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Battaglia di Vouillé

Battaglia di Vouillé

  • Data: 507
  • Luogo: piana di Vouillè, Poitiers, Francia
  • Eserciti: Franchi e Visigoti
  • Esito: vittoria dei Franchi

La Battaglia di Vouillé

Per poter raccontare i fatti che hanno contraddistinto questa battaglia tra Franchi e Visigoti, il primo passo è segnare un punto di incontro tra le due civiltà che si sono affrontate in questo scontro.

I Franchi, nonostante le nozioni che si possono avere al giorno d’oggi, non nascono dalla Francia, ma hanno origini germaniche. Federati nascenti nella parte occidentale dell’attuale Germania si stanziano nella Francia odierna, espandendosi fino ai territori limitrofi, contribuendo alla creazione di un popolo forte e longevo e soppiantando il dominio dei Romani sulla Gallia.

Di questo popolo, i Merovingi (1) e i Carolingi (2), sono le due dinastie che hanno portato avanti l’intera storia dei Franchi. La seconda dinastia, in questo caso particolare, non ci interessa. I Merovingi invece, comandati da Clodoveo I (3), affrontarono vicino a Poitiers l’avanzata dei Visigoti.

Fu grazie proprio a Clodoveo I, considerato il primo vero fondatore di questa dinastia, che i popoli Franchi si unirono quando lui salì al potere.

Fu proprio la sua politica espansionistica che portò alla lotta coni Visigoti, alla battaglia di Vouillé e al varco con costrizione dei Pirenei.

I Visigoti, i “Goti nobili” di Cassiodoro (4), invece, anch’essi di origine germanica come i cugini affrontati, intrapresero una politica completamente diversa. Anche se di politica non si può parlare più di tanto. Le continue migrazioni di questo popolo contribuirono a completare uno scenario completamente diverso nel mondo, grazie alle loro scorribande. Dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (5) le peregrinazioni dei Visigoti hanno sicuramente cambiato il volto dell’Europa.

Nonostante Vouillé sia un importante crocevia per le sorti del popolo franco e ancor più dei Visigoti, questa battaglia risulta essere solo la punta di un iceberg che ha visto incontrare questi popoli che hanno cambiato le sorti di tutti i Paesi che hanno incontrato.

Clodoveo I

Battaglia di Vouillé
Remigio battezza Clodoveo I, re dei Franchi, convertendolo al cristianesimo

L’ascesa rapida del popolo franco, possiamo dire, la dobbiamo ad un unico individuo. Clodoveo I, figlio di Childerico (6), successe al padre, che a sua volta prese il posto a Merovech (7), da cui abbiamo il nome della dinastia a cui Clodoveo appunto appartiene.

È il 481 e Clodoveo I a soli quindici anni diventa re. I suoi primi propositi sono quelli di interagire con la popolazione gallica per mantenere quella influenza che aveva creato il padre. Per prima cosa ottenne l’isola del gallo-romano Siagro (8), che aveva una forte inclinazione sui Galli stessi, attaccandolo e distruggendo letteralmente il suo esercito. Fu grazie alle trattative con Alarico II (9), il re dei Visigoti che avrebbe poi affrontato, che riebbe la possibilità di uccidere con le sue mani Siagro che era scampato alla furia del re franco sul campo di battaglia. Lo giustiziò quindi, ponendo fine alla possibilità di ribellione in Gallia.

Dopo brevi, ma intense, battaglie volte alla conquista di tribù fastidiose per la tranquillità del suo popolo nelle terre conquistate, con i Turingi (10), Clodoveo portò il suo esercito lungo le rive del Reno, vicino alla città di Colonia per affrontare i Vosgi (11).

Questa piccola schermaglia non da molto in termini bellici, ma sicuramente fa parte integrante della storia e della crescita del giovane re. Tre anni prima infatti, Clodoveo sposò la cattolica Clotilde (12), cugina di Sigismondo (13), donna che lo portò a decisioni che gli valsero grandi vittorie.

