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Cefalo

Cefalo è noto soprattutto per essere uno dei giovinetti di cui Eos si invaghisce e che rapisce, attratta dalla sua straordinaria bellezza. Numerose sono le fonti che parlano di questo personaggio, fornendo informazioni in apparenza tra loro discordanti. 

Piero di Cosimo, Cefalo e Procri, 1500 , Londra National Gallery

Il racconto di Ferecide

Ferecide, un mitografo della prima metà del V secolo a.C. parla in modo diffuso di questo personaggio (1), soffermandosi sia sulla genealogia di Cefalo, sia concentrandosi sulla figura di Procri e sul racconto che vede i due personaggi protagonisti. In questa versione della saga Cefalo è detto figlio di Deioneo, abitante di Torico e sposo di Procri.

Volendo mettere alla prova la fedeltà della moglie, si allontana per un periodo di otto anni. Ritorna poi mutato nell’aspetto, portando in dono alla donna un monile d’oro per convincerla ad unirsi a lui. Quando Procri acconsente, vinta dalla bellezza del giovane e dallo splendido dono, Cefalo le si rivela nel suo vero aspetto, biasimandola per il suo comportamento.

La coppia tuttavia si riconcilia e Cefalo continua a dedicarsi con molta passione alla caccia. Procri, sospettosa teme che il marito si incontri con un’altra donna e quindi lo segue di nascosto durante una battuta di caccia. Ode l’invocazione dell’uomo a Nefele, la brezza, e gli corre incontro, ma questi, credendola una fiera, involontariamente la uccide. Chiama poi Eretteo per la cerimonia della sepoltura.

Il mito di Cefalo nelle altre testimonianze letterarie greche e latine

Oltre alla versione di Ferecide, che costituisce la testimonianza più antica di questo racconto, altre fonti, sia greche, sia latine, aggiungono particolari interessanti, talvolta anche contraddittori, al racconto, sia per quanto riguarda la genealogia di Cefalo, sia per quanto riguarda i personaggi coinvolti nella vicenda e l’ambientazione della stessa.

Sulla genealogia di Cefalo un passo della Periegesi di Pausania (2)afferma che egli sposò Climene, figlia di Minia e che da questa unione nacque Ificle. Quindi Cefalo avrebbe sposato Climene dopo l’uccisione di Procri.

Un altro passo della Periegesi (3) racconta dell’esilio di Cefalo a Tebe in seguito all’uccisione della moglie Procri. Quindi anche questa fonte fa chiaro riferimento alla colpevolezza di Cefalo. Si fa cenno in questo passo anche alla partecipazione di Cefalo ad una guerra intrapresa dal beota Anfitrione contro i Teleboi, il cui esito favorevole per Anfitrione è proprio determinato dalla partecipazione di Cefalo (4). Come ricompensa per la partecipazione all’impresa riceve da Anfitrione delle isole che da lui prendono il nome di Cefelleniche.

Igino, forse da identificare con l’astronomo vissuto al tempo di Augusto, autore delle Fabulae, rivisita il nucleo tematico della vicenda di Cefalo e Procri presentando varianti importanti rispetto al racconto di Ferecide (5).

Il mutamento di aspetto di Cefalo appare, nell’autore latino, inconsapevole e indotto da Aurora, invaghitasi di Cefalo, per indurlo a rompere il patto di fedeltà che lo unisce a Procri. Nel racconto di Igino la donna, comprendendo di essere stata ingannata, si rifugia da Diana a Creta e la dea le dona il giavellotto che non fallisce il colpo e il cane cui non scappa mai la preda. Procri, in sembianza di giovinetto ritorna da Cefalo e di due si recano spesso assieme a cacciare. Le battute di caccia hanno sempre successo in virtù dei magici doni di Diana. Cefalo vorrebbe avere quei magici doni, che Procri non vuole invece cedergli a nessun prezzo. Alla fine la donna, ancora con sembianze maschili, svela la propria identità e si ha una riconciliazione tra i due.

Il racconto prosegue poi come in Ferecide, sviluppando il tema della gelosia di Procri nei confronti di Aurora e del sospetto, che la induce a seguire il marito e a trovare la morte, colpita dal dardo infallibile.

In un altro passo della Bibliotheca (6) lo Pseudo Apollodoro racconta che Deioneo, figlio di Eolo, eponimo della stirpe eolica, padre di Cefalo e re della Focide, sposa Diomede figlia di Soto. Soto è uno dei figli di Elleno, che si rifugia ad Atene dove sposa Creusa, figlia di Eretteo, re di Atene. Secondo questa tradizione altri figli di Deioneo e Diomede sono Eneto e Filaco, eponimo della Phylakia, regione dell’Attica, e Dia, madre di due eroi venerati nei due demi attici di Perithodai e Pithos.

