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Cammino di Santiago: storia e origine

Cammino di Santiago: storia e origine

Il Cammino di Santiago nella storia e le sue origini 

Molti credono che il Cammino di Santiago sia un sentiero che attraversa la Spagna settentrionale e, partendo dai Pirenei conduce fino alla cattedrale di Santiago de Compostela in Galizia e termina sulla Costa da Muerte, sull’Oceano Atlantico, a Finisterrae o Muxia. In realtà è molto di più. Il nome Cammino di Santiago indica non un solo percorso, bensì infinite strade e sentieri che, da ogni parte d’Europa conducono e condussero i pellegrini fino a Santiago de Compostela e alle sponde dell’Oceano. Perché nel Medioevo, come per pochi fortunati tradizionalisti moderni, il Cammino di Santiago inizia a casa propria. L’intero continente europeo è attraversato da mille anni da una rete infinita di percorsi tracciati dai pellegrini medievali che per fede o imposizione hanno camminato ad limina Sancti Jacobi, alla tomba di San Giacomo e che oggi sono riconosciuti e tutelati dall’UNESCO come itinerari storici e culturali e, quindi, Patrimonio dell’Umanità. 

Origini del culto jacopeo

Il moderno percorso noto come “Camino Francés” o Cammino Francese, che conduce i pellegrini dal versante francese dei Pirenei, attraverso tutta la Spagna settentrionale fino alla cattedrale di Santiago de Compostela e poi a Finisterrae o Muxia, ricalca il viaggio narrato nel quinto libro del Codex Calixtinus, scritto, secondo la tradizione, da Aiméry Picaud nel XII secolo (la redazione del Codice in sé viene però datata attorno al 1260). Tale volume è dedicato alla gloria di San Giacomo Maggiore e al suo culto in Santiago de Compostela ed è una fonte imprescindibile per studiare le origini del Cammino di Santiago. La paternità e la committenza del Codice sono oggetto di dibattito, in quanto esso venne corredato, per anticiparne artificiosamente la data di realizzazione, da una bolla di papa Callisto II, morto nel 1124. Probabilmente, esso venne realizzato nello scriptorium della cattedrale di Santiago ed ora è conservato a Barcellona.

San Giacomo apostolo
San Giacomo apostolo

Nel terzo libro del Codice, si narra come avvenne la traslazione del corpo di San Giacomo da Gerusalemme fino in Galizia. Ricordiamo che l’Apostolo la cui tomba è venerata e conservata nel cuore della Cattedrale di Santiago de Compostela è San Giacomo Maggiore, fratello di Giovanni e figlio di Zebedeo, nonché, secondo la versione compostellana, primo vescovo della Chiesa di Gerusalemme dopo la morte di Gesù. L’Apostolo, dopo l’Ascensione di Gesu, lasciò la Palestina per evangelizzare la penisola iberica, ma ebbe un ben misero successo, riuscendo a convertire e raccogliere attorno a sé solo una manciata di discepoli.

Dopo diverse disavventure, Giacomo tornò a Gerusalemme, dove divenne capo della comunità cristiana. A Gerusalemme incontrò la morte per decapitazione fra il 41 e il 44 d.C., per ordine di Erode Agrippa I. I pochi discepoli ispanici che l’avevano seguito a Gerusalemme, trafugarono il corpo e lo caricarono su una barca senza equipaggio che, guidata dagli angeli, li condusse alla foce del fiume Ulla, presso il capo di Finisterre in Galizia. Anche lì, però, i cristiani erano perseguitati e i discepoli dovettero difendere le spoglie del loro maestro dalle persecuzioni della Regina Lupa e da Re Duyo. Miracolosamente, la Regina Lupa si convertì alla fede cristiana e l’Apostolo trovò sepoltura nella piana in cui sorgerà secoli dopo la città di Santiago. Dopo tali avvenimenti, il luogo di sepoltura fu dimenticato.

Un alone di leggenda tinge anche la memoria degli eventi che condussero alla riscoperta del sepolcro di San Giacomo. Nel IX secolo, nella diocesi di Iria Flavia, un eremita chiamato Pelagio ebbe una visione in cui gli apparvero delle luminarie nel cuore di una selva, mentre udiva cantare gli angeli. L’eremita avvertì dell’accaduto il vescovo Teodomiro, il quale, accorso sul posto, scoprì una tomba che conservava i resti di tre individui, dei quali uno aveva il capo mozzato ed era identificato dalla scritta “Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé”. Sul luogo della tomba venne costruita, per ordine di Alfonso II re delle Asturie, la prima cattedrale, dove nell’893 presero dimora i primi monaci benedettini, e attorno ad essa sorse la città di Santiago de Compostela. Al di là della tradizione, gli scavi archeologici effettuati nel XX secolo, hanno mostrato come sotto la cattedrale jacopea si trovi una necropoli cristiana, romana e germanica, databile ai secoli I-VII d.C..

