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Corinto: epoca romana

L'area di Corinto, con il canale, vista da satellite
L’area della moderna Corinto, con il canale, vista da satellite; sotto una veduta più ampia.

 

Corinto: capitale della Grecia Romana 

Nell’Expositio totius mundi et gentium, testo del IV secolo d.C., si coglie la decisa differenza esistente tra Atene e Corinto: la prima importante per le sue scuole ed i suoi monumenti, la seconda per i porti ed i commerci.

Storia

La città di Corinto fu fondata, secondo la leggenda, da Sisifo nel XV secolo a.C. nella regione del Peloponneso in un luogo strategico: cioè sull’omonimo Istmo, che unisce Megaride ed Argolide. Dall’età micenea fino all’occupazione macedone ebbe sempre un ruolo preponderante nell’ambito dei commerci e mantenne sempre una posizione di netta neutralità in tutti gli eventi principali della storia greca, ad eccezione della guerra peloponnesiaca, in cui si schiera in modo deciso contro Atene.

Con l’avvento di Alessandro rimase sotto il dominio macedone fino alle campagne romane del 198-196 a.C., quando divenne polis libera ed fu messa a capo della Lega Achea. Nel 146 a.C., quando, a seguito della rivolta la Lega fu sconfitta, Corinto fu espugnata e distrutta dal console romano L. Mummio. Il console romano, stando a quanto ci riferisce Pausania (7, 16, 8), fece uccidere tutti gli uomini e ridusse in schiavitù il resto della popolazione. In concomitanza di questi fatti si attesta la distruzione selettiva di determinati edifici e tutto il sistema di fortificazione cittadino fu smantellato: per circa 102 anni di Corinto non rimasero altro che rovine.

In questo periodo tutto il territorio civico, privato della sua identità politica e sociale, divenne parte integrante dell’ager publicus romano.

Dopo un secolo, nel 44 a.C., Corinto, per volere di Giulio Cesare, rinasce come colonia romana con il nome di Colonia Laus Iulia Corinthiensis: da questo momento (evento documentato sia da diverse fonti letterarie contemporanee che da emissioni monetali) la rinata città conobbe un rapido sviluppo economico e monumentale, soprattutto in età augustea.

Le fonti parlano di un tentativo da parte di Nerone, forse in occasione di un suo viaggio in Grecia nel 66-67 d.C., di far realizzare un canale sul punto più stretto dell’Istmo; progetto interrotto sia per la prematura scomparsa dell’imperatore sia per le numerose difficoltà dovute al diverso livello delle acque del mare nel Golfo Saronico e in quello di Corinto. Nel 1884, prima degli inizi del lavoro del canale moderno, erano ancora visibili le antiche trincee di età neroniana.

In età flavia fu realizzato il porto interno del Lechaion, voluto da Vespasiano visti gli incrementi dei traffici marittimi. Nel 77 d.C. fu gravemente danneggiata da un terremoto, ma si riprese con grande rapidità, infatti Plutarco, che la visitò nel 100 d.C., ne tesse le lodi di grande città commerciale e di importante centro di traffici marittimi.

Come molti altri centri della Grecia anche Corinto conobbe un periodo di grande fioritura nel II secolo d.C. grazie all’imperatore Adriano e ad Erode Attico: questa periodo (come anche per Atene) segna una riscoperta della propria cultura greca, fatto dimostrato dalle epigrafi che sono nella maggior parte in lingua greca, mentre nel periodo anteriore ad Adriano, dato che la città era stata ripopolata da coloni italici, erano nella stragrande maggioranza in lingua latina.

A partire dal III secolo d.C. inizia il declino della città, che nel 267 d.C. fu saccheggiata dagli Eruli, ma comunque riuscì ad assorbire il colpo; circa un secolo dopo, nel 394 d.C., subì l’attacco di Alarico ed infine nel 521 d.C. fu distrutta nuovamente da un grave terremoto. Fu ricostruita, sebbene limitatamente, da parte di Giustiniano, ma oramai l’epoca d’oro di Corinto era giunta al termine. 

