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Domizia Longina

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nome: Domizia Longina (Domitia Longina) 53-128 d.C.
dinastia: flavia
famiglia: figlia di Gneo Domizio Corbulone; moglie dell’imperatore Domiziano

Contrectatis multorum uxoribus, Domitiam Longinam Aelio Lamiae nuptam etiam in matrimonium abduxit (De vita Caesarum, XII): con queste poche, scarne parole, lo storico Svetonio riferisce intorno al divorzio coatto imposto da Domiziano a Lucio Elio Lamia, allo scopo di contrarre matrimonio con Domizia Longina. Un fatto che, in modo particolare nella ricostruzione svetoniana delle vicende dell’imperatore, comproverebbe lo “scollamento” tra il suo tentativo di porsi quale paladino di una rinnovata moralità “augustea”, da un lato, e la sua condotta nel privato, dall’altro.

Nata dall’unione tra Geno Domizio Corbulone, uno dei più importanti generali dell’impero, e Cassia Longina, Domizia era nipote della moglie di Caligola. La sua giovinezza fu segnata dalla morte del padre, Corbulone, il quale venne condannato a darsi la morte in seguito alla scoperta e allo sventamento della cosiddetta “congiura di Pisone”, intentata contro Nerone, della quale egli, in qualche modo, fu partecipe o, comunque, a conoscenza.

Le fonti non offrono, peraltro, notizie dettagliate circa la persona e la vita di Domizia prima del matrimonio con Cesare Domiziano Augusto Germanico; si sa, dalla citazione di Svetonio sopra riportata, che la donna era sposata ad un uomo appartenente alla classe senatoria, Elio Lamia, quando Domiziano la richiese in moglie. Come osservato in molti altri casi, i matrimoni tra membri di rango sociale elevato venivano combinati sovente più per ragioni politiche o di convenienza che per reale affinità di sentimenti: e anche questo fu il destino di Domizia, la quale, comunque, rimase accanto al nuovo marito, nonché imperatore, di cui si proclamò sposa anche quando, a motivo della scelleratezza degli ultimi decenni del suo regno, Domiziano fu soggetto, per iniziativa del Senato, alla damnatio memoriae.

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Ma la vita coniugale dell’imperatore e della sua augusta consorte non fu certamente facile: già a quel tempo si erano diffusi pettegolezzi e maldicenze, non supportati da prove adeguate, che screditavano sia il sovrano – accusato di intrattenere una relazione con Giulia, figlia del fratello Tito – sia l’imperatrice – tacciata di avere rapporti adulterini con Paride, un attore pantomimo e, per tal motivo, esiliata -. In effetti, Domizia fu relegata in esilio per un certo tempo nel corso dell’anno 83, ma appare più probabile che la decisione dell’imperatore fosse stata assunta per punire la donna della mancata nascita di un erede al trono. Il fatto, in ogni caso, non ebbe pesanti ripercussioni sulla vita di Domizia, la quale già l’anno successivo potè rientrare a corte.

Ma una nuova tempesta si stava addensando sulla vita di palazzo: nello stesso anno 83, e successivamente nell’88 e nel 96, vennero ordite altrettante congiure volte ad eliminare il princeps. Sulle ragioni dell’ostilità crescente, soprattutto da parte senatoria, nei confronti di Domiziano, ci si potrebbe intrattenere a lungo: tra i motivi che giocarono un ruolo non indifferente si può senz’altro citare il fatto che l’imperatore, nell’anno 85, si fece nominare censor perpetuus, una funzione in virtù della quale Domiziano poteva scegliere a propria insindacabile discrezione i membri delle principali magistrature e, addirittura, i componenti del Senato medesimo, favorendo così l’ascesa politico-sociale di uomini provenienti dal più stretto entourage militare e burocratico che ruotava intorno alla sua persona ed escludendo sempre più gli aristocratici. Il terzo complotto, quello dell’anno 96, fu fatale a Domiziano, che morì sotto i colpi di coltello sferrati da un funzionario di Giulia Flavia, la figlia di Tito che Domiziano avrebbe sedotto; secondo alcune fonti, tra cui Cassio Dione, Domizia Longina avrebbe avuto un ruolo nell’assassinio del marito, mentre la storiografia successiva ha ritenuto non attendibile una simile ipotesi, da ricondurre anch’essa al contesto di pregiudizio anti-imperiale nel quale maturarono molte ricostruzioni degli eventi del regno domizianeo.

Già nell’antichità, quindi, il gossip si nutriva di dettagli piccanti e di macabre allusioni che, a distanza di secoli, non è semplice discernere: la stessa patologia delirante di tipo paranoideo, di cui pare soffrisse Domiziano, forse non è sufficiente a spiegare l’incrudelimento della sua condotta negli ultimi anni di vita: in fondo, l’imperatore morì proprio in seguito ad una delle cospirazioni che egli soleva vedere (probabilmente non a torto) intorno a sé. In modo analogo, anche su Domizia gravarono ombre – dapprima l’adulterio, poi il concorso nel regicidio – sulle quali non sarebbe inopportuno operare maggiore chiarezza.

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