Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Delo

Delo

Isola di Delo

Delo è un’isoletta rocciosa dell’arcipelago delle Cicladi, lunga cinque chilometri e larga meno di un miglio, dominata dalla collina del Cinto. Il suolo dell’isola è povero e poco adatto alla coltivazione e gli approdi naturali sono piuttosto difficoltosi. Tuttavia, anticamente, la sua situazione geografica era molto favorevole, trovandosi al centro delle rotte commerciali che attraversavano il mare Egeo.

Storia dell’insediamento a Delo

Nell’antichità l’isola di Delo si chiamava Ortigia.

I reperti archeologici hanno dimostrato che l’isola era già abitata fin dal 3000 a.C. e presentava un insediamento abbastanza rilevante, grazie alla presenza di una ricca falda freatica che permetteva il rifornimento di acqua per tutto il corso dell’anno. Successivamente, a cavallo fra il periodo Geometrico e gli inizi di quello Dedalico (900-700 a.C.), alcuni coloni dell’isola, probabilmente, vi portarono il culto di Apollo, dio della musica e ciò fece sì che Delo si affermasse come centro religioso importante, grazie all’Inno omerico dedicato al dio Apollo, composto intorno al 700 a.C., nel quale viene narrato il mito della madre Latona fuggitiva, accolta nell’isola, dove dà alla luce Apollo e la sorella Artemis (1).

In seguito a ciò, sull’isola venne costruito un santuario dedicato al dio Apollo, che crebbe nel giro di poco e si arricchì di edifici monumentali e di preziosi ex-voto, grazie a frequenti donazioni di devoti e ricchi benefattori. Dopo la vittoria sui Persiani, Atene creò una grande lega marittima (la lega delio-attica) e pose la sede del tesoro comune sull’isola di Delo, inviando un collegio di magistrati ateniesi che amministrasse il santuario.

Nel 426 a.C. gli Ateniesi decisero di provvedere alla completa purificazione dell’isola, in quanto luogo sacro e sede della nascita di Apollo. Un editto emanato per l’occasione prescriveva che nessuno poteva più nascere né morire sull’isola: le donne incinte e i moribondi furono prelevati e sbarcati sulla vicina isola di Renea e addirittura le ossa dei morti furono dissotterrate e portate a Renea in una grande fossa comune (2).

Per molti anni Delo fu, quindi, soggetta al dominio ateniese e i suoi abitanti dovettero sopportare silenziosamente la situazione. Dopo la morte di Alessandro Magno (323 a.C.), si scatenarono lotte sul continente per ottenere la libertà dal dominio macedone e anche la popolazione di Delo riuscì a liberarsi nel 315 a.C. Dopo tale data seguì circa un secolo e mezzo di tranquillità per l’isola fino al 166 a.C., anno nel quale i Romani, dopo la fine della guerra contro il regno di Macedonia, la restituirono ad Atene.

Ma la perdita dell’autonomia fu accompagnata dalla concessione di estese immunità fiscali, che resero Delo un porto franco. In questo modo i Romani ottennero la rovina della potenza economica di Rodi, mentre Delo si arricchì a dismisura, divenendo il più importante mercato dell’Egeo. Questo impetuoso sviluppo economico attirò un gran numero di immigrati provenienti dalla Grecia, dalla Siria, dalla Palestina, dall’Egitto e dall’Italia.

Gli affari trattati a Delo erano molto famosi per la loro rapidità, tipica di un mercato di transito. Una delle principali mercanzie erano gli schiavi, la richiesta dei quali era notevolmente aumentata, a causa dell’estendersi, nella penisola italiana, di grandi proprietà agricole di tipo latifondistico. Tuttavia, nell’88 a.C., Mitridate VI, re del Ponto, si impadronì dell’isola, mettendo fine ai suoi traffici commerciali. Silla la riconquistò, ma nel 69 a.C. i pirati, alleati di Mitridate, sbarcarono a Delo e la misero e ferro e a fuoco.

