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Cultura Terramaricola

Area geografica della cultura delle Terramare

L’Emilia è interessata dalla cosiddetta cultura Terramaricola, che si estende in quasi tutta la pianura emiliana, in particolare nelle province di Cremona, Mantova e Verona, e che ha punti di contatto con il mondo etrusco e ligure nell’area parmense e nelle valli del piacentino.

Il termine Terramara deriva dall’espressione dialettale che significa “terra marna”, un particolare terriccio molto ricco dal punto di vista organico, che durante tutto il corso dell’Ottocento era utilizzato come fertilizzante per terreni aridi. In corrispondenza degli abitati protostorici il terreno è stato scavato e sono emersi abitati di pianura a forma quadrangolare in cui le abitazioni erano costruite su palafitte.

Villaggio terramara
Villaggio terramara di Montale, ricostruzione

Storia delle Terramare

La storia delle terramare si estende dalla metà del XVII secolo a.C. alla fine del XII secolo. Il popolamento di queste aree è da attribuirsi ad una popolazione tecnicamente evoluta, che è in grado di realizzare insediamenti su palafitte e sfruttare il ricco suolo attraverso canali idrici. Per realizzare un insediamento terramaricolo erano infatti necessari imponenti lavori di bonifica dei terreni, per evitare che si creassero paludi.

Verso la metà del XII secolo a.C. le popolazioni iniziano ad abbandonare queste aree, prediligendo gli insediamenti di altura, probabilmente perché più semplici da difendere in caso di attacchi da parte di nemici esterni. Nel secolo successivo tutta l’area emiliana assiste ad una diminuzione della popolazione per cause non ancora chiare. Una delle ipotesi formulate dagli archeologi è che le genti che abitavano queste terre siano state costrette a spostarsi a seguito di un cambiamento climatico, che ha portato ad un inaridimento dei suoli coltivabili.

Abitati

Gli abitati potevano raggiungere notevoli dimensioni: in particolare durante il periodo di massima espansione si calcola che alcuni villaggi potessero raggiungere i 15/20 ettari di superficie fino ad arrivare ad ospitare diverse centinaia di individui. Le abitazioni erano di norma quadrangolari e costruite al di sopra di strutture di legno che le sopraelevavano dal terreno, che poteva subire allagamenti a causa della sua conformazione.

Le dimensioni di queste case su palafitte potevano raggiungere anche i 100 metri quadri, mentre di dimesioni minori sono le abitazioni di terra costruite al livello del suolo, di cui abbiamo alcuni esempi. Tutto il villaggio era circondato e attraversato da canali, mentre i confini erano delimitati da un fossato, che oltre ad avere funzione difensiva raccoglieva anche l’acqua, che veniva poi canalizzata nella campagna circostante. Uno degli esempi di abitato terramaricolo scavato per primo è il sito di Castione Marchesi, nei pressi di Fidenza.

Villaggio terramara
Villaggio terramara, abitato circondato da canali di irrigazione

Rito funerari nelle Terramare

Il rito funerario maggiormente diffuso in Emilia nel periodo delle terramare è l’incinerazione. Il defunto veniva cremato e i suoi resti erano posti in urne, semplici vasi ad impasto, coperte con una ciotola o una lastra e deposte nella terra.

Non erano presenti oggetti di corredo che accompagnassero il defunto nell’aldilà, se non alcuni ornamenti che venivano bruciati sulla pira funebre insieme al corpo. Gli esmpi di necropoli più conosciuti sono quelli di Fontanellato, nella provincia di Parma e di Casinalbo, in provincia di Modena, dove si è potuta osservare la semplice deposizione nel terreno delle urne una a finaco dell’altra.

Bibliografia

  • C. Chiaramonte Trerè, L’Italia del primo millennio a.C., 2006, Cuem

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