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Bolzano. Scoperti tre siti di epoca romana in alta Val Venosta

Durante un controllo sistematico dell’Ufficio beni archeologici di Bolzano sui lavori di sbancamento per la realizzazione di un nuovo sistema di irrigazione sulla Malser Haide, sono stati individuati tre insediamenti di età romana a valle, vicino al lago Haider, presso Laudes e presso il maso Pauli a Malles. La direttrice dell’Ufficio beni archeologici Catrin Marzoli ha definito questo ritrovamento particolarmente interessante e importante poiché i siti si trovano sulla via Claudia Augusta e rappresentano la prima individuazione di insediamenti romani nell’alta Val Venosta. Dall’importanza della scoperta è partorita l’idea di organizzare un progetto di ricerca con la collaborazione dell’Università degli Studi di Innsbruck e con il supporto della Ripartizione Diritto allo studio, università e ricerca scientifica.

Il progetto presuppone uno studio sistematico delle testimonianze emerse e due nuove campagne di scavo archeologico presso l’area maso Pauli di Malles. I lavori di scavo, incominciati nell’estate 2011, hanno portato i ricercatori all’individuazione delle fondamenta di un edificio romano, corrispondente a una villa rustica, risalente al primo secolo dopo Cristo come confermano i reperti mobili recuperati. L’abitazione venne abbandonata all’inizio del terzo secolo per motivi attualmente sconosciuti, mentre per il secolo successivo è documentata una continuità, seppur più modesta rispetto al periodo precedente. All’inizio del Medioevo la casa è ormai caduta in rovina e viene reimpiegata come area cimiteriale. La maggior parte delle testimonianze è costituita da fibule, monete, recipienti di ceramica e di pietra ollare. I numerosi reperti di ceramica fine da mesa, detta Terra Sigillata, documentano rapporti commerciali ad ampio raggio con il contesto sudgallico.

Partecipano al progetto: Catrin Marzoli, direttrice dell’Ufficio beni archeologici, Leo Ardergassen, direttore della Ripartizione Beni culturali, il professor Gerald Grabherr dell’Università di Innsbruck, e Hubert Steiner, dell’Ufficio beni archeologici.

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