Durante la battaglia contro i Vosgi, Clodoveo stava per essere sconfitto quando, per forse disperazione, invocò Cristo chiedendogli la vittoria, offrendogli in cambio la conversione al cristianesimo, sottomettendosi quindi al volere della moglie. Questa prova di orgoglio e ti completa abnegazione alla battaglia, tanto da portarlo a favorire una donna (impensabile per l’epoca), fece vincere la battaglia contro i Vosgi e ottenere quindi le regioni di questo piccolo popolo.

Un anno dopo a Reims, per volere del vescovo Remigio (14), venne battezzato.

Non solo questa scelta gli fece vincere la battaglia vicino a Colonia, ma la conversione al cristianesimo gli permise di aprire porte che non avrebbe mai sperato potessero essere aperte. Questa sua nuova vita infatti gli concesse l’appoggio, e non più la sottomissione, dei vescovi gallici, potenti alleati. Inoltre, cosa meramente moralistica, poté “giustificare” le sue campagne future agli occhi di molti; cosa che nel corso della storia fu preponderante nelle idee di conquista dei grandi generali e re cristiani.

Nonostante lo sposalizio con Clotilde e l’amicizia con il cugino, Clodoveo entrò nel vivo delle questioni burocratiche del regno burgundo (ma gli era stato chiesto di restarne fuori). Si trovò a dover placare la contesa di Godisigelo (15) e Gundobaldo (16), i due re che governavano il popolo. Infine, Clodoveo uccise il primo di questi, comprendendo nell’omicidio anche tutta la famiglia della sua consorte e ottenendo così la fusione del territorio burgundo con il suo mentre ingaggiò battaglia con l’altro sovrano. Anche se questa teoria sembra stata azzardata da alcuni storici per giustificare il suo intervento nelle questioni extra familiari che dipendevano da sua moglie.

Le continue conquiste e l’ascesa di Clodoveo, annettendo al regno franco anche quasi la totalità dell’Alsazia, portarono il re a diventare diretto vicino dell’altro potente popolo barbaro dei Visigoti e quindi di quell’Alarico II a cui già in passato aveva chiesto un favore.

Questa vicinanza fermò entrambi i popoli che erano desiderosi di conquista. Nacquero, quasi obbligati, scontri tra i due popoli che risultavano essere soltanto delle scaramucce. Chi prendeva un territorio a uno, veniva sottratto di un territorio in un’altra zona. L’ago della bilancia rimaneva quindi stabile ed equilibrato.

Venne quindi una tregua, dalla quale il re franco ottenne il riconoscimento di tributi da parte di Alarico II. La pace però non durò che cinque anni, fino alla battaglia conclusiva di Vouillé, dove il re visigoto venne ucciso. Non avendo moltissimi documenti sull’evoluzione degli scontri tra i due popoli, si può solo ipotizzare quali siano state le cause della fine della tregua. Una di queste vede il re Alarico II smettere di pagare quei tributi parte della pace stessa. Dall’altra invece, prende corpo l’idea dello zelante perseguimento della fede cattolica da parte del re franco. Proprio per questo ritrovato motivo, l’eresia ariana doveva essere debellata; altra giustificazione cattolica sulle guerre intraprese.

Il figlio maggiore di Clodoveo quindi ottene il potere in Aquitania, mentre il sottomesso Gundobaldo venne spedito a Settimiana per fare le veci del re. Il resto dei territori conquistati vennero presi dal re franco.

Ultima, ma non ultima vicenda che ha caratterizzato questi importante condottiero e re, è la sua influenza verso Costantinopoli. Infatti le sue gesta erano arrivate proprio nella città millenaria tanto da indurre l’imperatore Anastasio II (17) a concedere al re franco il consolato. Ovviamente, ormai fervente cristiano, Clodoveo I, a Tours (18), celebrò con grandi fasti la sua nuova nomina.

Grazie alle battaglie vinte e alla stima dei re importanti, Clodoveo riuscì a sottomettere i re franchi a lui pari, divenendo la più alta carica del suo popolo.

La sua tenacia e crudeltà era diventata famosa. Proprio nell’epilogo, quando sottomise i re del suo popolo, si contraddistinse per la sua tracotanza. Il più scaltro dei suoi avversari, Sigiberto lo Zoppo (19), perì per mano del figlio blandito da Clodoveo. Una volta morto il padre, toccò allo stesso figlio, Cloderico (20), morire per mano del re franco. Stesse sorti capitarono a Cararico (21) e Racagnaro (22), a cui Clodoveo in persona, accolti i re al suo cospetto, spaccò la testa con la sua imponente ascia.

