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Come rinascono i rifiuti

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Ogni giorno ciascuno di noi produce 1,3 chili di spazzatura. Una massa enorme che potrebbe finire per soffocare il pianeta. Per fortuna oggi si parla sempre più di riciclo per trasformare i rifiuti in una risorsa: ma come si fa concretamente?

Discariche controllate
Il primo passo è quello di passare alle cosiddette discariche controllate. Niente a che vedere con le montagne informi e maleodoranti di spazzatura sopra cui garriscono stormi di gabbiani. Le moderne discariche controllate (in Italia ve ne sono poco meno di 200) dovrebbero raccogliere solo quei rifiuti che non è stato possibile riciclare o recuperare. Sono grandi buche nel terreno, con fondo e pareti impermeabilizzati da argilla e teli di plastica, in cui i rifiuti indifferenziati sono ammassati e compattati a strati, alternati a terriccio inerte.

Adiacente alla discarica c’è un impianto per il recupero delle emissioni, provenienti dal materiale organico: il liquido percolato raccolto sul fondo, che va purificato, e il biogas (metano e anidride carbonica), che al posto di finire nell’atmosfera e aumentare l’effetto serra è catturato per produrre energia elettrica. Una discarica non è eterna e quando è piena va chiusa, ma controllata per almeno 30 anni dall’ingresso dell’ultimo sacchetto di rifiuti. Poi la zona può essere riconvertita. E ci sono anche modi molto intelligenti di farlo: «Una delle prime discariche riconvertite in Italia si trova a Oleggio, vicino a Novara, e ora è sede di un impianto fotovoltaico», fa notare Grosso. Ma questo è raro. Purtroppo, secondo un rapporto della Commissione europea, le discariche abusive in Italia nel 2013 erano 218, più di quelle controllate.

Il secondo passo consiste nel riciclare in modo intelligente i rifiuti. Ecco alcuni esempi:

  • CELLULARE. Quando il telefonino non serve più diventa un rifiuto. Da uno smartphone e dalla sua batteria si possono ricavare però 250 milligrammi di argento, 24 milligrammi di oro, 9 milligrammi di palladio e 1 grammo di terre rare. Queste ultime sono materiali presenti in natura in piccole quantità, difficili da estrarre e usati nell’industria elettronica ed elettrica. Ma i rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici, contrassegnati con la sigla RAEE secondo la normativa europea che regola la loro gestione, contengono anche sostanze pericolose (mercurio, piombo, bromo), che vanno trattate con attenzione. I rifiuti tossici e quelli radioattivi seguono vie di smaltimento speciali. Nelle miniere di sale svuotate, molte delle quali sono in Germania, a centinaia di metri di profondità, si conservano alcuni tipi di rifiuti tossici contenenti metalli pesanti e diossine. Quelli radioattivi degli impianti nucleari sono invece stoccati in depositi non sotterranei.
  • ALLUMINIO. Trasformiamo le città in “miniere” di alluminio. Riciclare l’alluminio, anziché estrarlo nelle miniere di bauxite —il minerale che lo contiene sotto forma di ossido di alluminio (allumina) — conviene: si risparmia oltre il 90 per cento di energia e si evita l’inquinamento generato dalle attività estrattive e dal trasporto dei minerali da località lontane. Le nostre città possono trasformarsi in “miniere urbane”: una lattina può diventare, per esempio, una bicicletta, un calorifero, una caffettiera, un pistone per il motore dell’auto. Con il 40 per cento di alluminio riciclato, in Italia siamo i terzi riciclatori al mondo di questo metallo. Separato, purificato e rifuso, è identico a quello estratto in miniera.
  • VETRO. E’ il materiale ideale da riciclare purchè separato dai metalli, carta, plastica e ceramica. I forni delle vetrerie raggiungono anche i 1500°C per produrre vetro nuovo da silice, carbonato di calcio, soda e altri additivi. La presenza di rottame di vetro permette di abbassare un po’ queste temperature e di risparmiare combustibile. Dal rottame di vetro di colori misti raccolto in Italia, si riesce a ricavare però solo vetro verde. Germania e Svizzera sono più avanti di noi nella gestione dei rifiuti di vetro, perchè hanno sistemi di raccolta differenziati per colore: verde, bianco e bruno. Un passo in più lo ha compiuto il Giappone, dove si separano i vari tipi di vetro con impianti di selezione automatica dotati di sensori ottici capaci di distinguere anche i colori.
  • CARTA. Le fibre di cellulosa che compongono la carta a ogni turno di riciclo si degradano di circa il 20-25%, diventando più corte e riducendo così le prestazioni meccaniche. Le vite possibili di ogni fibra sono al massimo cinque o sei. La maggior parte dei cartoncini e cartoni ondulati usata per scatole, scatolette e altre confezioni è fatta con carta riciclata.

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