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Casa in epoca romana

Casa in epoca romana

Le abitazioni dei romani

A Roma e nelle altre regioni dell’impero si affermano tre tipi principali di abitazioni:

  • insula
  • domus
  • villa

Vediamole quindi nel dettaglio

Insula

Sorta intorno al IV secolo a.C., l’insula era il tipico esempio di casa popolare romana, abitata dalla gente comune. Si trattava di abitazioni formate da piccole stanze che si affacciavano su un cortile centrale provvisto di pozzo e di una latrina per lo scarico dei rifiuti. Costruite sfruttando lo spazio in altezza per far fronte al crescente aumento della popolazione, le insule posso essere paragonate ai moderni condomini in quanto potevano raggiungere anche il decimo piano.

Materiali scadenti, sovraffollamento, fecero sì che le insule divennero abitazioni poco sicure, costantemente preda di crolli e incendi, tanto da costringere l’imperatore Augusto a emanare un regolamento che proibiva ai privati di costruire al di sopra dei 60-70 piedi (circa 20 metri di altezza). Anche l’imperatore Traiano aveva cercato di rendere più rigido il regolamento emanato dal suo predecessore, abbassando ancora il limite dell’altezza, ma la speculazione edilizia e l’aumento spropositato della popolazione, fecero si che questo limite venisse superato.

Le insule, a loro volta, si suddividevano in due categorie: quelle di tipo signorile, destinate a mercanti, funzionari, piccoli industriali con i vantaggi di una piccola domus; altre, invece, di tipo popolare, in cui vivevano i proletari e qui il piano terra era destinato a ospitare magazzini e botteghe (tabernae).

casa in epoca romana

Roma non era dotata di un piano regolatore, così l’esigenza di dare dimora ai suoi cittadini, portò a ignorare le regole che vigevano sulle distanze tra un edificio e l’altro. Si venivano a creare, quindi, delle stradine molto strette che, soprattutto di sera, diventavano il rifugio di malintenzionati, barboni e ubriachi. Ma a Roma, per le vie, non dormivano solo questo tipo di persone ma addirittura intere famiglie che, non riuscendo a pagare l’affitto, erano costrette a dormine per le strade.

Per circa un metro e mezzo d’altezza, lungo il basamento dello stabile, spesso correva una striscia rosso pompeiano realizzata sia per dare una certa eleganza all’insula, sia per mimetizzare la sporcizia delle pareti.

Il primo piano poteva essere dotato di uno stretto balcone, il maenianum: si trattava di un piccolo lusso che permetteva ai proprietari di poter stare all’aria aperta. Anche i piani superiori potevano presentare dei balconi, più piccoli ed in legno. In alcuni casi, i più abbienti disponevano di pergulae, logge in legno che rendevano più vasto l’appartamento, permettendo agli abitanti di godere di più luce e aria.

In ogni piano vi erano numerosi appartamenti, chiamati caenacula, piuttosto piccoli, forniti di finestra ma, nonostante ciò, l’aria non circolava bene per cui, soprattutto nelle scale, si sentiva odore di cibi cotti, di chiuso e di legna combusta. Le finestre non erano dotate di vetri, troppo costosi, e solo pochi potevano permetterseli, per cui erano provviste di teli, sportelli di legno o pelli.

casa in epoca romana a Ostia Antica
Strada con insula, Ostia antica

Nella case romane esistevano pochi mobili: quasi tutto il mobilio era formato da letti, tavoli e sedie. Per mancanza di spazio, una stessa stanza fungeva da sala da pranzo e camera da letto. A volte, anche il pianerottolo veniva abitato ed era facile vedere panni stesi su travi e corde.

Le abitazioni non erano fornite di gabinetti, tubi di scarico, riscaldamenti e le fogne non erano collegate agli appartamenti popolari, per cui la manutenzione era scarsa e spesso lo sporco regnava sovrano.

Mancavano le comodità, e le abitazioni non erano collegate all’acquedotto, nonostante l’acqua fosse molto abbondante nella città di Roma. Bisognava rifornirsi alla fontana pubblica, situata nella piazza, effettuando numerosi viaggi. L’acqua raccolta veniva usata, con molta parsimonia, per bere e lavarsi; spesso serviva anche per spegnere gli incendi e, invece, non veniva “sprecata” per la pulizia dei vani.

