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Vetulonia (Gr). Ripresi gli scavi della domus etrusca

Vetulonia
Una tomba etrusca nel parco archeologico di Vetulonia 

Mercoledì 19 gennaio 2010, alle 12.30, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione degli straordinari risultati ottenuti negli scavi archeologici di Vetulonia che hanno restituito altri ambienti della Domus etrusca ritrovata nel maggio del 2010. I lavori sono stati presentati da Simona Rafanelli, direttrice del Museo Civico Archeologico di Vetulonia, da Sandra Mainetti, vicesindaco di Castiglione della Pescaia, dalla società di scavo Intrageo di Todi, da Biancamaria Aranguren della Soprintendenza Archeologica di Firenze, da Carlotta Cianferoni, vice soprintendente ai Beni Archeologici della Toscana, e dal gruppo di volontari di Vetulonia.

Dopo sette mesi di pausa, sono ricominciati a dicembre 2010 i lavori di scavo archeologico presso il sito di Vetulonia che hanno restituito nella sua interezza l’abitazione etrusca, unico esemplare in Italia, databile a duemilaquattrocento anni fa, scoperta nella primavera del 2010. La nuova domus aristocratica ha riportato in vita aspetti della vita quotidiana etrusca, prima sconosciuti agli studiosi.

La nuova campagna di scavo ha consentito l’individuazione di due nuove stanze che fanno comprendere meglio la grande estensione dell’abitazione signorile; altri ambiente continuano ad articolarsi sottotetta in direzione nord-occidentale e nord-orientale. Dovrebbe trattarsi di un’abitazione ad atrio, cioè sviluppata su un atrio posto al centro a cielo aperto, con tetto a quattro falde displuviate e vasca centrale dell’impluvio per raccogliere l’acqua piovana e l’entrata, ancora da indagare, perpendicolare al decumano. Le due nuove stanze della casa scavate facevano parte dell’area residenziale dell’abitazione.

Durante la precedente campagna di scavo erano stati portati alla luce la zona della dispensa, dei depositi, con anfore e orci per contenere e conservare vino, olio e alimenti; mentre i nuovi lavori di scavo sono proseguiti nel triclinio, la sala da pranzo presso la quale i signori della casa si riunivano per pranzare distesi sui loro letti conviviali. Il triclinio era originariamente intonacato e sull’intonaco si estendeva la decorazione pittorica a colori vivaci e i resti di questo intonaco affrescato sono rimasti su uno dei muri della stanza. Nella sala si sono conservati alcuni arredi in marmo, quali sostegni a forma di colonnino e basette, che probabilmente reggevano piccole tavole dove mettere gli alimenti e i vasi del banchetto. Sono stati ritrovati anche il piede di bronzo di uno dei lettini dove ci si sdraiava per pranzare e resti di vasellame, come una brocca completamente intatta, u bacino per tritare e condire gli alimenti, frammenti di anfore per il vino. Questa stanza conserva anche la sua meravigliosa pavimentazione intera in cocciopesto, arricchita dall’inserimento di tesserine in marmo bianco. Sul pavimento c’era tutto il crollo della sala, con il soffitto, le pareti di argilla, le grandi tegole e i coppi del tetto, e resti di travi lignee del tetto con chiodi, il tutto conservato intatto da almeno duemilaquattrocento anni senza che nessuno ancora lo avesse scoperto.

Stanno riemergendo dalla terra gli ambienti delle abitazioni aristocratiche di cui parlava Isidoro Falchi, lo scopritore di Vetulonia, e che fino ad oggi nessuno era mai riuscito a vedere. I resti dell’intonaco affrescato danno ragioni allo studioso che alla fine del XIX secolo descriveva le pareti delle domus signorili nell’antica città di Vetulonia decorate con colori vivaci (azzurro, rosso e giallo). Ogni ambiente della casa aiuta a ricostruire un pezzo di storaia degli Etruschi che abitarono a Vetulonia e che prima del grande incendio che devastò la città, riuscirono forse a salvarsi portando con sé alcuni oggetti di valore. Le future campagne di scavo permetteranno di indagare tutta la casa, con tutti gli ambienti superstiti e i reperti che i suoi antichi abitanti vi lasciarono.

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