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Bosnia, Piramidi di Visoko. Intervista a Paolo Debertolis

Intervista a Paolo Debertolis

D. Qual è stato il suo percorso formativo?

R. Mi sono Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1986, specializzato in Odontostomatologia nel 1989, perfezionato in Odontoiatria Legale, Odontologia e Archeologia odontoiatrica nel 2006.

D. E il suo percorso professionale?
R. Per molti anni ho fatto il chirurgo maxillo-facciale, poi in seguito ad un grave incidente sportivo nel 2004 ho dovuto smettere di farlo perché non ero più in grado di eseguire interventi da 6-7 ore in sala operatoria e mi sono maggiormente dedicato all’odontologia ed all’archeologia odontoiatrica, materie che già insegnavo. Per me i corsi all’Università di Milano della professoressa Cristina Cattaneo sono stati una rivelazione. In particolare sono rimasto affascinato dalle sue ricerche archeologiche sui morti per la peste nera ritrovati in fosse comuni a Milano. Dietro ognuno di loro c’era una storia complicata che poteva essere capita anche solo dallo scheletro. In realtà le ossa parlano un linguaggio comprensibilissimo.

D. Di cosa si occupa attualmente?
R. Attualmente, oltre ai corsi che tengo nella mia Università come didattica, sono molto coinvolto nella ricerca che ritengo il compito primo di ogni universitario.

D. Per quali enti o istituzioni lavora?
R. Per l’Università degli Studi di Trieste

D. Il progetto più importante su cui ha lavorato?
R. Non c’è dubbio, è l’attuale, in Bosnia sulle piramidi e sulla Civiltà di Visoko in genere. Di fronte a questo progetto ogni altro compito svolto in precedenza diventa diafano. Grazie alla disponibilità delle persone con cui collaboro ed il campo libero trovato in Bosnia credo di non aver mai trovato prima un tale margine di libertà di movimento nella ricerca.

D. Il prossimo impegno lavorativo?
R. Per dire la verità credo che questo progetto è talmente vasto che mi porterà via parecchi anni del futuro. In ogni caso ho intrapreso in contemporanea anche un progetto di ricerca con il Museo di Visoko per la classificazione e valutazione dei resti umani ritrovati in prossimità degli ste?ak, delle particolari lapidi monumentali attribuite alla setta dei Bogomili, presente nei Balcani nel Medioevo, ma che getta le sue radici ben prima nella storia di quelle terre.

D. Ha collaborazioni all’estero? Se no, prevede di averne?
R. Ho diverse collaborazioni con l’estero tuttora. Grazie ad Internet è più facile trovarle oggi e permettono di superare qualsiasi ostacolo dovuto ai limiti fisiologici dell’Università Italiana, un tempo bisognava cercarle ai congressi, ora basta una e-mail.

D. Il suo sogno nel cassetto?
R. Credo di realizzarlo a breve termine: entrare tra i primi nella Piramide del Sole di Visoko attraverso una delle entrate che abbiamo da poco scoperto

Archeologia italiana

D. Cosa pensa dello stato attuale dell’archeologia italiana?
R. Anche se collaboro con vari archeologi non mi sono mai fatto un’idea precisa. Per me è un campo parallelo al mio.

D. Cosa dovremo imparare dall’estero?
R. Da quel che ho visto, con buone disponibilità finanziarie (è sempre quello il problema principale), non abbiamo proprio nulla da imparare dall’estero. La differenza è sempre nel denaro disponibile per la ricerca.

D. Cosa possiamo invece insegnare loro?
R. Ho incontrato gente molto preparata nella mia carriera, la nostra Scuola a suo tempo ha formato dei liberi pensatori molto brillanti, mentre all’estero si ragiona per protocolli. E questo è sicuramente un limite per loro. Bisogna vedere però se in futuro la nostra Scuola riuscirà ancora nell’intento di mantenere un alto livello di istruzione. O tenderà, piuttosto, ad allinearsi ad altri metodi d’insegnamento vigenti in altri paesi occidentali.

Archeologia, medicina legale e antropologia fisica

D. Le tre discipline si possono venire in aiuto l’una con l’altra? Se si, in che modo?

R. L’approccio della ricerca dovrebbe sempre essere multidisciplinare. Utilizzare in ambito archeologico le tecniche utilizzate in ambito forense ha un indubbio vantaggio. Grazie all’evoluzione della strumentazione ed all’esperienza accumulata negli anni da queste discipline, risolvere un caso archeologico non è dissimile dal dipanarsi nel mistero di un caso giudiziario. Cambia solo la datazione dei resti ritrovati. Ma come dice la prof.ssa Cattaneo: le ossa parlano e raccontano la storia di chi le ha possedute.

D. Quali sono i dati scientifici che si possono ricavare dall’analisi osteologica e odontologica

R. Ritrovare un cranio completo e magari anche dei pezzi dello scheletro ci può fornire un numero di dati veramente notevoli. Ci può dire non solo il sesso o l’età della persona alla quale apparteneva oppure la razza, ma anche quali erano le sue abitudini alimentari e di conseguenza il suo ceto. Possiamo capire se si alimentava con proteine oppure solo con vegetali. Se usava una grande quantità di zuccheri nella dieta. Possiamo capire come era stata la sua crescita, le malattie di cui soffriva, i traumi ed in definitiva anche la causa di morte. Spesso trovare una tomba con il suo corredo può darci delle indicazioni precise, ma se la salma ritrovata non era un principe allora è da buttare? Lo studio delle popolazioni e delle loro migrazioni sono argomenti che si possono giovare molto di queste tecniche.

