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Battaglia di Torvjoll

Battaglia di Torvjoll

  • Luogo: Piana di Torvjoll, Albania
  • Data: 29 giugno 1444
  • Eserciti: Lega di Lezhe e Impero Ottomano
  • Esito: vittoria della Lega albanese

La battaglia di Torvjoll

La situazione dell’Albania nel 1300 era caratterizzata da una totale supremazia dell’Impero Ottomano. Tornando indietro però, Bisanzio, premeva per conquistare l’Albania, le quali coste offrivano sia riparo che un concreto smercio mercantile.

Fin dal 1200 il Despotato (1) d’Epiro (2) aveva delle forti influenze, motivo per cui ebbe notevoli nemici, e attraversava un’epoca d’oro di grande rilevanza storica. Infatti aveva pressioni d’ogni luogo: i Mongoli (3), l’Impero di Nicea (4), Bisanzio (5), la Repubblica di Venezia (6) e successivamente l’Impero Ottomano.

Dapprima il Despotato riottenne nel 1247 i territori persi a favore dei Mongoli nel 1242 e dell’Impero di Nicea nel 1246, poi in fase di continua decadenza cominciò a trafilarsi un annessione a qualche impero nascente o vecchio.

Infatti Nicea annesse Durazzo al suo Imper, divenuta quindi molto forte nel 1256, e dieci anni più tardi Carlo I d’Angiò (7) re di Gerusalemme venne conquistata la parte costiera e settentrionale dell’Albania per finire del tutto nelle mani di Bisanzio nel 1272, anno in cui Nicea venne estromessa da Venezia nel controllo della città di Durazzo.

Nel secolo successivo ci fu un’ulteriore nascente potenza, anche se abbastanza breve come supremazia, che fu abbastanza influente nella terra albanese e fu l’Impero di Serbia (8) guidato dalla figura meteorica di Stefano Dusan (9).

Questo nascente e potente impero si avvalse della sua fugace caratura per impossessarsi dell’Albania, dell’Epiro e della Macedonia, ma questo fino alla morte del suo intraprendente reggente, perchè il figlio Stefano Uros V di Serbia (10), non ebbe la forza necessaria per tenere banco alle pressioni delle potenze più forti.

Anzi, la Serbia finì per iniziare il suo rapido declino, come fu rapida la sua ascesa. Per gran parte del 1300 intervenne Bisanzio nella lotta e per tutto il secolo, fino al 1389 cerco di riconquistare tutti i territori dei Balcani che aveva perso. L’unico errore che commise Bisanzio, fu non tenere in considerazione l’Impero Ottomano che si stava affacciando da oriente con una grande predisposizione offensiva.

Infatti nel già citato 1389 venne sconfitta la Serbia già in profondo declino, durante la battaglia della Piana dei merli (11) e poi la solida Bulgaria, che fino a quel momento rimaneva stabilmente come piccola potenza, durante la battaglia di Nissa (12). Nel 1395 definitivamente l’Impero Ottomano conquistò tutta l’Albania e le altre potenze vennero quasi del tutto estromesse.

Ma l’Albania era dura da abbattere e i suoi abitanti altrettanto forti per tenere testa a qualsiasi nemico. Infatti ad Alassio il 2 marzo 1444, il grande condottiero Scanderbeg (13), organizzò un convegno nella cattedrale veneziana di San Nicola (14) raggruppando nel luogo tutti i principi albanesi nonché la potenza della Repubblica veneziana, come portavoce esterno.

In loco, portati anche dalla grave situazione nei balcani, data dall’Impero Ottomano, Scanderbeg che fino a quel momento si era distinto per importanti successi, venne dichiarato all’unanimità guida universale per la Nazione albanese.

Murad II (15), capo incontrastato nell’egemonia ottomana, indispettito da questo affronto, raccolse un secondo piccolo esercito dalle sue terre, con a capo Alì Pascia (16), per mandarlo alla volta albanese e conquistarla definitivamente, mettendo a tacere eventuali rivolte. Sette giorni più tardi si compì l’inevitabile scontro che portò lo scarso numero delle forze albanesi di Scanderbeg contro il vasto ottomano, a Torvjoll (17).

