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Colonizzazione greca in Magna Grecia

Colonizzazione greca in Magna Grecia

La colonizzazione greca in Magna Grecia

Il fenomeno coloniale dei Greci in Italia e in Sicilia si colloca in età arcaica e può essere datato tra l’VIII e il VI sec. a.C. Si pone al termine di una lunga frequentazione greca dell’area magno-greca (Italia meridionale e Sicilia).

I motivi scatenanti sono diversi:

  1. La mancanza di terre fertili da coltivare nella madrepatria e l’esigenza di trovarle altrove;
  2. Esigenze di carattere politico: allontanamento coatto di gruppi di persone in seguito al fenomeno della staseis (rivolta o cospirazione nei confronti della classe dirigente) e il problema di trovare loro una sistemazione;
  3. La necessità di commerciare con aree ricche che possedevano quelle materie prime che mancavano in Grecia.

I contatti risalgono almeno alla metà del II millennio a.C. ma si intensificano in età arcaica, in tali occasioni i Greci hanno avuto la possibilità di apprezzare le fertili terre italo-sicule e hanno immediatamente cercato di stabilire dei rapporti commerciali per le importazioni e gli scambi di prodotti. Successivamente cogliendo la grande ricchezza di queste terre creano in loco degli insediamenti emporici, nei quali sostavano mercanti e artigiani in occasione dei loro viaggi e conseguentemente visitavano anche le zone più interne. Tutto ciò ha permesso alle comunità indigene di conoscere la cultura micenea ed ellenica e di subirne l’influenza, apprendendo così nuove tecniche artigianali e generando un notevole progresso tecnico nell’artigianato locale.

Le città coloniali nascono come aree commerciali ma con il tempo subiscono uno sviluppo territoriale ed economico, diventano delle poleis simili a quelle greche, con un loro governo locale e una loro autonomia, acquisiscono la lingua e gli usi dei Greci. Chiaramente non possiamo pensare che questa occupazione non abbia provocato delle reazioni da parte degli indigeni, ma anche laddove ci furono conflitti e tentativi di opposizione il fenomeno coloniale non subì interruzioni e la convivenza tra i due popoli continuò e divenne sempre più intensa. Basti pensare che esponenti delle aristocrazie indigene entrarono a far parte della classe politica detentrice del potere.

A capo di ogni spedizione coloniale vi era l’ecista (oikistos), ci sono giunti alcuni nomi di questi oikistai, dai quali si può dedurre che facessero parte della nobiltà greca, la sola in grado per esperienza culturale di preparare e dirigere viaggi oltremare, di gestire una massa di coloni che per estrazione sociale e professione era estremamente varia, di organizzare e impiantare una nuova “città”. Ovviamente le imprese coloniali (apoikiai) erano appoggiate dalle rispettive poleis di provenienza dei coloni (le quali diventavano la madrepatria della futura colonia, la metropolis), che in questo fenomeno vedevano una soluzione alla mancanza di terre e alla pressione esercitata da un numero di braccianti in aumento costante.

La colonizzazione greca in Occidente ha avuto come protagonisti assoluti i Corinzi e i Calcidesi dell’Eubea, i quali si divisero le aree da occupare; dobbiamo però citare la città di Eretria (in Eubea) che ebbe il merito di fondare con i Calcidesi Pitecusa (Ischia, indicata nella pianta 1 con il n.1), definita “l’alba della Magna Grecia” (1). La colonia si data circa nel 770 a.C., in realtà è errato definirla tale, si tratta piuttosto di un piccolo insediamento, gli scavi hanno messo in luce un quartiere con fornaci per la lavorazione dei metalli; non sono stati individuati tutti quelli elementi territoriali, urbanistici e monumentali che caratterizzano le altre poleis coloniali.

Le colonie euboiche

La prima vera colonia greca in Italia è Cuma (in Campania, corrispondente nella pianta 1 con il n.2) fondata dai Calcidesi (provenienti da Calcide, polis dell’Eubea, isola greca). Il nome deriva dalla grande polis omonima dell’Eolide in Asia, molto probabilmente cittadini provenienti da quest’area si associarono ai coloni euboici.

