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Cammino di Santiago: leggende e avvenimenti storici

Il "Cammino Francese" per Santiago de Compostela

Il “Cammino Francese” per Santiago de Compostela

Il Cammino Francese è il primo itinerario storico ad essere stato riconosciuto ufficialmente dall’UNESCO ed è caratterizzato da una grande ricchezza di testimonianze storiche, culturali e folkloristiche, che ravvivano la memoria di secoli di passi che si sono susseguiti sui sentieri che lo costituiscono. I luoghi che esso attraversa sono spesso ammantati di un alone leggendario, percepibile dal visitatore che osserva i monumenti e si lascia avvolgere dallo spirito dei luoghi. Lasciando da parte ogni pretesa di completezza, cerchiamo di proporre alcuni racconti leggendari e storici ambientati lungo questo itinerario.

Battaglia di Roncisvalle

La battaglia di Roncisvalle, avvenuta il 15 agosto 778, fa parte del ciclo delle gesta di Carlo Magno e dei suoi Paladini ed è spesso ricordata come una delle più note battaglie condotte dal re franco. Secondo la tradizionale narrazione della Chanson de Roland, la battaglia viene condotta da re Carlo contro 400.000 saraceni, che, guidati dal traditore Ganelone (Gano di Maganza), prendono alle spalle la retroguardia dell’imperatore, travolgendola e uccidendo diversi Paladini, fra cui Orlando. Il re, avvedutosi del pericolo, inverte la marcia dell’esercito e riesce a sopraffare i mori, giungendo sul posto in tempo per cogliere gli ultimi respiri di Orlando e scoprire il tradimento di Ganelone.

Battaglia di Roncisvalle
Stampa ottocentesca con la morte di Orlando

Storicamente, però, i fatti si svolgono diversamente. Carlo Magno, cercando di porsi alla testa della Reconquista e di cacciare i musulmani dalla penisola iberica in qualità di difensore dei cristiani, conquista Pamplona e Barcellona, giungendo ad assediare Saragozza. Ciò nonostante, la sua azione non gli ottiene il favore degli abitanti del posto. Ricevendo notizia di una rivolta dei Sassoni da poco sottomessi nei territori franchi, Carlo decide di rientrare al di là dei Pirenei. Al comando della retroguardia dell’esercito pone Orlando e la guardia reale, con il compito di salvaguardare il bottino conquistato durante la campagna militare.

L’armata avrebbe attraversato i Pirenei al passo di Roncisvalle. Vedendo l’esercito rientrare al di là delle montagne, i Baschi, abitanti del luogo organizzano un’imboscata, mirata a travolgere la retroguardia di Carlo e a saccheggiare i tesori che essa trasporta. Nella scorribanda, trovano la morte Orlando, duca della Marca di Bretagna, il conte Anselmo, il siniscalco Eginardo. Essi vengono sepolti nella cappella dei Paladini a Roncisvalle, dove verranno poi seppelliti anche i resti dei pellegrini che non sopravvivevano al valico dei Pirenei e dei monaci della vicina Collegiata. Oggi al Porto de Ibañeta, luogo in cui probabilmente si svolse la battaglia, sorge una cappella, la cui campana viene tradizionalmente suonata dai pellegrini, che affidano le proprie preghiere ai valorosi caduti.

Il pellegrino morto ai Porti di Cise e portato dall’Apostolo al Monte do Gozo

Si narra che trenta cavalieri si dirigevano insieme in pellegrinaggio a Santiago de Compostela e che tutti, tranne uno, si giurarono di aiutarsi a vicenda e di non abbandonarsi nelle difficoltà. Nel momento in cui uno di essi si ammalò, lo abbandonarono tutti, tranne quello che non aveva dato la sua parola, che lo soccorse e si prese cura di lui. All’Alto de Ibañeta, il cavaliere malato morì, mentre il suo accompagnatore, che si ritrovò da solo, vide arrivare uno sconosciuto a cavallo che li fece entrambi salire in groppa alla propria cavalcatura.

Con una cavalcata lunga una notte, giunsero a Santiago de Compostela, dove lo sconosciuto cavaliere si fece riconoscere come l’Apostolo. Dopo aver seppellito il pellegrino defunto, San Giacomo annuncia al compagno che, a sua volta, avrebbe incontrato gli altri ventotto cavalieri e avrebbe dovuto raccontare loro l’accaduto, imponendo loro una penitenza perché potessero continuare il loro pellegrinaggio.

