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Delfino

delfino
La kylix di Dioniso su nave coi delfini, opera di Exechias. Figure nere, 540-530 a.C., da Vulci. Staatliche Antikensammlung, Monaco di Baviera.

Delfino: simbolo nel mito greco e nell’iconografia classica

Il fascino del delfino come animale intelligente e “amico dell’uomo” ha sempre destato curiosità negli antichi (Aristotele, Plinio ed Eliano descrivono i modi di vivere e le caratteristiche fisiche del delfino) proprio per il suo istinto soccorritore nei confronti degli esseri umani.

Un secondo aspetto che ha creato un alone di fascino attorno a questo animale marino è il fatto che sembra un pesce ma in realtà è appartiene alla categoria dei mammiferi acquatici e la sua respirazione aerobia avviene sopra il pelo dell’acqua.

Il mito parla della sinergia uomo-delfino in occasione della vicenda di Arione di Metimna, poeta lirico del VII secolo a.C., il quale partì per Corinto e venne derubato dei suoi averi dai marinai che lo stavano trasportando. Prima di essere gettato in mare chiese di poter cantare suonando la lira: la melodia raggiunse un branco di delfini e, quando i naviganti si liberarono del poeta, questi venne aiutato dagli animali marini che lo scortarono fino a capo Tenaro da dove Arione proseguì a piedi per Corinto e fece giustiziare i furfanti dal tiranno Periandro.(1)

Lo stretto rapporto tra uomo e delfino assume toni misterici e metamorfici nell’episodio di Dioniso e i pirati Tirreni: qui il dio ancora fanciullo viene rapito da un gruppo di marinai per essere venduto come schiavo ma Dioniso si fa riconoscere grazie al suo potere di trasformarsi in animale (leone e orso) spaventando i rapitori. Solo uno di loro, il timoniere Acete, ha riguardo per il fanciullo e riesce a salvarsi mentre i suoi compagni si gettano in mare e vengono trasformati in delfini. (2)

I Tirreni citati sono interpretabili sia come Etruschi sia come Lemnii nord-egei poiché si menzionano mete come l’Egitto e Cipro ma non si conosce il luogo dell’episodio (forse le Cicladi). Una citazione sugli Iperborei però riporta il baricentro verso nord-ovest.

Nell’iconografia classica il delfino è spesso associato a rituali di passaggio connessi alla sfera dionisiaca e simposiale: sulla ceramica a figure nere, talvolta anche rosse, i satiri e gli uomini si trasformano in delfini o cavalcano l’animale.

Anfora pontica, 550-500 a.C., Musei Capitolini, Roma.
Anfora pontica, 550-500 a.C., Musei Capitolini, Roma

Hydria da Vulci, 500 a.C.
Hydria da Vulci, 500 a.C.

Kylix a occhioni da Magliano Marina.
Kylix a occhioni da Magliano Marina

Delfino
Kylix mesocorinzio, inizi del VI .C., Louvre

Delfino
Kylix samio di fine VI a.C.

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Kylix con delfino, uomo delfino che suona il flauto e fallo con pinna caudale, Villa Giulia.

Delfino
Psykter con opliti su delfini, Metropolitan Museum.

La monetazione di Taranto presenta un giovane su delfino: Falanto, dio locale, oppure Taras, eponimo spartiate. Il delfino come anello di congiunzione tra i due personaggi ha fatto sì che si sovrapponessero.

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Moneta di Taranto con l’eroe eponimo, Taras su delfino.

La pittura etrusca propone l’immagine del delfino in chiave simbolico-spirituale: nelle tombe affrescate di Tarquinia ricorre spesso il binomio delfini-Aldilà mutuato dalle credenze greche e dalla convinzione che le anime dei defunti raggiungessero l’Isola dei Beati, forse trasportate dai delfini.


Tomba delle Leonesse. Il registro inferiore mostra un mare ondoso con delfini e uccelli, 520 a.C., Tarquinia.

Delfino
Tomba dell’Orco I, particolare del fregio marino con delfino singolo. 360-340 a.C., Tarquinia.

Delfino
Tomba del Convegno, particolare del fregio con onde e delfini guizzanti, 300-260 a.C., Tarquinia.

Note

  • (1) ERODOTO, Storie, I, 23.
  • (2) Inno pseudo-omerico a Dioniso.

Bibliografia

  • ARISTOTELE, Historia animalium.
  • ARISTOTELE, De partibus animalium.
  • ARISTOTELE, Parva naturalia.
  • ELIANO, De natura animalium, XII, 45.
  • PLINIO IL VECCHIO, Naturalis Historia, IX, 6-9.

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