La città di Santiago prese così il nome dall’Apostolo e tradizionalmente dal “Campo di stelle” della visione di Pelagio e iniziò fin dai primi secoli ad accogliere i primi pellegrini. 

Santiago, la Reconquista e la nascita del pellegrinaggio

Nel X e XI secolo, ricordiamo che la situazione politica della penisola iberica era piuttosto burrascosa: la Spagna centrale e meridionale erano sotto l’occupazione araba e la riscoperta del sepolcro di San Giacomo divenne uno stimolo per il nascente movimento della Reconquista. Il culto dell’Apostolo si configurò come un simbolo della riappropriazione dei territori perduti e sono numerosi i miti legati alla partecipazione di San Giacomo alle battaglie fra i principi cristiani e i Mori: in particolare, ricordiamo la battaglia di Clavijo, combattuta il 23 maggio 844, alla quale Santiago avrebbe preso parte in sella a un cavallo bianco per sostenere l’esercito asturiano messo in difficoltà dai nemici. Da questo episodio discende la diffusissima rappresentazione di Santiago “Matamoros”, ossia “ammazza mori”, in cui il santo compare in sella ad un destriero bianco, con la spada sguainata nella mano destra, mentre il cavallo schiaccia un Moro disarmato, caduto a terra.


Santiago Matamoros

Il ruolo della città di Santiago nelle vicende della Reconquista assume un ulteriore peso simbolico quando, nell’anno 997, l’esercito musulmano di Al-Manzor distrusse la città e danneggiò gravemente la cattedrale, lasciando però intatta la tomba dell’Apostolo. Nel 1075 fu iniziata la nuova basilica, voluta dal vescovo Diego Pelàez con il sostegno della casa reale di Castilla y Leon. Mentre i lavori erano ancora in corso, il vescovo successivo, Diego Gelmirez, ottenne da papa Callisto II che Santiago diventasse sede arcivescovile e la dotò del prestigioso palazzo vescovile. Sotto la sua direzione, la cattedrale venne dotata dell’apparato decorativo più noto anche ai giorni nostri: il Portico de la Gloria di Mastro Matèo, completato nel 1188. Nel 1211 la nuova cattedrale venne finalmente consacrata.

Il culto jacopeo, in quanto propulsore e simbolo della Reconquista, divenne anche oggetto di grande attenzione da parte dell’ordine cluniacense, che lo sostenne mettendo a disposizione dei pellegrini e dei viandanti sulle rotte principali verso Santiago de Compostela alcuni dei più grandi e meglio organizzati rifugi e ospitali (l’Ospitale di Santa Cristina lungo il Cammino Aragonese, nella regione pirenaica è il più grande e famoso, una vera oasi nel deserto per i pellegrini che affrontavano la montagna). A partire dall’XI secolo, il Cammino di Santiago divenne un fenomeno di portata europea, grazie soprattutto al sostegno dei regni di Navarra e di Leon, in particolare re Sancho el Mayor di Navarra e Alfonso VI di Leon diedero un grande contributo alla tracciatura del tracciato di massima di quello che ancora oggi è noto come Camino Francés

Il Cammino di Santiago come fenomeno europeo

Il Cammino Francese divenne una vera e propria direttrice per i pellegrini di tutta Europa: esso sfruttava vie di comunicazione preesistenti, soprattutto antiche vie romane, e venne munito di infrastrutture preziose, quali ponti, ostelli, ospitali, chiese, abbazie e monasteri che prestavano soccorso e accoglienza ai viandanti. Lungo l’itinerario sorsero anche numerosissimi centri abitati, che sfruttavano e assistevano i pellegrini (il pellegrino, come oggi il turista, aveva necessità di trovare alloggio e di comprare del cibo, divenendo perciò una fonte di ricchezza in regioni spesso desolate e quasi disabitate, come le Mesetas fra le città di Burgos e di Leon).

Oltre ai monaci cluniacensi, dopo l’inizio delle Crociate e la fondazione degli ordini militari (Cavalieri del Tempio, Cavalieri di San Giovanni, Cavalieri Teutonici, …), nell’accudire i pellegrini si aggiunsero proprio questi originali ordini monastici, che avevano fra i propri scopi la protezione dei fedeli che si recavano per motivi di fede nei luoghi della Terra Santa e presso gli altri grandi santuari della Cristianità. In effetti, uno degli aspetti più problematici che doveva affrontare un uomo dell’Anno Mille che decideva di mettersi in viaggio per centinaia di chilometri attraverso l’Europa, era quello della propria sicurezza ed integrità fisica: oltre alle intemperie e alle fatiche del viaggio, nei boschi, sulle montagne e nelle lande desolate erano spesso in agguato gruppi di banditi, pronti a rapinare ed uccidere. Il ruolo dei monaci cavalieri era spesso proprio quello di proteggere i pellegrini e mantenere la sicurezza sulle strade.

