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Cirillo d'Alessandria

Cirillo d'Alessandria

Cirillo d’ Alessandria

  • nato nel 370
  • morto nel 444

Sono rimasto quindi stupito che qualcuno dubiti
se la santa Vergine debba o non debba essere chiamata
«Madre di Dio». Se il nostro Signore Gesù Cristo è Dio,
come può non essere «Madre di Dio» la Vergine che lo
partorì?

(Lettera ai Monaci)

Cirillo d’Alessandria, Padre e Dottore della Chiesa, come ricordato da Papa Benedetto XVI nel corso di una udienza tenutasi il 3 ottobre 2007 (http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20071003_it.html), fu “legato alla controversia cristologica che portò al Concilio di Efeso del 431 e ultimo rappresentante di rilievo della tradizione alessandrina”.

Occorre, a tal proposito, precisare alcuni concetti di riferimento.

Forse il lettore avrà in mente, anche alla luce di alcuni approfondimenti proposti in questo sito, nelle schede sui “Personaggi” dell’antichità, la scuola filologica di Alessandria, che si costituì a partire dal III secolo d.C. intorno alla celebre Biblioteca, voluta nella città egizia da Tolomeo Filadelfo. Non è, forse, altrettanto nota l’esistenza di una scuola teologica di Alessandria, fiorita nel II secolo d.C. e caratterizzata da un approccio alla lettura delle Sacre Scritture all’insegna di uno spiccato allegorismo. Influenzata dall’orientamento filosofico di stampo platonico, la scuola di Alessandria, che ebbe tra i suoi principali esponenti Panteno, Clemente ed Origene, si contrapponeva alla scuola teologica di Antiochia per la ricerca del significato profondo del testo biblico, al di là del dettato letterale, e per una notevole accentuazione della componente divina della Persona di Gesù Cristo, a differenza degli antiocheni, propensi ad un’applicazione ponderata dell’interpretazione allegorica al testo sacro e ad una considerazione privilegiata dell’umanità di Gesù, rispetto alla sua divinità.

Cirillo lega il proprio nome ad una celebre controversia con Nestorio, all’epoca patriarca nella città di Costantinopoli. A partire da Gesù, che nei Vangeli aveva affermato di essere Figlio di Dio, e Dio Egli stesso, una delle questioni al centro del dibattito teologico dei primi secoli fu proprio la corretta delineazione della natura della Sua Persona. Come potevano coesistere in Lui la componente umana e quella divina? E, durante la sua tremenda Passione, Gesù ha sofferto come uomo oppure come Dio? Si tratta di interrogativi che, come si può agevolmente comprendere, agitano la coscienza dell’uomo di ogni tempo e si possono ritrovare, in fondo, anche nella nostra epoca contemporanea.

A livello dottrinale era di fondamentale importanza pervenire ad una definizione chiara e sicura delle verità di fede intorno alla Persona di Cristo e al Suo rapporto con le altre Persone della SS. Trinità, così da porre un sicuro baluardo concettuale e teologico di contro alla formulazione di tante ipotesi e posizioni, sovente non corrette rispetto al contenuto dei Vangeli e alla Tradizione apostolica. Una di esse fu quella detta nestorianesimo, dal nome, appunto, di colui che, in base alle segnalazioni di Cirillo, se ne era fatto assertore: studi successivi hanno poi dimostrato, sulla base delle evidenze offerte dai testi originali, che, in realtà, al vescovo Nestorio non è possibile attribuire affermazioni di carattere eterodosso.

In ogni caso, con il termine di nestorianesimo ci si riferisce ad un orientamento teologico di matrice diofisita, in base al quale, in Gesù Cristo, alla duplicità delle nature (umana e divina) corrispondevano altrettante persone, unite tra loro in un rapporto di “congiunzione” e non tanto di “unione ipostatica”.

Come ben evidenziato nell’introduzione di Giovanni Lo Castro alle Epistole cristologiche (1), “Nestorio, benché convinto assertore dell’unità, al pari degli altri Antiocheni aveva come problema preminente quello della distinzione tra l’umanità e la divinità di Cristo. Egli intendeva affermare con forza la necessità di dover distinguere «in modo estremamente netto la divinità dall’uomo, “l’uomo teoforo”, “l’uomo di Cristo”, che è il vero soggetto di attribuzione delle proprietà umane del Verbo incarnato» […]. La sua era una preoccupazione di ordine ontologico: mirava a escludere ogni confusione tra le due nature presenti in Cristo. Nella sua riflessione cristologica Nestorio, infatti, considera l’umanità di Cristo una vera e propria physis, la quale insieme alla physis divina dà vita all’unico e medesimo Cristo”.

Ciò non poteva che avere significative ripercussioni anche sul ruolo di Maria SS.ma, la quale aveva dato alla luce Gesù: infatti, se si ammetteva l’esistenza di una divisione fra le due nature, umana e divina, in Cristo, anche Maria non poteva essere, a rigore, chiamata “Madre di Dio”. Mirabile, a tale riguardo, la risposta che Cirillo offre nella Lettera ai monaci (e vale davvero la pena immergersi nella lettura di questo, così come degli altri straordinari testi cirilliani!): “Il Verbo è nato dalla stessa sostanza di Dio e Padre e ha l’esistenza senza principio nel tempo; è sempre coesistente al Genitore, in lui e con lui esistente e pensato.