Sempre lo Pseudo Apollodoro (7) fa riferimento ad un’altra tradizione, secondo cui genitori di Cefalo sono Ermes ed Erse, una delle figlie di Cecrope. Fratello di Cefalo sarebbe Cerice.

Pausania, in un passo della Periegesi (8), riferisce di un tempio dedicato inizialmente al solo Apollo, successivamente anche a Demetra e Core. I discendenti di Cefalo, Calchino e Daito, si rivolgono proprio ad Apollo e lo interrogano sul loro ritorno ad Atene, da cui erano stati banditi a causa del dell’uccisione di Procri da parte di Cefalo.

I tragici, quando fanno riferimento al rapimento di Cefalo da parte di Eos, ambientano la vicenda sull’Imetto.

La “geostratigrafia” del racconto

Dalla documentazione letteraria considerata emerge chiaramente come, partendo dalle fonti più antiche, arrivando a quelle più tarde, cioè le rielaborazioni di Igino, di Ovidio e di Antonino Liberale, vi siano discordanze nella genealogia di Cefalo, nello svolgimento della vicenda e nell’ambientazione della stessa, indizio di un addensarsi intorno a questa figura eroica di più tradizioni, legate alla fondazione di luoghi di culto.

Una considerazione generale di tutte le fonti relative a questo racconto mostra in modo chiaro un’originaria indipendenza del nucleo tematico relativo a Cefalo e Procri da quello di Eos che rapisce il giovinetto di cui si è invaghita. L’originario e complesso nucleo tematico relativo a Cefalo sembra riferirsi al ruolo svolto dai Cefalidi, di cui egli era capostipite, nella fondazione di importanti luoghi di culto ad Apollo e a Demetra.

Anzi, una lettura “stratigrafica” e “geografica” delle fonti letterarie considerate mette in evidenza il legame tra la stirpe dei Cefalidi, e tra Cefalo stesso, ed il culto di Apollo, che da Delo, progressivamente si accentra in Attica per poi arrivare a Delfi, grazie al rilevante ruolo che essi svolsero in tal senso e consente di spiegare queste apparenti discordanze delle informazioni che gli autori considerati ci hanno tramandato. (9).

La notizia di Ferecide poi ripresa anche dallo Pseudo Apollodoro, che parla di Cefalo come originario di Torico, sembra riflettere una fase storica molto antica del racconto. Torico era infatti una cittadina situata nella regione sud- orientale dell’Attica, importante punto di approdo per le navi che provenivano da Creta. Si evidenzia dunque un collegamento tra la saga di Cefalo e Creta. A Creta infatti si reca Cefalo, dopo essere stato bandito da Atene per l’uccisione di Procri e a Creta si reca anche Apollo, dopo aver ucciso il serpente Python. Il bando di Cefalo da Atene sembra poi adombrato nella festa delle Thargelia, nell’ambito delle quali avveniva una cerimonia purificatoria che prevedeva il bando dalla città di due uomini, presi come capri espiatori. Forse i Cefalidi avevano un qualche ruolo nella celebrazione di queste festività.

L’Inno omerico a Demetra, databile al VII secolo a.C., menziona Torico come punto di approdo di Demetra da Creta in Attica. In quest’epoca si colloca dunque l’età d’oro di questo centro, che riveste con continuità grande importanza anche sotto l’aspetto religioso, come documentano tracce di un tempio dedicato a Demetra e Persefone (10), databile agli inizi del V secolo a. C.

D’altro canto però la menzione della vicenda di Procri, figlia di Eretteo, re di Atene, e del bando di Cefalo dalla città, che pure compare in Ferecide, rappresenterebbe una contaminazione più recente (11). Il passo della Bibliotheca dello Pseudo Apollodoro in cui si ricorda la Focide come terra d’origine del padre di Cefalo costituisce ulteriore elemento di collegamento tra la figura di Cefalo e quella di Apollo, che a Panopea o Phanotea, centro della Focide, si sarebbe scontrato con Tityos. Da questo centro è stato ipotizzato passasse una strada che dal territorio attico conduceva a Delfi, importantissima sede del culto di Apollo.