Nel 511 Clodoveo morì, ma riuscì nell’intento di unificare tutti i popoli franchi sotto un’unica bandiera. Ciononostante alla morte del re franco, i regni vennero spartiti ai quattro figli, Clotario (23), Clodomiro (24), Teodorico (25) e Childeberto (26), che ottennero l’appellativo di “re fannulloni”, per via della loro mancanza di intraprendenza nelle decisioni politiche e belliche. In poco tempo infatti vennero soppiantati dalla dinastia dei Carolingi.

Oltre alla sua crudeltà e alla sua intraprendenza, Clodoveo mostrò anche in battaglia la sua grande maestria. Grande stratega e condottiero abile, era sempre un punto di riferimento per i suoi uomini. Si portava sempre i prima linea, con la sua francisca (27), cercando sempre il sovrano avversario, in modo da terminare la battaglia prima del dovuto.

Alarico II

Santa Clotilde
Santa Clotilde, moglie di Clodoveo I

Figlio del suo predecessore, Eurico (28), e di un’ancella, Ragnilde, mostrò subito di che pasta era fatto a tutto il suo popolo. Il padre era un uomo forte, capace e feroce in battaglia, ma a quanto pare, il figlio non ereditò nemmeno una di queste abilità. Infatti, la caratteristica principale di Alarico era appunto la codardia.

Ci si aspettava che Alarico continuasse la politica espansionistica del padre, andando ad intaccare sia la parte a nord, dove i Franchi stavano cominciando a mettersi in luce, al sud, dove l’Impero Romano giaceva nel suo splendore.

Ma proprio quando si iniziò a fare sul serio, Alarico si tirò indietro. Ci fu un primo incontro con Clodoveo, quando, durante la battaglia di Soissons (29), Clodoveo voleva avere la consegna del re Siagro. Per paura di una guerra, Alarico acconsentì, contribuendo con tributi al re franco.

La guerra arrivo comunque. L’unica guerra che riuscì a combattere il re codardo. Fu solo grazie a Teodorico (30), re degli Ostrogoti, che la pace arrivò nuovamente, anche se era ancora questione di tempo. L’arrendevolezza di Alarico era disarmante e Clodoveo non poteva fare altro che approfittare della sua incapacità a regnare.

Ciononostante, Alarico cominciò a capire l’importanza di una buona politica e si fece più furbo, riuscendo a portare dalla sua parte gli Ostrogoti, grazie allo sposalizio con Teodegota (31), figlia del re Teodorico.

La campagna di Clodoveo stava premendo le rive della Loira, arrivando a Poitiers, ma ancora la codardia di Alarico venne mostrata. Scappò nuovamente dall’ingaggio col nemico, ritardando e ritardando, sperando in qualche miracolo. Gli Ostrogoti erano impegnati in una battaglia navale con i Bizantini e non sarebbero mai riusciti, sempre se vittoriosi, ad arrivare in tempo per aiutare l’alleato.

Alarico, nella sua unica dimostrazione di coraggio, prese in mano il suo esercito e decise di affrontare la strapotenza dei Franchi di Clodoveo.

Fu l’unico atto di coraggio del re dei Visigoti che perse battaglia e vita nello scontro di Vouillé. Inoltre i Visigoti, a causa di quella battaglia, uscirono definitamente dal dominio che si erano creati in Gallia.

Un ultima scena dopo la morte del re Alarico venne compiuta dalla decisione dei nobili di mettere un sangue misto, come veniva chiamato, sul trono. Venne infatti scelto Gesalico (32), figlio avuto da una concubina, piuttosto che favorire il figlio di Teodegota, Amalarico (33), decisione che sancì anche al fine dei rapporti con gli Ostrogoti.

Insomma, Alarico non passa di certo alla storia per la sua capacità in battaglia, per le sue strategie o per il suo sangue freddo, ma sicuramente nel suo piccolo ottiene i favori di un popolo barbaro molto potente come gli Ostrogoti e riesce nell’intento di promulgare un importante codice legislativo, Lex romana Visigothorum (34), che garantiva tributi e sostentamento da parte di popoli latini, assoggettati dal popolo visigoto.