Topografia della città

Corinto-scavi-da-Acrocorinto
Gli scavi della città visti da Acrocorinto

Poiché la città fu completamente rasa al suolo, al momento della sua ricostruzione furono seguiti prettamente i canoni romani dell’edilizia e dell’urbanistica, si possono così riconoscere tre grandi aree:

  • Acrocorinto
  • la città vera e propria
  • il porto del Lechaion

Dalla Lex Agraria del 111 a.C. si comprende che Corinto aveva già avuto una limitazione territoriale e parte delle sue terre già erano entrate a far parte dell’ ager publicus romano, infatti alcune ricerche archeologiche su campo hanno messo in evidenza segni di una centuriazione datata già al II a.C.; evidentemente i Romani, dopo la legge agraria, avevano ripartito il territorio secondo griglie regolari creando nuove reti viarie, orientate N-S, per collegare la vecchia città greca con il territorio a settentrione.

Si può dedurre che già nel 111 a.C. si pianificava la costruzione della colonia che poi fu realizzata nel 44 a.C. 

Acrocorinto

Per quanto concerne l’Acrocorinto la maggior parte delle informazioni le possediamo dalle fonti, poiché la documentazione archeologica è assai scarna. Sappiamo che era la sede dell’acropoli e del santuario di Afrodite, uno dei più famosi dell’antichità, noto anche per i riti di prostituzione sacra. Erodoto ricorda come la dea fosse invocata dai Corinzi durante le guerre persiane in difesa della loro città quando la linea di difesa si era spostata sull’Istmo.

Di età greca non rimane alcun elemento architettonico del tempio, la sua presenza è attestata solo dalla grande quantità di oggetti votivi rinvenuti datati sin dall’età arcaica; per il periodo romano solo le attestazioni numismatiche ci danno un’idea di come fosse la struttura del tempio, prostilo (cioè con colonne in facciata ma non sui lati) su un alto podio.

Si conservano solo alcuni tratti delle mura difensive che, stando a Strabone, si univano a quelle cittadine per un circuito complessivo di 81 stadi (14,337 km). 

Strada del Lechaion

lechaion

L’asse viario principale delle città era costituito dalla strada per il Lechaion, che inizia dal porto e si dirige verso S per giungere nel Foro; la strada non aveva lo stesso andamento ed era chiusa al transito dei carri data l’assenza di segni sulla pavimentazione. Nei pressi dell’agorà era fiancheggiata da portici, che sul lato O erano adibiti per dare spazio a botteghe.

Sul lato opposto sono stati rinvenuti i resti di un impianto termale, risalente al II d.C., riconosciuto come la struttura termale di Eurycles, nominata da Pausania. Al termine della strada, poco prima dell’accesso all’agorà, si trova la fontana Peirene, la cui prima istallazione è datata al VI a.C.; successivamente, nel II d.C., per intervento di Erode Attico, subì una profonda variazione strutturale con l’intento di monumentalizzare una semplice struttura preposta all’approvvigionamento idrico.

In marmo erano realizzati i Propilei, cioè l’accesso alla piazza; anche questi subirono una trasformazione, in età greca si presentano come una lunga costruzione con piccoli accessi ai lati ed una grande apertura centrale, poi in età romana, nel I d.C., la struttura fu sostituita da un’altra che seguiva il modello dell’arco trionfale. Oggi si conservano solo le fondazioni, ma da Pausania veniamo a conoscenza della decorazione che sormontava l’arco: due carri in bronzo dorato guidati dal dio Helios e dal figlio Fetonte. 

Agorà


il tempio di Apollo in un dipinto contemporaneo

Lo spazio occupato dall’agorà non si inserisce molto bene nell’impianto urbanistico romano in quanto è condizionata da edifici greci preesistenti. In origine l’area dell’agorà era molto più piccola e il fatto che molti edifici non abbiano lo stesso orientamento della griglia di età cesariana è spiegata dalla presenza di vari assi di orientamento.

Elemento portante era il Tempio di Apollo, risalente al VI a. C.: struttura questa che ha condizionato tutta l’urbanistica circostante. Il tempio fu ridisegnato secondo i canoni romani spostando l’ingresso dall’angolo S-E della collina e ponendolo sul lato assiale occidentale, le colonne della cella furono rimosse creando non più due ambienti ma un unico vano.