La leggenda dell’abate Virila

Il monaco Virila, nacque nei pressi del monastero di Leyre di cui divenne abate. Un giorno di primavera, il sant’uomo si avventurò nel bosco, leggendo un libro e riflettendo sull’eternità. Mentre si aggirava fra gli alberi, rimase affascinato dal canto di un usignolo e si trattenne ad ascoltarlo fino a cadere addormentato. Al suo risveglio, si avviò per tornare al monastero. Arrivando alla portineria, nessuno lo riconosceva, né si ricordava di lui.

L'abate Virila
L’abate Virila

Per dimostrare la propria identità, l’abate chiese di poter consultare gli archivi del monastero. Trovò documenti che testimoniavano l’esistenza di un abate Virila “…perso nel bosco” circa trecento anni prima. La notizia del miracolo si diffuse nel monastero e i monaci iniziarono a celebrare la loro gioia con un Te Deum: nel mezzo del canto, la volta della chiesa si aprì, lasciando entrare la voce di Dio che proclamò: “Virila, hai trascorso trecento anni ascoltando il canto di un usignolo e ti sono sembrati un solo istante. Le gioie dell’eternità sono molto più perfette”.

Fuente Reniega

Pochi chilometri dopo la città di Pamplona, lungo la salita verso l’Alto del Perdón, si trova una fonte d’acqua alla quale i pellegrini che conoscono questa leggenda riconoscono facilmente. Si narra infatti, che un giorno, nel Medioevo, un pellegrino giunge in cima alla salita, attanagliato dalla sete. Il diavolo, travestito da viandante, si offre di indicargli una fonte nascosta, purché il pellegrino rinneghi Dio, la Vergine Maria o Santiago. A tale offerta, il pellegrino si rifiuta di rinnegare la propria fede, fin quando non è esausto. È in questo momento che Santiago stesso appare, vestito da pellegrino, per soccorrerlo. Lo conduce alla fonte nascosta e gli offre da bere dalla sua conchiglia.

Il Poggio di Orlando

Lungo il Cammino di Santiago, nella regione della Rioja, fra Navarrete e Tricio, si trova il Poyo de Roldán (Poggio di Orlando). La si può vedere a destra della strada e racchiude un’antica leggenda: nel castello di Nájera viveva Farragut o Ferragut, un gigante siriano discendente di Golia e molto più forte dell’avo. Egli si scontrò con tutti i migliori guerrieri di Carlomagno e li sconfisse tutti, salvo Orlando. Questi, un giorno si trovava sulla collina e vide il gigante seduto presso la porta del suo castello. Orlando raccolse una pietra rotonda che pesava due libbre e la lanciò in direzione del gigante. Lo colpì alla fronte e Farragut cadde morto. Da questo episodio, il poggio prende nome di Poggio di Orlando.

Miracolo del Gallo e della Gallina

Santo Domingo de la Calzada è famosa soprattutto per il miracolo del gallo e della gallina, ricordato ancora oggi ai pellegrini, grazie alla presenza di una stia ospitante un gallo e una gallina bianchi e vivi nella cattedrale. Un detto popolare recita: “Santo Domingo de la Calzada, dove la gallina cantò dopo essere stata cotta” (Santo Domingo de la Calzada, donde cantó la gallina después de asada). La tradizione ricorda che, nel XIV secolo, una famiglia di pellgrini tedeschi, composta dai genitori e da due figli, un maschio e una femmina, si trova a pernottare presso una locanda di Santo Domingo. Durante la notte, la figlia del locandiere offre, non richiesta, le proprie grazie al giovane tedesco, di nome hugonell, il quale, tenendo fede al voto di pellegrinaggio, rifiuta la proposta. La fanciulla, risentita, cela nella bisaccia del ragazzo una coppa preziosa, sottratta alla locanda.

Il giorno seguente, la figlia del locandiere denuncia il furto e il giovane viene condotto dal giudice che lo condanna all’impiccaggione. I suoi famigliari, addolorati, assistono all’esecuzione e proseguono il viaggio verso Santiago de Compostela. Sulla via del ritorno, ripassando per Santo Domingo de la Calzada, trovano San Giacomo in persona che sostiene il loro figlio, impedendogli di morire appeso alla forca. Dopo averlo fatto scendere a terra, corrono dal giudice per fargli correggere la sentenza, visto che l’Apostolo attestava l’innocenza del figlio con il miracolo: lo trovano seduto a tavola, intento a mangiare. Dopo aver ascoltato il racconto dei Tedeschi, il giudice afferma che loro figlio è morto tanto quanto il gallo e la gallina che stava per mangiare prima di essere interrotto. E, immediatamente, i due volatili saltano su dal piatto e iniziano a cantare e beccare.

