Belluno, Monte Pelmo. Scoperta impronta di dinosauro

La speleologa Roberta Tanduo e il geologo Francesco Sauro sono responsabili di un’interessantissima scoperta, avvenuta a 3025 metri sul livello del mare, sulla Cresta dello spallone, tra le Dolomiti. Si tratta di una serie di depressioni nella roccia, somiglianti, per disposizione e forma, a orme di dinosauro. Grazie a una prospezione della superficie rocciosa più accurata, è stata poi individuata una pista di cinque impronte, che si susseguono lungo una sola direttrice e a distanza regolare. Le orme sono state fotografate e riprese dal cineoperatore Enzo Procopio e le immagini sono state analizzate, in un secondo tempo, da Matteo Belvedere,

Belluno, Monte Pelmo. Scoperta impronta di dinosauro

La speleologa Roberta Tanduo e il geologo Francesco Sauro sono responsabili di un’interessantissima scoperta, avvenuta a 3025 metri sul livello del mare, sulla Cresta dello spallone, tra le Dolomiti. Si tratta di una serie di depressioni nella roccia, somiglianti, per disposizione e forma, a orme di dinosauro. Grazie a una prospezione della superficie rocciosa più accurata, è stata poi individuata una pista di cinque impronte, che si susseguono lungo una sola direttrice e a distanza regolare.

Le orme sono state fotografate e riprese dal cineoperatore Enzo Procopio e le immagini sono state analizzate, in un secondo tempo, da Matteo Belvedere, paleontologo dell’Università di Padova, che ha convalidato l’ipotesi, spiegando che l’orlo, o rilievo, circondante le depressioni e detto “bordo di espulsione”, indica che la depressione non è stata causata dal carsismo, ma dall’impressione di un oggetto nella roccia.

Considerando la loro andatura, le orme potrebbero essere appartenute a un animale bipede, ma questa ipotesi potrà essere avvalorata soltanto in seguito ad ulteriori analisi. Le cattive condizioni di conservazione, dovute alla natura carsica della roccia e all’azione degli agenti atmosferici, non permette di individuare precisamente la specie animale. Le dimensioni (15-20 cm di lunghezza) e l’orientamento presumibilmente bipede, però, fanno pensare a un dinosauro carnivoro di medie o piccole dimensioni (3-4 m di lunghezza), affine ad un Coelophysis.

Il ritrovamento avalla l’enorme potenziale paleontologico delle Dolomiti, impervie montagne in cui gli affioramenti sono situati molto spesso su versanti ripidi o in aree di cresta di difficile accesso. Se l’ipotesi iniziale dovesse essere confermata, le orme sono tra le più alte scoperte in Europa, secondo soltanto a quelle conservate in Svizzera, sulla cima del Piz Mitgel, a 3127 m di altitudine. Le ricerche riprenderanno l’estate prossima ed è verosimile che la superficie rocciosa riveli nuove e interessanti piste. Infatti, più a occidente, sui versanti del Monte Pelmetto, sono già conosciute altre orme di dinosauro impresse nella roccia della Dolomia Principale.

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3 Commenti

  1. Laura dalla Torre
  2. Ermenegildo Rova
  3. Chiara Spinazzi

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