Dopo questa devastazione l’isola non riuscì più a riprendersi e decadde progressivamente, perdendo il suo ruolo e spopolandosi gradualmente. Nelle fonti di età imperiale possiamo trovare riferimenti a Delo come luogo abbandonato. Al tempo di Pausania (II secolo d.C.), sull’isola vivevano soltanto i guardiani del santuario di Apollo, inviati da Atene. Nei secoli successivi la situazione non migliorò, anzi, Delo fu sede occasionale di rifugio per i pirati o un approdo di emergenza per i naviganti.

Monumenti all’interno del santuario di Delo

Nella parte nord-occidentale si trovavano i propilei e l’agorà dei Compitaliasti o Ermesiasti, che fu fondata nel II seolo a. C. e veniva usata dai commercianti romani e dai liberti, che vi si radunavano e onoravano i Lares Compitales, cioè le divinità dei crocicchi. Subito dopo, si entrava sulla Via Sacra, ad ovest della quale si trovava il già menzionato portico di Filippo il macedone, costruito intorno al 210 a.C. Nella parte opposta c’è il cosiddetto portico sud, databile al III secolo a.C. e l’agorà sud o agorà dei Delii. Il santuario di Apollo si trovava a nord-est del portico di Filippo.

Casa dei Nassi

La trincea meridionale di scavo permise di riesumare la cosidetta casa dei Nassi, un piccolo edificio fatto erigere dagli abitanti di Nasso all’interno del santuario di Apollo, per accogliere offerte e doni sacri o per ospitare riunioni di culto. Alla parete nord dell’edificio era affiancata la base di una statua con incise due iscrizioni: una, più antica, che riportava il fatto che la statua fosse stata scolpita in un unico blocco di marmo, l’altra, più recente, precisava che era stata dedicata dagli abitanti di Nasso.

Sulla base si trovava una statua colossale di giovane nudo, i resti della quale erano stati diseganti da Ciriaco di Ancona e da Seger de Vries. Plutarco di Cheronea (II secolo d.C.) aveva riferito che già all’epoca la statua era precipitata dalla base e si trovava in frammenti, a causa della violenta caduta di una palma di bronzo, posta lì dall’ateniese Nicia come ricordo dell’albero sotto al quale Latona aveva partorito Apollo e Artemis.

Keraton

Più a nord rispetto alla casa dei Nassi, fu riportato alla luce un altro edificio, interamente di marmo pario, con una grande sala quadrata preceduta da un portico. Gli archeologi lo identificarono con il Keraton, la sede dell’altare costruito con le corna degli animali sacrificati ad Apollo.

Statue femminili, altare di Zeus e tempio di Dioniso

Insieme ad entrambi gli edifici furono scoperte anche epigrafi e statue, fra le quali quella in marmo di una donna con il peplo, databile alla seconda metà del VII secolo a.C., con un’iscrizione su un fianco che riporta la dedica ad Apollo da parte di Nicandre, figlia di Deidiche di Nasso.

Un’altra statua rappresenta invece una figura alata, databile alla metà del VI secolo a.C.: il ritrovamento della sua base a poca distanza conferma che si tratta di un’opera scolpita da Archermo, figlio di Micchiade, del quale Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) ci conferma che fu il primo a scolpire una statua di Vittoria alata.

A sud-est della casa dei Nassi, fu rinvento l’altare di Zeus Salvatore, protettore dei marinai e a nord il tempio di Dioniso, degli inizi del III secolo a.C., all’interno del quale è stato rinvenuto un grande fallo monumentale, sulla base del quale è scolpito un gallo, simbolo di fertilità (3). Nelle immediate vicinanze si trovava il portico che si dice sia stato fondato da Antigono Gonata (4) alla fine del III secolo a.C.

Templi di Apollo

Homolle dedicò molto tempo allo scavo del tempio di Apollo, che portò alla scoperta di altri due templi minori che sorgevano accanto ad esso. Nel 1888 Homolle concluse il ciclo di campagne da lui dirette e l’anno dopo, in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi, poteva riassumere i risultati di undici anni di scavi, al termine dei quali la topografia del santuario appariva abbastanza deliniata: al centro sorgevano tre templi dedicati ad Apollo, con la fronte rivolta verso ovest, in direzione del porto.

