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Como romana: Comum

Como romana: Comum

Comum: la Como romana

Le vicende della città di Como ci sono narrate dal geografo Strabone (1). L’abitato preromano chiamato da Livio Comum oppidum (2), e i cui abitanti sconfitti dal console Claudio Marcello nel 196 a.C. stabilirono un foedus con Roma, fu distrutto da un’incursione dei Raetii, scesi dalle Alpi nei primi decenni del I sec. a.C.

Nell’89 fu ricostruito a opera del console Pompeo Strabone, non è chiaro se con nuovi coloni o per sinecismo, aiutando gli abitanti a restaurare l’antico oppidum. La legge dello stesso console concesse lo ius Latii agli abitanti nell’87. Questo primo abitato è stato riconosciuto archeologicamente in alcuni siti sulle pendici del Monte della Croce, a sud ovest della città attuale presso le rive del lago. Qui fu successivamente dedotta la colonia latina da un Gaio Scipione non meglio identificato, che vi portò tremila coloni.

Giulio Cesare nel 59 a.C. vi aggiunse cinquemila coloni, tra i quali vi erano cinquecento Greci; la città assunse allora il nome di Novum Comum. Secondo alcuni studiosi sarebbe da attribuire a Cesare il primo impianto urbano sulle sponde del lago, la cui ispirazione unitaria, soprattutto per le opere di bonifica che comportò, non può essere attribuito a Gaio Scipione, che non ebbe tempo sufficiente per la sua realizzazione.

Nel 49 a.C. ottenne la cittadinanza romana, nel 42 abbandonò lo stato di provincia. Nel 15 a.C., in seguito alla sconfitta e alla pacificazione dei popoli alpini, il territorio controllato da Como si estese fino alle Alpi.

Urbanistica di Como romana

Le mura

La città di Comum presentava un circuito murario, risalente all’età cesariana, di forma rettangolare, ricordato in un carme di Catullo del 56 a.C. (3), e di cui ne sono stati trovati vari tratti. Esso racchiudeva isolati quadrati di circa 70 metri, due actus, meno profondi, presso i lati maggiori; ne è stato supposto un ampliamento verso il lago durante l’età imperiale.

Quanto alle strutture difensive, è stato anche rinvenuto il basamento della porta pretoria, risultato di una ricostruzione di III secolo, quando vennero rafforzate e ampliate le mura a causa della maggiore insicurezza.

L’impianto viario

L’asse principale nord-sud, decentrato, corrispondeva all’attuale via Indipendenza; quello est-ovest, che raggiungeva la porta praetoria, all’attuale via Cesare Cantù, via Bonanomi, via Vitani.

Il foro, di cui non abbiamo riscontri archeologici, è stato ubicato da alcuni studiosi in piazza S. Fedele, mentre secondo altri si doveva trovare nel punto d’incontro tra le due strade principali, e fu poi invaso da edifici causando la deviazione dell’asse est-ovest. Secondo un’ultima ipotesi il foro si trovava nella zona occidentale di San Giovanni in Atrio, causando, così, la deviazione della principale via est-ovest in corrispondenza di via Bonanomi.

Edifici pubblici

Forse una struttura teatrale era posta presso la riva del lago, dove, inoltre, nel 1963, furono rinvenute alcune strutture attribuite all’antico porto romano.

Un impianto termale è stato identificato in viale Lecco, a nord est della città, in una zona residenziale extraurbana.

Note

  • Strabo, Geogr., 5, 1, 6.
  • Livio, Ab urbe condita, XXXIII, 36
  • Catull., Carm., XXXV, 1-4.

Bibliografia

  • Archeologia urbana in Lombardia: Como, Como 1984.
  • P. Maggi, I Romani nel comasco: schema cronologico, inI Romani nel comasco, Como 1980, pp. 17-21.
  • U. Tocchetti Pollini, L’avvio delfenomeno urbano e la trasformazione del territorio in età romana (I sec.a.C.-III sec. d.C.), in Archeologia in Lombardia, Milano 1982, pp. 107-137.
  • M. Uboldi (a cura di), Carta archeologica della Lombardia. Como. La città murata e la convalle, Modena 1993.
  • Rivista archeologica dell’antica provincia e diocesi di Como.

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