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Civita Castellana. Falerii Veteres: testimonianze archeologiche

Civita Castellana
Civita Castellana in un dipinto di Jean-Baptiste Camille Corot (1796–1875)

La città di Civita Castellana, sorta in epoca medievale dalle ceneri del centro falisco di Falerii Veteres distrutto dai Romani dopo secoli di abbandono, ha inglobato e spesso cancellato molte delle testimonianze archeologiche pertinenti all’antico sito, un tempo ricco di monumenti, templi e necropoli e sede di maestranze artistiche di pregio. Le poche tracce conservate, talvolta inserite nel tessuto urbano o avvolte dalla campagna circostante, unite alla cospicua quantità di terrecotte architettoniche qui rinvenute e custodite nei musei, bastano però a comprendere la grandezza della città, considerata per il suo primato culturale e politico, capitale dell’agro falisco. I primi scavi condotti a Civita Castellana nell’ambito della realizzazione della Carta Archeologica d’Italia che prese avvio proprio dall’agro falisco e capenate, condotti da nomi autorevoli dell’archeologia quali Cozza, Gamurrini, Pasqui e Mengarelli, individuarono cinque luoghi di culto nelle località Vignale, Scasato, Sassi Caduti e Celle, e resti delle necropoli che circondavano la città.

Architettura sacra

Le indagini archeologiche che a partire dalla fine dell’Ottocento hanno interessato la città falisca hanno localizzato i vari siti in cui anticamente sorgevano templi o sacelli, posizionati sia all’interno della cinta muraria sia in posizione extraurbana, i più antichi dei quali risalgono all’epoca arcaica. La caratteristica che unisce questi luoghi di culto, la struttura dei quali è andata perduta, fatta eccezione per il tempio di Giunone in località Celle, è il ricco e pregiato apparato decorativo realizzato in terracotta frutto di maestranze locali: il rinvenimento nei pressi di vari templi di matrici per la realizzazione di decorazioni fittili, in particolare antefisse, testimonia che qui avevano sede officine artigiane di livello elevato che realizzarono gli ornamenti in terracotta e che all’occorrenza sostituivano i pezzi rovinati o malriusciti direttamente in loco.

In località Vignale il gran numero di terrecotte portate alla luce ha fatto supporre l’esistenza di due edifici templari; notevoli appaiono i resti di due grandi cisterne, associate al culto qui praticato in onore di Apollo, rinvenute piene di materiale fittile e votivo proveniente dai vicini templi; è probabile che l’altura di Vignale abbia avuto la funzione di acropoli dell’antica Falerii. Anche nell’area dello Scasato, del tutto assorbita dalla città moderna, furono identificati due luoghi di culto che hanno restituito cicli decorativi in terracotta di grande valore artistico; qui sorgeva il più recente dei templi della città, dedicato ad Apollo; della struttura muraria non si conserva nulla, restano invece parti consistenti dell’apparato decorativo ora assemblate insieme nel Museo di Villa Giulia, tra queste una serie cospicua di antefisse rappresentanti divinità maschili e femminili, un elegante acroterio a palmetta, ma soprattutto il celebre busto di Apollo ispirato alla scultura greca di Lisippo.

Modello di tempio falisco eseguito da Adolfo Cozza Giardino del Museo di Villa Giulia
Modello di tempio falisco eseguito da Adolfo Cozza. Giardino del Museo di Villa Giulia

L’altro santuario dello Scasato, uno dei più antichi di Falerii, era dedicato a Minerva: identificato in seguito ad uno scavo fortuito nel 1924, che portò alla luce imponenti resti di mura in opera quadrata oggi andati perduti, ha restituito un notevole gruppo di altorilievi fittili ed eccellenti statue raffiguranti divinità tra cui il busto di Giunone datato agli inizi del IV secolo a.C., ricco di dettagli iconografici e recante ancora consistenti tracce di colore. In posizione extraurbana, nel fondo di una stretta valle appena fuori dall’abitato, agli inizi del Novecento fu scoperto un tempio dedicato a Mercurio. La divinità titolare del tempio è stata identificata grazie al rinvenimento di un frammento di acroterio raffigurante senza dubbio Ermes, inoltre questa divinità, dopo essere stata recepita in ambiente italico, assunse una nuova connotazione di protettore di commerci, cosa che ben si addice al tempio in questione posto fuori dalle mura lungo un’importante via di comunicazione e di scambi commerciali.

