono state attribuite per la maggior parte degli storiografi né all’abilità dei Franchi e di seguito a Carlo Martello né alla poca propensione alla battaglia di Abd al-Rah?man, ma alla vorace sete di saccheggio delle truppe musulmane, tant’è che lo scontro è ricordato come bal?t ashshuhad? ovvero “il lastricato dei martiri della fede”.

La sconfitta dei musulmani in questa terra è sicuramente una grande svolta storica, sia per le conseguenze negative che sarebbero arrivate nell’Europa che conosciamo oggi se Abd avesse vinto, sia per l’importanza di Carlo Martello come propugnatore dell’era feudale.

L’Islam rimase all’inizio ben piantato in Spagna, con città principale a Narbona (29), anche se l’espansione si era di fatto fermata, ma 27 anni più tardi avrebbe dovuto definitivamente dire addio ai territori europei grazie a Pipino III (30) e al suo violento attacco alla roccaforte spagnola in mano al nemico.

Carlo Martello in seguito non si limitò ad espandere il potere franco in tutta la Francia e Spagna e fino al Golfo di Leone (31), ma propose una nuova forma di governo, commistione di due diversi modi di pensiero: la commendatio, di origine tardo imperiale che permetteva ai signori rurali di avere legami duraturi anche governativi con i subordinati, e la committus, di inflessione germanica che instaurava la sua forza nel rapporto tra comandante ed i suoi uomini nell’esercito e compiendo di fatto l’idea di vassallaggio che fu fonte di potenza e espansione del nipote, il più famoso Carlo Magno (32), che cominciò di fatto l’epoca feudale.

Un aneddoto interessante riguarda la nozione di “Europei”. Nelle Cronache del monaco lusitano Pacensis (33), si usa per la prima volta questo termine per rendere giustizia all’assemblamento eterogeneo di popoli continentali che per la prima volta sconfissero il popolo musulmano uniti sotto un’unica motivazione.

Note

1: è sempre stata identificata come battaglia di Poitiers, nonostante fosse al confine tra due diverse zone, tra cui Tours, e nonostante la località dello scontro fosse conosciuta, Cenon. Molto probabilmente si propende per questa scelta vista la vicinanza maggiore a Poitiers rispetto a Tours e alla scarsa visibilità che avrebbe dato un sobborgo come Cenon. E’ conosciuta anche come battaglia di Tours.

2-3: nonostante le ottime cronache riportate da questo studioso, non abbiamo nessun riferimento su nascita e morte di questo individuo e stessa questione è riservata al collega meno esaustivo S. Denis.

4: il nome Martello deriva, come già detto, da Marte. Questo nome è stato attribuito a Carlo per la sua grande propensione alla battaglia, definendolo molto spesso come figlio di Marte, piccolo Marte o Marcello, sempre per l’assonanza dovuta al nomignolo.

5: di questo uomo di governo, comandante per l’occasione, non si conosceva molto, si sa solo con relativa precisione che la sua morte è databile nella battaglia di Poitiers, forse per mano dello stesso Carlo Martello.

6: data e luogo di nascita sono sconosciute, ma la data del suo decesso viene riscontrata nel 870 e si sa con certezza che fosse egiziano.

7: nonostante i numerosi documenti dedicati a questo grande comandante, il luogo di nascita è ancora sconosciuto, mentre la data si ha nel 685. La morte avviene a Quierzy-sur-Oise il 22 ottobre 741. Da lui prende il nome la famosa dinastia dei carolingi, portata in auge da Carlo Magno in seguito.

8: conosciuto anche come Pipino di Heristal, nacque appunto a Heristal nel 540 e muore a Jupille il 16 dicembre 714.

9: di questa donna non si sa quasi niente se non che fu una concubina di Pipino II e che successivamente fu presa in moglie per dare alla luce la generazione da cui nacque Carlo Martello.

10: nato nel 670 da Pipino II e Plectrude, muore nel 708 dopo aver ricoperto la carica di duca di Champagne.

11: anche lui nacque dalla ex moglie di Pipino II, Plectrude, ma la sua data di nascita rimane sconosciuta. Fu funzionario franco da molti chiamato Grimud. Muore assassinato nel 714, pochi mesi prima del padre, ragione che porta a pensare ad un’azione di Carlo Martello per impossessarsi della carica di Maggiordomo, ma alcuni documenti affermano che sia opera del padre di Teodolinda, sua moglie, che assoldò un mercenario, Rangar, che lo uccise a Liegi. Il motivo scatenante si pensa fosse la nascita di Teodebaldo (futuro maggiordomo, protetto di Plectrude), avuto tramite l’unione con una concubina.

