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Curarsi nel medioevo: Mandorlo

Mandorlo

Mandorlo

Prunus amygdalus

È un albero molto longevo, che sa adattarsi facilmente a diversi tipi di climi e terreni, per cui conosce una diffusione molto ampia dal punto di vista geografico. Del mandorlo di utilizzano i semi, raccogliendoli in estate quando, maturi, cadono dall’albero. Le mandorle possono essere di due varietà, quelle dolci e quelle amare. Solo le prime però sono commestibili, mentre le seconde, oltre ad avere un gusto sgradevole, vengono utilizzate sotto strettissima sorveglianza medica in forma di essenza, largamente diluita, a causa della sua tossicità. Nel mondo medievale le mandorle venivano considerate, oltre ad una squisita prelibatezza, ottime alleate per la memoria, la concentrazione, lo stress psicofisico e gli sbalzi di umore. Ildegarda scrive così nel suo trattato di botanica:

 “Chi ha il cervello vuoto, un brutto colorito e mal di testa, mangi spesso mandorle dolci (da cinque a dieci al giorno). Il cervello si riempie e il volto assume un bel colorito. Ma anche chi soffre ai polmoni o al fegato mangi spesso mandorle, crude o cotte.”

Le mandorle, quindi, vengono consigliate come rimedi che annientano la malinconia e scoraggiamento, tutti sintomi collegati ad un aumento considerevole di bile nera. Per tirare su il morale, oltre alle mandorle crude o cotte, queste vengono consigliate anche come ingrediente di alcuni biscotti, preparati con cannella, noce moscata, chiodi di garofano, zucchero e mandorle. Pur essendo considerati frutti nell’alimentazione medievale, la loro alta capacità terapeutica era tale da includere queste tra gli articoli in vendita nelle spezierie, come testimoniato dalla lista dell’antica spezieria del Vescovado di Pistoia. Oggi le mandorle sono considerate ottimi integratori energetici, essendo ricche di grassi, proteine, sali e zuccheri. Sono utili anche a regolare l’intestino, a idratare la pelle secca e infine a favorire i processi che portano alla calcificazione delle ossa.

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