Bosnia, Sarajevo – scoperte piramidi: si tratta di fanta-archeologia oppure è realtà?

La prima eclatante notizia che citava la presenza di piramidi in Bosnia appare sul quotidiano locale “Dnevni Avaz” nell’ottobre del 2005 e annuncia al mondo la scoperta di quello che viene definito il “primo monumento sepolcrale europeo”, individuato nella valle di Visoko, una piccola città che si trova a trenta chilometri a nord di Sarajevo, la capitale. Secondo lo scopritore la presunta piramide risulta avere un’altezza di oltre 200 metri (229 per la precisione), una base con lati che misurano più oltre 360 metri e sarebbe stata costruita con blocchi di arenaria. Essa testimonierebbe la passata esistenza, in un territorio

La prima eclatante notizia che citava la presenza di piramidi in Bosnia appare sul quotidiano locale “Dnevni Avaz” nell’ottobre del 2005 e annuncia al mondo la scoperta di quello che viene definito il “primo monumento sepolcrale europeo”, individuato nella valle di Visoko, una piccola città che si trova a trenta chilometri a nord di Sarajevo, la capitale. Secondo lo scopritore la presunta piramide risulta avere un’altezza di oltre 200 metri (229 per la precisione), una base con lati che misurano più oltre 360 metri e sarebbe stata costruita con blocchi di arenaria. Essa testimonierebbe la passata esistenza, in un territorio non certo prodigo di meraviglie archeologiche, di una civiltà abbastanza avanzata da essere in grado di edificare simili opere strutturali. La spiegazione del perché questo complesso monumentale sarebbe finora sfuggito alla rilevazione scientifica risiederebbe nel fatto che è rimasto coperto da una fitta vegetazione e uno spesso strato di terra che, col passare dei secoli, l’avrebbe nascosto all’occhio umano trasformandolo in collina dall’aspetto inusuale, nota sul luogo come Visocina Hill.

La scoperta viene filmata e divulgata dalla stampa internazionale; riceve anche un nome, ossia Piramide del Sole. Le sorprese che il sito riserva aumentano con passare dei giorni: si ritiene di aver individuato una via pavimentata, lunga oltre 400 metri, che condurrebbe sulla cima dove si troverebbe una spianata destinata forse a cerimonie, e sui lati del monumento, formati da gradoni di arenaria in perfetto stile mesoamericano, si aprirebbero numerose gallerie che si smarriscono nei meandri del sottosuolo. Dei rilevamenti e foto satellitari proverebbero infine che il monumento sepolcrale sarebbe allineato rispetto ai punti cardinali e dunque questo dimostrerebbe che esso è frutto di opera umana. Nei dintorni vengono rinvenute delle sfere in pietra di lavorazione perfetta, tanto regolare da risultare inspiegabile.

L’equipe che ha effettuato la scoperta, chiamata Bosnian Pyramid of the Sun Foundation, è guidata da Semir Osmanagic, un bosniaco emigrato negli USA dove possiede un’azienda produttrice di elementi di metallo per l’edilizia. Egli non è dunque archeologo, ma ciò non gli impedisce di cimentarsi nella stesura di articoli in perfetto stile New Age, che spaziano dalla storia alternativa alle ipotesi che vorrebbero i Maya legati alle perdute genti di Lemuria e Atlantide da una discendenza, e tutti collegati a vario titolo con gli extraterrestri giunti sulla Terra dalle Pleiadi.

Pochi mesi dopo l’annuncio della scoperta Osmanagic da alle stampe un libro intitolato “The Bosnian pyramid of the Sun – Discovery of the first European pyramids” e sin dalle prime pagine ricopre il lettore di strabilianti sorprese: si scopre immediatamente che la piramide è così antica da risalire ad almeno 10 mila anni fa. L’autore spiega che nella regione balcanica, e in particolar modo in Bosnia, prosperò una civiltà molto avanzata che ebbe il suo massimo periodo di progresso durante l’ultima era glaciale, quando tutto il resto dell’Europa era ancora coperto dalla spessa coltre di ghiaccio. Questa misteriosa popolazione venne però cancellata da una terribile calamità naturale verificatasi al momento dello scioglimento dei ghiacci, che avrebbe provocato una grande ondata distruttrice simile allo tsunami, che fu causa della sparizione della loro civiltà e nascose la piramide sotto uno strato di sedimenti, celandola agli uomini sino ai nostri giorni.