Il tempio più a nord, eretto nel VI cecolo a.C., era il più piccolo con le fondamenta di calcare, ma proprio all’interno della sua cella le fonti antiche ci tramandano che fosse custodito il tesoro della lega delio-attica, almeno fino al 454 a.C., anno nel quale fu trasferito ad Atene.

Il tempio meridionale, più grande, fu iniziato alla metà del V secolo a.C., ma rimase a lungo incompleto e fu terminato alla fine del IV secolo a.C., con un colonnato dorico.

Il terzo tempio fu voluto dagli Ateniesi, che lo inserirono nello spazio rimasto fra i due templi precedenti. L’edificio, databile all’epoca della guerra del Peloponneso, era molto elegante, di ordine dorico, interamente di marmo del monte Pentelico. Alla sua lavorazione presero sicuramente parte maestranze attiche, forse le stesse che lavorarono alla costruzione dell’Eretteo e al tempio di Atena Nike.

Alle spalle dei tre templi si aprivano a ventaglio i Tesori, contenenti le offerte votive delle città greche.

Oltrepassati i Tesori si ergeva un edificio a pianta rettangolare lunga e stretta, accessibile solamente dal lato breve rivolto a mezzogiorno, attraverso un vestibolo lastricato in marmo nero. L’interno era costituito da un’unica navata, che era illuminata da grandi finestre.

Nella parete di fondo dell’edificio si trovava una porta,
con pilastri ornati da tori accovacciati. Attraverso questa porta si accedeva ad un ambiente più interno e sacro, dove fu rinvenuta una base di granito a forma di prora di nave. Secondo alcune ipotesi, nell’ambiente centrale sarebbe stata esposta la nave ammiraglia di un sovrano ellenistico, dedicata ad Apollo dopo un’importante vittoria.

Note

  • (1) Il mito greco narra questa leggenda: Asteria, figlia della titanide Febe e del titano Ceo, fu la sposa del titano Perse e gli diede una figlia che chiamarono Ecate. Per sfuggire all’amore di Zeus, Asteria si trasformò in una quaglia, ma la fuga la fece precipitare nel mar Egeo, come un astro. Zeus, addolorato, la trasformò in un’isola, che fu chiamata Ortigia, ovvero “isola delle quaglie”, l’isola di Delo. Su quest’isola Latona, sorella di Asteria, trovò asilo e rifugio all’ira di Giunone e partorì Apollo e Artemis, concepiti con Zeus. Subito dopo la nascita di Apollo, dio del sole, l’isola fu tutta circonfusa di luce: da allora fu chiamata Delo, dal verbo greco ????? ( > deloo) che significa mostrare, poiché era ormai visibile. Secondo un’altra versione, invece, fu il dio Poseidone a fare emergere l’isola direttamente dal mare, perchè Latona potesse rifugiarvisi.
  • (2) Nel 1898 il greco Stavropullos effettuò uno scavo sull’isola di Renea, separata da un piccolo stretto dall’isola di Delo e ugualmente disabitata, riportando alla luce la fossa comune utilizzata per deporre i morti dissotterrati da Delo, a causa dell’editto del 426 a.C. di Atene. La scoperta portò al rinvenimento anche di una grande quantità di frammenti ceramici di epoca geometrica, arcaica e classica, oggi conservati al museo dell’isola di Micono.
  • (3) Il gallo è simbolo di elevata attività sessuale fin dall’antichità, in quanto si accoppierebbe fino a trenta volte al giorno con le galline del pollaio, per garantire loro un adeguato apporto di spermatozoi.
  • (4) Antigono II Gonata, figlio di Demetrio I Poliorcete, regnò sulla Macedonia dal 276 a.C.

Bibliografia

  • AA.VV. (autori vari), Le grandi avventure dell’archeologia, i misteri delle civiltà scomparse, volume III, Roma 1980

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*