La scelta del golfo di Napoli non è casuale ma ci fa capire che i greci sceglievano accuratamente le aree da colonizzare studiando il territorio e la popolazione locale. L’area campana costituiva un ottima base per un’espansione mercantile verso l’estremo Occidente. Da Cuma i coloni potevano controllare la rotta marina verso il Tevere, l’isola d’Elba e il golfo di Populonia, la zona occupata dai Tyrrhenòi (gli Etruschi).

Difficile stabilire la data di fondazione della polis cumana, Eusebio di Cesarea (265-340 d.C.) propone una cronologia alta (il 1050 a.C.); mancano elementi concreti che ci riportino ad una data più realistica nell’VIII sec. a.C., l’ipotesi più probabile è il 757 a.C.; un problema che sussiste anche per altre colonie calcidesi in Occidente (Zancle datata da Eusebio nel 757/756, secondo altri tra il 730 e il 725 a.C.; Rhègion tra il 720 e il 715 a.C. e Neapolis).

Colonizzazione greca in Magna Grecia 

Foto di apertura: Le colonie greche in Italia meridionale. Foto sopra: Le colonie greche in Sicilia

Fanno eccezione le colonie calcidesi sicule di Nasso (o Naxos), Leontini e Catania, le cui fondazioni sono in relazione cronologica con quella corinzia di Siracusa, poiché sono state in qualche modo coinvolte nelle vicende storiche di questa città. Quest’ultima è stata fondata nel 733 circa, preceduta di un anno da Nasso; successive sono Leontini e Catania datate nel 728/727 a.C., a breve distanza di tempo collochiamo la nascita di Megara Iblea fondata dai Megaresi della Grecia. Per queste cinque poleis in particolare ma più in generale per la maggior parte delle colonie greche fondamentale per la datazione è Tucidide, il quale fornisce indicazioni ad annum e sono quelle appena esposte. Gli storiografi riconoscono come ufficiali queste date che divergono da quelle di Eusebio, il quale per fare solo alcuni esempi colloca la creazione di Nasso e di Catania rispettivamente due e sei anno dopo la versione tucididea.

Naxos (nella pianta 2 con il n.1) è la prima colonia greca in Sicilia, i fondatori erano Calcidesi ma l’ecista (oikistès) Theoklès probabilmente era di origine ateniese. Il nome della nuova città ripete quella di un’isola delle Cicladi; in epoca arcaica i Naxii dell’Egeo avevano assunto un importante ruolo nell’isola di Delo, sacra ad Apollo e centro religioso delle genti ioniche. I coloni dichiararono immediatamente il loro legame con il famoso santuario consacrando un altare ad Apollo Archeghètes (la divinità a cui i coloni dedicavano un tempio con scopo propiziatorio) ancora prima di definire urbanamente la polis. I Nassi in seguito colonizzarono prima Leontini e poi Catania (nella pianta 2 rispettivamente ai n.2 e 3), l’obiettivo era quello di espandersi e di controllare l’area etnea.

Tra le altre colonie euboiche citiamo Zancle (la futura Messina, n.4 nella pianta 2), la cui fondazione pare sia avvenuta in accordo con Cuma, infatti le fonti testimoniano accanto ad un oikistès calcidese uno proveniente dalla colonia italica. La nuova polis fu occupata dopo il 494 a.C. da profughi samii.

Inoltre per assicurarsi un sicuro e il più possibile tranquillo dominio dello Stretto i coloni di Zancle spinsero i loro compatrioti a giungere in Occidente per fondare un’altra colonia nell’altro lato dello Stretto, Rhègion (Reggio, al n.3 nella pianta 1). A questa fondazione parteciparono anche esuli Messeni (la Messenia si trova nella parte meridionale della Grecia), alcuni storici greci affermano che fino al tiranno Anassila di Reggio (500-476 a.C.) la città fu governata da esponenti di stirpe messenica. Lo stesso Anassila nel 486 a.C. scacciò i Samii da Zancle e vi insediò i Messeni, fu allora che la città prese il nome di Messana (Messina).

Come sub-colonia di Zancle ricordiamo Himera (n.5 nella pianta 2), città fondata nel 648 a.C. (datazione di Diodoro) sulla costa settentrionale tra le foci del fiume Torto e dell’Himeras (oggi Fiume Grande).

