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Domus Aurea, dopo il crollo intervenire subito sull’archeologia romana a rischio

Domus Aurea a Roma 

Nella concitazione del momento si ha un primo quadro del grave crollo di circa 40-60 metri quadrati di volte delle fondazioni traianee nel secondo nucleo della “Domus aurea” di Nerone: si tratta della galleria di Traiano, preesistenza che non fa parte del cuore del sito e fortunatamente è senza affreschi e fregi, decorazioni o mosaici, ma è fatta di volte di mattoni e intonaco.

Le cause del crollo parziale tra ritardi burocratici e competenze sovrapposte

Dal giardino soprastante, le infiltrazioni di acqua e di radici hanno determinato lo smottamento in un assetto divenuto sempre più fragile e precario, cosa che ne aveva determinato la chiusura al pubblico nel 2005 e la successiva nomina di un commissario straordinario, ma senza poteri adeguati, Luciano Marchetti, lo stesso dell’Aquila. E’ stata chiusa al pubblico la Domus ma non il giardino comunale e, altra fortuna nel pur grave disastro, nel crollo, avvenuto alle 9,29 della mattina del 30 marzo, nessuno è stato coinvolto, dei frequentatori, soprattutto mamme, bambini e turisti.

Ma come si spiega il crollo se si era consapevoli della situazione di rischio, tanto che di recente è stata puntellata una parte dell’interno della Domus Aurea, e si vede l’incastellatura di ponteggi nelle immagini disponibili? E come si dovrà procedere dopo il fallimento della parziale prevenzione?

Il presidente del Consiglio Superiore dei beni Culturali, docente e archeologo con all’attivo importanti scavi, Andrea Carandini, fa su “Repubblica” un quadro della situazione definendo la Domus Aurea “una Pompei per Roma”: conservata perché Traiano fece seppellire il piano terra del nucleo privato sull’Esquilino con le pitture e una parte del piano superiore realizzando le Terme sopra un basamento di volte. La parte pubblica, la più vasta e principale, si trovava tra il tempio di Venere e Roma e l’area del Colosseo per la cui realizzazione Vespasiano ne demolì una parte.

Siamo nella parte della città compresa tra gli Horti di Mecenate l’Esquilino – dove si conserva ed è visitabile il Mausoleo, a quest’ultimo intitolato – e gli edifici del Palatino con i Mercati traianei.

La Domus Aurea faceva parte di una zona vastissima che Nerone e la moglie Agrippina avevano messo insieme anche accaparrandosi aree altrui dopo accuse infondate di pratiche magiche ai proprietari. Si parla di 250 ettari sui tre colli, dall’Esquilino al Celio fino al Palatino, con giardini sconfinati, padiglioni con tetti a cupola e mosaici nei soffitti, poi tanti marmi preziosi colorati provenienti da tutto il mondo; una grande statua in bronzo di Nerone, alta 35 metri, troneggiava al centro e di lì forse il nome di Colosseo all’Anfiteatro Flavio che fu realizzato in epoca successiva. Ciò che è rimasto si deve all’interramento di cui si è detto che ha preservato, nascondendoli, i tesori sottostanti: già nel ‘500 e ‘600 gli archeologi si calavano dall’alto dopo aver forato la volta sotterranea e potevano vedere solo la piccola parte superiore della volta non coperta dalla terra.

Ma torniamo alla cronaca dell’emergenza. Carandini punta il dito sui gravi ritardi dovuti addirittura a problemi di competenze, oltre che alla cronica carenza di risorse: basti pensare che, a quanto è dato sapere al momento, nulla è stato fatto negli anni nei giardini di competenza del Comune, tanto che erano normalmente aperti al pubblico; mentre il deterioramento delle strutture è derivato proprio dalle infiltrazioni e radici provenienti dai giardini nei quali, dunque, andavano fatti per tempo interventi protettivi nella parte soprastante; mentre i restauri e i lavori di salvaguardia nella Domus Aurea venivano effettuati soltanto nella parte sottostante.

Si resta stupefatti dinanzi a una simile miopia che si è protratta nel tempo, ma non basta, sentiamo Carandini: “Poi la svolta. Si è deciso finalmente di partire da sopra. Ci sono voluti due anni e mezzo per l’insieme delle procedure e un anno solo per la validazione del progetto”. E questo nonostante ci fosse un Commissario per la Domus Aurea, sito dall’altissimo, incalcolabile valore storico e artistico e quindi anche economico. Si sa bene che prevenire è molto più economico che intervenire ex post, per non parlare delle perdite irrimediabili che derivano dall’incuria e dai ritardi; ancora più paradossale se non c’è stata incuria sotto nella parte “statale” ma sopra, nella parte “comunale”.