Rifornirsi di acqua rappresentava un problema e una grande fatica per i cittadini: per questo, ecco che viene a crearsi un “mestiere”, quello degli acquarii, che si occupavano di trasportare l’acqua per le famiglie che potevano permettersi questo servizio.

I rifiuti venivano smaltiti di notte, gettandoli dalla finestra o depositandoli in cisterne situate in fondo alle scale dove gli scoparii (spazzini) o contadini che avevano bisogno di letame, li prelevavano periodicamente. Sempre nel sottoscala era piazzata una grande giara (dolium) che serviva per raccogliere le urine degli inquilini.

Si può immaginare quale fosse il cattivo odore che si sentiva per strada e nelle case.

Erano frequenti i litigi fra gli inquilini e, per sedare le numerose risse che scoppiavano, era stata istituita la figura dei portieri, gli ostiarii, di solito ex legionari o schiavi particolarmente robusti. Era naturale quindi che, mancando le più elementari norme igieniche e i servizi essenziali, gli inquilini delle insule usufruissero dei servizi pubblici come terme e latrine.

Domus

Era la casa destinata alle famiglie più benestanti e possiamo conoscerne i lineamenti essenziali grazie agli esempi delle città di Ercolano e Pompei, distrutte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., così ben conservate da presentare, ancora oggi, le statue che le ornavano, i mosaici e le decorazioni parietali.

La domus romana era caratterizzata da una pianta rettangolare, che si sviluppava su un solo piano e si distingueva dalle nostre case moderne per essere stata concepita come una sorta di piccolo fortino: poche finestre posizionate sempre in alto e assenza di balconi. Quindi i vani della casa prendevano luce attraverso due aperture nel soffitto che si trovavano in corrispondenza degli ambienti basilari: un semplice cortile aperto che prende il nome di atrium e uno spazio aperto circondato da colonne, il peristilium.

domus
Ricostruzione della struttura di una Domus

La domus era caratterizzata da due parti fondamentali: la parte anteriore, che faceva capo all’atrium, costituiva la zona di rappresentanza. In questo ambiente venivano ricevuti gli ospiti e per questo le pareti erano abbellite da opere d’arte e oggetti preziosi e qui si trovavano anche le statue delle divinità domestiche: i Lari e i Penati.

La parte posteriore della casa ruotava attorno al peristilium, che rappresentava la zona privata in cui i vari membri della famiglia svolgevano le varie attività quotidiane.

L’ingresso si trovava di solito lungo il lato più corto dell’abitazione: dall’ostium (soglia d’ingresso) ci si immetteva nel vestibulum (corridoio) che portava alla fauces (entrata) e da qui si arrivava nell’atrium (atrio), di forma quadrata con una apertura sul tetto detta  compluvium (compluvio). Da qui l’acqua piovana si raccoglieva in una vasca, impluvium (impluvio), e poi confluiva in una cisterna interrata che serviva come riserva idrica. Per le necessità giornaliere, l’acqua veniva attinta da un pozzo.

Di fronte all’atrio vi era una grande stanza, il tablinum (tablino), che fungeva da studio per il capo famiglia. Qui egli custodiva gli archivi e accoglieva i clienti. L’arredamento consisteva in un tavolo e in una grande sedia, situati in una posizione centrale e, lungo le pareti, vi erano sgabelli finemente lavorati in avorio, osso e bronzo. L’ambiente era illuminato da lucerne, mentre per il riscaldamento si ricorreva ad un braciere posto per terra.

Ai lati dell’atrio vi erano i cubicula, piccole stanze senza finestre che fungevano da camere da letto affiancate da ambienti laterali aperti (alae).

casa di epoca romana, struttura delle stanze
Planimetria di una tipica Domus romana

Attraverso l’andron (corridoio) si giungeva al peristilium, un giardino in cui venivano coltivate erbe aromatiche, fiori e aiuole; era attorniato, su tutti e quattro i lati, da un portico sorretto da colonne. Da esso si accedeva a due grandi e luminosi ambienti: il triclinium e l’esedra.

