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Curarsi nel medioevo: Noce moscata

Noce moscata

Noce moscata

Myristica fragrans

È un albero sempreverde che ha origine in Indonesia, di cui si utilizzano il seme decorticato, la “noce”, e la parte che lo ricopre, il macis. Nel mondo medievale la noce moscata era una delle spezie più costose in assoluto: pare che il prezzo di una libbra ( che equivale a circa 340 gr) equivaleva a quello pagato per mezzo bue o tre montoni. Ildegarda annovera questa spezia tra gli ingredienti per alcuni piatti a base di farro, utilissimi nella pratica del digiuno. Secondo la monaca, questa pratica era fondamentale per preparare il corpo e l’anima alla purificazione dalla negatività.

Per “aprire il cuore e purificare l’animo” Ildegarda preparava anche ottimi biscotti a base di noce moscata: bisognava utilizzare quest’ultima e cannella in parti uguali, un po’ di chiodi di garofano polverizzati, impastare il tutto con pane grattato, uova (1 ogni 50 g di pan grattato) e zucchero a piacere e infine cuocere i biscotti. Presto

“diminuiranno tutti i fluidi dannosi e il tuo sangue riceverà un fluido positivo che ti rafforzerà”.

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