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Brescia romana: Brixia

Brescia romana: Brixia

Brixia: la Brescia romana

Livio ci riferisce che l’insediamento indigeno costituiva il centro principale dei Cenomàni, popolazione di stirpe gallica stanziata nel territorio bresciano e veronese dal IV sec. a.C. Essi accolsero l’alleanza offerta dai Romani nel 225 a.C., ottenendo così di estendere il loro territorio fino all’Adda a danno degli Insubri. Tuttavia, successivamente alla decisione dei Romani di dedurre le colonie di Placentia e Cremona nel 218 a.C., si unirono agli Insubri nella lotta contro Roma, e vennero sconfitti nel 197 a.C.

Nel 194 a.C. conclusero, quindi, un trattato di pace divenendo socii foederati con la clausola che gli appartenenti al popolo dei Cenomàni non avrebbero potuto essere accolti tra i cittadini romani.

Grazie al processo di romanizzazione, favorito dagli scambi sempre più frequenti, nell’89 a.C. la città ottenne la concessione dello ius Latii. Brescia ricevette così lo statuto di colonia latina e si dotò di una prima sistemazione urbanistica. Nel 49 a.C. la città ricevette la cittadinanza romana e il nuovo municipium fu ascritto alla tribus Fabia.

In epoca augustea Brixia ottenne il titolo onorario di colonia civica Augusta, ed entrò a far parte della regio X Venetia et Histria.

Sotto Tiberio venne ultimata la definitiva strutturazione urbana. Fu coinvolta anche nella guerra civile successiva alla morte di Nerone, e alla vittoria di Vespasiano seguì la ricostruzione della città. Dal II al V secolo venne coinvolta in diverse vicende belliche sia in seguito a lotte per la successione, sia a incursioni di popolazioni barbariche.

Urbanistica di Brescia romana

Brixia sorse sull’area già precedentemente occupata dai Cenomani enon ebbe una sistemazione urbanistica vera e propria fino al I sec. a.C.

Le mura

Le mura, risalenti all’epoca augustea, sono solo in parte note. Probabilmente a nord racchiudevano anche il colle Cidneo per motivi di difesa e cultuali, infatti vi sorgeva un santuario.

L’impianto viario

La città presentava un impianto ortogonale, con al centro, ai piedi del colle Cidneo, il foro, e due differenti orientamenti con un’angolazione lievemente differente tra di loro: l’area orientale divergerebbe di quattro gradi verso sud rispetto a quella occidentale.

L’asse stradale principale nord-sud non prevedeva l’accesso al foro, essendo chiuso a sud dalla basilica e da due isolati minori, invece l’asse est-ovest, tratto cittadino della Via Emilia Gallica, era l’unica via d’accesso al foro e corrisponde all’attuale Via Musei.

Dopo la vittoria di Vespasiano, per cui la città aveva parteggiato durante la guerra civile, si ebbe un nuovo impulso edilizio, che comportò il riassetto del foro divenuto più largo e più corto del precedente. Alle sue estremità fu costruito a nord il capitolium, dedicato nel 73 d.C., che sorse sui resti del santuario repubblicano della prima metà del I sec. a.C.; a sud fu ristrutturata la basilica.

Edifici pubblici

Ad est del Capitolium sorgeva il teatro addossato alle pendici del colle, di datazione incerta, ma che ricevette il suo assetto definitivo in età flavia.

Note

  • Livio, Ab urbe condita, IV, 30.

Bibliografia

  • M. Mondini, A. Breda, Brescia, in Archeologia urbana in Lombardia, Modena 1984.
  • AA.VV., Storia di Brescia, Brescia 1963.
  • U. Tocchetti Pollini, L’avvio del fenomeno urbano e la trasformazione del territorio in età romana (I sec. a.C.-III sec. d.C.), in Archeologia in Lombardia, Milano 1982.
  • A. Valvo, La storia della città, in L’età romana, la città, le iscrizioni, Milano 1998.

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