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Cina. Dinastia Han Occidentale

  • periodo: (206 a.C.-8 d.C.)

Cina. Dinastia Han Occidentale

Nel 206 a.C., la fine della dinastia Qin aprì, in Cina, la via dell’ascesa ad una nuova dinastia che avrebbe avuto la capacità di durare ben quattrocento anni: la dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.). Sotto il governo degli imperatori Han e soprattutto grazie ad alcune figure di particolare rilievo, come Wudi (141-87 a.C.), l’impero espanse i propri confini a spese di popoli non Cinesi confinanti. Verso sud, gli eserciti Han giunsero fino al moderno Vietnam, conquistando la Cordigliera Truong Son, ad essi nota come la Fortezza del Cielo, mentre a nord-ovest si espansero nel Corridoio Gansu, fino alla moderna Dunhuang, i piccoli stati attorno al Bacino Tarim vennero invece occupati solo per brevi periodi. Tale espansione territoriale fu, naturalmente, un presupposto importante per potenziare i commerci lungo la Via della Seta. I territori imperiali furono incrementati anche verso nord.est, in direzione della penisola koreana.

Da un punto di vista politico, i secoli dell’impero Han furono segnati da un deciso aumento dell’accentramento del potere, grazie alle innovazioni introdotte gradualmente dai vari imperatori, come la creazione della prima zecca centrale e fondando il primo sistema di tassazione centralizzato; inoltre, gli imperatori investirono molte risorse nella costruzione di infrastrutture per il sostegno all’agricoltura e la facilitazione dei trasporti, organizzando anche la produzione di ferro.

La Dinastia Han Occidentale

La dinastia Han è divisa in due metà, separate da quindici anni di interregno: la dinastia Han Occidentale (206 a.C.-8 d.C.) e la dinastia Han Orientale (9-220 d.C.). I nomi riflettono la collocazione delle due capitali: da Chang’an, sede dell’imperatore per il primo periodo, gli Han Orientali spostarono la capitale a Luoyang. Nel periodo di interregno, il governo cadde nelle mani di Wang Mang, il reggente dell’ultimo imperatore degli Han occidentali, che fondò la breve dinastia Xin, o Nuova Dinastia.

Uno dei più seri problemi che gli Han si trovarono ad affrontare fu l’amministrazione di un impero così vasto, in cui si mescolavano numerose etnie e territori molto diversi fra loro, naturalmente propensi a richiedere maggiore autonomia. Per poter disporre di funzionari preparati e fedeli, quindi, venne istituita una scuola centrale per la formazione dei futuri amministratori. Gli studenti erano inviati a Chang’an dietro raccomandazione dei governatori provinciali e lì avrebbero dovuto sostenere una lunga serie di esami per potere accedere ai programmi di formazione per i diversi incarichi. L’imperatore Wudi (141-87 a.C.) creò una vera e propria accademia a questo scopo, nota come Tai Xue. Almeno in teoria, un giovane promettente, anche di umili origini, avrebbe potuto arrivare ad occupare nella sua carriera anche i posti più potenti dello Stato. Durante la dinastia Han, i funzionari potevano collocarsi su diversi livelli di importanza (fra i diciotto e i venti livelli), a seconda della quantità di cereali che ricevevano come salario. Lo Hanshu (Libro dei Primi Han) ricorda che, alla fine della dinastia Han Occidentale, l’amministrazione impiegava 120.285 funzionari.

Cina. Dinastia Han Occidentale

La gerarchia statale era dominata da tre figure che affiancavano l’imperatore: il cancelliere, il consigliere imperiale e il comandante delle forze armate. Ad un livello inferiore, operavano nove ministri, ognuno dotato di una squadra di collaboratori piuttosto nutrita: il ministro delle finanze, lo storico ufficiale, il ministro incaricato della divinazione e dell’astrologia, il responsabile della sicurezza dell’imperatore, il responsabile per l’organizzazione degli spostamenti dell’imperatore, l’addetto al ricevimento degli ospiti stranieri in visita, il consulente legale, colui che si occupava di registrare la storia dei membri del clan imperiale per dirimere le questioni legate alla successione. Alti ufficiali si occupavano anche della sicurezza della capitale, della gestione delle acque e dei parchi, delle stalle imperiali, della zecca e così via.

La gestione dei vastissimi territori imperiali prevedeva una divisione fra due tipi di unità amministrative: il jun, traducibile come “provincia” e il wuang gao, che potremmo chiamare “regno”. Il jun era già stato introdotto dalle dinastie precedenti la Qin per controllare nuovi territori tramite l’azione di ufficiali di fiducia. I regni divennero, invece, sotto gli Han, una forma di ricompensa verso membri della famiglia imperiale, ma non potevano essere considerati in alcun senso indipendenti, poiché i sovrani dovevano presentarsi annualmente davanti alla corte per fare un dettagliato rapporto circa l’amministrazione dell’anno precedente e non potevano disporre di un esercito senza il consenso del potere centrale, né disporre la propria successione. Sotto gli Han si vide un costante aumento del numero delle Province, a discapito dei regni, passando dalle quindici iniziale per giungere alle ottantatré alla fine della dinastia Han Occidentale.

Dal punto di vista economico, per tutta la durata della dinastia Han, ci furono progressi importanti nelle tecniche agricole.

