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Cuma, area archeologica: foto

Cuma, area archeologica: foto

Cuma, area archeologica: foto

Foto dell’area archeologica di Cuma

Il territorio di Cuma, già frequentato in epoca preistorica, fu scelto nel 730 a. C. da coloni Calcidesi per fondarvi la più antica colonia greca d’Occidente. Anche se la data di fondazione sembra essere comunemente accettata, bisogna pure riferire che le prime attestazioni archeologiche importanti risalgono ad almeno un decennio prima. I Calcidesi sarebbero giunti sulle sponde di Cuma sotto la guida del volo di una colomba o grazie al rumore provocato da cembali. I nuovi coloni crebbero così in autonomia, mantenendo anche un certo potere politico grazie alle attività commerciali via mare e allo sfruttamento del fertile suolo campano, espandendo il loro dominio fino alla parte estrema del golfo di Napoli: Punta Campanella. Nemici dei Cumani furono sicuramente gli Etruschi che, volendo estendere il loro dominio in Campania, furono affrontati due volte in battaglia ( 524 e 474 a. C.) e definitivamente cacciati dalla regione. Nel 421 a. C., però, Cuma fu conquistata dai Sanniti provenienti dall’entroterra campano e decisi a sistemarsi lungo le coste. Con la conquista romana, poi, Cuma riuscì lo stesso a mantenere il suo aspetto di città greca pur avendo perso per sempre il potere politico. Gravi difficoltà, inoltre, provenivano dalla presenza della Silva Gallinaria, che rendeva veramente ardue le comunicazioni soprattutto commerciali.

La città romana si estendeva ai piedi dell’acropoli e ne sono testimonianza il Foro e gli edifici che su di esso si aprivano: il Tempio di Giove, il Tempio con portico e le Terme.

Il Foro, solo in parte riportato in luce e simile a quello di Pompei, era formato da una grande piazza circondata a Nord e a Sud da porticati in tufo stuccati di bianco e risalenti all’età sillana. Si disponevano su due livelli. Alla fine del I sec. d. C., l’accesso a Sud alla piazza fu rimpicciolito per la costruzione di una grande fontana.

Sul lato centrale del Foro si ergeva il Tempio di Giove con pianta di tipo italico con alto podio e cella divisa in tre navate con ampio pronao. Sulla fronte vi erano sei colonne. La sua costruzione risale all’età sannitica per onorare Giove Flazo, ma in età romana fu trasformato in Capitolium e dedicato alla triade capitolina di cui si trovarono le statue, databili tra I e II sec. d. C., in luoghi e momenti diversi. Sul retro della cella vi era un pavimento in cocciopesto con iscrizione a mosaico, oggi perduta, che ricordava in osco chi ne ordinò la costruzione: Minio Heio. Nel I sec. d. C. l’edificio fu interessato da lavori di rifacimento che riguardarono la cella.

Sul Foro si affacciava anche il Tempio con portico, impropriamente attribuito prima a Hera, poi a Demetra e infine al Divus Vespasianus, e che presentava un porticato formato da ventiquattro colonne oggi andate perdute. La costruzione è dell’età giulio-claudia e all’area porticata si giungeva dopo aver percorso tre gradini. Lungo le pareti del portico nicchie ospitavano statue onorarie. Una porta permetteva di raggiungere un ambiente esterno. Oggi del tempio sono visibili l’alto podio, la gradinata del pronao e la cella con la base per la statua di culto.

In prossimità della piazza forense sorgeva un impianto termale costruito in età imperiale che va a impiantarsi su una medesima struttura dell’età repubblicana. Si accedeva alle terme attraverso due ingressi che immettevano il primo nella palestra e il secondo in un vestibolo comunicante con il frigidarium. Adiacenti al vestibolo vi erano anche uno spogliatoio e un vano per le abluzioni e i massaggi. Rivolti a Sud vi erano il laconicum e il calidarium che sfruttavano il calore proveniente dal praefurnium. Nel III sec. d. C. l’edificio fu completamente ristrutturato con l’aggiunta di nuovi ambienti di servizio. L’intero complesso termale era illuminato e arieggiato da finestre e lucernari.