La notizia che Apollo sarebbe partito da Tanagra, nella valle dell’Asopo per raggiungere Delfi, costituisce di individuare un altro punto attraverso cui passava questa via sacra che partiva dalla tetrapoli (12). Del resto a Maratona, Enoe ed Icaria, tutti centri della tetrapoli si sono rinvenuti molti luoghi di culto dedicati ad Apollo. Il fatto che gli Ateniesi rivendicassero questa via come loro, in quanto Teseo l’avrebbe ripulita dai briganti che la infestavano rifletterebbe una fase storica più recente, databile al V secolo a.C., da porre in relazione con l’affermazione politica di Atene.

Il riferimento ad Ermes ed Erse come genitori di Cefalo, collega invece la stirpe dei Cefalidi anche con gli araldi di Eleusi, di cui era capostipite Cerice, fratello di Cefalo secondo questa tradizione. Ermes ed Erse erano inoltre venerati ad Eleusi come capostipiti degli araldi eleusini.

Tale notizia evidenzia dunque un collegamento tra il culto di Apollo e quello di Demetra e Core, di cui il tempio ricordato dal Pausania nel già citato passo ella Periegesi (13), rappresenta una significativa evidenza monumentale. Questo edificio viene ubicato dal Periegeta nord di Atene, sulle pendici dell’Egaleo, antica linea di confine con il territorio di Eleusi.

Qui i Cefalidi edificano un luogo di culto dedicato ad Apollo Pitio. Su questa via si trova anche il demo di Ptelea, il cui eponimo, Pteleone è citato da alcune fonti nella storia di Cefalo. Ad Apollo i Cefalidi chiedono un responso sul loro rientro ad Atene, da cui erano stati banditi per il delitto di Cefalo La fase più tarda di questo nucleo di vicende collegate a Cefalo e alla sua stirpe vede il bellissimo giovane rapito da Eos sull’Imetto. Ad essa fanno riferimento i tragici, che, se mostrano di conoscere entrambi i nuclei tematici collegati a Cefalo, sembrano privilegiare il riferimento al rapimento di Cefalo da parte di Eos spinta dall’ardore amoroso (14).

Tale fase più recente della stratigrafia del racconto si colloca nel V secolo a.C., momento in cui si afferma nelle rappresentazioni vascolari il tema dell’amore delle divinità per i mortali (15). Anche la notizia di Pausania, relativa alla partecipazione di Cefalo all’impresa di Anfitrione contro i Teleboi, menzionando Cefalo come eroe attico si riferiscono alla fase più tarda di rielaborazione di questa saga.

Iconografia di Cefalo e monumenti ad essa collegati

L’atticità di Cefalo è ben documentata sia a livello monumentale, sia nella produzione vascolare a figure rosse. Pausania, (16) nella descrizione della Stoà Basileios menziona i due acroteri, uno dei quali rappresenta Teseo che getta in mare Scirone, l’altro Emera che rapisce Cefalo. L’accostamento di Cefalo con Teseo, eroe attico per eccellenza, è senza dubbio di grande significato.

Anche nella pittura vascolare a figure rosse la scena di ratto del bel cacciatore da parte di Eos viene spesso abbinata a rappresentazioni delle imprese di Teseo. L’atticità di Cefalo si traduce o in una sua raffigurazione con le vesti di cacciatore, quindi con riferimento al racconto così come noto da Ferecide e dai tragici, o in una sua raffigurazione con attributi quali la lira e con l’abbinamento della scena di ratto da parte di Eos a scene di palestra, scene di teatro o conversazioni tra pedagogo e discepoli, che si riferiscono a realtà squisitamente ateniesi, quasi egli riassumesse in sé quell’ideale di paideia così complesso e così squisitamente attico.

A sin.: Eos e Cefalo Idria da Atene 470-60 a.C Antikenmuseum der Universitaet Heidelberg. Si osservi Cefalo con clamide e petaso e con due giavellotti in mano e con il cane Lelapo ai suoi piedi; A ds. Eos che rapisce Cefalo, Museo Archeologico Nazionale di Spagna, Madrid. Si osservi che Cefalo reca in mano uno strumento musicale. Il fatto poi molti reperti con questo mito etruschi o d’importazione, siano stati rinvenuti in area etrusca, soprattutto a Vulci, Capua e Tarquinia, prova l’esistenza di una committenza etrusca in grado di conoscere in modo profondo i miti greci in tutte le loro varianti (17).

La frequente presenza di episodi di questo mito raffigurati sulle anfore nolane, destinate specificamente al mercato etrusco, è un’ulteriore prova in tal senso.

