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Curarsi nel medioevo: Papavero

Papavero

Papavero

Papaver rhoeas

È una pianta erbacea perenne che può raggiungere i 70 cm di altezza. Cresce in genere nei campi come infestante ed è molto comune nei campi di orzo e di frumento, come anche lungo i bordi delle strade, tra le macerie, nei fossati, nei campi incolti. Di questa pianta di utilizzano le foglie, i semi e i petali, di un colore rosso smagliante.

Mentre petali e semi vengono utilizzati una volta essiccati (i primi al sole, i secondi all’ombra, accuratamente disposti su piccoli strati) le foglie vengono utilizzate ancora fresche). In antichità il papavero era apprezzato molto per le sue proprietà lenitive e calmanti, utili contro l’insonnia, gli attacchi di ansia e le palpitazioni, ma anche ottime per calmare la tosse e le allergie.

Ildegarda consigliava ai suoi pazienti di assumere una mistura di papavero alimentare, ottenuta con purea di mele, che doveva essere assunta prima di coricarsi. La mistura risultava un toccasana per qualsiasi tipo di irritazione della pelle che provocava prurito, compresi gli stati di agitazione che impedivano il sonno. Con decotti di foglie, inoltre, era possibile fare impacchi da applicare addirittura sulle punture di insetto, per ridurre bruciore, prurito e gonfiore. Tutt’oggi la pianta del papavero è riconosciuta come lenitiva calmante, ma anche molto tossica, pertanto, per qualsiasi tipo di assunzione, va considerato obbligatoriamente il parere medico.

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