Visoko

D. Può dirci qualcosa in più sul lavoro che sta svolgendo a Visoko?

R. Faccio parte di un team multidisciplinare di universitari o ex-universitari (SB Research Group) che coordino, cercando di bilanciare le nostre diverse competenze nel risolvere i problemi dei diversi siti di scavo.

Quanto sta emergendo dalla scomparsa Civiltà di Visoko, termine “ombrello” che noi utilizziamo per comprendere strutture costruite con tecnologie molto diverse e probabilmente a centinaia di anni di distanza temporale, a volte ci lascia a bocca aperta.

Ci troviamo di fronte ad una civiltà che presenta delle particolari peculiarità costruttive che indicano un bagaglio culturale di conoscenza notevole, ma che va quanto più possibile studiata e riordinata secondo i canoni classici di un normale sito archeologico.

Per questo motivo, oltre alla nostra archeologa, Sara Acconci, proveniente dalla Università di Milano, che è anche la direttrice dei lavori per conto della Fondazione bosniaca che ha le autorizzazioni agli scavi, abbiamo affiancato anche altre professionalità.

Dello studio delle soluzioni costruttive se ne occupa la prof. Lucia Krasovec Lucas del Politecnico di Milano, mentre la figura della dott.ssa Emanuela Croce, che collabora come geologa con la Ca’ Foscari di Venezia, ci è assolutamente necessaria per distinguere il naturale da quanto è di origine umana.

Una tra le peculiarità di questa Civiltà è infatti la notevole conoscenza dei materiali utilizzati per le costruzioni che tendono a riprodurre quanto più possibile i meccanismi naturali di formazione dei solidi, in una forma antesignana di bioarchitettura.

Non dimentichiamo, ad esempio, che le piramidi bosniache sono fondamentalmente delle colline naturali rimodellate e tenute assieme nella loro forma con un complicato sistema di drenaggi delle acque piovane che da un lato impedisce la distruzione delle strutture e dall’altro recupera e riutilizza l’acqua per altri scopi.

Ovviamente, io nel team mi occupo di resti umani e dell’effetto sull’organismo umano di certe soluzioni costruttive della Civiltà di Visoko, come ad esempio alcuni fenomeni di “risonanza” già ritrovati in altre civiltà neolitiche, che possono influenzare la psiche di chi si ritrova in esse.

A questo nucleo centrale vanno aggiunti due fotografi, un ingegnere per risolvere i problemi pratici di scavo, un tecnico del suono e una consulente linguistica.

D. In un contesto come quello delle “Piramidi bosniache” quanto può aiutare l’approccio medico forense?

R. Come dicevo poco prima, oltre alla datazione e alle caratteristiche dei resti umani ritrovati, l’approccio medico è necessario per capire quali effetti volevano essere raggiunti da certe strutture della Civiltà di Visoko sull’organismo umano. Da sei mesi stiamo studiando l’origine degli ultrasuoni che sembrano permeare le strutture megalitiche della Civiltà di Visoko. Più andiamo avanti e più comprendiamo che a queste non sono estranee le sofisticate canalizzazioni dell’acqua sottostante che probabilmente modulano un effetto piezoelettrico naturale dovuto alla compressione dei quarzi del sottosuolo. Ma è un’ipotesi che va ancora verificata con cura e credo che ci prenderemo ancora un anno di studio. Per questo studio è necessario un bagaglio di fisica del suono e di fisiologia umana che normalmente l’archeologia comune non possiede.

Ma anche la normale applicazione di tecniche forensi può essere estremamente utile per discutere i cambiamenti di costume della popolazione locale. Ad esempio in un sito della Valle di Visoko sacro da millenni, in prossimità di uno ste?ak, abbiamo ritrovato anche uno scheletro risalente solo a 300 anni fa, epoca di piena dominazione ottomana.

Questo vuol dire che la popolazione mussulmana, spesso composta da ex Bogomili convertiti, ha continuato a percorrere invece le tradizioni care a quel suolo da millenni, anche se al di fuori della tradizione islamica di tumulazione. Questo non era mai stato osservato prima dagli storici locali, fermatisi alle semplici interpretazioni delle lapidi medievali.

Questo perché gli archeologi lavorano costantemente con le cronologie, sia che esse siano il punto centrale dello studio o meno. Le cronologie vengono utilizzate per riordinare gli eventi del passato e per fornire uno schema entro il quale il cambiamento sociale può essere discusso.

È chiaro ed evidente che una datazione al C14 non può mai essere considerata definitiva, ma se il legno può avere una durata notevole nel tempo tanto da essere usato da generazioni molto distanti tra loro e sconvolgere le datazioni (il cosiddetto fenomeno del “legno vecchio”) un dente ritrovato integro può essere fondamentale per le informazioni che può dare. Non parliamo se ritroviamo un cranio intero. Perchè i residui organici di natura animale o umana hanno sempre un periodo di “vita” sicuramente inferiore ai manufatti in legno e per questo li ritengo più affidabili nella datazione. Ma possono fornire, inoltre, molte notizie in più, non desumibili da un semplice oggetto.

D. Quando saranno pubblicati alcuni risultati sullo scavo di Visoko?

R. Credo che dei risultati seri potranno essere colti solo alla fine del corrente anno. Con il prossimo anno inizieremo ad inviare gli studi completi sui vari ritrovamenti alle riviste. Per conoscere, invece, lo stato attuale di avanzamento dei lavori, pubblichiamo regolarmente delle notizie e degli articoli sul sito del nostro gruppo.

Grazie per l’attenzione e complimenti per la Vostra rivista on-line che seguo con regolarità.

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