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Cosenza. Museo civico

Enotria
L’Enotria

Gli Enotri e i Brettii nel museo civico di Cosenza

Articolo a cura di Alessandra Filippelli* e Gaetano Cici**

Gli Enotri abitarono le attuali regioni della Calabria e della Basilicata dall’età del bronzo medio (1700-1350 a.C.) fin oltre la prima età del ferro (950/900-725 a.C.). Il loro nome deriverebbe dal greco oinos, per via della coltivazione della vite e della produzione di vino da parte di queste popolazioni.

Le fonti letterarie greche come l’ateniese Ferecide e Dionisio di Alicarnasso li ritengono di antica origine ellenica: sarebbero giunti dall’Arcadia, regione situata nel cuore del Peloponneso, nella diciassettesima generazione prima della guerra di Troia, quindi nel XVII secolo a.C. Altri autori, come Antioco di Siracusa e Varrone, sostengono invece che si tratti di una popolazione autoctona: il primo li identificava come i più antichi abitanti dell’Italìa, mentre il secondo credeva che il leggendario re Enotro fosse il capostipite dei Sabini. Dopo Enotro avrebbe regnato suo fratello Italo, al quale si attribuiva la riorganizzazione delle popolazioni enotrie, che si sarebbero dedicate all’agricoltura e alla pastorizia abbandonando il nomadismo.

Se originariamente gli Italiabitavano la zona più meridionale della Calabria, il termine si sarebbe poi espanso verso nord, fino ai fiumi Laos e Bradano, fino a designare l’intera penisola italiana che da qui avrebbe tratto il suo nome. In età arcaica gli Enotri avrebbero occupato la costa tirrenica, se si deve dare credito a Erodoto il quale riferisce che i coloni focei avrebbero da essi acquistato la terra per fondare Elea nel 535 a.C.

Da un punto di vista archeologico è possibile identificare una cultura materiale, tecnicamente detta facies, definibile come “enotria”, uniforme in tutta l’area interessata dalla loro presenza; queste popolazioni seppellivano i defunti in tombe a fossa con oggetti personali indossati sull’abito funebre o deposti vicino al corpo e con vasi ad impasto o di ceramica depurata dipinta con i classici motivi del geometrico enotrio. I corredi maschili erano caratterizzati dalla presenza di armi, rasoi, coltelli e dalle fibule ad arco serpeggiante, mentre i corredi femminili da ornamenti personali come fermatrecce, fibule, collane, cinturoni di lamina, braccialetti, anelli, pendagli, catenelle e infine oggetti legati alla pratica della tessitura, come fusaiole e pesi da telaio

Costume femminile dell’VIII secolo
Costume femminile dell’VIII secolo a.C.

Pesi da telaio
Pesi da telaio

Intorno alla metà del IV sec. a.C gli storici antichi fanno riferimento alla comparsa, in Calabria, del popolo italico dei Brettii, che sfruttando la decadenza delle colonie greche conquista, nel corso dei secoli, l’intera Enotria, lasciando posto soltanto all’invasione romana. Secondo quanto tramandato da Strabone, Diodoro Siculo e Livio, i Brettii erano pastori della Lucania, distaccatisi in seguito ad una ribellione, che dapprima si dedicarono al brigantaggio e alle scorrerie, seminando il terrore nei territori della Calabria settentrionale. Successivamente si unirono in una confederazione con capitale Consentia, nel 350 a.C. Formarono un territorio abbastanza unitario, nel quale ricadevano alcuni importanti centri greci caduti sotto l’occupazione brettia e non più ritornati al loro originario ellenismo.

I Romani, durante il loro processo di conquista ed espansione nella regione, non operarono distinzioni tra città greche e abitati brettii, tanto che le autonomie locali vennero livellate e furono per lo più distrutte. Quelle restanti diedero grande impulso alla romanizzazione e, da questi luoghi, la lingua latina prese ad espandersi gradualmente nelle zone contermini.

La cultura materiale della popolazione brettia non è ben definibile ad oggi. Dalle sepolture sappiamo che era molto diffuso l’uso di vasellame a vernice nera accompagnato da oggetti metallici in piombo e solo in pochi casi sono state ritrovate monete in oro.