Il santuario più noto tra quelli presenti nell’antica Falerii sorgeva in località Celle ed era dedicato a Giunone Curite, divinità protettrice di tutto il popolo falisco; rinvenuto come gli altri in modo fortuito, rappresenta l’unico edificio sacro di cui è stato possibile conoscere la pianta, appartenente al tipo etrusco – italico (Etruschi: tempio), dedotta dal rinvenimento di resti architettonici: gli studi sulla struttura hanno identificato due fasi costruttive, la prima in cui il culto veniva praticato in un antico sacello ad oikos, di cui è stata rinvenuta la testa della possibile statua di culto in tufo coronata da foglie di bronzo; la seconda, datata alla seconda metà del IV secolo, quando il santuario assunse forme più monumentali senza però intaccare il sacello originario, di cui restano le imponenti fondazioni. Il tempio doveva avere pianta tripartita, preceduto da un pronao con due file di colonne, orientato verso sud – est e interamento decorato da un ricco rivestimento fittile. Poco distante dal tempio, sul cosiddetto Fosso dei Cappuccini, sorgeva una singolare area sacra, nota come Ninfeo Rosa, dal nome del conte Rosa, antico proprietario del terreno: al momento dello scavo nel 1873 furono scoperte due caverne scavate nel tufo colme di ex voto collegate ad una ampia vasca di raccolta delle acque, che non lasciano dubbi sul culto qui praticato legato alla acque e alle loro proprietà benefiche e salutari di cui gli italici erano fermamente convinti.

Architettura funeraria

Intorno alla città di Falerii sorgevano numerose necropoli: le tipologie architettoniche e i corredi in esse emersi costituiscono una fondamentale testimonianza nella ricostruzione della cultura e della vita del centro falisco dall’epoca del suo primo insediamento nell’età del Ferro fino alla distruzione nel III secolo a.C.. Il sepolcreto più antico, datato all’VIII secolo e utilizzato fino al VII, è quello di Montarano situato a nord dell’altura di Vignale, luogo in cui prese vita il primo nucleo abitativo. In questa necropoli è documentato sia il rito dell’incinerazione, con numerose tombe a pozzo che ospitavano urne cinerarie di varia foggia, sia il rito dell’inumazione, con tombe a fossa semplice o fossa con loculo dotate di corredi. La presenza dei corredi è di fondamentale importanza nell’individuazione del sesso del defunto: oggetti da banchetto e strumenti di filatura attestano sepolture femminili, armi in ferro e bronzo caratterizzano le sepolture maschili.

Necropoli di Terrano
Necropoli di Terrano

Quando nel VII secolo gli abitanti dell’altura di Vignale occuparono il vicino pianoro, su cui si è poi sviluppato in epoca medievale il centro di Civita Castellana, Falerii si dovette dotare di nuovi sepolcreti, localizzati nel versante sud dell’abitato, fuori dalla cinta muraria. Sorsero in quest’epoca le necropoli della Penna e di Valsiarosa; nella necropoli della Penna, del tutto assorbita dalla città moderna e ora non più visibile, furono individuate negli scavi di fine Ottocento, le prime tombe a camera comparse precocemente nella città in epoca orientalizzante; anche nella vicina necropoli di Valsiarosa furono rinvenute sporadiche tombe a fossa, ma soprattutto a camera, che dal VII secolo si protraggono fino alla conquista romana. Non distante dalle due necropoli nel 1904 apparse casualmente in seguito a lavori agricoli una piccola necropoli che dal ponte presente nelle immediate vicinanze è stata definita di Ponte Lepre: in essa furono scoperte cinque sepolture a camera con loculi datate dall’epoca arcaica al IV secolo, che hanno restituito ricchi corredi composti da pregevole vasellame bronzeo, ceramica attica e resti di un carro.

