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Creta. Scoperta archeologica retrodata la presenza del “homo sapiens sapiens”

La scoperta che rivoluzionerà le conoscenze sul passato del Mediterraneo è avvenuta a Plakias, una piccola località situata nella zona sudoccidentale dell’isola di Creta, prospiciente il Mar Libico. Si tratta di abbondante materiale litico formato da più di duemila pietre lavorate che si dividono in perforatori, raschiatoi, scalpelli e piccole asce.

Il team greco-americano che ha effettuato l’importante scoperta archeologica spiega che non è l’imponente quantità del deposito a colpire, ma la sua datazione. Infatti, sembra confermato, secondo Eleni Panagopoulou, l’archeologa greca che ha condotto la spedizione, che a Plakias esistono due strati archeologici attestati: il primo e più recente risalirebbe a circa 11 mila anni fa, al principio dell’olocene; il secondo, quello più abbondante di testimonianze, risalirebbe a circa 130 mila anni fa, ovvero al pleistocene. La studiosa non esclude che la fase di occupazione dell’area archeologia sia addirittura anteriore a quest’epoca.

Ma da chi sono stati realizzati questi utensili? Gli strumenti più antichi risalenti a 130 mila anni fa, possono essere stati costruiti da neandertaliani o da coloro che li hanno probabilmente combattuti e soppiantati, gli appartenenti alla specie sapiens, ovvero i nostri diretti antenati. La datazione precisa dei primi esemplari di Homo sapiens, che la tradizione pone a circa 130 mila anni fa, è stata retrodatata dai paleontologi a circa 195 mila anni fa. Mentre gli uomini sapiens sapiens, in base ai più recenti studi paleontologici, avrebbero lasciato l’Africa orientale e si sarebbero mossi alla conquista dell’Europa e dell’Asia soltanto 60 mila anni fa.

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