Prima di fondare Pitecusa e Cuma, i coloni euboici avevano impiantato un emporio commerciale in Siria, al-Mina nell’800 a.C. circa, attraverso il quale giungevano rifornimenti di bronzo nelle due principali città, Calcide e Eretria. La richiesta di un maggiore quantitativo di materie prime portò alla fondazione di altre colonie in territori che ne erano provvisti. Nel caso di Reggio pare che il motivo scatenante sia stata una carestia che colpì Calcide; la necessità di alleggerire la popolazione greca da problemi di questo tipo determinò anche la fondazione di Naxos e Zancle, in quest’ultimo caso si aggiunsero problemi strategici.

Le colonie peloponnesiache

La costa ionica della penisola italiana e la Sicilia orientale subirono l’occupazione coloniale dei Greci dell’area peloponnesiaca. Come abbiamo già accennato in precedenza nel 734 a.C. i Corinzi con a capo Archia fondarono Siracusa (indicata con il n.6 nella pianta 2); la particolare conformazione dell’isola di Ortigia consentì ai coloni di controllare due porti e di dare ampio sfogo alla loro vocazione marinara.

Nella parte sud-orientale della Sicilia giunsero intorno al 728 a.C. i Megaresi che per breve tempo riuscirono a convivere con i Calcidesi a Leontini. Ma il difficile rapporto tra le due etnie spinse i coloni megaresi a cercare una propria sede nella penisola di Thapsos, troppo vicina a Siracusa perché questa potesse tollerarla. I Megaresi poterono sanare la loro ansia coloniale con la fondazione di Megara Iblea (727 a.C.) e un secolo dopo (627 a.C. circa) con Selinunte sulla costa sud-occidentale dell’isola (rispettivamente al n.7 e 8 della pianta 2). Mentre quest’ultima divenne una delle più gloriose poleis siceliote, Megara Iblea intorno al 484 a.C. venne assorbita da Siracusa. È probabile che il gruppo di coloni megaresi fosse costituito da profughi provenienti da territori occupati dai Corinzi.

Le colonie achee

Verso la fine dell’VIII sec. e gli inizi del VII coloni achei (provenienti dall’Acaia peloponnesiaca) occuparono in più punti la costa meridionale della penisola italica. La prima colonia fu Sibari (n.4 nella pianta 1) sul fiume Crati intorno al 720 a.C. (la datazione scende al 708-707 per Eusebio). Il nome della polis deriva da una fonte della città di Bura in Acaia (o forse anche dalla capitale della Colchide). L’ecista di Sibari Wis venne da Helike; da questa città, da Aigai e da Buta provennero i coloni, ai quali si aggiunsero i Locresi e i Trezenii (dell’Argolide). Sibari non creò altre colonie ma consolidò il suo potere alleandosi con Poseidonia (la futura Paestum romana, n.5 nella pianta 1), fondata intorno al 700 a.C. dai Trezenii dell’Argolide.

Più ad ovest nel 708 a.C. altri Achei fondarono Crotone (n. 6) presso il promontorio Lakinios, sul quale si ergeva il famoso santuario di Hera, divenuto in seguito alla nascita della polis il principale luogo di culto. La città progressivamente estese il suo dominio verso nord e verso sud ponendo sotto il suo controllo alcuni centri: Terina, Petelia, Temesa, Crimisa e Pandosia.

Crotone a sua volta colonizzò nel 650 circa la città di Caulonia (n.7) presso la punta di Stilo e quella di Skylletion, per porre sotto il suo controllo l’area e impedire l’espansione locrese verso est. Inoltre sulla costa tirrenica fece sorgere un emporio commerciale, Terina (n.8).

Poco più a nord un altro gruppo di Achei fondò Metaponto (n.9), la datazione è molto dubbia (773-772 a.C. secondo Eusebio, ma probabilmente tra il 690 e il 680 a.C.). Il nome richiama quello di Metapa, un distretto (dàmos) del regno miceneo di Pilo nella Messenia.

Taranto, l’unica colonia laconica

Sulla costa ionica nell’estremità orientale della penisola sorse una colonia laconica, Taranto (n.10) intorno al 706-705 a.C. in un’area occupata da genti messapiche. I fondatori venivano da un antico centro spartano, Amyklai, anche se Antioco e Eforo (due storici) dichiaravano che non erano Spartiati, cioè cittadini spartani con pieni poteri perché illegittimi per nascita.