Il testo si inoltra nel terreno delle ipotesi affidandosi alle presunte prove genetiche (che la scienza ufficiale, secondo l’autore, avrebbe tenuto nascoste) che confermerebbero l’esistenza di questo misterioso popolo in grado di vantare legami stretti con gli Illiri, e con le popolazioni delle Americhe e del Perù in particolare; vi sarebbero anche prove delle sue migrazioni nel mondo, anche attraverso continenti oggi scomparsi come i celebrati Mu, Lemuria e Atlantide. Con questo Osmanagic suggerisce corrispondenze estetiche e architettoniche tra le sfere di pietra della Bosnia e quelle simili trovate in Messico e Costarica. Sfere e piramide avrebbero avuto il compito di produrre una forma di energia sconosciuta nella banda ultravioletta in grado di influenzare i processi biologici del corpo umano, inducendo una sensazione di pace e prosperità.

Ma egli non si ferma qui: sarebbero infatti ben tre le piramidi, collocate ai vertici di un immaginario triangolo equilatero, ed ecco sorgere dal passato due nuovi complessi sepolcrali che prendono i nomi di Piramide della Luna e Piramide del Dragone. Nel suo paese natale iniziano così a diffondersi voci che parlano della presenza di altre piramidi non ancora portate alla luce. Un politico bosniaco, Sulejman Tihic, coglie la palla al balzo e afferma che ci sarebbero ben 9 piramidi nascoste, mentre Osmanagic arriva ad affermare che ve ne potrebbero essere alcune anche in Croazia. A quel punto la notizia dilaga e la città di Visoko viene invasa da curiosi e giornalisti; nasce repentinamente il Parco archeologico delle piramidi bosniache, con un conseguente picco dell’attività turistica e una proliferazione di venditori di ricordini a forma di piramide.

Il mondo scientifico mette sotto accusa immediatamente le teorie e le ricerche di Osmanagic per l’assenza di rigore e di metodo; il fatto che egli non sia un archeologico e che sia invece autore di teorie pseudo-archeologiche certamente non gli è di aiuto, anche perché spesso le sue affermazioni si rivelano facilmente criticabili alla prova dei fatti e a volte tendenziose. La Piramide del Sole, ad esempio, non risulta né regolare né tanto meno orientata in base ai punti cardinali, per giunta le pendenze e le lunghezze dei suoi lati sono assai diverse tra loro; la posizione dei tre monumenti sepolcrali che dovrebbe costituire i vertici di un triangolo equilatero viene verificata con strumentazioni sofisticate da Alun Salt, dottorando dell’Università di Leichester, e i suoi calcoli rilevano che vi sono almeno duecento metri di differenza fra i lati che dovrebbero costituire il triangolo perfetto.

Vi sono poi altre rilevanti problematiche legate allo scavo: i lavori sono stati aperti simultaneamente in punti diversi e svolti da volontari senza la presenza di veri archeologi, le fotografie diffuse mostrano lavori di sterro grossolano da cantiere edile, piuttosto che quelli scientifici di uno scavo archeologico; infine, le immagini di documentazione dei lavori non possono essere usate poiché fatte senza inserirvi una scala metrica e sono prive di didascalie, mancanti quindi di indicazioni sul posto dove sono state fatte o su cosa mostrano.

Incurante delle critiche l’equipe di Osmanagic prosegue però nel lavoro, mirando all’avvio di campagne sulle piramidi, all’esplorazione delle presunte gallerie laterali e programmando addirittura conferenze stampa per presentare i risultati. Il mondo scientifico rimane assai freddo al riguardo e alcuni studiosi attaccano Osmanagic sottolineandone le immaginose spiegazioni, l’assenza di metodo scientifico e la palese alterazione dei dati compiuta a supporto delle proprie idee.