Il triclinium era la lussuosa sala da pranzo in cui il padrone di casa teneva i banchetti, ricevendo gli ospiti più importanti. Il nome della stanza deriva dalla presenza di tre letti, su cui si sdraiavano per mangiare, attorno ad un tavolo, i commensali. I banchetti duravano a lungo (anche dieci ore): dal tramonto fino notte inoltrata e non venivano usate le forchette, dal momento che non erano ancora state ideate. Si mangiava quindi con le mani e , a volte, venivano usati varie forme di cucchiaio.

I romani bevevano il vino e, per renderlo più leggero, aggiungevano dell’acqua. Le portate erano numerose e comprendevano gli antipasti, gustatio, a cui seguiva la cena, primae mensae, costituita da sette portate, e alla fine, si servivano le secondae mansae, a base di stuzzichini salati e piccanti per stimolare la sete. Degustando il vino, si chiacchierava e ci si divertiva assistendo alle esibizioni di mimi e di cantanti.

Come da usanza, infine, i resti delle pietanze venivano gettati per terra e raccolti dagli schiavi.

banchetto in epoca romana
Ricostruzione di banchetto in epoca romana

L’altro ambiente adibito al ricevimento degli ospiti e utilizzato anche per banchetti, era l’esedra, di forma semicircolare, molto lussuoso con pavimenti spesso in mosaico e pareti riccamente affrescate.

Sul peristilio si affacciavano anche i cubicula, stanze da letto dei padroni di casa, molto più ampie rispetto ai cubicula che si affacciavano sull’atrio. La decorazione rispettava alcuni canoni ben precisi: pavimento bianco in mosaico, le pareti erano dipinte con uno stile diverso rispetto a quello delle altre stanze, il soffitto era a volta.

La cucina (culina) non aveva sempre la stessa ubicazione ed era l’ambiente più tetro e angusto della casa. Tutto l’arredamento era formato da un camino in mattoni, l’acquaio e un modesto forno per cuocere il pane.

Accanto alla cucina, oltre le stanze dei servi, cellae servorum, vi era il bagno, balneus, che non possiamo affatto paragonare a quello moderno. E’ risaputo che, al mattino, il cittadino romano non si lavava, al massimo poteva sciacquarsi il viso attingendo l’acqua da un catino; inoltre non era conosciuto l’uso del sapone.

Non esistevano docce e le vasche da bagno si trovavano soltanto in qualche ricca casa. La maggior parte delle persone, quindi, per lavarsi, faceva ricorso alle terme dove poteva anche farsi fare dei massaggi. Tutto questo avveniva nel pomeriggio. Naturalmente esisteva una ristretta cerchia di persone che possedeva delle terme private.

In età imperiale, la casa romana fu dotata anche di un’uscita secondaria, posticum, che era utilizzata dai servi e dai fornitori per evitare di affollare l’entrata principale.

Villa

La villa romana era una residenza, costruita fuori dalla città, destinata ai ricchi. Il modello era simile a quello della domus, ma spesso era collegata o ad una fattoria o, se posta vicino al mare, ad un porto.

Si distinguono due tipi di villa:

  • urbana 
  • rustica

villa urbana

La villa urbana, che indicava il benessere e il prestigio sociale del proprietario, sorgeva fuori dalla città. Dotata di ampie sale, di biblioteche, di piscina e di grandi spazi esterni, era più grande della domus di città e qui il signore trascorreva brevi periodi di riposo, lontano dal caos. Tra le residenze più sontuose ricordiamo Villa Adriana, che l’imperatore Adriano fece costruire a Tivoli, a Nord di Roma e che riunisce, per la prima volta, diversi edifici ambientati nella natura.

villa adriana a tivoli
Plastico ricostruttivo di Villa Adriana

villa rustica

La villa rustica è una residenza destinata ai servi che, sotto la sorveglianza del fattore, vilicus, sono addetti ai lavori agricoli. In essa, naturalmente, trovano posto gli ambienti destinati ad accogliere il padrone durante le sue visite. Originariamente la villa rustica nacque come azienda agricola di tipo familiare, per produrre ciò che era necessario al fabbisogno dei proprietari. Aumentata la grandezza di Roma , grazie anche alle conquiste, furono trasferiti in città un elevato numero di schiavi che vennero adibiti ai lavori agricoli. Di conseguenza, la villa rustica divenne sempre più importante ed estesa e ciò che si produceva in eccesso veniva venduto nei mercati, anche lontani.

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