Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Ebla, città degli archivi


Ebla, veduta aerea del sito

Ebla, la scoperta del sito

La città di Ebla, l’odierno sito di Tell Mardikh si trova in Siria a circa 60 Km a Sud-Ovest di Aleppo, nella fertile piana del Bilad esh-Sham, territorio adatto alle coltivazioni e non distante dalla steppa interna adatta invece alla transumanza orizzontale del bestiame.

Il significato del nome della città, “roccia bianca”, fa preciso riferimento alla conformazione geologica del terreno su cui la città venne edificata per la prima volta.

Il sito poggia su una collina artificiale e presenta una caratteristica forma a “corona” in cui è possibile distinguere ancora oggi un’altura centrale, l’acropoli cittadina un tempo sede degli edifici amministrativi cittadini e dei principali luoghi di culto, e una città bassa anulare ampiamente sviluppata ai piedi della cittadella su un ulteriore terrazzamento delimitato da un forte rialzo perimetrale che separa completamente l’antico centro abitato dal territorio pianeggiante circostante.

Ebla, veduta aerea dell’area dell’acropoli
Ebla, veduta aerea dell’area dell’acropoli

L’antica città di Ebla, menzionata nelle iscrizioni reali dei sovrani di Akkad (2350-2200 a. C. ca.), in quelle di Gudea di Lagash (2141-2122 a.C.) e nelle iscrizioni di Thuthmosi III nel tempio di Amon a Karnak (1300 a.C. ca.), venne riscoperta negli anni ‘60 del secolo scorso da una missione archeologica italiana guidata dal Prof. Paolo Matthiae. Nel 1968 venne ritrovato in situ il torso di una statua acefala in basalto dedicata alla dea Ishtar e recante il nome di Ibbit-Lim, menzionato con il titolo di “re di Ebla”.

Nel 1975 una scoperta ancora più significativa fu quella degli Archivi Reali cittadini che hanno testimoniato l’esistenza già nella Siria del terzo millennio a.C. di una cultura palatina autonoma e hanno fornito informazioni fondamentali per ricostruire la storia del sito e i principali avvenimenti che coinvolsero la Siria e il Vicino oriente in quel periodo.

La “prima Ebla” (2500-2350 a.C. ca.)

La città di Ebla esisteva già a partire dal 2600 a.C., un periodo a cui tuttavia sembrano risalire solo alcuni magazzini situati sulle pendici meridionali dell’acropoli cittadina. Il regno di questa “prima Ebla” raggiunse il periodo di maggiore splendore tra il 2400-2350 a.C. ca., arrivando a controllare in Siria un’area di circa duecento Km, compresa tra le città di Karkemish e Hama.

In questo periodo la città raggiunse un’estensione di 56 ettari e venne circondata da un’ampia cinta muraria in mattoni crudi su cui doveva aprirsi almeno un ingresso monumentale, sul lato Est, la porta di Kura, purtroppo non preservata. Proprio a questa fase risalgono gli archivi palatini, gli unici archivi, insieme a quelli molto meno ricchi di Mari e Tell Beydar, a essere stati rinvenuti nella Siria del III millennio a.C.,

Edifici di culto

Alla prima Ebla appartengono due importanti edifici di culto, entrambi dedicati al dio Kura, divinità poliade, protettrice della regalità.

Il tempio della Roccia (Area HH), così chiamato per la sua posizione su un’originaria sporgenza calcarea, rappresentava uno dei maggiori santuari cittadini ed era situato nell’area sud-orientale della città bassa, a poca distanza della cinta muraria esterna, nei pressi dell’unica porta cittadina conosciuta.

Il tempio, rivolto verso Oriente, aveva dimensioni imponenti, con un alzato di circa 15 metri ed era diviso internamente in due ambienti di uguale ampiezza, il vestibolo e la cella destinata ad ospitare la statua della divinità. Nell’ambiente principale erano inoltre presenti tre profondi pozzi collegati in origine ad una falda acquifera sotterranea e utilizzati per il culto in onore del dio Kura, una divinità ctonia, legata alle acque dolci sotterranee, simbolo di vita in tutta la tradizione Vicino Orientale.