Un’emergenza non limitata alla Domus Aurea

“Appena il Comune consegnerà l’area del sovrastante giardino, comincerà lo scavo della parte superiore e il suo isolamento, premessa di ogni successiva manutenzione”. Ma in attesa dello scavo si poteva per lo meno procedere a un isolamento ed impermeabilizzazione provvisoria, aggiungiamo, come misura d’emergenza, come si fa per ogni luogo minacciato da infiltrazioni.

L’autorevole esperto non si limita a condannare questa situazione, lancia un avvertimento che va assolutamente ascoltato, lo facciamo anche nostro: “Ma i crolli non attendono i nostri tempi burocratici e improvvisamente si manifestano, confermando l’allarme lanciato ormai da anni”. Dove l’“improvvisamente” suona irridente, dopo un allarme “lanciato ormai da anni”. Ascoltiamolo ancora: “Il centro archeologico di Roma è pericolante e cede. Se non interveniamo con prontezza, come ora si sta facendo, rischiamo una rapida rovina. E’ una emergenza vera”.

Si chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati? I vigili del fuoco hanno finalmente chiuso al pubblico il giardino, con le piogge impregnato di acqua che preme sempre più sulle volte. I buoi sono ancora nella stalla, anche se malconci, i 40-60 metri crollati della galleria numero 15 di circa 100 metri quadrati alta 11 metri possono essere ripristinati, sia pure con il danno permanente della perdita della preesistenza integrale. E’ un lavoro da avviare prontamente, l’urgenza è dovuta non solo al rischio di aggravarsi del quadro di precarietà complessiva ma anche e soprattutto perché, rileva l’architetto Antonello Vodret della soprintendenza, “lo squarcio nel fianco del complesso sta immettendo nel cuore della Domus un vento caldo che altera il microclima e mette a repentaglio la già precaria salute degli affreschi”. Per questo non si può perdere neppure un attimo, questa situazione ci ricorda la Basilica di Collemaggio all’Aquila con la volta dell’abside squarciata.

Il Ministro Bondi: “abbiamo fondi ragguardevoli” e “ci vuole un piano straordinario”

Le autorità sono intervenute sul posto, la passerella di sempre, avutasi anche nei periodici crolli di parte della Mura Serviane. Allarmanti le dichiarazioni del sindaco Gianni Alemanno: “Più risorse arriveranno anche dagli sponsor, e più l’intervento sarà ampio”, come se non debba essere commisurato alle esigenze e le risorse non debbano essere la variabile dipendente rispetto alle necessità oggettive e anche alle relative opportunità. Più rassicurante il ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, anche se ha detto di essere “preoccupato”, e non poteva essere altrimenti dinanzi alle rovine sotto i suoi occhi: “Abbiamo fondi ragguardevoli e questo episodio può indicare al governo che ci vuole un piano straordinario per salvaguardare il patrimonio storico del Paese soprattutto quello di Roma”.

Questo vuol dire parlar chiaro, ma a chi, se Bondi è un autorevole membro del governo responsabile del settore in questione? Di certo al Ministro dell’economia Giulio Tremonti e anche al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha “messo la faccia” non solo nelle elezioni regionali ma anche nella valorizzazione dei beni culturali, intervenendo direttamente all’insediamento del Direttore generale Mario Resca.

Abbiamo insistito di recente sull’esigenza di dare un seguito operativo alle dichiarazioni di puntare sull’archeologia anche come richiamo turistico di grande valore economico portando alla luce presesistenze già note che richiedono soltanto campagne di scavi dall’esito scontato, i Fori imperiali tra queste. Se poi emerge che non solo si rinuncia a questa opportunità anche economica, ma si manca perfino di svolgere il compito primario della tutela e conservazione la responsabilità diviene epocale e la carenza di risorse non può costituire un alibi; almeno per chi tiene i cordoni della borsa e non li apre per ciò che dovrebbe essere assolutamente prioritario: lo abbiamo ripetuto invano riferendoci anche al dato economico che un euro investito nei beni culturali produce un ritorno tra i 14 e i 19 euro, tasto su cui batte invano finora il direttore generale Mario Resca.