Intanto l’UNESCO mostra interesse verso la scoperta e invia in Bosnia una commissione di esperti per verificare le dichiarazioni di Osmanagic, ma la missione torna a casa senza risultati concreti poiché gli esperti dell’UNESCO affermano che non esiste alcuna prova certa dell’esistenza dei tre monumenti.

Le pesanti critiche non fermano Osmanagic e la sua fondazione, e un fiume di foto, filmati e autorevoli opinioni di scienziati persuasi della sincerità del suo lavoro corredano ogni volta i nuovi ritrovamenti e le rivelazioni che vengono comunicate alla stampa. Nel giugno del 2006 viene convocato a Visoko il geologo egiziano Aly Abd Barakat, e la sua visita è seguita, nel settembre successivo, da quella dell’egittologo Mohamed Ibrahim Aly, e di li a breve da quella di altri tre studiosi di archeologia egiziani, Nabil M.A. Swelim, dell’Alexandria Archaeological Society, e Mona Fouad Aly e Soleiman Hamed El-Heweli, dell’Università del Cairo.

Tanto internet e quanto la stampa locale pubblicano le affermazioni degli archeologi egiziani, intervenendo sulla loro portata fino a trasformare delle ipotesi in categoriche certezze, come per l’idea che “la Bosnia sarà chiamata la Terra delle Piramidi”; tralasciano inoltre, così come fa Osmanagic, i moltissimi “se” e l’intonazione possibilista utilizzata dagli studiosi. Vengono evitate considerazioni avverse alle idee di Osmanagic, sottolineate invece dagli archeologi egiziani, come la totale assenza di reperti antichi nella zona, cosa che non consente di proporre una datazione, o la probabilità che i gradoni della piramide possano essere di origine moderna.

L’attenzione sulla notizia diminuisce e a Osmanagic non viene rinnovato il permesso di scavo, ma né lui né la fondazione interrompono i lavori allo scopo di fornire delle nuove prove che possano andare ad avvalorare la loro tesi, con particolare attenzione verso alcuni presunti manufatti che in realtà sono soltanto pietre dalla forma curiosa. Nel turbine delle ipotesi, accanto alle prime tre piramidi vengono identificati un Tempio della Terra e una Piramide dell’Amore, con un successiva scoperta di un inesplicabile alfabeto definito “proto-bosniaco”. In seguito la fondazione di Osmanagic propone una datazione al carbonio 14, peraltro assai controversa, che assegnerebbe un’età di 30 mila anni a un frammento di legno trovato nella roccia di una delle gallerie laterali della piramide.

In realtà una attenta analisi dei dati inizia a portare crepe nella teoria del bosniaco: dalle numerose fotografie (reperibili su internet) la Visocina Hill sembrerebbe davvero una piramide coperta dalla vegetazione e quelli portati alla luce dai lavori di scavo parrebbero realmente gradoni, così come sul versante della collina vi sarebbero dei pavimenti. Si nota però come la forma “a piramide” della collina di Visocina, così come quella dei colli vicini, e alcuni blocchi di pietra che appaiono lavorati dall’uomo sarebbero invece da attribuire ai potenti fenomeni geologici che portarono alla nascita della valle di Visoko. La loro origine sarebbe dunque totalmente naturale. Anche il presunto cataclisma che avrebbe cancellato la civiltà della piramide non è mai accaduto, dato che lo scioglimento dei ghiacciai fu lento e graduale, privo di sconvolgimenti geologici di portata così catastrofica come Osmanagic afferma. Probabilmente i “monumenti sepolcrali” della Bosnia si formano a partire dal Miocene, quindici milioni di anni fa, quando tra Sarajevo e Zelica si formò un vasto lago dalla forma allungata che aveva un’estensione di circa 60 km quadrati e includeva la zona di Visoko. Esso ricoprì l’area per 7 milioni di anni, dando vita sul fondo a una spessa stratificazione di depositi lacustri che in certi punti ha spessore di ben 2 km. Sul finire del Miocene (fra 7 e 5 milioni di anni fa) il lago si prosciugò e gli strati di sedimenti subirono il sollevamento causato dalle spinte tettoniche, formando ciò che Osmanagic afferma siano i gradoni e le pavimentazioni delle piramidi. In certi punti della presunta piramide si riesce a seguire il percorso delle pieghe tipiche delle rocce sedimentarie sottoposte a questi fenomeni geologici.