La vittoria di Scanderbeg mosse una vasto giro di opinioni a favore del condottiero albanese, tanto che il papa Eugenio IV (18), mosso dalle aspettative e dalle grandi imprese di Scanderbeg, arrivò quasi a promulgare l’enesima crociata contro l’Islam.

Scanderbeg

Scanderbeg

Questo abile condottiero e figura albanese nacque da Giovanni Castriota (19), principe di Kruja (20), cittadina a nord di Tirana, e Vojsava Tripalda (21), nata nei confini della Repubblica di Macedonia (22), vicino alla valle di Polog (23).

Suo padre, in seguito all’invasione di Murad II e dell’Impero Ottomano, venne sconfitto nella strenua difesa dela sua città natale. Per non lasciare tutta lazona da lui protetta in mano all’invasore, diede in dono tre dei suoi figli come calusola di pace, quelli avuti da una principessa serba, tra cui anche il 25enne Giorgio Castriota, il quale all’epoca non aveva ancora ottenuto il nomignolo di Scanderbeg.

Fu suo malgrado costretto a convertirsi alla fede islamica, sposando dunque una donna ottomana. Si fece strada tra le file imperiali dando saggio di arguzia militare e portando i suoi nemici-amici a inserirlo nelle sue file come generale.

In seguito venne rimandato in patri per attendere agli ordini di Murad II e tornò proprio con il nome di Iskander, Alessandro, da cui sarebbe derivato in seguito Scander e bey (24), da cui derivò poi il suffisso beg. Ecco nata la figura di Scanderbeg.

Proprio a Nissa (25) si presento con questo nuovo nome davanti alle forze cristiane che avrebbe dovuto affrontare il 3 novembre 1443.

Fu in quel momento che Scanderbeg si spogliò della fede cristiana per salvaguardare la sua nativa patria, perdendo di proposito contro le forze alleate del voivoda (26) di Transilvania (27) Giovanni Hunyadi (28), del re di Polonia e Ungheria Ladislao III (29) e dal despota serbo Giorgio Brancovic (30).

Scanderbeg sfruttò le vecchie influenze dle apdre epr arridersi della complicità dei principi albanesi. Infatti giunto a Kruja, ottenne i loro favori e da lì formò una lega per la difesa albanese in mano a Murad II.

La vittoria quasi inaspettata a Torvjoll, conseguenza di una già citata rivalsa verso il suo passato alleato, portò dapprima Eugenio IV a porvare una crociata per liberare Costantinopoli (31), anche se venne rifiutata dall’incrollabile fede di Scanderbeg per il suo popolo. Infatti la mossa non avrebbe giovato all’Albania e coadiuvato dal suo sostenitore, non chè sovrano nominale, Brancovic, ci fu un rifiuto non preso bene dal papa.

Poi, nella successiva battaglia di Varna (32), le forze congiunte di Ungheria, Genova e Venezia, non poterono nulla contro l’Islam e soccomberò nella lotta, che portò alla morte anche Ladislao III. La coalizione albano-serba aveva dunque ragione di rifiutare la lotta contro Costantinopoli.

Successivamente Murad II, mosso da intenti non bellicosi, inviò un ambasciatore in Albania per siglare una pace con Scanderbeg, ma quest’ultio rifiutò e si alleò con Hunyadi, partecipando ad una rivolta cristiana contro l’Islam.

Murad II entrò a Mokreba (33) con 9000 cavalieri e Scanderbeg che ancora non era riuscito ad approntare sufficienti difese, perse la città nonostante i 300 cavalieri a difesa, ma con astuzia riuscì a dileguarsi nella boscaglia inseguito dal nemico. Nella fitta rete di alberi, dove la supremazia del numero non contava, Scanderbeg arrivò ad una stupefacente nuova vittoria.

Da questo momento in poi la fama del generale albanese ottene talmente tanta notorietà che venne insignito del titolo ufficioso di salvatore della cristianità, oltre ad aver battezzato la battaglia vicino a Mokrena come la vendetta dei soldati morti a Varna.

La figura di Scanderbeg era ormai entrata nella storia e nuovamente il papa si fece avanti muovendo lodi per il generale, ma anche il re di Napoli Alfonso (34) con cui cominciò ad avere legami.