Il tempio, secondo quanto testimoniato dal testo rituale di rinnovamento della regalità conservato negli Archivi Palatini, era utilizzato durante la celebrazione delle nozze della coppia reale. La sposa dopo aver atteso almeno una notte al di fuori della città, entrava a Ebla al sorgere del sole attraverso la porta di Kura, così chiamata dagli archeologi per la vicinanza al tempio, per raggiungere poi il santuario della roccia e infine recarsi con il re in processione nel santuario dinastico sulla cittadella conosciuto come il Tempio Rosso.

Così come il tempio della Roccia, il Tempio Rosso (Area D), così chiamato per il particolare colore dei mattoni con cui era venne costruito, era strettamente legato al culto del dio Kura e della sua sposa, la dea Barama. Questo edificio, situato sulle pendici Ovest dell’acropoli cittadina, in posizione dominante rispetto al Palazzo Reale, era tuttavia di dimensioni minori dal momento che veniva utilizzato per le cerimonie private a cui prendevano parte il re e la regina di Ebla per celebrare i sovrani defunti.

Area del Tempio della Roccia
Area del Tempio della Roccia (XXIV sec. a.C.).

Palazzi di Ebla

Il palazzo P, collocato sulle pendici Nord-occidentali dell’Acropoli, non era un edificio abitativo o di rappresentanza ma era un palazzo secondario destinato ad attività di produzione artigianale e allo stoccaggio di generi alimentari, come testimoniato dal ritrovamento di macine basaltiche destinate alla produzione di farine e dalla presenza di intagli di pietre preziose e conchiglie destinate alla realizzazione di manufatti di pregio, come i pannelli decorativi che dovevano essere utilizzati per l’abbellimento degli ambienti del Palazzo Reale G..

Palazzo Reale di Ebla

(2500-2350 a.C. ca.)

Il complesso architettonico principale della Ebla del III millennio è sicuramente rappresentato dal Palazzo Reale G, situato nell’acropoli cittadina, di cui purtroppo solamente parte della planimetria originaria è conosciuta, dal momento che le sovrapposizioni di epoca più tarda hanno reso impossibile un’indagine completa del complesso.

Area indagata del Palazzo Reale G
Area indagata del Palazzo Reale G (XXIV sec. a.C.)

Fulcro delle aree messe in luce dagli scavi è senz’altro l’ambiente conosciuto come “Corte delle Udienze” dove era collocato un podio di mattoni d’argilla su cui era posizionato il trono del sovrano della città. Questo ambiente costituiva il principale luogo di ricevimento di tutto il complesso palatino. La posizione della sala serviva da snodo centrale tra l’area amministrativa e i quartieri residenziali del sovrano e della sua corte che si trovavano alle spalle della Corte e nel piano superiore del Palazzo purtroppo non preservato. Nella “Corte delle Udienze” venivano trattati i principali affari economici e politici del regno, al cospetto del sovrano che riceveva gli emissari al suo servizio e quelli provenienti da regni stranieri. La corte di rappresentanza era circondata da una serie di ambienti chiaramente destinati a operazioni amministrative.

Questi ambienti, situati principalmente sui lati Nord e Est della Corte delle Udienze, comprendevano gli uffici della cancelleria reale, i magazzini della tesoreria reale e le cucine.

Le cucine, collocate sul lato Nord del portone e della scalinata monumentale che costituiva il pubblico ingresso alla Corte delle Udienze, venivano utilizzate non per il diretto fabbisogno dei residenti nel Palazzo Reale, ma solo per la preparazione di alimenti e bevande per chi veniva accolto al cospetto del sovrano. L’area a Nord-Ovest della Corte era invece destinata alla produzione degli alimenti per gli abitanti del Palazzo, che dimoravano in un piano superiore purtroppo non conservato poiché crollato al momento dell’incendio che distrusse il Palazzo.

