Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Cividale del Friuli: arte e architettura longobarda

Arte e architettura longobarda a Cividale

I secoli in cui i Longobardi tennero la sede del loro ducato friulano a Cividale, fu un periodo davvero florido per le arti, dalla scultura all’architettura.

Sappiamo da un diploma carolingio del 792 che il duca Rodoaldo eresse, verso la fine del VII secolo, la chiesa di San Giovanni in Xenodochio, ancora visibile sull’omonima piazza, anche se estremamente rimaneggiata alla metà del secolo XIX. Il duca costruì l’edificio ecclesiastico accanto a uno xenodochio, ovvero un ospizio per pellegrini, ora non più esistente.

La cinta muraria, più volte citata precedentemente, doveva essere quella già presente in epoca romana che, da quanto ci riporta Paolo Diacono, non dovette subire distruzione durante l’assedio avaro poiché i cividalesi aprirono le porte spontaneamente ai loro aggressori. Ovviamente la cerchia era corredata di porte, precisamente tre: a oriente vi era la porta Brossana, a occidente la porta S. Pietro e a settentrione la porta di S. Salvatore che verrà poi chiamata in seguito “di S. Silvestro” dall’intitolazione della chiesa eretta nelle vicinanze nel XIII secolo.

Necropoli e corredi

Ovviamente attorno alla città friulana le ricerche archeologiche hanno permesso di individuare tutta una serie di necropoli. Quattro tombe vennero rinvenute nella zona del Duomo e altre vicino alla basilica di San Giovanni in Valle come pure nei pressi della chiesa di S. Pietro dei Volti e in Piazza San Francesco. Una delle tombe più importanti venne rinvenuta nel 1847 nell’attuale Piazza Paolo Diacono in relazione con un edificio sacro non meglio identificato.

È il sarcofago chiamato “di Gisulfo” a causa di una falsa scritta, “cisul” fatta incidere sul monumento dal sindaco dell’epoca per ingrandire l’importanza del rinvenimento. È vero però che questa tomba restituì un ricchissimo corredo proprio di un individuo aristocratico longobardo. Un piccolo gruppo di tombe longobarde venne rinvenuto anche nella necropoli romana sulla sponda sinistra del Natisone, nei pressi della chiesetta di San Martino.

Ma i sepolcreti più importanti erano senza dubbio quello già citato vicino alla basilica di San Giovanni in Valle, a nord-est della città, e ad occidente presso la zona detta Pertica, vicino alla chiesa di Santo Stefano Protomartire nella località Gallo. Quest’ultima, a differenza della prima, era una necropoli esclusivamente longobarda.

I corredi rinvenuti in queste sepolture ci forniscono tutta una serie di informazioni sulla quotidianità del popolo longobardo stanziato a Cividale nonché dati sui loro commerci e sulle attività artigianali dell’epoca a loro collegate. Così le armi e i bacili ci parlano della presenza di un’industria metallurgica molto probabilmente simile a quella che i Longobardi già conoscevano nelle loro terre d’origine.

Esisteva anche un fiorente artigianato come ci testimoniano i numerosi pettinini e altri oggetti in avorio, pasta vitrea, osso ed oggi conservati al Museo Archeologico. In una tomba rinvenuta nel 1826 in località Gruppignano venne rinvenuta una piccola incudine di ferro con superficie quadrangolare assieme a uno strumento in ferro ricurvo con un incavo nella parte superiore e a un’altra piccola incudine simile alla prima con al centro un foro. Secondo il Brozzi questi oggetti, datati all’inizio del VII secolo, dovevano far parte dell’attrezzatura di un orefice.

Gli strumenti dell'orefice rinvenuti in una tomba longobarda
Gli strumenti dell’orefice rinvenuti in una tomba longobarda

Ed è proprio l’oreficeria uno dei settori in cui anche i Longobardi di Cividale possono distinguersi nel panorama italiano dell’VIII secolo. L’apice artistico viene raggiunto infatti durante l’età di Ratchis e poi del fratello Astolfo epoca in cui vengono datati il battistero di Callisto, l’altare di Ratchis e il già citato Tempietto Longobardo.

Opere del patriarca Callisto

Il periodo di tempo in cui Callisto si impose con la forza nella sede cividalese furono comunque fruttuosi dal punto di vista architettonico. Gli scavi del 1906, infatti, effettuati nell’area dell’odierno sagrato del Duomo, hanno riportato alla luce le fondazioni di un battistero ottagonale riconosciuto con la chiesa battesimale di San Giovanni la cui costruzione si fa risalire all’epoca del patriarca Callisto e nella quale Ratchis fece collocare il suo altare. Nella zona occidentale dello stesso battistero vennero individuati anche degli ambienti di difficile interpretazione e databili al VII-VIII secolo. Sempre a Callisto si attribuisce la costruzione della nuova sede patriarcale, eretta dopo il 737, nella quale ora si trova l’attuale Palazzo Pretorio e nella quale vennero individuati anche i resti della basilica romana.

