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Delfi

Delphòi, ??????

L’antica Delfi sorgeva in una valle a forma di semicerchio, ai piedi dei pendii scoscesi del monte Parnaso, nella Grecia centrale. Rilevante luogo di culto fin dalle sue origini, nel IV secolo la città divenne il principale centro religioso di tutto il mondo greco.

Le prime testimonianze archeologiche dell’area risalgono al XV secolo a.C. con un antico insediamento miceneo collocato nell’angolo NE del témenos del tempio di Apollo. Importante è stata la scoperta di statuette micenee, che anche se non raccolte in situ, mostrano la presenza di un culto molto antico nella zona.

Dopo un periodo del quale non abbiamo notizie, le evidenze archeologiche dell’età geometrica, datate alla fine del IX secolo a.C., provano la rinascita dell’abitato nell’area del tempio di Apollo: il rinvenimento di tripodi ed oggetti di valore in bronzo indicano la presenza di diversi santuari del quale però non si può fare un’identificazione certa.

Delfi, teatro Delfi, il teatro

Il centro del mondo e il culto di Apollo

Secondo la leggenda, Zeus, era alla ricerca del centro del mondo e, per individuarlo, fece volare contemporaneamente due aquile dalle estremità opposte della terra: una ad est ed una ad ovest. Le aquile si incontrarono esattamente sopra Delfi; Zeus consacrò il luogo quale centro del mondo e vi pose una pietra conica l’omphalos (ombelico) da cui deriva la definizione di “ombelico del mondo”.

Inoltre fin dal XIV secolo a.C. Delfi fu associata all’oracolo e ai suoi responsi. La tradizione antica, indicava Gè (Gaia), la Terra, la divinità protomàntis, “prima profetessa”, che con il suo animale sacro, il serpente Python, avrebbe per prima occupato il santuario in un luogo che veniva indicato precisamente sul terreno; il suo pronipote Apollo, ucciso il serpente e impadronitosi del luogo e delle sue proprietà oracolari, avrebbe iniziato la costruzione del proprio tempio e, trasformatosi in delfino, avrebbe catturato l’equipaggiamento di una nave cretese, che sarebbe diventato il primo personale sacerdotale incaricato del culto.

La popolarità dell’oracolo già nell’ VIII secolo a.C. è rilevante,dato il ruolo che esso gioca nella colonizzazione oltremare fin dalle origini e la popolarità dei Pythia, gli agoni musicali, primo gruppo delle grandi feste delfiche; la quantità è la qualità dei doni votivi, tra cui tripodi di tipo orientale con ricche appliques, dimostrano la il prestigio raggiunto dal santuario in questa epoca. A prova di ciò, l’amministrazione del tempio di Delfi viene assunta da una lega di Anfizioni, composta da dodici popoli con voto differenziale, la quale lascia alla città il diritto di conferire agli estranei l’ospitalità (proxenìa) e il diritto di accedere all’oracolo (promantèia)

Nel VI e V secolo a.C., al culmine della potenza dell’oracolo di Delfi, migliaia di pellegrini di qualsiasi estrazione sociale, ricchi e poveri, re e schiavi, si recavano al tempio di Apollo per interrogare il dio attraverso la Pizia. L’oracolo dispensava risposte sia su questioni politiche, come ad esempio dove fondare nuove colonie, sia su problematiche quotidiane quali la famiglia e i soldi.

Delfi, tholos Delfi, il tholos

La Via Sacra e i Donarii di Delfi

Partendo dall’agorà romana, ha inizio la Via Sacra segnata da una serie di donarii ai lati che ne fanno un percorso a tre rampe lastricate, culminante nell’area davanti al tempio di Apollo. Il tratto iniziale della Via era caratterizzato dallo scontro che vide contrapposte nel V-IV sec. a.C. le due città democratiche alleate, Atene e Argo, a Sparta: dopo il basamento del toro dei Corciresi, dedica degli abitanti di Corcira ad Apollo per una miracolosa pesca del tonno eseguita nel 480 a.C., sulla sinistra troviamo il monumento dei Navarchi, esaltazione del trionfo navale di Sparta sulla flotta di Atene ad Egospotami, nel 405 a.C., e consistente in 39 statue di bronzo disposte in due fili per due livelli.