Bibliografia

G. Colonna, Riflessi dell’epos greco nell’arte degli Etruschi, in Atti Taranto 1979, pp. 303-317.

J. E. Fontenrose, Orion: the myth of the hunter and of the huntress, Berkeley, 1981.

R. Graves, Miti greci, tr. Italiana, Milano 1983.

S. Kaempf-Dimitriadou, Die Liebe der Götter, in Antike Kunst, Beieft 11.

M.A. Schartz, De Erechteo et Theseo apud Euripidem et Attidographos, Lugduni Batavorum 1917

E. Simantoni Bournia, s.v. Kephalos, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae (LIMC)VI, 1 1992, pp.1-6 con bibliografia precedente.

Note

  1. Fragmenta Graecorum Historicorum, 77. A questo racconto di Ferecide sembrano riferirsi i tragici. Infatti sia il personaggio di Cefalo e il suo rapimento da parte di Eos, sia la vicenda di Cefalo e Procri, ricorrono in alcuni lavori dei tragici, che spesso trattano vicende relative ad Eretteo e alle sue figli nelle loro opere (Schwartz 1917, p. 39). Il rapimento di Cefalo da parte di Eos viene citato nell’Ippolito di Euripide (vs. 451 e segg.) Abbiamo notizia di una Procri di Sofocle, di cui rimangono solo tre parole e di una Ipsipile di Euripide. Dai pochi versi rimastici “…??????? ?? ??????? ????…. ???????????? ???????, si vede che è accolta la versione del racconto già narrata da Ferecide, dove Cefalo è rappresentato come cacciatore, che uccide involontariamente la sposa, tant’è che poi la piange (????????????). Si veda i n proposito G.W. Bond, Euripides’ Hypsipyle, London 1963, 28,18 e segg. In generale spesso i tragici
  2. Pausania, Periegesi, X, 29,6. Le espressioni che l’autore usa in questo passo: ?? ?????? ???????……?? ?????? ?????????? ??? ?????? fanno pensare a fonti poetiche che trattano questa vicenda, mentre le’espressione ?? ?????? ?????????? ????????? alludono all’uccisione involontaria di Procri da parte di Cefalo, versione del mito accolta anche, a quanto sembra nella Procri di Sofocle e dalla sua possibile fonte cioè Ferecide.
  3. Pausania, Periegesi, I,37,6.
  4. Questi particolari del racconto si trovano anche nella versione del racconto tràdita dalla Bibliotheca dello Pseudo Apollodoro (Bibl. III,15,1) e in Antonino Liberale, un autore del II secolo d.C. che compilò le Metamorfosi, raccolta di 41 leggende e poesie sulla mitologia greca.
  5. Igino, Fabula 189.
  6. Pseudo Apollodoro, Bibliotheca, I, 9,4. La redazione della Bibliotheca, si colloca fra il I e il II secolo d.C. Si tratta di una raccolta di leggende che vanno dall’origine del mondo alla guerra di Troia ed è suddivisa in tre libri.
  7. Pseudo Apollodoro, Bibliotheca, II, 14,3,1.
  8. Pausania, Periegesi, I, 37,6.
  9. In questa prospettiva vengono prese in considerazione tutte le versioni del racconto, anche quelle tràdite dalle più tarde fonti mitografiche e periegetiche, soprattutto se trovano riscontro nell’evidenza archeologica. Si veda in proposito Fontenrose 1981, pp. 3-4.
  10. Richardson, The homeric hymn to Demetra, Oxford 1974, p. 189. Resti di questo tempio e due basamenti di statue sono venuti in luce nel corso degli scavi condotti a Torico alla fine dell’800. Una delle due statue, per le sue caratteristiche, si deve interpretare come Demetra. Inoltre il rinvenimento dell’iscrizione ????/ ????????/ ????/????? (IG, II, 2600) sembra confermare, per l’uso del duale, la dedicazione del tempio a Demetra e Persefone.
  11. E. Simantoni Bournia, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae (LIMC), vol VI,1 s. v. Kephalos, p. 5.
  12. Sulle fonti che narrano la complessa vicenda di Apollo e sulla sua interpretazione si veda R. Graves, Miti greci, pp. 65-72.
  13. Pausania, Periegesi, I,37,6.
  14. Euripide, Ippolito, vs 451 e segg.
  15. S. Kaempf Dimitriadou 1979, p. 45
  16. Pausania, Periegesi, I,3,1.
  17. G. Colonna 1979, pp. 303-317.

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