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Dionisie

Il nome “Dionisie” raggruppava tutte le feste religiose in onore del dio Dioniso. Solitamente si attribuisce al tiranno Pisistrato l’introduzione di queste feste, fra circa il 535 e il 532 a.C. Le più importanti erano le Lenee, le Antesterie, le Dionisie Piccole o rurali e le Dionisie Grandi o urbane. Ad Atene e nei demi dell’Attica si celebravano le Dionisie, due volte l’anno. Le Dionisie rurali durante il mese di Poseidone (dicembre-gennaio), le Dionisie urbane durante il mese di Elafebolione (marzo-aprile); quest’ultime in onore di Dioniso Eleuterio, culto introdotto dal sacerdote Pagaso, proveniente da Eleutere, città beotica al confine con l’Attica.

Dionisie Grandi o urbane

Le Dionisie Grandi si svolgevano ad Atene, ed oltre ad essere feste religiose, avevano anche una grande rilevanza politica; infatti durante il loro svolgimento, si recavano ad Atene molti personaggi importanti ed influenti provenienti da tutta la Grecia. Non era un caso infatti, che durante questo periodo dell’anno le condizioni per navigare sul mar Egeo fossero ottimali, permettendo così l’arrivo di numerosi stranieri.

Spesso si rinnovavano trattati e patti dall’alleanza, come quello stipulato fra Ateniesi e Spartani per la durata di cinquant’anni. Questo accordo, facente parte della pace di Nicia stipulata nel 421 a.C., prevedeva l’aiuto reciproco in caso di invasioni esterne e rivolte interne e veniva rinnovato ogni anno ad Atene durante le Dionisie e a Sparta durante le Iacinzie (1).

Qualche giorno prima dell’inizio delle Dionisie Grandi, si svolgeva una processione, che da Atene andava fino al tempietto dedicato a Dioniso in cima alla parte meridionale dell’Acropoli, per poi tornare indietro. Questo simboleggiava il viaggio della statua di Dionisio Eleuterio, trasferita da Eleutere ad Atene.

Si suppone che le Dionisie Grandi durassero circa cinque o sei giorni. Dal 444 a.C. il primo giorno i poeti partecipanti al concorso si presentavano al pubblico su una piattaforma temporanea rialzata con gli attori, gli elementi del coro, i coreghi, i musicisti, tutti vestiti con splendide vesti e ornamenti; da qui presentavano l’argomento dei drammi che avrebbero rappresentato. Successivamente, sempre il primo giorno, aveva luogo un’altra processione durante la quale si trasportava la statua del dio assieme a simulacri fallici, tori e altri animali, che poi sarebbero stati sacrificati, per le vie della città. Queste processioni erano chiamate Falloforie e si svolgevano anche durante le Dionisie Piccole.

Il secondo giorno venivano recitati ditirambi in un agone a cui partecipavano dieci cori di uomini adulti e dieci di ragazzi, ciascuno composto da cinquanta individui. Nei tre giorni successivi si svolgeva un altro agone durante il quale, in età storica, tre tragediografi si sfidavano componendo e mettendo in scena delle tetralogie, tre tragedie (tematicamente indipendenti fra loro o legate in trilogia nello sviluppo di un medesimo tema) e un dramma satiresco.

Alle rappresentazioni vi partecipava tutta la popolazione, compresi gli stranieri, gli schiavi, i bambini e le donne. Ai tempi di Pericle venne avviata una prassi, proseguita fino al 339 a.C., per cui era lo Stato a pagare il prezzo del biglietto d’ingresso per i cittadini di pieno diritto, mentre tutti gli altri versavano due oboli (uno per l’ingresso e uno per il cibo), visto che le rappresentazioni duravano l’intera giornata.

Ogni tetralogia andava in scena nell’arco di un giorno, sicchè, come scritto precedentemente, in queste feste il concorso tragico durava complessivamente tre intere giornate. Alcuni mesi prima delle Dionisie Grandi l’arconte eponimo vagliava le domande dei tragediografi che avevano l’intenzione di partecipare alla competizione. L’arconte, non si sa in base a quale criterio, selezionava fra i candidati i tre partecipanti al concorso, i quali si presentavano al pubblico nell’odeion, con la cerimonia del proagone, nel primo giorno delle feste dionisiache, assieme agli attori e ai coreuti; in questa occasione il pubblico veniva informato sull’argomento dei diversi drammi. Negli ultimi tre giorni andavano in scena le rappresentazioni. Al termine delle feste veniva proclamato il vincitore, secondo un meccanismo piuttosto complesso: veniva formata una commissione di dieci individui per sorteggio, un individuo per ciascuna delle dieci tribù in cui erano suddivisi i cittadini ateniesi; questi giudici designati indicavano ciascuno le proprie preferenze, (il primo, il secondo e il terzo classificato), scrivendole su delle tavolette che venivano riposte all’interno di un’urna. Da quest’urna veniva estratta a caso una tavoletta che costituiva il verdetto finale. L’arconte eponimo faceva infine redigere un documento in cui erano riportati i nomi dei tragediografi e dei coreghi partecipanti all’agone, i titoli dei drammi e, naturalmente, il nome del vincitore.

Le tragedie trattavano sempre episodi tratti dalla mitologia; la novità stava nella rielaborazione del mito e nella creatività dell’autore, che doveva riuscire a stupire e coinvolgere il pubblico nonostante la trama fosse già nota a tutti. Durante le Dionisie avevano più importanza le tragedie, mentre nelle Lenee era lasciato più spazio alle commedie. Secondo la tradizione il primo concorso tragico si sarebbe svolto nel 534/533 a.C. e sarebbe stato vinto dal leggendario Tespi di Icaria, per alcuni colui che avrebbe introdotto la novità dell’attore separato dal coro.

Dionisie Piccole o rurali

Erano feste che si svolgevano nei demi dell’Attica principalmente durante il mese di Poseidone (dicembre-gennaio). Si pensa che ogni demo celebrasse la festa in giornate diverse; in questo modo un individuo avrebbe potuto partecipare alle celebrazioni di tutti i demi. Uno degli eventi più importanti delle Dionisie rurali erano le Falloforie, delle processioni in cui venivano portati come segno di fertilità dei simulacri fallici. Questa processione aveva probabilmente il compito di propiziare la fertilità della terra e il buon esito della semina. Venivano cantati degli inni sacri da un coro in onore di Fallo; canti che probabilmente erano accompagnati da gesti osceni.

Si svolgevano anche rappresentazioni teatrali tragiche e comiche, ma non si sa se venivano svolte sotto forma di agoni come per le Dionisie urbane.

L’organizzatore delle Dionisie rurali era il demarco.

Bibliografia

Luisa Biondetti, Dizionario di mitologia classica, Baldini e Castoldi, 1997.

Note

  1.  Tucidide, V 23

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