Come già si è detto, però, accanto al Cammino Francese, oggetto del quinto libro del Codex Calixtinus, si sviluppò una fitta rete di strade e percorsi che attraversavano l’Europa diretti a Santiago de Compostela. Quello più frequentemente percorso dai pellegrini provenienti dall’Italia era noto come Via Tolosana, che risaliva la valle del Rodano, facendo tappa nella città di Arles, poi a Narbonne e Tolosa, per valicare infine i Pirenei al Passo di Somport, dove il pellegrino avrebbe potuto trovare rifugio nell’Ospitale di Santa Cristina.

I pellegrini che provenivano dalla Renania e dalla Borgogna, invece, attraversavano la Francia percorrendo la Via Podense, passando per i santuari di Le-Puy-en-Vélay, Moissac e Conques. La Via Lemovicense era percorsa dai pellegrini tedeschi, loreni e della Champagne, che passavano da Vezelay. Infine, il quarto itinerario francese principale era la Via Turonense, che conduceva i pellegrini della regione di Parigi della Francia centro-settentrionale da Tours a Poitiers, di qui a Bordeaux e ad Ostabat, luogo di congiunzione di tutti i Cammini francesi verso la Spagna. In linea generale, una volta giunti alle pendici dei Pirenei, i viandanti si trovavano davanti due possibilità: valicare le montagne dai Porti d’Aspe (Somport) ed entrare in Aragona, oppure attraversare i Paesi Baschi, entrando in territorio spagnolo da Roncisvalle, luogo di memorie carolinge, munito della preziosa Real Collegiata di Nostra Signora e di un grande ospitale, ancora oggi attivo.

In territorio spagnolo, il pellegrino si trovava ad attraversare – e si trova ancora oggi ad attraversare – i regni di Navarra, la Rioja, Castilla y Leon e infine la Galizia, transitando per grandi città e piccoli villaggi, dove la memoria del Cammino e il culto jacopeo era ed è impressa nelle opere d’arte e nei monumenti. Le tappe più importanti lungo il Cammino Francese sono Roncisvalle, Pamplona, Burgos, Carriòn de los Condes Leon, Astorga alle pendici del Monte Irago, oggi coronato dalla Cruz de Hierro, poi Ponferrada, Villafranca del Bierzo e Sarria.

Santiago de Compostela
Santiago de Compostela

Dopo la creazione di percorsi protetti e ben attrezzati, un ulteriore fattore che favorì l’aumento dei pellegrini diretti a Santiago de Compostela fu l’istituzione da parte di Papa Callisto II nel 1122 dell’Anno Santo Jacobeo, che si celebra ogni anno in cui il 25 luglio, festa di San Giacomo Maggiore, cade di domenica (il più recente è stato il 2010); il pontefice successivo, Alessandro III, invece, concesse l’Indulgenza Plenaria a chi visitasse la cattedrale di Santiago de Compostela durante gli Anni Santi Jacobei. Di conseguenza, i pellegrini iniziarono a compiere il Cammino non solo spinti dal desiderio di ricevere grazie o miracoli, ma anche dalla certezza del perdono dei peccati. In seguito a questi eventi, il pellegrinaggio ad limina Sancti Jacobi riscontrò un grandissimo successo per tutto il XII e il XIII secolo, diventando una dei tre grandi pellegrinaggi della Cristianità, con Gerusalemme e Roma.

I secoli della decadenza e la riscoperta del XX secolo

Il XIV secolo, tuttavia, portò a una crisi dei pellegrinaggi in tutta Europa, a causa delle avverse condizioni sociali, politiche e religiose: la diffusione di pestilenze e la crisi economica che coinvolsero tutto il continente, mentre le guerre provocarono una crisi della stabilità politica, mettendo a rischio la sicurezza di chi si avventurava a compiere lunghi viaggi. Il 1492, invece, segnò un momento positivo per la Spagna in generale e per Compostela in particolare: la presa di Granada segna la fine vittoriosa della Reconquista mentre, nello stesso anno, venne eletto papa Alessandro VI, di origine valenciana, che concederà ai monarchi di Spagna Isabella di Castiglia e Fernando di Aragona il titolo di Re Cattolici. Essi erigeranno per i pellegrini l’imponente Hospital de los Reyes Catolicos sulla piazza della Cattedrale di Santiago, in memoria della compiuta Reconquista e della restituzione alla Cattedrale del portale e delle campane saccheggiati da Al-Manzor nel 997.