Alarico II
Un’immagine di Alarico II

La battaglia

La campagna che Clodoveo aveva approntato contro i popoli barbari, aveva portato i nemici più agguerriti di quel frangente, i Visigoti, a salire verso nord per intercettare l’avanzata prepotente del re franco.

Nel 507 appunto, il re, seguito dal figlio maggiore Teodorico, passò con l’intero esercito le acque della Loira per arrivare nei pressi di Poitiers, vicino alla città di Vouillé, fermandosi con il suo esercito per aspettare l’arrivo del contingente nemico, che ormai era già partito per affrontarli.

L’armata franca poteva contare su un forte contingente bellico formato soprattutto da cavalleria, mentre i Visigoti, comandati da Alarico II, coadiuvati da Sigismondo, più abili nel corpo a corpo e sicuramente meno organizzati, avevano nelle loro file dei fanti per lo più. Purtroppo sullo svolgimento di questa battaglia si sa ben poco e anche i numeri riguardanti i due schieramenti sono pressoché nulli.

Si sa sicuramente che la battaglia ebbe subito dei risvolti chiari e decisi. Le due fazioni cominciarono subito, senza pretattiche o manovre complicate, andando diretti al soldo e ingaggiando il nemico.

Infatti la schermaglia venne caratterizzata da combattimenti individuali e in ogni caso fatti da corpo a corpo, visto che gli arcieri dei franchi si erano rivelati inutili per la posizione favorevole dei Visigoti sul campo. Gli stessi arcieri ingaggiarono con pugnali lo schieramento meno agghindato dei barbari.

Lo stesso Clodoveo si distinse per la sua abilità in mischia, volteggiando la sua enorme ascia bipenne contro i nemici.

Nel corso della stessa battaglia, morì sia Sigismondo, probabilmente colpito dietro la schiena da una spada franca, sia Alarico II che in singolar tenzone venne sfidato dal re avversario che infine gli calò l’ascia sul cranio frantumandolo e lasciando disorientato il resto dei Visigoti.

Proprio in quel momento la supremazia franca si fece più pressante e i Visigoti vennero messi in fuga. Lo stesso re inseguì parte dei fuggitivi, ritrovandosi poi da solo a combattere contro due barbari isolati e rischiando di perdere la vita.

Grazie solo al suo scudo, enorme quanto la sua ascia e alla sua abilità e forza nel maneggiare l’arma, riuscì a resistere quanto bastava per permettere ai suoi sottoposti di intervenire e porre fine alla mini schermaglia.

Solo gli Averni, una popolazione gallo-romana, restarono impavidi a fronteggiare da soli l’esercito franco, mentre i Visigoti scappavano o perivano sotto le armi dei nemici. Dopo qualche ora anche gli Averni dovettero cedere e lasciare la vittoria al popolo franco che non fece prigionieri.

Si dice che i fuggitivi vennero inseguiti dai franchi, compreso Clodoveo, fino a Carcassonne, una cittadina a chilometri di distanza da dove si era svolta la battaglia, per ritardare l’arrivo di eventuali rinforzi, probabilmente costituiti da Ostrogoti e da Teodorico.

Quello che venne poi

La vittoria di Vouillé aprì letteralmente le porte alla conquista del Mezzogiorno da parte dei Franchi.

In primis venne approntata la vittoria a Tolosa, dove era il fulcro e cuore del popolo Visigoto. Clodoveo era un uomo dotato tanto di tracotanza quanto di acume tattico-pratico. Infatti cercava di impegnare la minor quantità di zone possibili, andando a concentrare tutte le sue forze sull’obbiettivo di quel frangente. In quel caso la sconfitta totale dei Visigoti.

Stessa sorte di Tolosa capitò all’Aquitania, regione sud-occidentale dell’attuale Francia, portandosi poi fino alla Guascogna ed infine in Avernia, per abbattere l’alleato dei Visigoti che tanto aveva dato problemi a Clodoveo, spostandosi nel centro meridione. Infine concluse la sua avanzata francese spostandosi verso il Limosino, regione centrale dove approntò parte della sua base centrale.

