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Cornus/Senafer: area funeraria e basilica cimiteriale

Area funeraria

L’area cimiteriale da cui prese il via il resto del complesso cristiano, pare si sia formata entro la seconda metà del IV secolo. Grazie agli scavi effettuati sono state evidenziate diverse tipologie funerarie: sepolture scavate nel banco roccioso e coperte con lastre litiche, ad enchytrismos, inumazioni a fossa terragna, a tumulo e a cappuccina(1). La necropoli fu utilizzata fino al VII ma forse anche oltre, fino all’VIII secolo(2).

Basilica cimiteriale

Dalla fine del IV secolo, sull’area cimiteriale venne costruita la piccola basilica con materiale di reimpiego e pezzame litico. Era formata da cinque ambienti contigui chiamati D, E, F, G. e H nella planimetria del Farris (Fig. 1), che andarono a coprire le inumazioni precedenti. Unica parte dell’edificio creata con blocchi squadrati di arenaria erano il più antico ciclo absidale poi sostituito da un’altra abside, e il vano quadrangolare alla sinistra nella basilica, identificati come parti di un edificio più antico.

Vano A

Questo vano quadrangolare, identificato con la lettera A (Fig. 1), fu inizialmente riconosciuto dall’Addis (a seguito degli scavi avvenuti negli anni ‘60) come vano sepolcrale gentilizio(3). Gli studi successivi però parvero suggerire l’iniziale funzione dell’ambiente come cisterna di un complesso termale romano. Sia il Testini che la Pani Ermini, appoggiano questa seconda ipotesi, avvalorata dal rinvenimento del cocciopesto (usato come rivestimento), e dagli studi sulle rimanenti costruzioni idrauliche e sugli intonaci che ne indicavano l’uso come cisterna(4).

Inoltre durante le prime campagne di scavo degli anni ‘60 fu rinvenuta, questa volta nell’edificio battesimale poco distante dalla chiesa funeraria, una lastra opistografa (ovvero con entrambe le facciate interessate da un’iscrizione). In una di queste facciate, nell’epigrafe purtroppo incompleta, si menzionava un restauro, effettuato tra il 379 e il 384 d.C., di un edificio di tipo estivo, caduto in rovina e successivamente abbandonato(5).

Tale edificio termale non è stato ancora individuato ma seguendo quanto suggerisce l’iscrizione, si pensa che nella zona vi fossero delle terme di età romana utilizzate nel periodo estivo o comunque legate ad una probabile villa del circondario del centro di Cornus(6). L’opinione più seguita è quindi quella che l’ambiente A della basilica cimiteriale appartenga in qualche modo un ad complesso termale.

Altra ipotesi, che si discosta dalle due precedenti, è quella di Renata Serra, che pensa che l’ambiente A sia nato come camera funeraria perché gli stipiti, gli scalini e i muri presentavano la stessa tecnica costruttiva(7).

Vano L

Nella parte finale della basilica cimiteriale, vi era ad est un ulteriore ambiente, identificato con la lettera L (sempre nella planimetria del Farris vedi Fig. 1). Durante gli scavi archeologici effettuati negli anni ‘60, si rinvenne una vasca scavata nella pietra con forma interna rettangolare ed esterna ovale. Era munita di tre gradini nei due lati brevi e provvista di un canalino di scolo, che al momento della scoperta era ricoperto di piastrelle di vetro poi rimosse per un successivo lavoro di restauro(8).

Le misure interne di questa ipotetica vasca battesimale, prese dall’Addis, erano di 2?0,80 metri mentre la profondità era di 0,60 metri. Proprio per la presenza di questa vasca l’ambiente fu interpretato come “battistero minore” per differenziarlo dalla vera e propria chiesa battesimale a meridione. Al momento della scoperta la vasca era ricoperta di malta e con all’interno dei pilastrini, che l’Addis pensò servissero a reggere il baldacchino che lo abbelliva.