Il Passo d’Onore al Ponte di Órbigo

Il passo d’onore fu un torneo molto famoso, che si svolse sul ponte presso la città di Hospital de Órbigo, nella provincia di Leon. Nell’anno giacobeo 1434, il cavaliere don Suero de Quiñones, membro di un famiglia nota e facoltosa, chiese udienza al re, Giovanni II di Castiglia per presentare una richiesta per indire un torneo speciale. Don Suero avrebbe costretto a partecipare al torneo tutti i cavalieri che si fossero trovati ad attraversare il ponte, punto obbligato del Cammino di Santiago. Se si fossero rifiutati, avrebbero dovuto lasciare un proprio guanto e attraversare il fiume a guado.

Passo d'Onore al Ponte di Órbigo

Le Giuste sarebbero durate un mese, nel quale don Suero sarebbe stato sostenuto nello sforzo dei duelli dai suoi nove migliori amici. Il cavaliere ogni giovedì portava al collo un anello, come prova di amore verso la sua dama, Dona Leonor de Tovar. Egli propose il torneo proprio per potersi liberare dal voto di portare l’anello: al termine della tenzone si sarebbe recato in pellegrinaggio alla tomba dell’Apostolo, ma solo dopo aver sconfitto tutti i cavalieri e spezzato 300 lance.

Il re accordò a Don Suero il permesso e invitò i migliori cavalieri del regno a passare per il Ponte di Hospital de Órbigo. Le Giuste iniziarono il 10 luglio 1434 e terminarono il 9 agosto, giorno in cui don Suero venne ferito, con un’unica interruzione il 25 luglio per la festa di San Giacomo. I cavalieri si fecero costruire un capannone vicino al ponte e ogni giorno iniziava con una Messa solenne e terminava con una grande festa. Nel corso dei combattimenti ci fu un solo morto, il catalano Asbert de Claramunt.

Quando il torneo fu terminato, don Suero e i suoi compagni compirono il pellegrinaggio a Santiago per sciogliere il voto. Don Suero lasciò presso la tomba del Santo l’anello e la cintura azzurra, segni del suo amore per la sua dama. Attualmente, la cinta orna il collo di un’immagine di San Giacomo Minore nella cattedrale, nella cappella delle reliquie, mentre l’anello è una collana d’oro conservata presso la cattedrale.

Il Santo Calice di O Cebreiro

Fra Lugo e Leon sorge un paesino montano chiamato O Cebreiro, molto famoso fra i pellegrini poiché è posto al termine dell’ultima grande salita del Cammino Francese, costituendo la porta della Galizia. Uno dei primi edifici che vengono incontro al pellegrino è una chiesetta romanica, Santa Maria A Real, la più antica lungo tutta la via di pellegrinazione. Essa risale al IX secolo, quando fu fondata da un gruppo di monaci benedettini e conserva un calice noto come il Santo Graal Gallego.

Santo Calice di O Cebreiro

La leggenda narra che all’inizio del XIV secolo in questa chiesa si verifica un miracolo. Un giorno tempestoso, un contadino del vicino paese di Barxamaior si reca alla chiesetta per partecipare alla Santa Messa. Quando l’uomo entra nella chiesa durante la celebrazione, il sacerdote pensa: “Quest’uomo è pazzo: con una così forte tempesta e un con un sentiero tanto faticoso, si avventura fin qui per vedere un pezzo di pane e un po’ di vino”. E in quell’istante il pane si trasforma in carne e il vino in sangue, castigando il prete incredulo.

Due secoli dopo, i Re Cattolici si recarono in visita presso la chiesetta e fecero dono di un prezioso reliquiario, in cui è conservato il calice e la patera datati al XII secolo. Queste due reliquie sono anche raffigurate sullo stemma della Galizia.

Conclusioni

Quelle qui riportate sono solo alcune delle numerosissime leggende che si incontrano lungo il percorso del Cammino Francese. Per conoscerle tutte, naturalmente, sarebbe necessario percorrere a piedi quello storico itinerario e prestare ascolto agli abitanti del posto, ai pellegrini più navigati e leggere la millenaria storia di quei luoghi nei loro monumenti storici.

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