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Doriforo di Policleto

Doriforo di Policleto

Il Doriforo di Policleto

Il Doriforo di Policleto, oggi conservato al Museo Archeologico di Napoli, è una copia di età romana di una statua greca creata intorno al 445 a. C.

La statua fu ritrovata nel 1797 nella Palestra Sannitica di Pompei, realizzata nel II sec. a. C., luogo in cui si allenavano gli atleti. (1) Siamo a conoscenza del Doriforo di Policleto e delle sue altre opere grazie a Plinio il Vecchio, che visse tra il 23 ed il 79 d. C., egli nella sua “Storia Naturale” narra dell’esistenza del maestro. (2) Policleto, allievo di Agelada, era uno scultore greco di Argo, la cui attività si pone tra il 460 e il 420 a. C. (3)

L’identificazione del Doriforo di Policleto nella statua di Napoli, fu suggerita per la prima volta dallo studioso tedesco Karl Friederichs, il quale asserì che si trattava di una copia romana da un originale greco in bronzo databile al 450-440 a.C. (4)

Lo stesso archeologo sostenne che la statua rappresentasse l’eroe Achille.

Descrizione delle statua

La statua è stata realizzata da Policleto seguendo un schema ben preciso per dare armonia alle varie parti che la compongono. L’artista nella creazione della statua usa la tecnica del chiasmo, che segue lo schema a X. Tale tecnica prevede la costruzione del corpo seguendo il ritmo incrociato, che fa apparire la figura dinamica ed equilibrata.

La gamba destra è tesa in contrapposizione alla spalla sinistra che invece è in tensione, la gamba sinistra è piegata in opposizione alla spalla destra che è abbassata. L’arco del bacino è inclinato verso la gamba piegata e sioppone al movimento delle spalle.

Il corpo è sinuoso e sembra muoversi in modo naturale, infatti il bacino è leggermente piegato sul lato sinistro per accompagnare il movimento della gamba, continuando a salire, le spalle seguono questo movimento infatti quella destra è leggermente più in alto di quella opposta, inoltre il corpo compie un sinuoso movimento ad S che gli conferisce morbidezza.

Policleto vuole realizzare un corpo perfetto, perciò si basa su reali figure umane, in particolare su atleti olimpici. I suoi studi sul corpo umano diedero vita ad un trattato conosciuto con il nome Canone, ma che andò perduto.

La statua rappresenta un giovane che tiene con il braccio sinistro una lancia e uno scudo, nella mano sinistra una spada ancora nel fodero, mentre cammina e quest’atto è mostrato dalla flessione della gamba sinistra.

Il Doriforo è una delle opere antiche più replicate infatti vennero realizzate molte copie. La più nota è sicuramente quella conservata la Museo Archeologico di Napoli o quella in frammenti di Vienna situata nel Kunsthistorisches Museum.

Interpretazione del Doriforo di Policleto secondo Vincenzo Franciosi

Negli ultimi anni è stata presentata dal dottor Vincenzo Franciosi una nuova lettura della statua da tutti conosciuta come il Doriforo di Policleto, teoria che ha messo in discussione l’identificazione ormai sicura di una delle statue più studiate e conosciute al mondo. Secondo tale teoria la statua in questione doveva presentarsi in altro modo.

Lo studioso ha avanzato l’ipotesi che il Doriforo non portasse nel braccio sinistro la lancia, perché in tal caso avrebbe distrutto la composizione armonica della figura.

L’avambraccio che risulta piegato all’altezza del gomito e portato leggermente in alto, non sosteneva la lancia ma lo scudo oplitico. Infatti la mano sinistra stringeva l’attacco anteriore dello scudo, ciò si deduce dalla conformazione delle dita della mano, che appunto portano a pensare che stringesse non una forma cilindrica (tipica della lancia), ma arcuata (manico dello scudo).

Inoltre sempre sull’avambraccio sinistro Franciosi ha individuato due macchie che formano segmenti verticali, probabilmente causate dal bracciale dello scudo che si indossava sull’avambraccio.

L’analisi si sposta poi sul braccio destro, il quale è leggermente staccato dal corpo, portato in avanti e in tensione. La mano destra per la sua conformazione interna, quadrangolare, stringeva un oggetto che Franciosi ha rintracciato nell’impugnatura di una spada. Questa teoria, rivede quindi l’intera interpretazione della statua, che non è più “Il portatore di lancia”, bensì il “Nudus telo incessens”, sempre opera di Policleto.

Franciosi ha invece identificato il Doriforo nell’Efebo Westmacott, oggi conservato al British Museum, infatti quest’ultimo pur non avendo il braccio destro, probabilmente in esso teneva la lancia poggiata al suolo verso l’alto.

Infine lo studioso supporta la tesi dell’archeologo Petros G. Themelis, secondo il quale la statua di Napoli rappresenterebbe Teseo.

Efebo di Westmacott, Londra British Museum
Efebo di Westmacott, Londra British Museum

Interpretazione del Doriforo di Policleto secondo Paolo Moreno

Il professore Paolo Moreno afferma quanto sostenuto dallo studioso Karl Friederichs, ma introduce alcune integrazioni alla statua, che però si allontanano dalla lettura di essa fatta dal dottor Franciosi. Il professore fa notare che sul braccio sinistro sono presenti delle ossidazioni provocate dal bracciale di uno scudo, bracciale che si ritrova nel Tideo (Bronzo di Riace), quest’ultimo opera di Agelada (maestro di Policleto) e ciò giustificherebbe la presenza di uno scudo nella statua conservata a Napoli.

Inoltre Moreno ipotizza che la statua in questione poteva stringere con la mano sinistra sia il manico dello scudo, sia la lancia, come si riscontra nel rilievo conservato al Museo Archeologico Nazionale di Atene (420-410 a. C.), dove però il Doriforo oltre all’asta tiene tra le mani anche la briglia a cui è legato il muso del cavallo. (5)

Rilievo votivo con portatore di lancia, Museo Archeologico di Atene
Rilievo votivo con portatore di lancia, Museo Archeologico di Atene

A differenza di Franciosi, Paolo Moreno ipotizza che il Doriforo di Napoli nella mano destra tenesse una spada ancora nel fodero, proprio perché la forma della mano è quadrangolare e l’apertura è troppo ampia perché possa impugnare una spada, inoltre nel caso in cui la statua tenesse nella mano la spada senza fodero, quest’ultimo doveva essere appeso alla tracolla, infine la ricostruzione fatta da Franciosi non si addice con il tema della marcia.

Bibliografia

  • Vincenzo Franciosi, il “Doriforo” di Policleto, Napoli, 2003.
  • Paolo Moreno, Il doriforo. Armi e bagagli, in “Archeologia Viva”, anno XIII, settembre-ottobre 2004, Firenze, pp. 80-84.
  • Paolo Moreno, la Bellezza Classica, Torino, 2001

Note

  • 1 Paolo Moreno, 2004, p. 82.
  • 2 Paolo Moreno, 2004, p. 82.
  • 3 Paolo Moreno, 2004, p. 82.
  • 4 Paolo Moreno, 2004, p. 82.
  • 5 Paolo Moreno, 2004, p. 82.

Referenze fotografiche

  • Foto n 1 da http://www.alcolore.it/corpo/corpoarte/il_doriforo.htm
  • Foto n 2 da http://it.wikipedia.org/wiki/Efebo_Westmacott
  • Foto n 3, Paolo Moreno, 2004, p. 82.

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