Dieci metri oltre si ha il donario di Maratona, con il quale gli Ateniesi celebravano la vittoria sui Persiani del 490 a.C. e in seguito quella ottenuta all’Eurimedonte nel 467 a.C. ad opera di Cimone.

La polemica di Sparta si scagliava soprattutto contro il cavallo di Troia, di cui rimane il basamento, dedicato dagli Argivi per una loro vittoria sugli Spartani nella Tireatide, nel 414 a.C..

Di fronte al monumento dei Navarchi, si fecero autorappresentare anche i Arcadi, finalmente emancipati da Sparta, dopo la vittoria di Leuttra e di Mantinea (371 – 362 a.C.); accanto a questo, sorse dopo il 183 a.C., la statua equestre di Filopemene, più volte generale della Lega Achea.

Il percorso della V.S. trova poi respiro con due esedre semicircolari che si fronteggiano creando un ingresso contrassegnato dalle glorie di Argo. A sinistra si hanno le fondamenta dell’esedra per il monumento degli eroi di Argo, a destra l’esedra ricorda lo stesso conflitto argivo-spartano: il monumento dei re di Argo, che comprendeva le statue della dinastia mitica di Danao in una sequenza genealogica mirante a stabilire la discendenza degli Argivi da Eracle.

Di fronte, trovava spazio il primo donario dei Tarantini, per commemorare la vittoria tarantina sui Messapi nel 473 a.C.

Poi i donarii lasciavano posto alla teoria dei tesori, eleganti edifici a forma di tempietto in cui ogni città custodiva le “decime” donate ad Apollo.

Uno dei più antichi era il tesoro di Sicione, edificio dorico con due colonne in antis del VI sec. a.C., che avrebbe custodito il carro con cui il tiranno di Sicione Clistene vinse nella prima corsa di quadrighe durante le gare Pitiche del 582 a.C.

Con le spalle voltate al tesoro sicionio, troviamo il tesoro dei Sifnii. Furono gli abitanti dell’isola cicladica di Siphnos ad erigere questo spettacolare monumento dell’architettura ionica come “decima” versata ad Apollo dalle entrate che fornivano le loro famose miniere d’argento, poco prima del 524 a.C.

Delfi, il tesoro dei Sifni Delfi, il tesoro dei Sifni

Sul lato destro della Via Sacra è ben visibile la terrazza dei Megaresi, degli anni 450 – 425 a.C., posteriore di cinquanta anni al tesoro dei Megaresi. Da qui la Via piega verso N, lasciando posto al tesoro dei Beoti, davanti al quale trova si trova un blocco di calcare di forma conica, che rappresenta un omphalòs, il betilo aniconico di Gaia e simbolo del centro del mondo.

Verso la salita è posto il tesoro degli Ateniesi, ricostruito nel 1905, fu innalzato come testimonia Pausania, con il bottino di Maratona dopo il 490 a.C. Si tratta di un tempietto con due colonne doriche in antis. Lo stile ancora di gusto tardo-arcaico ha fatto supporre che il tesoro sia stato eretto intorno al 510 – 500 a.C., e che Pausania sia stato tratto di inganno dal secondo donario di Maratona, il cui basamento si trova a S del tesoro. Di fronte al tesoro ateniese si riconosceva la fondazione del tesoro dei Siracusani, innalzato forse dopo la disfatta ateniese del 412 a.C., anche se l’identificazione ancora non è certa.

Continuando sulla Via Sacra, l’area triangolare racchiusa fra il Bouleutèrion, luogo di consiglio della Boulè di Delfi, e il portico degli Ateniesi costituisce il luogo in cui la tradizione pone le più antiche funzioni oracolari prima dell’arrivo a Delfi di Apollo, e dove va identificato il santuario di Gè-Terra. Si ha un campo di rocce naturali tra sorgenti, le maggiori delle quali sono identificate con la “roccia della Sibilla” e la “roccia di Latona”. Sibilla, la prima profetessa di Apollo, avrebbe emesso i suoi oracoli dalla roccia più grande, mentre la roccia ad E sarebbe quella del “santuario di Gè presso la sorgente delle Muse” da cui la madre di Apollo, Latona, avrebbe assistito all’uccisione del serpente Python per mano del figlio. Una terza roccia, l’unica che venne monumentalizzata, con l’erezione su di essa della colonna de Nassi. La colonna ionica, dedicata dagli abitanti di Naxòs devoti di Apollo nel suo santuario di Delo, ha chiaro simbolo funerario, come sèma su una tomba, in cui si deve individuare il luogo mitico dell’uccisione di Python. Ed è proprio davanti al portico degli Ateniesi, manifesto della potenza marittima di Atene, che si colloca l’antichissima Hàlos, abitazione di Python e luogo del combattimento con Apollo. Qui si svolgeva sin dentro l’età imperiale la festa del Septèrion, la celebrazione cioè di un dramma mitico ricorrente ogni otto anni, nel corso del quale un fanciullo appiccava il fuoco ad una casa di legno rappresentante il palazzo di Python.