Questa mossa non piacque a Venezia che dopo le recenti intromissioni su larga scala per permettere a Scanderbeg di elevarsi a ranghi alti, dopo il convegno di Alessio, si chiese se era giunto il momento di staccarsi dall’Albania e tentare di assicurarsi e tenere d’occhio gli scambi commerciali adriatici, ora messi a rischio.

Infatti, lasciandosi sopraffare dalle lusinghe e dalle offerte di pace, la Repubblica Veneziana attaccò Durazzo e Scutari (35) dando un’unica possibilità a Scanderbeg, che si alleò con il re di Napoli, promotore di una nuova crociata, visto e considerato che i Turchi avevano attaccato senza successo Kruja. Con l’arrivo però di Maometto II (36), anche venezia fu costretta all’elleanza per fermarne l’avanzata in Europa, anche se Scanderbeg dovette voltarsi verso oriente per aiutare Ferrante (37), figlio del deceduto re Alfonso.

Ma l’epopea di Scanderbeg stava giungendo al termine e nonostante la vane incursioni nei territori albanesi da parte di Maometto II, l’Albania stipulò la pace con il nemico, nonostante Scanderbeg fosse contrario. Da lì, finita subito la pace, assieme al nuovo papa Pio II (38) e a Ferrante, Scanderbeg si trovò di fronte alla potenza ottomana, tutto da solo e per affrontarla considerevolmente doveva chiedere aiuto a Venezia.

In seguito al secondo convegno a Alessio, il 17 gennaio 1468, morì preda di una violenta febbre, lasciando l’Albania senza una presenza capace di resistere agli ottomani e infine la terra sulla costa dalmata fu annessa all’Impero nemico, staccandosi dall’Occidente.

Maestro sia nella guerriglia che nella battaglia campale, mostrò le sue spiccate attitudini soprattutto contro gli eserciti che lo avevano formato, dando sfoggio della sua peculiare arma, l’imboscata con la quale vinse numerose battaglie tra le fitte morse degli alberi. Infatti i suoi cavalieri erano adatti a questo genere di manovre, veloci nell’affondo e altrettanto rapidi nella fuga.

Scanderbeg era noto per avere anche una guardia personale di 3.000 uomini tutti concittadini di Kruja, con i quali dimostrava amicizia (infatti li conosceva uno ad uno) e ai quali offriva vitto e alloggio, in luoghi meno abbietti.

Murad II

Nato dal sultano massimo Maometto I (39) e da una concubina del padre, sconosciuta, ottenne fin dalla giovane età la possibilità di aumentare il suo potere, visto che nel 1421, quando Murad II aveva solo diciassette anni, divenne sultano dell’Impero Ottomano, avendo fin da piccolo in mando l’intero mondo ottomano.

In letto di morte il apdre però dovette interagire con l’esercito ottomano con ingenti donazioni affinchè accogliessero il nuovo sultano come si conveniva ai grandi, in modo tale che l’egemonia non passasse ad un’altra famiglia nobile.

La potenza di Murad II si mostrò presto, quando il decadente Impero Bizantino vide arrivare lo stesso sultano alle porte di Costantinopoli, aggiungendo all’attacco un secondo esercito che andava ad assediare l’altra grande città bizantina, Tessalonica (40).

Nonostante l’inferiorità numerica a Costantinopoli, la città si difese bene e grazie alle modifiche approntate alle mura, ora inespugnabili, all’utilizzo dei cannoni, nuova arma sconosciuta al tempo, e al fuoco greco (41), la battaglia si risolse a sfavore per gli ottomani.

Ciò non accadde a Tessalonica che dopo otto anni di assedio, aumentati dall’arrivo di venezia in soccorso di Andronico Paleologo (42), capo della città, la vittoria andò a Murad II, dando una violenta sberla contro il già precario popolo bizantino.

In seguito però le cose si sarebbero messe male per Murad II. Infatti l’Impero bizantino chiese aiuto alla cristianità e previa unione della chiesa ortodossa conq uelal cristiana appunto, i due mondi si sarebbero uniti per fronteggiare il pericoloso nemico.