Le colonie ioniche di Siri e Pozzuoli

Ad ovest di Metaponto nel VII sec. (forse tra il 680 e il 670 a.C.) coloni di stirpe ionica fondarono Siris (o Siri, n.11). Strabone per via indiretta (Antioco) tramanda la notizia che la città sia in realtà stata fondata da esuli Troiani, in seguito però occupata dai Chones, gente del versante ionico dell’Italia. Quest’ultimi vennero scacciati da esuli di Colofone e da Ioni provenienti dall’Asia Minore, i quali presero possesso della polis. Circa un secolo dopo Siri fu distrutta e influenzata dalle colonie achee di Metaponto, Crotone e Sibari. Secondo Antioco gli Achei avevano l’obiettivo primario di controllare la ricca Siritide contendendone il possesso a Taranto, tale programma risalirebbe all’VIII sec. anteriormente anche alla fondazione di Metaponto.

Esuli e fuggitivi di origine ionica (samii) fondarono nell’Italia meridionale Pozzuoli (Dicearchia, n.12 in pianta) tra il 531 e il 526 a.C., tra di loro pare vi fosse anche il filosofo Pitagora.

Locri Epizefiri

Fondata intorno al 670 a.C. sotto la guida di Euanthe e con l’appoggio di Siracusa, la storia di Locri (n. 13) ha degli aspetti che la collegano ad Aiace e ai Troiani. Lokròi era il nome di un etnos greco. Già in antico si discuteva sull’origine dei fondatori di origine achea, se fossero giunti dalla Locride occidentale o orientale. Aristotele narra che i loro capostipiti erano nati dall’adulterio di alcune donne del ghénos delle “Cento Case” consumato con servi in assenza dei mariti impegnati nella prima guerra messenica (735-715 a.C. circa). Queste cento famiglie appartenevano al ghénos degli Aianteioi, che aveva avuto origine da Aiace (l’eroe greco dell’Iliade) e come sede primaria la città di Naryka nella Locride Opunzia (occidentale).

Locri nel VII secolo per assicurarsi il controllo anche della costa tirrenica fondò tre sub-colonie nei centri indigeni di Medma, Hipponion e Metauro (nn.14-15-16).

Velia (Elea)

Nel 535 a.C. circa i Focei di Alalia (emporio focese fondato intorno al 560 a.C. sulla costa nord-orientale della Corsica) con l’appoggio dei Regini e dei Posidoniati occuparono un centro enotrio tra Posidonia e Pyxus (emporio fondato da Siris) per farvi nascere una nuova polis: Velia o Hyele, poi semplificato in Elea (n.17).

Atre colonie di Sicilia e i loro difficili rapporti

Alle numerose poleis euboiche si aggiunse nel 688 a.C. (datazione tucididea) una colonia di Rodii e Cretesi, Gela (n.9 nella pianta 2). Ci giungono i nomi dei due ecisti: Antifemo di Rodi e Entimo di Creta. La città volle ampliare il suo controllo della costa meridionale con la fondazione di Akragas (Agrigento, n.10) nel 580 a.C.

Un altro gruppo di Rodii della polis di Cnido colonizzò Lipari (n.11) tra il 580 e il 576 a.C. (per Diodoro), altre fonti (Eusebio e Girolamo) propongono una datazione più alta (630-626 a.C.).

L’avanzata geloa e agrigentina verso ovest portò Selinunte a prendere il controllo di un’antica città portuale, Eraclea Minoa (n.12).

La rapida ascesa politica di Gela portò i Siracusani a bloccarle il controllo della punta sud-orientale dell’isola con la fondazione di due colonie di presidio: Acre (n.13), ora Palazzo Acreide (663 a.C.) e Casmene (n.14), forse identificabile con Monte Casale (643 a.C.); successivamente la potente colonia corinzia diede vita nel 598 a.C. a un’altra polis, Camarina (n.15) mostrando di essere interessata commercialmente anche al canale di Sicilia, come alternativa alla via dello stretto che portava verso il Tirreno e l’estremo Occidente.

Note

  • David Ridgway, L’alba della Magna Grecia (trad. it.), Milano 1984.

Bibliografia

  • Domenico Musti, Storia greca, ed. Laterza, Roma-Bari 1990.
  • Giovanni Pugliese Carratelli, I Greci in Occidente, edit. Bompiani, Palazzo Grassi, 1997.

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