Negli ultimi tempi, poiché è divenuto carne, cioè si è unito a una carne che possiede un’anima razionale, si afferma che è nato anche in modo carnale da una donna (16). Il suo mistero è in qualche modo simile alla nostra nascita […]. Come ho detto, dalla sostanza del Padre è nato il suo Verbo unigenito; poiché, in grazia del fatto che in seguito ha assunto la carne e l’ha resa cosa sua propria, è stato chiamato anche Figlio dell’uomo ed è divenuto come noi, ritengo che non sia assurdo affermare, e anzi che sia necessario confessare, che è nato secondo la carne da una donna, nello stesso modo come anche l’anima dell’uomo nasce contemporaneamente al proprio corpo e la si considera come una sola cosa con quello, sebbene la seconda natura è considerata per sé ed esiste secondo una propria ragione”.

Cirillo argomenta, insomma, che come delle madri dei comuni mortali si dice che partoriscono un unico essere vivente, e non soltanto una sola parte, così si può dire di Maria SS.ma. Nella sua misteriosa ed ineffabile provvidenza, “il Verbo esistente in forma ed eguaglianza di Dio e Padre abbassò se stesso, allorchè divenendo carne, come dice Giovanni, è nato attraverso una donna, e colui che ha la nascita da Dio Padre sopportò per noi anche quella come la nostra”.

Era in gioco, in ultima analisi, l’efficacia redentrice del sacrificio di Gesù in quanto “se Cristo non è veramente Figlio e non è per natura Dio, ma un semplice uomo come noi e uno strumento della divinità, in che modo saremmo stati salvati non in Dio? Perché sarebbe morto per noi uno maggiore di noi e sarebbe stato risuscitato da forze a lui estranee. Come allora per mezzo di Cristo fu distrutta la morte?”. Al contrario, i cristiani non venerano “un semplice uomo – non sia mai! – ma Dio per natura, non ignorando la sua gloria, anche se è divenuto come noi pur restando ciò che era, cioè Dio”.

I brani sopra citati sono tratti dalla Lettera ai monaci e dalle Lettere a Nestorio che, senza dubbio, vanno annoverati fra i testi cristologici più elevati di tutta la produzione cirilliana, ma altri scritti si segnalano per la loro densità concettuale e per il loro stile serrato e cristallino: si pensi alla Lettera ad Acacio di Melitene, alla Lettera ad Eulogio, alla Lettera a Valeriano, alle Lettere a Succenso, alla Lettera sul Credo, e a tutto il corpus delle opere di contenuto esegetico: dal Commento al Vangelo di Giovanni al Commento alla Lettera ai Romani, dai Commentari a Luca ai Commentari sul profeta Isaia, dall’Expositio in Psalmos ai numerosi scritti dedicati all’Antico Testamento.

Il contributo di Cirillo fu determinante nella risoluzione della controversia nestoriana, tanto che venne pienamente recepito dal Concilio di Calcedonia, celebratosi nel 451 e dedicato alla trattazione della tematica cristologica.

Il Concilio, che, unitamente agli altri tre svoltisi in epoca antica (Nicea, Costantinopoli ed Efeso), contribuì a fissare l’autentica dottrina cristiana sulla Trinità e sulla Persona di Cristo, assunse uno stupendo passaggio della Quarta Lettera a Nestorio di Cirillo: “Affermiamo così che sono diverse le nature che si sono unite in vera unità, ma da ambedue è risultato un solo Cristo e Figlio, non perché a causa dell’unità sia stata eliminata la differenza delle nature, ma piuttosto perché divinità e umanità, riunite in unione indicibile e inenarrabile, hanno prodotto per noi il solo Signore e Cristo e Figlio” […]. Pertanto, “professeremo un solo Cristo e Signore, non nel senso che adoriamo l’uomo insieme col Logos, per non insinuare l’idea della separazione col dire “insieme”, ma nel senso che adoriamo uno solo e lo stesso, perché non è estraneo al Logos il suo corpo, col quale siede anche accanto a suo Padre, non quasi che gli seggano accanto due figli, bensì uno solo unito con la propria carne”.

Per l’importanza e il rilievo assunti dalla sua persona e dal suo operato nell’ambito della risoluzione del contrasto con la dottrina nestoriana, Cirillo fu elevato al rango di Dottore
della Chiesa nel 1882.

(1) Si veda il link http://www.documentacatholicaomnia.eu/03d/0370-0444,_Cirillus_Alexandrinus,_Epistole_Cristologiche,_IT.pdf).

Un sito davvero indispensabile per l’approfondimento dei contenuti propri delle eresie cristiane, dai primi secoli sino all’età contemporanea, è indubbiamente http://www.eresie.it/it/Home.htm, che propone un repertorio in ordine alfabetico delle posizioni eterodosse, nonché un ricco apparato bibliografico.

Ampie notizie sul profilo di Cirillo e sulla sua opera si possono reperire sul sito http://www.santiebeati.it/dettaglio/27950, che propone pure una considerevole bibliografia di riferimento.

All’indirizzo web http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0370-0444-_Cirillus_Alexandrinus,_Sanctus.html è possibile reperire e leggere i testi di molte opere di Cirillo d’Alessandria, in originale greco e in traduzione.

Il sito http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html mette, infine, a disposizione uno straordinario repertorio bio-bibliografico sui Padri della Chiesa.

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