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Cultura di Golasecca

Cultura di Golasecca
Carta geografica dell’estensione della cultura di Golasecca

Area geografica della cultura di Golasecca

La cosiddetta cultura di Golasecca (IX – IV sec. a.C.) si estende in un’area delimitata a sud dal Po, a nord dalle Alpi, ad ovest dal fiume Serio e ad est dal fiume Sesia, quindi in un territorio comprendente le attuali province di Novara, Varese e Como, oltre ad una parte del cantone svizzero dei Grigioni. I poli principali intorno a cui ruota la vita sociale sono Castelletto Ticino, Sesto Calende e Golasecca, luogo dei primi ritrovamenti archeologici agli inizi del XIX secolo.

Fonti

Non conosciamo il nome unitario di questa popolazione che ha occupato l’area della Lombardia occidentale e le fonti non ci aiutano: Tito Livio, storico romano del I sec d.C., ci informa che in quest’area abitavano i Laevi, presso il Ticino, e gli Insubres nell’area milanese. Livio racconta anche di una discesa dei popoli Celti dal nord che intorno al VII sec a.C. avrebbero colonizzato l’area. Plinio il vecchio, scrittore romano del I sec. d.C., ci dice che la città di Ticinum, oggi Pavia, è stata fondata Laevi e Marici, di stirpe ligure, mentre Como e Bergamo dagli Orobi.

Alle valli alpine, invece, attribuisce i Lepontii. I popoli golasecchiani non possedevano, quindi, una vera e propria identità etnica comune, ma i loro usi, i loro costumi e la loro storia sono strettamente intrecciati.

Lingua

Le testimonianze della lingua golasecchiana sono poche e frammentarie. Tuttavia, tramite alcuni ritrovamenti, anche molto recenti, si è stabilito che l’alfabeto utilizzato è il cosiddetto leponzio, mentre la lingua presenta caratteri celti che potrebbero confermare una discesa di popoli dal nord ben prima del IV sec a.C., quando si sa con certezza che conquistarono l’area.

Storia

Intorno al XII sec a.C. si sviluppa la cosiddetta cultura di Protogolasecca, che getterà le basi per la formazione di una serie di riti e tradizioni unitari. Nel X sec la popolazione si concentra principalmente in due poli, nella provincia di Como e nell’area del Ticino, mentre nel IX sec, a causa del peggioramento delle condizioni climatiche, si delineano come centri principali Ameno sul lago d’Orta e l’area compresa tra Sesto Calende, Castelletto Ticino e Golasecca.

Non ci fu un processo vero e proprio di urbanizzazione di queste aree, ma divennero centri importanti per i commerci tra l’Europa continentale e il mondo etrusco mediterraneo. Ben presto i centri principali si separano uno dall’altro e nel VI sec troviamo l’area di Como sotto il controllo degli Orobi, la zona sul Ticino occupata degli Insubri e la zona di Golasecca popolata dai Leponzi.

Lentamente però le vie commerciali si spostarono in altre direzioni, provocando così una contrazione dei centri golasecchiani nel V sec, fino a giungere al 388 a.C., data della definitiva conquista celtica dell’area, ormai indebolita. L’indipendenza culturale della pianura però sopravvisse fino al 222 a.C., quando l’esercito romano sconfisse gli ultimi Insubri, che furono rapidamente romanizzati.

Abitati

Non sappiamo molto dei centri abitati perché fino ad oggi i ritrovamenti sono stati piuttosto esigui. Certamente la fascia più densamente popolata era quella collinare e sub alpina, dove abbiamo continuità di popolamento per diversi secoli, in prossimità di corsi d’acqua.

Quest’area veniva scelta perché non era sottoposta ad un clima eccessivamente rigido, ma era sufficientemente semplice da proteggere in caso di attacco. Inoltre permetteva un controllo indiretto dei valichi alpini, che erano le principali vie commerciali verso l’Europa continentale. Anche se non ci fu una vera e propria urbanizzazione del territorio gli agglomerati urbani ospitavano comunque l’élites sociali e tutte le attività artigianali specializzate, dalla ceramica alla lavorazione dei metalli, e fungevano da centro di riferimento per i traffici commerciali.

Rito funerario

Come per la maggior parte delle civiltà più antiche le maggiori informazioni ci giungono dalle sepolture. La cultura Golasecchiana prevede esclusivamente la cremazione: le ceneri venivano poi riposte in un urna che veniva seppellita con eventuali oggetti di uso quotidiano, il corredo, che accompagnava il defunto nell’aldilà.

Inizialmente sia le urne che i corredi erano scarni, ma lentamente la loro ricchezza aumenta. I vasi per le ceneri si differenziano a seconda dell’area di origine, ma si tratta comunque di urne biconiche in ceramica con impresse delle decorazioni più o meno elaborate, generalmente geometriche. L’esempio di maggior ricchezza di un corredo è senza dubbio la del Guerriero di Sesto Calende (VI sec a.C.), sepolto con l’armatura, le armi e addirittura un intero carro da guerra.

Cultura di Golasecca
L’elmo, gli schinieri e la spada in ferro dalla tomba del Guerriero di Sesto Calende

Armi e ornamenti

Dalle sepolture abbiamo anche informazioni sull’abbigliamento e sugli ornamenti. Nelle sepolture femminili abbiamo anelli, pendagli, anche molto complessi, rocchetti ed altri oggetti per tessere, a testimoniare la figura della donna come signora della casa, mentre le sepolture maschili presentano spade, punte di lancia in bronzo, a rimarcare il ruolo di guerriero dell’uomo nella società, e fibule, cioè spille utilizzate per sostenere il mantello, alcune di fattura decisamente raffinata.


Armi e ornamenti presenti della cosiddetta Tomba della spada, in provincia di Como, risalente al VII sec a.C.

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