La decadenza riprese e si aggravò nel XVI secolo; la Riforma Protestante condannò i pellegrinaggi e in particolare il pellegrinaggio a Compostela, equiparata da Lutero ad un atto di idolatria. Le guerre di religione che seguirono la Riforma Luterana misero in crisi le comunicazioni civili fra gli Stati e, per aggravare la situazione, nel XVI secolo l’arcivesco Don Juan Sanclemente per mettere le reliquie dell’Apostolo al riparo dai saccheggi dei corsari guidati da Sir Francis Drake, si vide costretto a trasferirne una parte a Ourense. Nel XVIII secolo, infine, il movimento illuminista e la Rivoluzione Francese gettarono ulteriore discredito sulla pratica dei pellegrinaggi, tanto che, nel XIX secolo ci fu una riduzione quasi totale dell’afflusso dei pellegrini alla Cattedrale, anche se esso non cessò mai completamente. Le fonti ricordano le cronache della Cattedrale che il 25 luglio 1867, a celebrare la festa dell’Apostolo, nella Cattedrale erano presenti solo quaranta pellegrini.

Il processo di recupero del culto jacopeo poté iniziare soltanto in seguito agli scavi sotto l’altare maggiore, voluti a fine Ottocento dal card. Miguel de Payà y Rico, che portarono alla scoperta delle reliquie occultate nel XVI secolo: in seguito ad una indagine scientifica, nel 1884 papa Leone XIII confermò nella bolla “Deus Omnipotens” l’autenticità dei resti di San Giacomo. Nel corso del XX secolo, la tradizione del pellegrinaggio a Compostela ritrovò lentamente vigore, anche grazie all’impegno del card. Quiroga Palacios, che lottò per ridonare lustro alla peregrinazione, e al lavoro del famoso curato di O Cebreiro, don Elias Valina, che dedicò al Cammino diversi studi storici e spirituali e inventò le prime frecce gialle, che aiutarono i pellegrini a risalire i crinali nebbiosi che dal Bierzo conducono al Cebreiro.

Un momento chiave nella ripresa del pellegrinaggio a Santiago de Compostela fu sicuramente la visita di papa Giovanni Paolo II nel 1982 proprio nella capitale della Galizia, seguita nel 1989 dalla Giornata Mondiale della Gioventù. Nel 1987 il Consiglio d’Europa proclamò il Cammino Francese “Primo Itinerario Culturale d’Europa”, mentre esso diventò Patrimonio Culturale dell’Umanità nel 1993. Con l’Anno Santo Jacobeo del 2004 l’afflusso di pellegrini, in crescita costante dal 1985 (quando furono 2491 i pellegrini giunti a piedi a Compostela), raggiunse i 179.994 e negli anni successivi si è mantenuto sempre attorno alle 100.000 unità. 

Bibliografia base

  • L. Adrian, Compostelle. Carnet de route d’un pèlerin, Paris, 2002.
  • J. Chélini, H. Branthomme, Les chemins de Dieu. Histoire des pèlerinages chrétiens des origins à nos jours, Paris, 1995.
  • M.C.Díaz y Díaz, II Liber Sancti Jacobi, in Santiago, l’Europa del Pellegrinaggio, Milano, 1993.
  • Guida del pellegrino di Santiago – Libro V del Codex Calistinus secolo XII, a cura di P. Caucci Von Sauken, Milano, 1989.
  • R. Oursel, Pellegrini del medioevo, gli uomini, le strade, i santuari, Milano, 1988.
  • R. Oursel, Vie di pellegrinaggio e santuari da Gerusalemme a Fatima, Milano, 1993.
  • P. Caucci Von Sauken, Santiago, l’Europa del pellegrinaggio, Milano, 1993.
  • P. Caucci Von Sauken, P. Asolan, Cammini in Europa: pellegrinaggi antichi e moderni tra Santiago, Roma e la Terra Santa, Milano, 2009.
  • R. Stopani, Le vie di pellegrinaggio del Medioevo, Gli itinerari per Roma, Gerusalemme, Compostella, Firenze, 1991.

Link a siti utili

  • Sito degli Itinerari Culturali del Consiglio d’Europa: http://www.coe.int/t/dc/files/Events/itineraires/default_it.asp
  • World Heritage Convention – Route of Santiago de Compostela website: http://whc.unesco.org/en/list/669

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