Rara moneta greca in oro dei Brettii
Rara moneta greca in oro dei Brettii – Copyright: Ancient Art

Il museo civico di Cosenza

Alcune collezioni provenienti da diversi scavi archeologici sono conservate nel museo civico di Cosenza, situato nel Complesso Monumentale di S. Agostino, inaugurato nel 2009

Il complesso monumentale di S. Agostino e l’ingresso del museo civico di Cosenza
Il complesso monumentale di S. Agostino e l’ingresso del museo civico di Cosenza

Le sale 1-4 ospitano i reperti che vanno dal periodo preistorico a quello enotrio, passando per le interessanti attestazione protostoriche. La sala 5 custodisce i reperti provenienti dal santuario arcaico extraurbano di Cozzo Michelicchio – Corigliano Calabro (Cs), le sale 6-8 ospitano i numerosi reperti bretti, infine le sale 9-10 raccontano gli episodi dell’età romana.

museo civico di Cosenza
Disposizione delle sale all’interno del museo di Cosenza

Inutile soffermarsi sulle vicissitudini dei reperti intercorse negli ultimi 70 anni e tantomeno sull’evoluzione strutturale o sui rimaneggiamenti architettonici e artistici della sede, piuttosto è opportuno canalizzare la nostra attenzione su ben altri aspetti.

L’esposizione ha una buona valenza didattica, infatti, questa si affida ai classici pannelli divulgativi sono molto piacevoli: redatti con chiarezza, precisi nelle datazioni, completi di un puntuale riferimento geografico. Sono presenti anche modellini plastici di siti archeologici che, sebbene oggi rappresentino elementi superati dal punto di vista espositivo, sono piuttosto utili per l’individuazione geografica e topografica delle località in questione. Interessante è la simulazione virtuale dello scavo archeologico che riproduce in maniera sintetica lo svolgimento di uno scavo stratigrafico, insegnando, sebbene in maniera sommaria, come avvengono le diverse fasi di uno scavo archeologico.

Una particolare attenzione è posta alla comunicazione. Il museo ha una pagina web ospitata sul sito del comune di Cosenza. Questa appare troppo essenziale nella diffusione di notizie storiche e archeologiche; in compenso è possibile visitare alcune sale tramite alcune web-cam che l’internauta può manovrare a proprio piacere, soddisfacendo le sue curiosità.

Questa struttura possiede un forte valore culturale e simbolico, in quanto è situata nel borgo antico della città e nasce anche per esser volano di sviluppo economico e turistico in una zona fortemente degradata. Le attività didattiche sono periodiche e ben organizzate, infatti, sono previste mostre archeologiche a tema, mostre artistico-letterarie, vengono pianificate visite guidate coinvolgendo le scuole di ogni ordine e, infine, è stato stipulato un accordo con i licei per la realizzazione e per la revisione della customer satisfaction, utile strumento per carpire il livello di soddisfazione dei visitatori.

Il museo può esser giudicato piacevole e formativo, racchiude la storia della Sibaritide rendendola chiara a un pubblico di target diversi, impreziosisce i formidabili reperti di Spezzano Albanese (Cs) e si pone nel territorio con il nobile scopo di diffondere arte, archeologia e cultura.

Si auspica, infine, la realizzazione di un bookshop ben fornito (è acquistabile solo una breve guida del museo, alla quale hanno contribuito numerose autorità dell’archeologia italiana) e la concretizzazione di altri servizi integrati che, di solito, sono gestiti da piccole cooperative. Quest’ultima osservazione potrebbe rallentare l’enorme flusso di giovani cosentini che sono costretti a lasciare la città per mancanza di lavoro. L’ultima annotazione è che l’anno scorso il museo è stato inserito nelle guide culturali del Touring Club.

Note sugli autori

* Archeologa
** Archeologo e Socio ICOM

Bibliografia

  • La Torre 2003 – G. F. La Torre, “Le popolazioni indigene della Calabria all’epoca della colonizzazione”, in Atti della XXXVII riunione scientifica Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, “Preistoria e Protostoria della Calabria”, Scalea-Papasidero-Praia a Mare-Tortora, 29 settembre-4 ottobre 2002, Vol. II, pp. 477-495, Firenze 2004; M. Maaskant Kleibrink, Dalla lana all’acqua, culto e identità nell’Athenaion di Lagaria, Rossano 2003.
  • Guzzo 1989 – P. G. Guzzo, I Bretti: storia e archeologia della Calabria preromana, Milano 1989; M. Lombardo, “I Bretti, in Italia omnium terrarum parens, Milano 1989.

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