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Culto di Iside in Campania

Il culto di Iside in Campania

Il culto della divinità egizia Iside arrivò in Campania attraverso i grandi porti commerciali di Puteoli e Neapolis grazie alla numerosa presenza di mercanti alessandrini o proprio attraverso quelli campani che avevano potuto conoscere il culto isiaco nei porti della Magna Grecia o in quello di Delo.

I contatti tra Campania ed Egitto sono comunque molto antichi, fin dal IX sec. a. C., se si pensa che anche il poeta Licofrone di Alessandria d’Egitto conoscesse la Via Herculanea di Baia tanto da descriverla in un suo scritto.

Iside

Iside, la grande dea dell’amore, la madre misericordiosa, il cui culto cominciò ad avere grande seguito prima grazie a Caligola e poi ai Flavi, ebbe grande diffusione nei principali porti commerciali della Campania, primo fra tutti quello di Pozzuoli.

Nella città flegrea Iside aveva un suo grande tempio, oggi perduto, ma di cui si conosce l’esistenza grazie ad alcune raffigurazioni su fiaschette di vetro. C’è da dire però che grande importanza ebbe anche il culto di Serapide, altra divinità egizia nata dall’unione di Zeus, Api e Osiride per volontà di Tolomeo I nell’intento di favorire i rapporti tra egiziani ed ellenici nella cosmopolita Alessandria. Simbolo del culto di Serapide a Pozzuoli è il Serapeum, anche conosciuto con il nome di Macellum, testimonianza eccezionale del fenomeno del bradisismo.

Altro porto, altre testimonianze di Iside. A Napoli c’era una vera e propria comunità alessandrina che aveva il suo centro nella Regio Nilensis che oggi si può individuare tra Via Tribunali e Via San Biagio dei Librai e di cui ci resta la testimonianza della famosa Statua del Nilo.

In questa zona fu recuperato un piedistallo di una statua di Apollo- Horos- Arpocrate, nella cui dedica si menzionava anche Iside nel cui tempio doveva trovarsi la suddetta statua. Il culto di Iside si diffuse anche in altre zone di Napoli come il quartiere Pendino o Posillipo, zone vicine al mare, dove la dea era invocata come protettrice dei naviganti.

Ultimo porto, però ugualmente importante come gli altri fu quello di Pompei, dove si conserva un tempio dedicato alla dea Iside, perfettamente integro nelle sculture e nell’apparato decorativo. L’importanza del culto isiaco a Pompei è data proprio dal fatto che questo è l’unico edificio religioso restaurato, da un privato, dopo il terremoto del 62 d. C. e che testimonia la fede verso questa divinità già nel II sec. a. C. Iside, però è presente anche nelle abitazioni private.

Nella Casa degli Amorini Dorati (foto di apertura) vi è un larario dedicato ad Anubi, Iside rappresentata con sistro e situla, e a Osiride. Un affresco di Iside si può ritrovare anche nella Casa delle Amazzoni, dove la dea è rappresentata questa volta con Serapide e Arpocrate.

Nella Praedia di Giulia Felice si trova invece un ambiente, dove alle pareti sono raffigurate le immagini di Iside, Serapide, Fortuna e Anubi. Arpocrate era presente in una piccola statua d’argento. A Pompei non è difficile ritrovare Iside con gli attributi della Fortuna, binomio molto caro agli schiavi e ai liberti.

Poco lontano da Pompei, a Boscotrecase, nella Villa di Agrippa Postumo, il proprietario fece affrescare alle pareti le immagini di Anubi, del bue Api e di un sacerdote di Iside accompagnato dalla dea stessa.

Ultima città dove era molto presente il culto di Iside è Benevento.Qui il culto si diffuse grazie all’imperatore Domiziano che nell’88 d.C. fece costruire un grande Iseo nell’area del Foro e che fu frequentato fino al II sec. d. C. La storia di Iside che riportò in vita l’amato Osiride, ucciso dal fratello Seth, a Benevento ha sviluppato il mito delle streghe che poi si è a sua volta intrecciato con il culto alla Madonna delle Grazie.

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