Interessanti i sepolcreti di Colonnette e Celle situati a nord della città: in essi furono scoperte solo tombe a camera dai corredi talvolta eccezionali: dalla tomba 4 della necropoli delle Colonnette proviene infatti il celebre Cratere dell’Aurora, datato al secondo quarto del IV secolo, in cui è rappresentato il rapimento di Kephalos portato in cielo sulla quadriga di Aurora, esposto al Museo di Villa Giulia.

Necropoli di Terrano Interno di tomba a camera
Necropoli di Terrano. Interno di tomba a camera

Tutte queste necropoli, scavate ormai in tempi lontani, sono state nel tempo inglobate dalla città, anche se splendidamente documentate dai ricchi corredi conservati; l’unica eccezione è costituita dalla necropoli di Terrano: essa si estende sui costoni di un ripido pianoro tufaceo vicino all’abitato, delimitato dallo scorrere di due ripidi corsi d’acqua; il luogo impervio e la posizione defilata ne hanno permesso la conservazione pressoché intatta. Il sepolcreto si cominciò ad utilizzare dal V secolo in poi; l’architettura ripete qui le più diffuse forme presenti sul territorio falisco: un dromos, scavato nel tufo con funzione di ingresso, conduce alla camera a pianta quadrangolare, la cui porta di accesso doveva in origine essere chiusa con una lastra di pietra; nel mezzo un pilastro, ricavato dalla roccia, fa assumere all’ambiente una singolare forma “a ferro di cavallo”; sulle pareti si aprono i loculi per le deposizioni, chiusi da tegole ormai del tutto perdute.

Acropoli di Vignale

Il colle di Vignale, difeso naturalmente dalle rupi che lo circondano e che costituiscono una barriera naturale, proprio per la sua funzione strategica fu scelto come primo nucleo abitativo della futura capitale falisca, assumendo col tempo il ruolo di acropoli. L’ abbondanza di materiale fittile ritrovato sul terreno conferma infatti che Vignale fu un sito abitato almeno a partire dall’ età arcaica. Tutto il colle è attraversato da una fitta rete di cunicoli larghi circa 60 cm ed alti 1,80 cm che si collegano con pozzi a pianta rettangolare e a volte con cisterne ipogee scavate nel tufo a pianta quadrangolare e circolare.

Le testimonianze archeologiche più evidenti che attestano la frequentazione del sito, sia come complesso abitativo che cultuale, sono due imponenti cisterne, denominate convenzionalmente cisterna meridionale e settentrionale. Le due strutture hanno forma rettangolare; il loro legame con i templi è confermato dal rinvenimento all’ interno e nei loro pressi di terrecotte architettoniche e votive, è quindi probabile che siano state utilizzate come scarichi dei santuari al momento del loro abbandono. Le cisterne presentano caratteristiche comuni: oltre alla pianta, sono entrambe orientate con i lati brevi in direzione nord-ovest/sud-est, scavate nella roccia e largamente integrate con muratura in opera quadrata. La loro funzione idrica originaria è provata sia dalla presenza di cunicoli che comunicano con l’ interno della roccia, sia dal rivestimento di cocciopesto di cui oggi si conservano poche tracce; ad esse si accedeva mediante grandi rampe.

Cisterna-settentrionale-acropoli-Vignale
Cisterna settentrionale sull-acropoli del Vignale

Le parti in muratura sono costruite da filari di massicci blocchi di tufo che presentano affinità con quelli impiegati nella costruzione delle mura del colle, di cui resta soltanto un esiguo tratto di cinque filari sul versante meridionale dell’altura. Lungo le pareti di tufo che delimitano Vignale sono visibili tagli artificiali e cavità di epoca falisca oggi quasi del tutto ricoperte da crolli della roccia e dalla fitta vegetazione, mentre lungo il ciglio del pianoro sono conservate numerose camere ipogee scavate nella roccia note come insediamento di “San Cesareo”, databili in epoca tardomedievale; nell’ angolo sud-ovest è presente inoltre un complesso tombale di cui è visitabile solo una piccola tomba a camere a pianta rettangolare.

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