Il settore S-O dell’agorà in età arcaica era occupato da edifici abitativi, poi nel corso del IV a.C. fu realizzata una Stoà (portici) che permise di ampliare molto lo spazio disponibile e di adattarlo poi alle esigenze di una colonia romana. A Corinto, a differenza di Atene, dove gli edifici e gli spazi di età greca furono rispettati, l’intervento edilizio romano fu più evidente per adattare la città alle finalità commerciali e politiche a cui era predisposta. 

Agorà meridionale o alta

Questa area della piazza era delimitata ad E da un grande edificio, detto “sud-orientale”, che presenta un portico ionico che precede un ambiente diviso in tre navate; la sua costruzione si deve a Cneo Babbio Filino, nel I a.C. e si ritiene fosse il tabularium (archivio) cittadino. Sul lato S si apriva una grande Stoà di IV a.C., con colonne sia doriche che ioniche; in età greca era adibita ad alloggiare circa 33 botteghe, ognuna con il proprio pozzo e retrobottega..

In età romana, invece, mantiene la propria struttura ma cambia la destinazione: sono presenti uffici pubblici, la sede degli agonothetai (letteralmente “organizzatori di giochi”) dei giochi istimici, la curia e la sede dei duoviri. A S di questa struttura si trovava la Basilica Sud, che con la Basilica Iulia, sono gli edifici politici principali della città.

Entrambe hanno colonne in ordine corinzio ed un ingresso con scalinata che porta ad un propileo tetrastilo; all’interno hanno una corte porticata con tre nicchie sul fondo, di cui la centrale più grande. L’elemento di raccordo tra la parte alta e bassa della città era costituito da una serie di scalinate, ricavate negli spazi tra le botteghe a cui si accedeva dalla parte bassa della città.

Al centro si pongono i rostri cittadini ed un podio, ritenuto il bema, da cui parlò San Paolo per difendere la “nuova” religione dal governatore romano Gallione.

Agorà settentrionale o bassa

Corinto agorà

La parte bassa dell’agorà è chiusa ad E dalla Basilica Iulia di età tiberiana (la sua planimetria è identica a quella della Basilica Sud); questo edificio è quello che, insieme al teatro, contiene maggiori dediche imperiali, sono state rinvenute statue di Augusto, di Caio e Lucio Cesari e un gran numero di epigrafi che menzionano membri della famiglia imperiale.

Indagini archeologiche nell’area antistante la basilica hanno portato alla luce la linea di partenza per le gare agonistiche che avevano luogo in età greca. Il lato O della piazza in età romana inizia ad avere un aspetto molto scenografico con la realizzazione di una serie di sei tempietti descritti da Pausania, che nel 155 d.C. visitò la città, ma le notizie confuse che lo storico ci dà e le poche testimonianze archeologiche rendono difficile l’attribuzione certa a specifiche divinità.

Il più antico di tutti è il tempio F, dedicato a Venere Vincitrice e realizzato all’inizio del principato di Augusto; l’aspetto era quello di un tetrastilo ionico con una nicchia per la statua in fondo alla cella.

Il lato N era chiuso dal portico detto “Facciata dei prigionieri”, così definito perché in molti punti le colonne erano sostituite da figure colossali di barbari prigionieri poste su basi decorate con scena di vittoria. Ad O del portico si trova una fonte sacra con un piccolo tempietto adibito a funzioni oracolari. A N-E della fonte c’è il complesso del teatro e dell’odeion; il teatro ha varie fasi costruttive dal V a.C. fino al III d.C. con continui rimaneggiamenti.

Subito a S del teatro e collegato a questa con una corte porticata trova posto l’odeion; fu costruito nel I a.C. e ricostruito da Erode Attico, mentre nel 225 d.C. fu trasformato in arena gladiatoria. Per la città di Corinto si può di certo affermare che, nonostante la sua rivolta e la terribile punizione cui fu sottoposta, fu tenuta in grande considerazione dai Romani, che la fecero rinascere e la “nutrirono” come nuova creatura dell’impero al punto da essere appunto capitale della provincia di Achaia.

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