Nonostante la pace decennale proposta da Murad II, impaurito dalla potente alleanza a cui andava incontro, la suddetta alleanza, smossa dal papa, volle attaccare gli ottomani, ma più lesto Murad II portò a Varna le sue forze, annientando la potenza unita e scancendo di fatto uno snodo fondamentale per il crollo albanese di Scanderbeg e per la successiva resa dell’Imper bizantino.

Murad II però morì sette anni dopo ad Adrianopoli (43), di malattia, passando la sua eredità a Maometto II che ampliò ancor più il lavoro di padre e nonno, espugnando l’insepugnabile Costantinopoli nel 1453 e sancendo la fine dell’Impero Romano d’Oriente, anche se in Morea (44), le ultime forze bizantine stavano tennero testa ai turchi fino al 1460.

La battaglia

Stipulata la Lega di Lezhe, la lega dei principi albanesi, ad Alessio (chiamata appunto in albanese Lezhe), Scanderberg doveva quindi affrontare in campo aperto la super potenza turca. Nella lega facevano parte:

  • Giorgio Arianiti (45)
  • Paolo Dukagjini (46)
  • Andrea Thopia (47)
  • Leke Dushmani (48)
  • Teodor Korona (49)
  • Peter Spani (50)
  • Leke Zaharia (51)
  • Paolo Stres Balsha (52)

tutti i principi d’Albania quindi.

Alì Pascià, mandato dal rancore di Murad II, lasciò Skopje (53) al comando di 40.000 uomini per raggiungere Scanderbeg e vincerlo. Non si conoscono però le dimensioni varie dei contingenti, come cavalleria e fanteria.

Invece quello albanese raccimolò all’incirca 15.000 effettivi, ma ben pochi per la massa ottomana, tra cui 7.000 cavalieri e 8.000 fanti, recandosi infine nella Bassa Dibra, ovvero a Torvjoll, a nord della città di Peshkopi (54), seguendo il corso del fiume Drin (55), luogo dove gli ottomani sarebbero giunti. Intanto impartiì ordini ai suoi cinque comandanti, portati dalla lega di Lezhe:

  • Hamza Castriota (56)
  • Musaka di Angelina (57)
  • Zecharia Gropà (58)
  • Peter Emanueli (59)
  • John Musachi (60)

ordinando di appostarsi nelle zone circostanti dove c’era la boscaglia. Infine giunse Alì Pascià che si attestò davanti all’esercito albanese.

Murad II
Immagine dell’abilità come arciere di Murad II nel Book of skills (1584).

Provò subito, quest’ultimo a costringere gli albanesi ad uscire allo scoperto, ma Scanderbeg non abboccò e rimase nelle retrovie, anzi mandò vari esploratori per capire l’effettivo dispiegamento di forze nemiche, ordinando a sparuti cavalieri di portare gli ottomani a false schermaglie.

L’esercito albanese mise la mattina del 29 giugno di fronte ai turchi 9.000 uomini, schierandone 3.000 all’interno della boscaglia come riserva e facendone arrivare altri 3.000 dietro le file nemiche, dando il comando a Vrana Konti (61), grazie alle false schermaglie della notte prima. Tra l’altro Scanderbeg aveva allenato i suoi a combattere anche di notte, tattica che era solito usare.

Tanush Thopi (62), formava la cavalleria dell’ala destra dell’esercito principale, mentre Moisi Golemi (63), la parte opposta, mentre gli arcieri difendevano la fanteria centrale capitanata da Scanderbeg e Aidjin Muzaka (64).

Vista l’esigua forza di Scanderbeg, Alì Pascià passò subito all’attacco froontale, senza tattica alcuna e aspettando qualche momento il generale abanese diede ordine di attaccare portandosi verso il lato, in favore della boscaglia dove erano appostati 3.000 uomini. Per ben due volte il capo ottomano credette di aver intrappolato il nemico, ma prima Thopi riuscì a rovesciare la situazione, nonostante fosse intrappolato, poi Golemi mosse allo stesso modo portando tutto l’esercito verso il bosco dove erano appostati i compagni.