Per quanto riguarda invece l’acropoli, assume in età arcaica un aspetto monumentale con la costruzione, sulla terrazza inferiore del Tempio di Apollo e sulla terrazza superiore del Tempio di Giove. Il Tempio di Apollo sorgeva sul lato Sud della terrazza e fu scavato dal 1912. La consacrazione al dio Apollo è nota solo da iscrizioni di epoca romana, mentre s’ignora quale fosse la divinità che già si onorava nel VI sec. a.C. Di età romana è anche un’esedra semicircolare i cui resti sono visibili davanti al tempio e vicino a un pozzo in collegamento con l’attività oracolare di Apollo. Non sono purtroppo più visibili alcune strutture riferibili probabilmente al sacello e al themenos del tempio di età arcaica. Sono stati rinvenuti frammenti della decorazione della trabeazione del tempio, databili alla prima età imperiale, a soggetto zoomorfo e antropomorfo.

Il Tempio sulla terrazza superiore è, invece, attribuito al culto di Giove, anche se oggi si pensa che la divinità tutelare fosse Demetra almeno nel suo primo impianto che risale al VI sec. a. C. Di quest’antica fondazione s’individuano, sotto i restauri augustei, resti in opus quadratum.

Risale all’età sillana la costruzione dell’anfiteatro costruito in parte sfruttando la presenza di un terrapieno e in parte sfruttando la pendenza naturale del Monte Grillo. L’edificio si presentava con due ingressi di cui uno sul lato Est. Nel Medioevo, non essendo più la struttura utilizzata, all’interno dei suoi spazi vi furono costruite delle fornaci.

Agli anni 38-36 a. C., risale la costruzione della Crypta Romana. Si tratta di una galleria che serviva a collegare, attraversando l’acropoli e curvando sotto il Tempio di Apollo, la città bassa con la zona portuale perdendo però il suo interesse militare con la fine della guerra civile tra Ottaviano e Antonio e con lo spostamento della Classis Misenensis al porto di Miseno. Il primo tratto della Crypta è coperto da una volta a botte, dove sono visibili ancora le tracce dell’armatura di legno usata per costruirla. Oltrepassato il primo tratto, si giunge in un ambiente a pianta rettangolare la cui volta crollò nel VI sec. d. C. durante l’assedio di Narsete. Sulla volta dell’ingresso vero e proprio alla galleria furono scolpiti gli attrezzi da lavoro degli scavatori, quali picconi e bipenne. Aperture sistemate sulla volta assicuravano aria e luce alla Crypta. In età paleocristiana la galleria fu usata come luogo di sepoltura come testimoniato dalla presenza di tombe a inumazione di varie dimensioni. Lo sbocco odierno della Crypta non è quell’antico difficile da ricostruire a causa del cattivo stato di conservazione. La galleria perse definitivamente la sua funzione con l’abbandono, nel VI sec. d. C. della città bassa a seguito delle invasioni barbariche. Poi la Crypta fu completamente interrata fino allo scavo condotto dall’archeologo Maiuri tra il 1925 e il 1931.

La struttura antica più indicativa dell’area archeologica cumana è però senza dubbio l’Antro della Sibilla. L’Antro fu scavato nel 1912 e corre parallelo all’antico porto insabbiato. Originariamente la struttura era formata solo dalla parte superiore trapezoidale e priva dei vani interni. L’ingresso antico è oggi crollato così come il primo tratto della galleria favorendo però al visitatore una migliore visuale della forma trapezoidale della zona superiore. La funzione reale della galleria era quella difensiva poiché metteva in collegamento l’acropoli con la collina a Sud. Dopo aver percorso l’ingresso, quindi, si entra in un corridoio completamente scavato nel tufo alla cui destra si aprono nove corridoi in gran parte comunicanti con l’esterno. Uno dei corridoi presenta delle cisterne che in età cristiana svolsero la funzione di catacombe. Una sala rettangolare immette nel mitico Antro della Sibilla che, seduta su di un trono al centro della sala, pronunciava i suoi oracoli.

Galleria fotografica dell’area archeologica di Cuma

L’area archeologica di Cuma, come detto prima, è ricca di testimonianze archeologiche che testimoniano il suo glorioso passato. La Galleria Fotografica raccoglie le immagini delle antiche strutture più importanti e più belle. Sono visibili, infatti, fotografie della zona bassa della città e dell’acropoli con le sue mura difensive in modo da dare una visione generale della topografia urbana della città. Nel particolare, invece, è possibile prendere visione delle immagini riguardanti l’anfiteatro, alla Crypta Romana e all’Antro della Sibilla.

Link alle immagini dell’area archeologica di Cuma

www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Cuma-area-archeologica/index.html

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