Si pongono però dei dubbi nel riconoscere la funzione battesimale di suddetta vasca in quanto manca una caratteristica ricorrente nel periodo paleocristiano, ovvero il diretto collegamento tra l’edificio adibito al battesimo e quello in cui si celebrava la messa. Il vano in questione non ha tale collegamento ne con la basilica cimiteriale ne con quella mediana dove secondo la ricostruzione si celebrava la messa(9).

Alta ipotesi, avanzata dalla Pani Ermini, è che la vasca fosse invece una fontana, in quanto le lastrine vitree che ricoprivano lo scolo, erano un elemento eccessivamente ricco per un fonte battesimale risalente a questo periodo(10). La funzione dell’ambiente L rimane non chiarito, come anche quello della piscina.

Lavori di ristrutturazione

La basilica cimiteriale conobbe dei lavori di ristrutturazione, evidenti nel rifacimento dell’abside, che fu realizzata con dimensioni più piccole. Grazie alla tecnica costruttiva utilizzata ovvero “ l’opus africanum”, detto anche “opera a telaio”(11) i lavori possono essere datati al VI secolo. L’edificio terminava a sud con uno spazio aperto in cui si trovavano un pozzo e un forno. Attualmente la basilica funeraria risulta conservata solo in parte mentre la vasca del vano L non è visibile perché ricoperta da terriccio.

Fig. 1. Basilica cimiteriale da Farris 1976 (l’ambiente A, è il vano evidenziato in nero, l’ambiente L questo in basso a sinistra con la vasca evidenziata)

Note

  • 1. Pani Ermini 1985, pp. 118-119.
  • 2. Giuntella 1999, pp. 24, 201, 204; Serra 1995, p. 67.
  • 3. Addis 1966, p. 181.
  • 4. Testini 1986, p. 76; Pani Ermini 1988, p. 62, nota 12
  • 5. Addis 1966, p. 189.
  • 6. Giuntella 1999, p. 45.
  • 7. Serra 1995, pp. 64-65.
  • 8. Addis 1966, 184-185, nota 7.
  • 9. Testini 1986, p. 78.
  • 10. Pani Ermini 1988, p. 61.
  • 11. Pani Ermini 1991, pp. 136-137.

Riferimenti bibliografici

  • Addis O. 1966, Il complesso paleocristiano di Cornus secondo i risultati di un recente scavo, in Atti del XIII congresso di storia dell’architettura (Sardegna), Cagliari 6-12 aprile, Roma, I, pp. 181-190.
  • Giuntella A. M. 1999, Cornus I,1. L’area cimiteriale orientale = Mediterraneo tardoantico e medievale. Scavi e ricerche, 13.1., Oristano.
  • Pani Ermini L. 1985, La Sardegna e l’Africa nel periodo vandalico, in Mastino A. (a cura di), L’Africa Romana. Atti del II convegno di studio, Sassari, 14-16 dicembre 1984, Sassari, pp. 105-122.
  • Pani Ermini L. 1988, Note sulle recenti indagini nel complesso episcopale di Cornus, in “Ampsicora e il territorio di Cornus”. Atti del II Convegno sull’archeologia romana e altomedievale nell’oristanese (Cuglieri 22 dicembre 1985) = Mediterraneo Tardoantico e medievale. Scavi e ricerche, 6, Taranto, pp. 59-63.
  • Pani Ermini L. 1991, Due decenni di ricerca archeologica post-classica in Sardegna, in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari, Nuova serie XII (XLIX), pp. 136-148.
  • Serra R. 1995, Cornus e l’Africa: Riscontri tipologici fra il complesso basilicale di Columbaris e le architetture cristiane d’Africa, in Sotgiu G. (a cura di), “Rapporti tra Sardegna e Tunisia dall’età antica all’età moderna”. Atti del Seminario di studi ( Tunisi, 10 gennaio 1994 ), Cagliari, pp. 63-67.
  • Spanu P. G. 1998, La Sardegna bizantina tra VI e VII secolo = Mediterraneo tardoantico e medievale. Scavi e ricerche, 12, Oristano.

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