Gli imperatori della Dinastia Han Occidentale

La dinastia Han viene fondata da Liu Bang, o Imperatore Gao, quando, nel 206 a.C., egli riuscì a sconfiggere l’esercito Qin nella valle del fiume Wei, al culmine di una più ampia ribellione cominciata alla morte del Primo Imperatore. Liu Bang era nato nella Cina orientale e non aveva origini nobili. Le vicende che lo portarono alla definitiva conquista del potere sono piuttosto complesse ed esulano dall’interesse della trattazione. Ad ogni modo, una volta conquistato il trono imperiale, Liu Bang, imperatore con il nome di Gaodi, mantenne la capitale a Chang’an e adottò l’impianto generale del governo Qin. Un netto cambio di direzione, invece, avvenne per quanto concerne l’ideologia adottata, passando dal Legalismo al Confucianesimo.

Forse la figura di maggiore importanza fra gli imperatori della dinastia Han Occidentale fu l’Imperatore Wu, o Han Wudi, il cui nome significa Imperatore Marziale. Egli prese il potere nel 141 a.C., dopo il regno di due imperatori che avevano lavorato per rafforzare il potere centrale e indebolire i re e i governatori. Il regno dell’Imperatore Wu durò cinquantaquattro anni e fu caratterizzato da una grande espansione territoriale e dalla crescita degli scambi commerciali su lunghe distanze sulla Via della Seta. In quel periodo, uno dei problemi più seri che l’impero cinese si trovava ad affrontare era il rapporto con il popolo di pastori nomadi degli Xiongnu, che ponevano in continuo pericolo la sicurezza della frontiera settentrionale. A partire da Gaodi, gli Han avevano cercato di tenere questi fastidiosi vicini dalla loro parte del muraglia Qin con una politica di doni e l’invio di principesse, senza però ottenere grandi risultati. Con l’Imperatore Wu, si passò ad una politica più aggressiva, che vide gli eserciti Han vittoriosi in diversi importanti battaglie fra il 127 e il 119 a.C., preparando la strada all’espansione dei territori imperiali verso ovest. La conquista delle regioni occidentali permise ai mercanti cinese di entrare nel lucroso giro d’affari che si incentrava sulle vie commerciali che conducevano verso l’Asia interna.

L’azione di conquista dell’Imperatore Wu non fu però rivolta solo a occidente, ma anche a sud, nel Guandong, Guangxi e Annam, a sud-ovest nello Yunnan e a nord-est, verso la penisola coreana.

Cina. Dinastia Han Occidentale

La grande espansione territoriale guidata da Wu creò ampi spazi per la crescita delle ricchezze dei mercanti, ma causò anche un forte incremento della spesa pubblica, mettendo in crisi l’equilibrio delle finanze imperiali. Un ulteriore elemento di crisi, paradossalmente, derivò dalla crescita demografica (nel 2 d.C. L’Impero Cinese era abitato da circa 58 milioni di persone) dovuta al miglioramento delle tecniche agricole, conseguenza dell’approfondita conoscenza delle varie colture e delle loro specificità, nonché dello sviluppo delle infrastrutture pubbliche per l’irrigazione. In realtà, accanto alle ricchezze dei mercanti e allo sviluppo agrario, l’economia sotto la dinastia Han Occidentale mostrava evidenti fragilità dovute soprattutto al possesso della terra, alle pratiche ereditariee alle politiche fiscali: vastissimi possedimenti si affiancavano a piccolissime tenute familiari, che potevano essere perse repentinamente a causa di disastri naturali o delle vessazioni imposte dagli ufficiali preposti alla riscossione delle tasse. Con il declino della proprietà feudale e la diffusione della libera compravendita, le proprietà si parcellizzarono sempre di più, spingendo i piccoli proprietari a sfruttare al massimo anche le minime porzioni di terra a disposizione per poter mantenere le loro famiglie. Se ciò non fosse bastato, si sarebbero trovati a scegliere fra il trasferimento in zone in cui nuove terre si rendevano disponibili o l’assoggettamento a un protettore che li avrebbe tenuti in uno stato quasi servile. Per limitare l’impoverimento dei piccoli proprietari, Wudi assunse il controllo della zecca, confiscò terre ai nobili e vendette uffici e titoli, mentre aumentava la pressione fiscale sulle imprese private. Nel 119 a.C. furono creati monopoli pubblici sulla produzione di ferro, sale e dei liquori.

Dopo la morte dell’imperatore Wu, comunque, la dinastia si indebolì, di fronte al progressivo rafforzarsi del potere delle grandi famiglie, che strinsero alleanze matrimoniali per poter controllare la selezione delle cariche amministrative e militari. La vedova dell’imperatore Yüan, ad esempio, riuscì a piazzare molti suoi parenti in posizioni governative di primo piano e a regnare al posto del proprio figlio, l’imperatore Ch’eng Ti (32-7 a.C.). All’interno della famiglia Wang, una delle figure di primo piano divenne presto il nipote dell’imperatrice, Wang Mang, che lavorò per ottenere l’appoggio di molti personaggi della corte al fine di conquistare il trono imperiale. Alla morte improvvisa di Ch’eng Ti, Wang Mang provvide a nominare successore un giovane nipote del defunto sovrano, Ai Ti (6-1 a.C.). Durante il suo regno, il potere del clan Wang continuò ad aumentare, a discapito del potere dell’imperatore. Alla morte di Ai Ti, Wang Mang lo sostituì con un bambino di otto anni e assunse personalmente la reggenza. Dopo soli quattro anni, il fanciullo si ammalò e morì. Wang Mang scelse allora come sovrano un bimbo di un solo anno di vita, ma presto sentì di essere abbastanza forte da assumere personalmente il titolo imperiale. Nell’8 d.C., detronizzò il bambino e si dichiarò imperatore e capostipite della dinastia Hsin (la nuova dinastia). Rimosse dai loro incarichi tutti i membri della vecchia famiglia imperiale, eccetto i suoi sostenitori e i personaggi di minore rilievo.

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