I Visigoti invece, travolti dalla furia franca, si devono spostare nella penisola iberica, lasciando definitivamente la Gallia, mettendo come capitale provvisoria prima Barcino (attuale Barcellona), poi definitivamente Narbona.

L’intervento degli Ostrogoti avvenne senza ritardo alcuno, grazie a chi si era salvato dalla battaglia di Vouillé e il loro re, Teodorico il Grande, riuscì nell’impresa di rimpossessarsi della Gallia occidentale e sud-occidentale.

I Visigoti però rimasero prettamente nella penisola iberica perché Teodorico rivendicò il trono anche degli stessi Visigoti, in Gallia, per la sua stretta parentela con Amalrico, giovane nipote a cui aveva concesso molti favori.

La situazione poi si stabilizzò come tutti sappiamo. I Franchi perdurarono fino ad oggi, mentre i Visigoti terminarono la loro esistenza nel 725, dopo la caduta di Narbona ad opera dei Musulmani e successivamente alla presa definitiva della Settimia, ultimo baluardo dell’era barbara.

Note

  • 1: della dinastia risulta capostipite Merovech, anche se la si attribuisce più a Clodoveo I per la sua importanza nell’espansione della dinastia stessa. Il primo re fu Faramondo nel 420.
  • 2: la dinastia Carolingia viene invece successivamente e ha come primo re Pipino di Heristal, discendente di Arnolfo e Pipino il breve. Il nome della dinastia si ha dalle imprese precedenti di Carlo Martello.
  • 3: 466 – Parigi, 27 novembre 511.
  • 4: Scolacium, 485 – Scoalcium, 580.
  • 5: 4 settembre 476 con sovrano Romolo Augusto.
  • 6: 437 – 482.
  • 7: 411- 457.
  • 8: nonostante ebbe una importanza relativa nel proseguo della campagna dei franchi, questo romano non ottiene riscontro alcuno nei posteri.
  • 9: 458 – 507.
  • 10: popolo germanico che si alleò con gli Unni di Attila e si stanziò tra i fiumi Meno e Elba.
  • 11: popolo francese.
  • 12: Lione, 474 – Tours, 3 giugno 545.
  • 13: re dei Burgundi, di lui non si conosce la data di nascita. Muore a a Orleans l’1 maggio 524.
  • 14: Remigio di Reims. Laon, 437 – Reims, 13 gennaio 533.
  • 15 – 16: su Godisigelo non si conosce niente, mentre di Gundobaldo, o Gundobado si conosce la morte, avvenuta nel 516.
  • 17: Roma – 19 novembre 498.
  • 18: cittadina franca, centro-occidentale.
  • 19: muore nel 509.
  • 20: 478 – 509.
  • 21 – 22: di questi due uomini non si conoscono i dati anagrafici.
  • 23: Clotario I. 497 – Compiegne, 561.
  • 24: 495 – Vezorence, 21 giugno 524.
  • 25: Teodorico I. 485 – 534.
  • 26: Childeberto I. 496 – 558.
  • 27: la francisca è un’arma da lanci, un’ascia, usata in principio dai Germani occidentali e poi diffusasi in Gallia. Composta da un corto manico di legno e dalla parte di metallo ricurva, posizionata solo da una parte. Sappiamo però che Clodoveo, né la utilizzava come arma da lancio né era piccola. Inoltre la sua francisca era un’ascia bipenne che si, si poteva lanciare, ma era più utile in corpo a corpo a differenza delle antesignane cugine più minute.
  • 28: 440 – Arles, 484.
  • 29: 486.
  • 30: detto il Grande. Pannonia, 454 – Ravenna 526.
  • 31: o Teodicusa, era la moglie di Alarico II, figlia di Teodorico, ma di lei si conosce poco.
  • 32: muore in Borgogna nel 512.
  • 33: Amalarico dei Balti. 502 – Barcellona, 531.
  • 34: detta anche Breviarium alariciarum, è un compendio che racchiude le leggi e le norme per i popoli altini assoggettati ai Visigoti. Fu scritta da Alarico II stesso nel 506 e completa il Codex euricianus di Eurico del 470.

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