Particolare della scalinata monumentale che conduceva alla “Corte delle Udienze”.
Particolare della scalinata monumentale che conduceva alla “Corte delle Udienze”.

L’area situata immediatamente a Sud del Portale Monumentale, sul lato Est della Corte delle Udienze, comprendeva una serie di ambienti che costituivano il cuore del settore prettamente amministrativo del Palazzo Reale. Tra questi ambienti soltanto due erano destinati a funzioni pubbliche di rappresentanza.

La cosiddetta “Sala del Trono” doveva rappresentare una seconda stanza destinata a udienze di carattere privato e che avvenivano al coperto, contrariamente a quelle che dovevano aver luogo nella corte principale. La “Sala del Trono” era collegata sul lato Nord ad un’altra corte interna destinata anch’essa a funzioni cerimoniali, legate alla celebrazione della regalità cittadina. Infatti proprio in questo vano sono stati rinvenuti i resti di elementi d’intarsio in steatite che facevano parte di un pannello celebrativo della regalità, nonché molti vasi in diorite e alabastro di fattura egiziana provenienti da Menfi al tempo della VI dinastia egiziana.

Il centro cerimoniale del quartiere amministrativo, composto dai due suddetti ambienti, era collegato sul lato Sud ai due vani della Tesoreria Reale. Questi due ambienti hanno preservato le più grandi quantità di beni pregiati: immagini in miniatura realizzati in pietre dure, oro e lapislazzuli e piccole quantità di oro e blocchetti di lapislazzuli in forma grezza, segno evidente che proprio in questi ambienti, venivano conservati beni frutto dei commerci a lunga distanza con paesi lontani e stranieri, come l’Egitto, l’Anatolia e l’Elam.

Lapislazzuli grezzo, frammenti di oro e avorio dalla tesoreria del Palazzo Reale G.
Lapislazzuli grezzo, frammenti di oro e avorio dalla tesoreria del Palazzo Reale G.

Un’altra area del palazzo destinata a conservare beni di pregio era probabilmente l’area situata dietro la “Corte delle Udienze”, destinata alla raccolta di quei doni che il sovrano riceveva dagli ospiti che arrivavano a Palazzo. Proprio in questi ambienti sono state recentemente ritrovate delle preziose statuine in oro, argento e pietre dure, che dovevano costituire originariamente
un’insegna celebrativa dedicata alla madre del re Ishar-damu, la defunta Dusigu, a cui la giovane regina Tabur-damu rendeva omaggio.

Statuetta di Dusigu
Statuetta di Dusigu, la “grande madre” del re, in legno, oro, diaspro, calcare e steatite (XXIV sec. a.C.).

Statuetta della regina Tabur-damu
Statuetta della regina Tabur-damu, in legno, argento, steatite e diaspro (XXIV sec. a.C.).

Bibliografia

  • Archi, A. – 2006, Ebla e la Siria del III Millennio a.C. in Stefano De Martino (a cura di) Storia d’Europa e del Mediterraneo, vol.I, Il Mondo Antico, Roma 2006, pp. 655-682.
  • Biga, M. G. – 2009, Le culture siriane del III millennio in Biga, M. G., Capomacchia, A. M. (edd.), Il politeismo vicino-orientale, Introduzione alla storia delle religioni del Vicino Oriente antico, Roma 2008, pp. 137-150
  • Matthiae, P. – 1984, I tesori di Ebla, Roma-Bari 1984.
  • Matthiae, P. – 1995, Ebla alle origini della civiltà urbana, Trent’anni di scavi in Siria dell’Università la Sapienza di Roma, Catalogo della Mostra di Palazzo Venezia 18 Marzo-30 Giugno 1995.
  • Matthiae, P. – 2008, Gli archivi di Ebla. La scoperta, i testi, il significato, Roma 2008.
  • Matthiae, P. – 2010, Ebla, la città del trono, Roma 2010.
  • Sito web della Missione Archeologica Italiana in Siria (MAIS), http://www.ebla.it/

Leggi anche

  • Ebla: storia, società ed economia
  • Ebla: città di Ishtar

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*