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Caiazzo. L’antica Caiatia

Caiazzo. L'antica Caiatia

Caiatia fu abitata fin dalla preistoria come testimoniato da numerosi ritrovamenti archeologici. Fu però fondata con molta probabilità dagli Opici che sfruttarono al meglio la felice posizione geografica di cui ancora oggi può godere. Fu abitata dagli Etruschi prima di essere conquistata dai Sanniti nel 431 a. C. Il console romano Giunio Bubulco la conquistò durante la seconda guerra sannitica, anche se poi, con la città di Capua, si ribellò a Roma durante la guerra sociale. Dopo la conquista sillana divenne prima colonia e poi municipium, infine sede di una zecca che batteva moneta.

La tradizione vuole che nativo di Caiatia fosse il due volte console Aulo Attilio Caiatino,conquistatore di Palermo (l’antica Panormum ) nel 254 a. C., e dittatore nel 249 a. C. Il nucleo cittadino dell’antica Caiatia, in particolare l’acropoli, corrisponde oggi al perimetro di un castello longobardo, ma è ancora oggi facilmente intuibile il contorno delle mura difensive in opera poligonale databili al IV sec. a. C.

Del periodo romano è una cisterna databile al II sec. d. C. Si tratta di due grandi ambienti di forma rettangolare, orientati verso Nord-Ovest e comunicanti tra loro. La volta è a botte e realizzata in calcestruzzo. Le pareti, invece, sono rivestite dalla malta idraulica. Una recente opera di ripulitura dagli ambienti ha permesso di riportare alla luce l’antico pavimento in cocciopesto oltre all’innesto del tubo di piombo che permetteva la fuoriuscita dell’acqua che arrivava direttamente dall’acquedotto del Formale e che serviva a rifornire Caiatia. All’interno della cisterna l’acqua arrivava attraverso una piccola fenditura che presenta tracce d’incrostazioni calcaree. Attraverso un pozzo, la cisterna era collegata alla piazza del foro cittadino.

L’acquedotto, di cui è incerta la data di costruzione e che alimentava la cisterna, riforniva d’acqua anche importanti ville romane che si trovavano lungo la strada che da Caiatia portava alle città di Alife e Telesia. Le fistole di piombo dell’acquedotto erano seminterrate. L’acqua arriva anche a rifornire una fontana detta della Fistola, costituita da una bocca a forma di mascherone realizzato in calcare bianco.

Del periodo romano restano poi scarse testimonianze archeologiche se si escludono le numerose epigrafi sepolcrali e un’iscrizione che informa sull’erezione di parapetti di sostegno nell’area del foro per iniziativa di un non altrimenti noto Marco Gavio.

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