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Conza della Campania. Parco archeologico.

Conza della Campania

Il parco archeologico di Conza della Campania (Av)

Il 23 novembre del 1980 l’Irpinia fu devastata da un fortissimo terremoto che causò molte vittime e rase al suolo un certo numero di borghi e paesi. Una di questi fu Conza della Campania, praticamente sull’epicentro della forte scossa. Quasi subito si prese la decisione di non ricostruire quanto andato perduto per sempre e si progettò così una nuova Conza a circa 1 km di distanza da dove sorgeva prima, più bella e con edifici antisismici.

Quello che sicuramente non ci si aspettava è la ricostruzione avrebbe fatto ritrovare le vestigia dell’antica Compsa e così, come spesso accade, da un’immane tragedia nacque qualcosa di buono. Le origini di Compsa sono antichissime e oggi si propende per un’origine osca più che greca per il ritrovamento di un pavimento di tipo italico.

Storia di Conza della Campania

Il nome della città dovrebbe essere in realtà Conza degli Irpini perché proprio da queste popolazioni fu abitata soprattutto per la sua felice posizione geografica a cavallo tra i fiumi Sele e Ofanto.

Fu poi conquistata dai Romani quando, nel 214 a. C., Q. Fabio Massimo, il Temporeggiatore, la espugnò definitivamente. L’idea del parco archeologico di Conza nasce dalle numerose evidenze archeologiche venute alla luce in diversi anni.

Sotto la piazza della Cattedrale dell’Assunta, sono stati intercettati i resti dell’antico foro romano con due livelli pavimentali: uno in opus spicatum con canale di scolo per le acque piovane e un altro in opus tessellatum e cocciopesto. Sul foro doveva affacciarsi un grande edificio colonnato con podio in calcare che è stato interpretato come struttura templare.

Alla base del campanile della cattedrale, è stata individuata una stele funeraria riferibile ai primi anni di diffusione del cristianesimo. E molte altre epigrafi e stele sono visibili murate in edifici pubblici e private, riutilizzate come materiale da costruzione. In Via Forno, invece, è venuta alla luce una domus romana con pavimenti mosaicati e cisterna per la raccolta dell’acqua.

In Via Romangelo sono stati scoperti i resti di un edificio termale datato tra il I e il II sec. d. C., insieme a una serie di gallerie tutt’ora visibili.

In località Macello si deve registrare la presenza di una villa romana e di tombe a fossa databili tra il VI e il V sec. a. C. Infine, la necropoli di Fonnone che ha restituito ben undici tombe databili al V sec. a. C. Di queste purtroppo solo una è risultata integra, mentre le altre sono state saccheggiate o distrutte da cedimenti del terreno.

Conza aveva anche un anfiteatro come testimoniato delle mura già scoperte prima del terremoto.

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