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Bona Dea

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Bona Dea

Bona Dea ( letteralmente ‘la dea buona’ ) era una divinità romana considerata il corrispettivo di Fauno, sua sposa, sorella o figlia, chiamata a sua volta Fauna, Fatua o Oma, ed identificata anche colla divinità picena Cupra o Cypra.

Era ritenuta protettrice della fecondità e della prosperità, in particolare nella vita privata; divinità profetica, il cui nome non doveva essere reso noto a nessuno all’infuori delle iniziate, rivelava le sue predizioni soltanto alle donne, così come Fauno rendeva partecipi dei propri oracoli unicamente gli uomini.

Bona Dea e Damia

Dietro la denominazione di Bona Dea potrebbero esserci Fauna, che per noi è poco più di un nome, e, soprattutto, una divinità femminile del mondo greco, Damia, venerata nella Grecia arcaica in qualità di dea della fertilità ed introdotta a Roma dalla Magna Grecia, probabilmente da Taranto, durante la prima età repubblicana. Oggetto di culto ad Epidauro, Egina e Trezene, in età classica è assimilata a Demetra ed affiancata ad un’altra dea della fertilità, Auxesia.

Il culto

Il culto di questa dea era riservato esclusivamente alle donne; in suo onore ogni anno, la prima settimana di dicembre, veniva celebrata una festa presso la casa del console o del pretore, che aveva tutta la solennità di una festa ufficiale, e durante la quale le era offerto il sacrificio di una scrofa per conto dell’intero popolo romano. A questi riti misterici, chiamati Damia, presiedevano le Vestali, e non era ammessa la presenza di uomini nel corso della festa ( 1 ).

Bona Dea

Lo scandalo di Clodio

L’originaria proibizione venne in seguito aggirata consentendo la partecipazione degli uomini, purché travestiti da donne. Nel dicembre del 62 a.C. un personaggio appartenente ad una delle più nobili famiglie romane, Publio Claudio Pulcro ( meglio noto col gentilizio plebeo Clodio ), amante della moglie di Cesare, si era introdotto nottetempo, durante la celebrazione dei riti della Bona Dea, travestito da donna, nella residenza di Cesare, pretore e pontefice massimo.

Scoperto da una schiava per la voce, Clodio riuscì tuttavia a fuggire; Cesare, dopo aver ripudiato immediatamente la moglie, ormai compromessa, tentò di soffocare lo scandalo, ma non riuscì ad evitare l’istruzione di un processo, aizzato dalla forte riprovazione che il ‘sacrilegio’ perpetrato da Clodio ( che venne poi assolto ) suscitava nell’opinione pubblica.

Bona Dea

Il tempio

La dea aveva un tempio sull’Aventino, di cui non si è conservato nulla ma che sappiamo essere stato restaurato da

Augusto e forse ricostruito in seguito da Adriano; si trattava di una specie di centro di guarigioni, che infatti aveva un magazzino pieno di erbe medicinali, e dove si conservavano anche serpenti sacri. Essendo il culto riservato alle donne, agli uomini era interdetto anche l’accesso al tempio.

Oltre ai riti che si tenevano il primo maggio, durante le feste che si celebravano a dicembre il tempio veniva decorato con piante, fiori e tralci di vite. Iconografia

Bona Dea viene spesso raffigurata su di un trono, con in mano la cornucopia ( attributo che condivide con Ops, la dea dell’abbondanza, Tellus e Fortuna ), e dei serpenti attorno il suo braccio.

Note

  • 1 – Analogamente a quel che accadeva, secondo Tacito ( Germania, XL ) nella Germania celtica in occasione del bagno annuale della dea della Terra Nerto, ed in Grecia durante i giorni di Atteone, quando Diana faceva il bagno nei boschi.

Bibliografia

  • G. Dumézil, La religione romana arcaica, Rizzoli 1977.
  • A. Ferrari, Dizionario di mitologia, Utet 2006.
  • E. Narducci, Cicerone. La parola e la politica, Laterza 2009.
  • http://www.romanoimpero.com/2010/12/culto-di-bona-dea.html

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