Nella boscaglia il favore era degli albanesi. Lì, prima i soldati impegnati in battaglia, scapparono tra gli alberi, poi i 3.000 appostati si pararono davanti, in seguito Scanderbeg mosse sul lato quelli che fugggivano e allo stesso istante, venuti in assalto gli ottomani, diede ordine ai 3.000 cavalieri posto a tergo dei turchi, di bloccare la fuga.

Gli ottomani erano quindi in una morsa, ma nonostante la loro posizione sfavorevole si fecero valere, abbattendo molti principi, ma infine soccombendo dop che pure Alì Pascià perse la vita, probabilmente per mano di Aidjin Muzaka che quel giorno, con la sua esperienza, aiutò molto l’abilità di Scanderbeg.

Questa battaglia sancì una sconfitta senza pari per gli ottomani per dovettero leccarsi le ferite. Infatti tra le file di Murad II persero la vita 22.000 uomini e 2.000 furono catturati, mentre la stravagante astuzia di Castriota permise ai suoi di perdere solamente 120 effettivi, anche se tra quei 120 ci furono molto comandanti e principi che avevano attesso nella boscaglia, tra i 3.000 pronti a parare la strada.

Scanderbeg
Statua di Scanderbeg a Croia, sua città natale.

Quello che venne poi

Come già detto, Scanderbeg venne osannato talmente tanto da tutti che il papa voleva indire una nuova crociata consapevole della forza del generale, anche se la potenza era comunque fortemente inferiore. Alla fine dello scontro però, Scanderbeg deide ordine ai suoi di cavalcare i cavalli rubati, per permettere ai suoi, di riposare, menre anche i feriti saccheggiavano l’accampamento nemico, lasciato in balia degli albanesi.

Questa battaglia, seppur piccola di fronte al resto delle battaglie avvenute, porta una klunga ed estenuante lotta tra albanesi e truchi che terminerà mezzo secolo più tardi con la battaglia Kruja, a cui per altro Scanderbeg vinse nuovamente, ma sancendo definitivamente la resa albanese.

Questa battaglia ai fini della stroia mondiale sembra essere irrilevante, ma permise a potenze com la Repubblica veneziana e quella di Napoli di rafforzare a consolidare il proprio dominio, senza interessarsi troppo dell’impero ottomano, ma alla fine dovettero affrontare il nemico sotto l’egida di Maometto II.