Le risorse necessarie rispetto alle esigenze e alle priorità

Andiamo dunque alle risorse necessarie, nella concitazione le cifre sono ballerine, noi citiamo il dato di 350 mila euro per ripristinare la volta crollata, dell’autorevole e prudente Carandini il quale si appella al Sindaco “sicuro di un suo immediato intervento nel concedere il giardino”. Ci associamo, ma crediamo che in situazioni di emergenza non si debba attendere la burocrazia comunale, se volesse frapporre intollerabili indugi e colpevoli ritardi, come quelli pregressi. Il primo lotto di lavori, sulla parte della Domus Aurea con gli affreschi, se si darà inizio prontamente, richiederà un anno e mezzo per un costo di 2 milioni di euro; sono già definiti i quattro lotti successivi per un investimento complessivo di 10 milioni di euro, lo chiamiamo investimento perché è tale, si pensi al richiamo mondiale della riapertura, e per l’archeologia romana in generale all’effetto annuncio di nuove aperture al pubblico soprattutto se di grande richiamo.

Non è una valida risposta alla posizione conservativa dire che “abbiamo già tanto”: portare alla luce nuovi tesori farebbe ritornare a Roma chi l’ha già visitata, si provi a immaginare l’eco mondiale di un’area archeologica come quella dei Fori Imperiali rivelata interamente nella sua integrità previa l’eliminazione della cesura del grande stradone sostituendolo con un ponte sospeso: la tecnologia moderna non pone ostacoli, soprattutto a chi si imbarca nell’impresa del Ponte sullo Stretto.

Ma siamo al “primum vivere, deinde philosophari”: e per vivere, anzi sopravvivere occorre subito porre mano ai lavori indilazionabili sulla Domus Aurea e intanto definire il “piano straordinario per salvaguardare il patrimonio storico del Paese soprattutto quello di Roma” di cui ha parlato Bondi.

La priorità è ricostruire la volta crollata, eliminando le infiltrazioni dal giardino comunale e procedere nei lotti già definiti: 10 milioni di euro sono poca cosa rispetto a un patrimonio di valore incalcolabile della cui custodia e valorizzazione rispondiamo al mondo intero per consegnarlo ai posteri. E dato che ci si mettono le mani, per così dire, va seguito l’imperativo manageriale: trasformare le minacce in opportunità. A questo riguardo ci sentiamo di appoggiare con forza la proposta Carandini di “predisporre un progetto di valorizzazione che, oltre a offrire ottimi servizi, sappia raccontare Nerone e la sua folle reggia”. Come? “Si potrebbe pensare – spiega – a qualcosa di analogo a quanto ha ottimamente realizzato Piero Angela sotto il palazzo della Provincia”.

Una visita guidata colta e insieme suggestiva con suoni e luce e voce narrante, e ricostruzione virtuale dell’antica spettacolare magnificenza è un valore aggiunto notevole e sarebbe una compensazione doverosa da offrire al pubblico per riparare alla ferita inferta dal crollo.

Abbiamo descritto a suo tempo la realizzazione di Piero Angela e Paco Lanciano a Palazzo Valentini, sarebbe l’apoteosi per la Domus Aurea. Fiduciosi attendiamo risposte e conferme.

Foto della Domus Aurea

Per vedere una ampia galleria fotografica della Domus Aurea http://www.archart.it/archart/italia/lazio/Roma/Roma%20-%20Domus%20Aurea/index.html

2 Commenti su Domus Aurea, dopo il crollo intervenire subito sull’archeologia romana a rischio

  1. Lo sgomento che si prova nel leggere di tanto in tanto di crolli o devastazioni all’interno di aree archeologiche del nostro paese è ancora maggiore quando si apprende a posteriori che esse potevano essere evitate con i dovuti accorgimenti.
    Purtroppo siamo ben consci che il patrimonio storico del nostro paese è talmente sterminato che non basterebbero interi bilanci con molti zeri al seguito per poter ovviare al problema. La mia opinione è che il migliore investimento possibile che il nostro paese possa fare è nella conservazione di tale patrimonio, che d’altra parte produce risorse in termini economici se fruita in continuità. Creando posti di lavoro in tale settore forse si potrebbe ovviare al degrado limitando i danni. Maggiori controlli e dunque un maggior numero di controllori eviterebbero definitivamente di piangere sull’accaduto dopo i disastri. Ma si sa… anche se è meglio prevenire che curare, da noi vige la legge della solidarietà e degli stanziamenti a “frittata fatta”. Proviamo a promuovere una maggiore azione di “volontari per l’arte” per tamponare le falle e incoraggiamo i giovani che che cercano occupazione con qualche incentivo. Forse salveremmo qualcosa.
    La Domus Aurea mi sembra sia solo un esempio noto per la celebrità del suo nome, ma è solo la punta dell’iceberg del degrado nel quale versano migliaia di monumenti e musei della nostra meravigliosa Italia che a malincuore diventa sempre meno meravigliosa. Che tristezza!

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