Avvicinandosi all’ultima rampa della Via Sacra si riconoscono le fondazioni: del tesoro dei Corinzi, dove erano stati trasferiti nel 548 a.C., il trono del re frigio Mida, il cratere d’oro donato da Gyges re di Lidia e quelli di argento, doni di Creso.

Il tempio di Apollo è quello costruito dopo il terremoto del 373 a.C. che distrusse il tempio precedente, detto degli Alcmeonidi, portato a termine tra 514 e 506 a.C.

Il periegeta Pausania ricorda la sequenza di templi mitici: il primo era una capanna fatta con rami di lauro;il secondo con favo rotondo realizzato con la cera d’api; il terzo un tempio ligneo con rivestimenti bronzei; il quarto il primo tempio in pietra, durato fino al 548 a.C. quando venne poi sostituito da quello detto degli Alkemenoidi.

L’edificio del VI secolo a.C. il sesto tempio, era di ordine dorico periptero esastilo, con 15 colonne sui lati lunghi e cella con pronao e opistodomo distili in antis, di sapore arcaico per le sue dimensioni (m 60 x 24). All’interno della cella che accoglieva l’altare di Posèidon, antico signore del luogo, le statue di Apollo Moiragètes e delle Mòirai, e il focolare comune dell’hèstia, sul quale il sacerdote di Apollo avrebbe ucciso Neottolemo; nel fondo era sistemato, in una sala sotterranea, il luogo della consultazione,l’àdyton o mantèion; al centro trovava posto l’omphalòs accanto alla statua dorata di Apollo e la pietra segnacolo della tomba di Dioniso, davanti al tripode che copriva il chàsma gès, la “fessura della terra” da cui provenivano le emanazioni che ispiravano la Pizia, seduta sul tripode, a pronunciare il suo responso.

Proseguendo si perviene al teatro della città, la quale cavea è stata ottenuta sul fianco del pendio dell’Elicona, sede delle Muse di Apollo, ispiratrici degli agoni musicali Pythia, che vi venivano disputati ogni quattro anni. Costruito nel IV secolo a.C., venne restaurato nel 160/159 a,C, dal re Eumene II di Pergamo e di nuovo in età romana.

Della fronte scenica non restano che le fondazioni che permettono di ricostruire una struttura bifronte su due livelli e ingresso indipendente dalla terrazza posta in basso a S. La scena era in origine a due ali sporgeni, del tipo detto a paraskènia; in età romana vi fu aggiunto un pulpitum cui appartiene un fregio a rilievo raffigurante le fatiche di Ercole. Se ci si sposta verso l’anàlemma E del teatro, dove si trovano i cosiddetti tesori, forse templi di Dioniso, databili alla prima metà del V secolo a.C.

A monte di questi edifici è situata la sorgente Kassòtis, opera di monumentalizzazione di un corso d’acqua captato con canalizzazioni nell’area del pilastro di Prusia.

Il secondo polo sacro è caratterizzato dal temènos di Atena Pronàia, “colei che precede il tempio di Apollo”. Problemi di identificazione gravano sui monumenti del santuario di Atena, dovuti al fatti che non sappiamo se Pausania sia entrato dall’ingresso odierno, posto all’angolo NE, oppure dall’ingresso opposto a NO, praticato da chi veniva dal ginnasio. Le difficoltà aumentano dal momento che gli edifici rinvenuti sono 5 e quelli menzionati da Pausania sono 4, il quale avrebbe passato sotto silenzio un edificio con la celebre Thòlos.

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