Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Clistene

nome: Clistene (565 a.C. – 492 a.C.)

dinastia: Alcmeonidi; nipote di Clistene di Sicione

Clistene, il continuatore dell’opera riformistica di Solone, apparteneva alla nobile ascendenza degli Alcmeonidi, una dinastia che aveva dato ad Atene alcuni dei protagonisti più significativi della sua storia: dall’arconte Megacle, autore di un fallito colpo di stato nell’anno 636 a.C., sino a Pericle, al cui nome si lega la splendida fioritura politico-culturale dell’Atene del V° secolo, sino ad Alcibiade, generale al tempo della guerra del Peloponneso.

Fuoriuscito da Atene negli ultimi anni della dittatura di Ippia, Clistene, una volta rientrato in patria, entrò in aperto conflitto con la figura di un esponente di spicco dell’aristocrazia conservatrice, a motivo dei princìpi e dei contenuti a cui si ispirò la sua opera di riforma sociale, molto più ampia ed incisiva di quella solonea.

Pur continuando a sussistere, sia pure in modo pressocchè fittizio e formale, le quattro tribù originarie, Clistene introdusse un’articolazione della società basata sulla suddivisione in dieci tribù (denominate Eretteide, Egeide, Pandionide, Leontide, Accamantide, Oineide, Kekropide, Ippotontide, Aiantide, Antiochide), ognuna comprendente le circoscrizioni dell’asty, della mesogaia e della paralia, i cui abitanti venivano chiamati rispettivamente pediaci, diacri e paralii. Il fatto che ciascuna tribù comprendesse cittadini appartenenti alle diverse zone – entroterra, costa e città – consentiva non solo di spezzare il rapporto particolaristico della tribù medesima con il territorio, ma agevolava lo scambio tra membri di ceti diversi, riuniti nella costituzione di un unico organismo avente finalità elettorale. Come si può facilmente intuire, né la nascita né il censo (o reddito posseduto) erano i criteri ispiratori della riforma di Clistene, che assunse, invece, quale parametro di base, il demo, ossia la ripartizione territoriale di base di ciascuna città, che andava poi a costituire la singola tribù.

Per maggiore chiarezza, si potrebbe sintetizzare in questo modo la complessa riforma voluta da Clistene:

  • suddivisione del territorio della regione dell’Attica in tre zone: asty, mesogaia, paralia;
  • individuazione di un centinaio di demi, raggruppati, mediante sorteggio, in trittie, dieci per ciascuna delle predette zone;
  • tre trittie, una per ciascuna delle tre zone, costituiva ognuna delle dieci tribù, per cui la popolazione ateniese si ripartì in trenta trittie.

Connessa strettamente alla suddivisione per tribù era la costituzione della boulé, detta “dei Cinquecento” in sostituzione del “Consiglio dei Quattrocento” voluto da Solone.

Essa, infatti, era composta da cinquecento membri, individuati attraverso la suddivisione in dieci pritanìe, ognuna delle quali, a sua volta, era formata da cinquanta cittadini. A presidente dei lavori dell’assemblea veniva designato, tramite il meccanismo del sorteggio, un epistàtes. Accanto a quello della boulé, un ruolo di primo piano venne assunto, nella riforma attuata da Clistene, dall’ekklesìa (o assemblea), dotata di potere legislativo e chiamata a ratificare oppure a respingere i testi di legge predisposti dalla boulé. Compiti di controllo sulla correttezza dell’operato dei due organismi – boulé ed ekklesìa – furono, infine, affidati al collegio dell’Aeropago, che annoverava gli arconti a fine carriera e disponeva di prerogative di garanzia.

Un ultimo istituto che contraddistinse la riforma clisteniana dell’ordinamento costituzionale dello Stato fu quello dell’ostracismo, in virtù del quale l’ekklesìa, nell’ambito della sesta pritanìa, aveva la facoltà di decretare l’esilio per uno dei cittadini il cui comportamento fosse stato ritenuto lesivo dell’ordinamento democratico costituito.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*