Note

  • 1: il Despotato d’Epiro nacque insime all’Impero di Nicea e di Trebisonda nel 1204, dallo smembramento dell’Impero Bizantino.
  • 2: regione appartenente all’Albania meridionale e alla Grecia settentrionale, ma solo una parte.
  • 3: questo popolo si era stanziato nell’Asia orientale, ma grazie al suo condottiero più famoso, Gengis Khan, coprì un territorio vasto di oltre 24 milioni di km quadrati.
  • 4: fondato da rifugiati Greci nel 1204 in seguito alla caduta di Costantinopoli, durò fino al 1261 e comprendeva un vasto territorio subito vicino a Costantinopoli nella Turchia occidentale.
  • 5: definizione breve per l’Impero Romano d’Oriente, separatosi nel 395 dalla parte occidentale alla morte di Teodosio I,
    ebbe la sua fine nel 1453 ad opera di Maometto II.
  • 6: la Serenissima Repubblica di Venezia, nasce nel 697 grazie al doge Paoluccio Anafesto ed ebbe il suo declino il 12 maggio 1797 con l’ultimo doge, il centoventesimo, Lodovico Manin.
  • 7: 21 marzo 1226 – Foggia, 7 gennaio 1285.
  • 8: fu un impero breve che nacque nel 1346 e finì la sua scarsa impronta nel 1347.
  • 9: Stefano Uros IV Dusan Nemanjic; 26 luglio 1308 – 20 dicembre 1355.
  • 10: Stefano Uros V Nejaki; 1336 – 3 dicembre 1371.
  • 11: avvenuta il 15 giugno 1389 tra Impero ottomano e Serbia, coadiuvata dal Regno di Bosnia, e vide un momentaneo nulla di fatto per poi far assurgere a vittoria i turchi nei successivi scontri.
  • 12: avvenuta sempre tra i due eserciti lo stesso anno.
  • 13: Croia, 6 maggio 1405 – Alessio, 17 gennaio 1468
  • 14: basilica romanica situata nella Bari vecchia.
  • 15: Amasya, giugno 1404 – Edirne, 3 febbraio 1451.
  • 16: di questo generale ottomano non si conosce nulla.
  • 17: Piana di Torvjoll o Piana di Shumbat è situata nella Dibra, una regione orientale dell’Albania.
  • 18: Gabriele Condulmer; Venezia, 1383 – Firenze, 23 febbraio 1447.
  • 19: 1380 – 1442.
  • 20: capitale dell’monimo distretto è situata nell’Albania settentrionale.
  • 21: di questa donna non si conosce nulla.
  • 22: l’attuale repubblica di Macedonia ha come capitale Skopje, luogo da dove pertiì Alì pascià.
  • 23: parte nord-occidentale della repubblica macedone.
  • 24: letteralmente significa signore e veniva concesso a chi avrebbe dovuto aere responsabilità su una ciroscrizione dell’Impero. Più famosa la carica di bey per il signore di Tunisi che nominalmente era il guardiano delle porte di Tunisi.
  • 25: situata in Serbia sul fiume Nisava è nella parte sud-orientale della Nazione.
  • 26: in età medievale era colui che esercitava il comando nelle unitè dell’esercito slave.
  • 27: rgione central.occidentale della Romania attuale.
  • 28: Janos Hunyadi; 1387 – 1456.
  • 29: Ladislao III Jagellone; 1424 – 1444.
  • 30: di quest’uomo si conosce solamente che la figlia sposò Murad II, in un periodo pacifico tra i due mondi.
  • 31: chiamata la Nuova Roma o Città d’oro, è l’attuale Istanbul, situata sulla costa occidentale della Turchia.
  • 32: 10 novembre 1444.
  • 33: vicino a Przen nel sud del Kosovo.
  • 34: Alfonso V d’Aragona o Alfonso Fernandez o di Trastamara o il Magnanimo; medina del Campo, 1394 – Napoli, 27 giugno 1458.
  • 35: situata nell’Albania nord-occidentale.
  • 36: Edirne, 29 marzo 1432 – Gebze, 3 maggio 1482.
  • 37: Ferdinando d’Aragona, conosciuto come Don Ferrando; Valencia, 2 giugno 1423 – Napoli, 28 gennaio 1494.
  • 38: Enea Silvio Piccolomini; Corsignano, 18 ottobre 1405 – Ancona, 14 agosto 1464.
  • 39: 1382 – 26 maggio 1421.
  • 40: città della Grecia settentrionale è l’odierna Salonicco.
  • 41: chiamato fuoco romano o fuocoliquido, era utilizzato per infiammare qualsiasi cosa fosse possibile, anche se ancora non si conosce la misclea vera.
  • 42: Gjergji Arianiti.
  • 43-44-46-47-49: uomini di cui si conosce solo la loro presenza a Torvjoll e forse anche la loro morte.
  • 45: muore con certezza il 1447, data di avvio della guerra albano-veneta.
  • 48: muore anc’esso nel 1447.
  • 50: Monembasia, 1400 – Tessalonica, 4 marzo 1429.
  • 51: chiamata anche Edirne è una città nella Tracia, regione occidentale della Turchia.
  • 52: un despotato sotto l’egida dell’Impero Bizantino, comprendeva la regione a sud di Atene.
  • 53: è la capitale della Macedonia situata a nord del Paese.
  • 54: città nel nord-est dell’Albania.
  • 55: fiume che attraversa la parte sud-orientale della pensiola balcanica.
  • 56: nipote di Scanderbeg.
  • 57-58-59: di questi uomini non si conosce nulla.
  • 60: Gjon Muzaka.
  • 61: Kont Uran Altisferi; muore nel 1458.
  • 62: non si conosce nulla se non la su stretta collaborazione con Scanderbeg.
  • 63: Moisit Arianit Golemi Komneni, pronipote di Gjierji Arianiti.
  • 64: muore nel 1444 e fu cognato di Scanderbeg.

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