Il battistero ora è conservato all’interno del Museo cristiano del Duomo e nel parapetto che circonda il monumento si riconoscono due facciate esterne, scolpite, conosciute come “paliotto di Sigualdo” (successore di Callisto) e “lastra di san Paolino”. Vi sono anche un frammento marmoreo con due immagini evangeliche e una terza lastra con decorazioni floreali. Nella parte superiore, sostenuta da otto colonnine di marmo pario, vi è la pergola decorata con intrecci di vimini, immagini zoomorfe e un’iscrizione latina. Sempre all’interno della chiesa di S. Giovanni il duca Ratchis pose un altare in pietra d’Istria, oggi conservato nello stesso Museo sopraccitato, formato da lastre fabbricanti un parallelepipedo. Le incornicia un’iscrizione che ricorda lo stesso duca e sono tutte decorate da figure scolpite completate da preziosi smalti policromi. La lastra posteriore presenta un foro al centro per la custodia delle reliquie fiancheggiato da due croci.

Il battistero di Callisto
Il battistero di Callisto

Complesso architettonico della zona detta “Valle”

Nella zona della città detta “Valle” esisteva un importante complesso ecclesiastico composto da una basilica dedicata a San Giovanni Battista, un convento di suore benedettine e una chiesetta dedicata a Santa Maria, conosciuta anche come “Tempietto Longobardo”.

Questo insieme di edifici viene citato per la prima volta già nell’830 in un diploma di Lotario e Ludovico II (2) che colloca queste costruzioni infra muros civitatis Foroiulii, cioè all’interno del perimetro disegnato dalle mura cittadine. I numerosi rimaneggiamenti susseguitesi nei secoli hanno mutato l’aspetto originario degli edifici. La basilica di San Giovanni, ad esempio, ha ottenuto la forma attuale durante i lavori eseguiti fra il 1751 e il 1776.

Le ricerche archeologiche eseguite dal Torp hanno permesso di individuare la planimetria del primitivo edificio la cui datazione è stata collocata tra la fine del VI e la prima metà del secolo VII. Oltre agli edifici ecclesiastici, nel complesso del luogo detto “Valle” vi era anche una costruzione ad uso civile, ovvero la Gastaldaga, la residenza del Gastaldo, il rappresentante del re a Cividale.

Tale struttura viene citata in un documento di Berengario (3) del 916-924 e, in base agli studi archivistici e archeologici, doveva trovarsi nella parte dell’attuale Convento che oggi si affaccia sulla via Monastero Maggiore dove ancora si intravedono corsi di pietra appartenenti all’antica struttura muraria.

“Tempietto Longobardo”

Il cosiddetto “Tempietto longobardo” venne costruito attorno alla metà dell’VIII secolo in quel luogo dove sorgeva il palazzo del Gastaldo. È costituito da due ambienti: un’aula quadrata sormontato da una volta a crociera e illuminato da cinque finestrelle che immette in un presbiterio rettangolare, più basso, formato da tre ambienti a volta, paralleli e divisi da quattro colonne binate e da due pilastri rettangolari.

Sulla parete di fondo del presbiterio si trova anche la porta d’ingresso, sormontata da un arco di stucco decorato con un tralcio di vite compreso fra due fascie nel quale vi erano incastonati anche elementi in vetro colorato. Sopra di essa, in una lunetta, una decorazione in affresco raffigura il Cristo benedicente fra gli arcangeli Michele e Gabriele. Completano la decorazione del monumento sei figure femminili vestite alcune con abiti benedettini e altre con vesti principesche.

Sopra di esse è posta un’altra decorazione vegetale in stucco. Sull’attribuzione della committenza di questo meraviglioso monumento gli studiosi sono ancora incerti: il Cecchelli lo pone già in epoca carolingia e più precisamente tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo mentre il Mor riconduce l’opera al regno di Asolfo (749-756) che avrebbe commissionato maestranze italo-bizantine agli ordini di un maestro, Paganus, nome che viene anche inciso sullo sgancio sinistro della finestrina fra le statue.

Gli stucchi nel Tempietto Longobardo
Gli stucchi nel Tempietto Longobardo

Note

  • 2.De Rubeis, Mon. Eccl. Aquil., c. 410.
  • 3. L. Schiapparelli, I diplomi di Berengario, n. 46.

Bibliografia

  • G. Lorenzoni, Monumenti di età carolingia: Aquileia, Cividale, Malles, Münster, Padova, 1974, pp. 33-40

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*