12: 650 – 717.

13: chiamato anche Teodoaldo o Tebaldo, nasce nel 708 e muore nel 741. Venne insignito del titolo di Maggiordomo dal nonno, nonostante avesse solo 6 anni, per evitare che prendesse il potere Carlo Martello.

14: anche lo fonti su questo duca d’Aquitania non sono certe. Notizia certa è la data della morte, nel 717, quando Carlo Martello lo batte nella battaglia di Vichy.

15: fu uno dei più importanti ducati dell’epoca merovingia. La sua storia comincia con la morte di Clodoveo I, deceduto nell’insurrezione da parte del popolo d’Austrasia nel 511, fino alla presa di potere in Francia di Pipino il breve nel 751. Ebbe come importanti città, prima Reims e poi Metz.

16: nella battaglia partecipò anche Chilperico II.

17: fin dai tempi di Carlo Martello, Colonia o Köln per i tedeschi, rimane una delle città con più importanza storica dell’Europa centrale.

18: detto anche Maestro di Palazzo o Signore di Palazzo, era il personaggio che sovrintendeva alla reggia reale. Questa carica rimaneva la più importante forma di riconoscimento che un signore feudale potesse donare ad un suo vassallo e solitamente, così come la corona, veniva dato ai discendenti degni della propria casata, spesso al primogenito maschio che in seguito sarebbe diventato a sua volta re.

19: nacque nel 670 e morì a Nyon nel 721. Diretto pretendente al titolo di maggiordomo, venne privato di questo titolo dagli zii Teodorico III e Dagoberto II, mentre venne confinato in un monastero ottenendo il nome di Daniele. In seguito alla morte degli zii e alla faida tra Plectrude e Carlo Martello, si autoproclamò Maggiordomo di Palazzo, spodestato in seguito dallo stesso Martello.

20: figlio di Teodorico II, muore nel 719, due anni dopo la sua proclamazione come Maggiordomo di Palazzo.

21: in seguito alla morte del padre, Dagoberto II, venne rinchiuso nel monastero di Chelles. Venne liberato da Carlo Martello per porlo sul trono, dopo la morte di Clotario IV.

22: questa basilica, molto ricca e fastosa, era situata presso Tours.

23-27: nei primi documenti si riscontra spesso il nome di Eudes, come protagonista principale, nel bene e nel male, della risoluzione di questa battaglia a favore dei cristiani. Stessa sorte è dovuta a Oddone I, che ha un percorso analogo ad Eudes. In seguito si è scoperto che Oddone non è altro che la trasposizione italianizzata dal franco Eudes. Pertanto i due sono la stessa persona.

24: regione sud-occidentale della Francia. Ha come capitale Bordeaux.

25: abitanti di una delle principali regioni della Francia attuale.

26: conosciuti anche come Alamanni, erano un’alleanza di tribù e clan germanici che hanno come zona di stanziamento la parte superiore al fiume Meno.

28: la tattica di attesa è stata “cantata” ed esaltata ai posteri come “muro di ghiaccio” riferendosi a due principali soggetti. Il muro, classico simbolo della difesa e della resistenza, e il ghiaccio, sinonimo di sangue freddo, per dare risalto alla capacità dei franchi di scacciare dalla mente la paura per l’inerme e voluta attesa davanti all’attacco nemico.

29: in francese Narbonne, è una città situata a sud della Francia. Ai tempi di Carlo Martello, apparteneva alla Spagna.

30: detto “il breve”, nasce a Jupille il 28 novembre 714 e muore a Saint Denis il 24 settembre 768. Fu figlio di Carlo Martello e re dei Franchi, nonché padre di Carlo Magno.

31: è un’insenatura tra il confine spagnolo e la città francese di Tolone.

32: nasce il 2 aprile 742 e muore ad Aquisgrana il 28 gennaio 814. Oltre ad essere stato re dei Franchi e caposaldo della famiglia dei Carolingi, fu anche imperatore del Sacro Romano Impero. Il suo appellativo viene dal titolo dell’opera del suo biografo Eginardo, Vita et gestae Caroli Magni.

33: su questo monaco si sa poco o niente e così anche sulla sua opera che descrive la battaglia di Poitiers.

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