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Calvi Risorta (Ce). L’Archeoclub in visita alla grotta delle 7 chiese di Olevano sul T.

Riceviamo e pubblichiamo questa nota di Paolo Mesolella, della sede Archeoclub di Calvi Risorta, su una visita effettuata alla:

“CAVERNA DELLE SETTE CHIESE AD OLEVANO SUL TUSCIANO (SA), INSEDIAMENTO MONASTICO DOCUMENTATO FIN DALL’819 DIVENTATO COVO DEL BRIGANTE NARDANTUONO

Una delle più belle e suggestive meraviglie d’Italia. Un monumento imponente e straordinario, il monastero rupestre di Olevano sul Tusciano (Sa) detto anche la “Caverna delle sette chiese”. Una Grotta intitolata all’Arcangelo S. Michele (protettore dei Cristiani contro i saraceni nel IX secolo) che si estende per un chilometro all’interno del monte Raione e la sua altezza raggiunge i quaranta metri. Sembra di trovarsi in un luogo incantato, d’altri tempi. Di esso infatti parlano il “Cronicon Salernitano” nell’867 ed il famoso “Cronicon Volturnense” del monaco Giovanni nell’819. Un luogo costruito appunto dai monaci appartenenti ai benedettini di S. Vincenzo al Volturno (qualcun altro pensa addirittura a monaci Basiliani si provenienza orientale) nel IX – X secolo .

Un luogo dal freddo pungente e buio, dove è possibile penetrare solo con le lampade elettrice. Qui l’8 maggio di ogni anno, salgono in ventimila e qui ieri si sono recati in visita anche i soci dell’Archeoclub Cales, guidati dal presidente Mesolella. Anche per vedere se gli straordinari affreschi del X secolo hanno qualche affinità con quelli caleni delle Grotte dei Santi e delle Fornelle. Una serie impressionante di affreschi infatti si confonde all’interno dell’imponente grotta, sui muri di ben sette chiese, che qualcuno vuole fossero “Martirya”, dedicati ai Misteri di Cristo. La visita, stante l’inaccessibilità del sito, chiuso dalla Soprintendenza, è stata possibile grazie al preside Don Andrea Cerrone, al dottor in Beni culturali Vittorio di Cunzolo, al sindaco di Olevano, avv. Adriano Cianci, e all’agente di polizia municipale Ernesto la Francesca che hanno guidato i soci caleni all’interno dell’inaccessibile monumento, dove si intravedono almeno cinquanta affreschi tra i quali quelli rappresentanti la “Traditio Legis et Clavium” con S. Pietro e Paolo mentre Gesù calpesta il leone ed il serpente (il diavolo e l’eresia ariana) e consegna a S. Pietro le chiavi e a S. Paolo il rotolo della legge; poi S. Giovanni e l’agnello, Maria Regina in trono, S. Giovanni Battista e l’Evangelista.

E poi ancora una lunga serie di affreschi, a destra e a sinistra, quasi a ripercorrere per intero la “Bibbia Pauperum”, con rappresentate l’Annunciazione, la Visitazione, la Natività, il Battesimo di Cristo, la Presentazione di Gesù al tempio, S. Benedetto, S. Scolastica, S. Placito, S. Vito, S. Anastasio e Ario di fronte a Costantino, la Crocifissione di S. Pietro, la Crocifissione di Cristo (con gli occhi aperti, ed il volto tranquillo, serafico)e tanti altre figure di devozione. Gli affreschi, ha spiegato il dott. Cunzolo, secondo l’autorità del Beting, sono di origine longobarda beneventana ed in essa si ritirò il grande papa Gregorio VII come ancora oggi testimonia il cosiddetto “Giardino del papa”, che si trova all’esterno della grotta dove sono state scoperte anche alcune tombe di monaci con la testa rivolta all’antro. All’interno della grande cavità, disegnata da candele di alabastro, si procede lungo un chilometro di strada in salita, per un sentiero sconnesso bagnato e al buio, solo guidati dalla luce delle torce. Così si passa dalla prima basilica, alla seconda, alle altre sei cappelle, l’ultima delle quali, inaccessibile, nel ventre profondo della terra, la tradizione vuole sia stata il rifugio del celebre brigante di Olevano sul Tusciano, Antonio di Nardo detto Nardantuono. Ma questa è tutta un’altra storia.”

Paolo Mesolella

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