Le sfere perfette che sembrano fatte da mano umana sono solo delle concrezioni naturali provocate dall’azione dell’acqua che unisce i minerali presenti nella stratificazione intorno ad un nucleo (solitamente un fossile oppure un granello di quarzo), dando vita a queste caratteristiche forme sferiche. Le misteriose gallerie hanno una spiegazione più umana poiché il territorio di Visoko è un’area ricca di carbone, minerali di ferro e di rame; vi si pratica attività estrattiva da lungo tempo; dall’epoca romana per il ferro, dall’età del Bronzo per il rame. I misteriosi simboli trovati nei tunnel, reputati da Osmanagic un antico alfabeto, sarebbero stati tracciati dai moderni minatori tant’è che alcuni di essi sono venuti allo scoperto e lo hanno testimoniato gettando altri dubbi sulla genuinità delle affermazioni di Osmanagic.

Per giunta, questa regione non è affatto inesplorata dal punto di vista archeologico come vorrebbe accreditare Osmanagic, dato che vi sono stati scoperti numerosi siti come quello neolitico di Butnir, dove sono state individuate oltre trecento abitazioni protette da un muro di difesa e databili alla prima metà del V millennio. Molteplici le testimonianze dell’età del Bronzo e del Ferro, con la scoperta di reperti, villaggi e tombe megalitiche. Qui giunse anche la dominazione romana e il geologo Omerbashich ipotizza che furono proprio loro a modellare la Visocina Hill dandole vaga forma di piramide. Tutto questo preoccupa gli archeologi, intimoriti dalle disinvolte ricerche dell’equipe di Osmanagic, che potrebbero causare gravi distruzioni alle testimonianze archeologiche ancora presenti sotto terra nella zona. La squadra della “Bosnian Pyramid of the Sun Foundation” non è affatto sostenuta da archeologi e tecnici, ma è composta solo da scavatori e improvvisati esploratori. Da notare che agli inizi del 2007 la Fondazione ha sostituito il direttore del museo di Visoko, Senad Hodovic, e la geologa Nadija Nukic, per ragioni non meglio precisate ma facilmente intuibili.

Per fortunata è intervenuto il Ministro della Cultura di Bosnia che ha emanato un decreto con cui ha posto sotto tutela i siti in questione, rendendosi conto del rischio che la corsa alla scoperta fanta-archeologica potrebbe portare alla distruzione di reperti autentici, in grado di consentire la fedele ricostruzione della storia di questo territorio, la vita e le usanze di chi l’ha abitata, la loro arte e la loro cultura.

Alla luce di tutto ciò, con buona probabilità le piramidi della Bosnia sono un classico caso di abbaglio fanta-archeologico e mostrano tutti gli elementi tipici di queste situazioni: antiche piramidi, misteriose gallerie sotterranee che si perdono nel profondo della terra, continenti cancellati da catastrofi naturali, tecnologie misteriose e dimenticate, uomini in stile Indiana Jones, complotti e patriottismo. A ciò si aggiungono i “peccati” di Osmanagic, ossia l’assenza di rigore e di metodo scientifico nelle sue ricerche, le sue affermazioni affrettate e fantasiose, la ricerca di sensazionalismo e lo sfruttamento oculato dei mezzi di comunicazione.

Per l’approfondimento si possono visitare i siti web:

www.piramidasunca.ba/en 
sito ufficiale della Bosnian Pyramid of the Sun Foundation, in inglese 

http://irna.lautre.net/-Bosnian-pyramids-.html
sito contenete opinioni contro l’autenticità delle piramidi bosniache

http://blog.archeologia.com/234/le-piramidi-di-bosnia-tra-fantasia-e-realta/temi-epoche-archeologia
articolo divulgativo sul tema, fonte di consultazione per questo articolo

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12 Commenti

  1. Alba
  2. patrizia
  3. ste
  4. Paolo Debertolis
  5. Andrea
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