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Curarsi nel medioevo: spezie ed erbe officinali

Spezie ed erbe officinali più comuni nella medicina medievale

Spezie ed erbe officinali più comuni nella medicina medievale

L’arte medica medievale affonda le sue radici nella filosofia naturale e nelle teorie dei primi “medici” della Grecia antica, Ippocrate e Galeno. Questa branca della filosofia ha come oggetto di speculazione i principi originari di tutte le cose. Essa considera l’uomo come un microcosmo, che prende vita dagli stessi principi di cui è composto l’universo: l’aria, l’acqua, il fuoco, la terra. Questa visione pluralistica, che vede l’origine del cosmo nella combinazione equilibrata di questi quattro elementi, porta come conseguenza naturale quella di considerare l’uomo come parte integrante di tutto questo, nonché originato dagli stessi elementi. Sulla base di questa unità di fondo il l’equilibrio del cosmo e l’equilibrio dell’uomo sono alla base della salute e del benessere.

Nel Medioevo, le concezioni filosofiche naturalistiche furono contaminate dalle credenze e dalle influenze della religione cristiana, dando vita a concezioni mediche del tutto nuove. La più importante istituzione medica medievale è certamente la Scuola Medica Salernitana, fondata secondo la tradizione nell’ XI secolo a Salerno. In questa città giunsero i testi medici dei grandi luminari arabi Avicenna e Averroè, che avevano trodotto e fatto proprie nelle loro teorie, quelle dei grandi medici greci quali Ippocrate e Galeno, intanto andate perse in Occidente a causa dei travagliati avvenimenti che seguirono la fine dell’impero romano e l’avvento del cristianesimo, che diede spazio alla diffusione e alla conservazione dei testi sacri, a scapito di quelli “pagani”. Un fattore fondamentale in questa selezione di testi, potrebbe anche essere stata anche la natura sociale di chi poteva aver accesso alla lettura e allo studio, in questi secoli: la casta religiosa.

Uno dei poemetti più importanti che riassume il costume medico medievale è il cosiddetto Regimen Sanitatis Salernitanum, un trattato prodotto dalla stessa Scuola Salernitana, datato tradizionalmente al XII-XIII secolo, ma probabilmente con una origine più antica, nell’ambito dell’ XI. In questo trattato didattico, emerge la base su cui ruota la concezione medica medievale, ovvero la teoria umorale ipotizzata da Ippocrate e Galeno.

Gli umori fondamentali

Secondo questa teoria l’uomo è costituito da una mescolanza di quatto umori fondamentali, che corrispondono perfettamente ai quattro elementi-principi di tutte le cose:

  • bile gialla-fuoco (caldo e secco)
  • bile nera-terra (freddo e secco)
  • sangue– aria (caldo e umido)
  • flemma– acqua (freddo e umido)

Questi umori interagiscono nel corpo umano conferendo i temperamenti o caratteri di ciascun individuo. Ogni individuo è diverso dall’altro perché è costituito da una precisa mescolanza di umori che non deve essere alterata. L’alterazione degli equilibri e quindi la prevalenza di un umore rispetto ad un altro è la causa delle malattie e delle alterazioni di carattere. Ad esempio, se abbiamo un individuo con temperamento malinconico (debole, triste, pallido) , ovvero in cui prevale la bile nera per natura, questo dovrà essere attento a non assumere nulla che possa incrementare questo temperamento, in modo tale da non degenerare in un eccesso di queste caratteristiche tale da portare alla malattia.

Le concezioni “scientifiche” addotte dai medici greci però, risultano contaminate da altri concetti, sconfinanti nel campo del religioso ma anche in quello dell’esperienza pratica. È naturale che, considerando l’uomo parte integrante del cosmo, proprio i prodotti di questo siano il punto di partenza per la cura delle sue malattie. Nel Regola, infatti, oltre ad una serie di consigli pratici da adottare quotidianamente a favore del benessere fisico, vi sono presentate erbe, spezie, legumi e bevande che sono consigliate in caso dei più svariati disturbi.

Ildegarda di Bingen

Una nuova sfumatura nell’ arte medica fu sviluppata da Ildegarda di Bingen. Questa monaca vissuta tra il 1098 e il 1179, ha il merito di aver aperto una nuova finestra sulle concezioni mediche del tempo introducendo il concetto della psicosomatica e di Dio come fonte di guarigione. Secondo Ildegarda, tutto ciò che può guarire è nascosto nell’uomo e nella stessa natura, parti indissolubili del cosmo. Piante, animali, alberi, terra: tutto nasconde proprietà guaritrici, ma, per poterle conoscere, è necessaria la rivelazione di Dio e la fede in Lui. Ildegarda ci ha lasciato due opere, in cui sono riportate le mille ricette con cui si prendeva cura dei suoi malati, a livello spirituale, fisico e psicologico: Causae et Curae, in cui affronta il tema della medicina in ambito cosmico, e Physica, in cui illustra moltissimi rimedi terapeutici a basa di sostanze animali, vegetali e minerali.

La medicina però, poteva sfociare anche in pratiche che insospettivano fortemente le autorità, soprattutto ecclesiastiche. Non riuscendo a dare una spiegazione razionale alle malattie, spesso viste anche come punizioni divine e condotte amorali, oltre che squilibri fisici, si tendeva a volerle controllare attraverso rituali e rimedi, che puntualmente venivano proposti da diverse figure: sacerdoti, monaci, maghi e così via. Molte leggi ci sono giunte a testimoniare vivamente la lotta che le autorità facessero a questi personaggi. Alcuni di questi, ad esempio, venivano chiamati arioli e pare fossero deputati ai casi molto molto gravi, venivano chiamati dalla famiglia dell’infermo e usavano recitare preghiere, somministrare erbe magiche e consegnare amuleti di vario genere per cercare di guarire l’ammalato. Ovviamente si tratta di rimedi che si rivelavano spesso inutili, ma nonostante questo e nonostante le minacce di espulsione e di multe che ricevevano sia i maghi che coloro che li consultavano, il fenomeno non si spense.

La medicina quindi, tra scienza, fede e magia, trova il suo punto di convergenza nel mondo della natura, avvalendosi di

  • erbe
  • legno
  • radici
  • spezie

per offrire ai malati innumerevoli rimedi per il loro benessere.

Erbe e spezie mediche medievali

  • Anice verde
  • Cannella
  • Chiodi di garofano
  • Coriandolo
  • Cumino
  • Ginepro
  • Giusquiamio
  • Liquirizia
  • Mandorlo
  • Menta
  • Noce moscata
  • Papavero
  • Pepe
  • Prezzemolo
  • Rosmarino
  • Ruta
  • Salvia
  • Timo
  • Zafferano
  • Zenzero

Bibliografia

  • M. Bisanti, Le erbe delle nonne. Segreti e Virtù delle piante,Trento 2008.
  • V. Omicciolo Valentini, Le erbe delle streghe nel Medioevo, Latina 2010.
  • U. Becciani, La spezieria nel Medioevo, Pistoia 2000.
  • F. Gherli, La regola sanitaria salernitana, Roma 1993.
  • P. Freedman, Il gusto delle Spezie nel Medioevo, Bologna 2009.
  • W. Strehlow, La medicina di Santa Ildegarda, Vicenza 2008.
  • O. Giordano, Religiosità popolare nell’alto medioevo, Bari 1979.

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