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Curarsi nel medioevo: Liquirizia

Liquirizia

Liquirizia

Glycyrrhiza glabra

È’ la radice di una piante erbacea perenne “rustica”, ossia resistente al gelo, e deve il suo nome al caratteristico sapore dolce, difatti, liquirizia, significa proprio “radice dolce”. Queste vengono raccolte in autunno, tra settembre e novembre, da piante di almeno tre anni e lasciate essiccare, mentre gli steli vengono utilizzati per essere canditi o per fare marmellate. La vendita di questa benefica radice, sia al gusto che al corpo è testimoniata dalla lista dei rimedi che avremmo potuto trovate nella spezieria del Vescovado di Pistoia, risalente al XV secolo, dove “il regolizio” era classificato, insieme al altri medicinali come la manna, la cassia e il rabarbaro, tra i purgativi e leggermente lassativi.

Altri effetti benefici di questa radice ci sono ancora una volta testimoniati da Ildegarda. La monaca suggeriva l’uso della liquirizia all’interno di una dieta, una cosiddetta “terapia globale per la cura delle infezioni batteriche intestinali” che iniziava con un salasso e veniva poi completata da una corretta alimentazione associata all’assunzione di alcuni elisir che avevano il compito di depurare anima e corpo e rinforzare le difese immunitarie. La liquirizia veniva adoperata nel “miele di Panacea”, un purificante e immunostimolante, a base di galanga, polvere di panace, liquirizia, pepe, pere cotte e miele, che veniva mangiato puro o spalmato sul pane. La liquirizia viene suggerita anche per i problemi al cuore e all’intestino, utilizzandola ancora come ingrediente di alcuni elisir.

Oggi la liquirizia è considerata un ottimo sedativo per la tosse e un toccasana per i bruciori di stomaco. La radice masticata è utile come antinfiammatorio per gengive, calma le irritazioni della gola e migliora l’alito.

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