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Ebla: città di Ishtar

stele di ishtar da Ebla
La Stele di Ishtar, in basalto (XIX-XVIII sec. a.C.)

La “seconda Ebla”

(2200-2000 a.C. ca.)

In seguito all’incendio e al saccheggio che aveva posto fine alla “prima Ebla”, Il Palazzo Reale G venne completamente abbandonato e non fu più riedificato. La città dopo un periodo di completo abbandono venne nuovamente abitata e nuovi edifici cominciarono ad essere ricostruiti.

A questa fase (2200 a.C. ca.) risale un nuovo edificio di rappresentanza, conosciuto come “Palazzo Arcaico”, di forma trapezoidale, edificato nell’area Nord della città bassa (Settore P). L’edificio venne inizialmente concepito come residenza del nuovo re ma la sua costruzione non fu mai ultimata, mentre i settori dell’edificio già costruiti vennero utilizzati per la costruzione del Palazzo Settentrionale della città Paleo-siriana.

Due nuovi edifici di culto, i templi HH4 e HH5 (2200 a.C. ca.), vennero costruiti nell’area Sud-Est della città bassa vicino alle rovine del tempio della roccia, anch’esso distrutto dall’esercito di Sargon. Al contrario il tempio dinastico del dio Kura sull’acropoli venne sostituito da un più modesto santuario cittadino, il tempio D3, sul lato Ovest della collina.

Sempre vicino all’antico tempio della Roccia vennero costruite diverse abitazioni private che furono utilizzate dalla popolazione cittadina anche nei periodi successivi.

La seconda Ebla venne nuovamente distrutta intorno al 2000 a.C., probabilmente a causa degli spostamenti delle popolazioni nomadi, conosciute come “invasioni amorree”, che toccarono allo stesso modo e nello stesso periodo i territori siriani e quelli della Mesopotamia.

L’Ebla proto-siriana tarda venne distrutta prima che il suo Palazzo reale, il Palazzo Arcaico, fosse ultimato e le macerie degli altri edifici che vennero distrutti furono poi reimpiegati per la costruzione della nuova cinta muraria e dei nuovi edifici appartenenti alla “terza Ebla”.

La “terza Ebla”, città di Ishtar

(2000-1600 a.C. ca.)

La nuova “terza Ebla” venne probabilmente ricostruita tra il 2000 e il 1950 a.C. dai principi amorrei che occuparono il sito in seguito alle invasioni che avevano distrutto la seconda Ebla.

Solo dopo pochi decenni dalla conquista, i nuovi regnanti amorrei riportarono la città all’antico splendore degli archivi. Sebbene non siano stati ritrovati archivi risalenti a questa fase, ma solamente documenti isolati, la documentazione archeologica ritrovata ad Ebla, ma anche in altri siti con cui la “terza Ebla” intratteneva rapporti diplomatici, ha permesso di identificare alcuni dei sovrani che governarono la città e il regno in questa fase.

Tra i nuovi sovrani di Ebla troviamo l’amorreo Ibbit-Lim, fondatore della nuova Ebla, di cui è stata ritrovata la statua con incisa la sua titolatura, il re Ib-damu, menzionato con il suo titolo reale in alcune impronte di sigillo rinvenute a Kanesh in Anatolia, il re Immeya, a cui appartiene una delle tombe reali in cui è stata ritrovata una coppa d’oro recante la sua titolatura ed infine il sovrano Indilimma, l’ultimo re della città prima della sua distruzione.

Furono proprio i nuovi regnanti amorrei a introdurre a Ebla il culto della dea Ishtar, dea della guerra, dell’amore e della fertilità, rimasta celebre anche nella tradizione vicino-orientale del Tardo Bronzo, come la dea dell’Ebla siriana.

Luoghi di culto di Ebla

Il nuovo santuario dinastico, il tempio D, venne dedicato proprio alla dea Ishtar e edificato sul lato Ovest dell’acropoli cittadina sulle rovine del Tempio Rosso. Nella cella del tempio si trovava, sulla parete Nord, una profonda nicchia destinata a ospitare la statua della dea. Connessi al tempio della dea erano altri due edifici di culto, progettati per ospitare i paramenti cultuali e le offerte votive destinate alla divinità. Proprio in uno di questi ambienti è stata ritrovata una stele votiva dedicata alla dea, quale protettrice della regalità eblaita, originariamente esposta pubblicamente quale simbolo di devozione del sovrano e poi probabilmente danneggiata e spostata dalla sua collocazione originaria durante il saccheggio.

Nella città bassa, a Sud del Palazzo Settentrionale, si trovava invece il santuario della dea Ishtar dedicato al culto pubblico. A quest’area sacra apparteneva anche la Terrazza dei leoni, un edificio sacro, mai completato e probabilmente mai utilizzato, con una spessa cinta muraria e un’unica ampia corte aperta interna, senza accesso se non dall’alto. Questo monumentale edificio doveva essere destinato ad accogliere i paramenti cultuali ma soprattutto gli animali e le piante considerate sacre per la dea. In particolare, lo spessore delle mura esterne e la singolare mancanza di accesso alla corte interna, rende probabile che l’edificio fosse utilizzato per ospitare animali feroci, come i leoni, sacri alla dea Ishtar.

Ai piedi della cittadella, sul versante Nord, venne costruito il tempio in onore di Shamash, dio del sole e della giustizia. Al posto della nicchia, per ospitare la statua della divinità nella cella del tempio venne posto un bancone in pietra, davanti al quale furono disposte alcune tavole su cui i fedeli potevano depositare le loro offerte e fare sacrifici rituali in onore del dio.

A sud del Palazzo occidentale, sempre nella città bassa, venne costruito il tempio in onore di Rashap, il dio dell’oltreromba. L’edificio veniva utilizzato dalla famiglia reale durante il rituale di successione al trono ed era collegato anche al culto degli antenati defunti, come dimostra la sua vicinanza al santuario degli antenati regali. Quest’ultimo santuario, orientato verso occidente, era costituito da una serie di ambienti in cui venivano conservate le statue degli antenati e una sala centrale in cui venivano celebrate le cerimonie in onore dei sovrani defunti.

Un ultimo edificio templare probabilmente dedicato al dio della tempesta Adad, si trovava nell’area Sud Est della città bassa e venne costruito esattamente sopra le rovine dell’antico tempio della Roccia della prima Ebla.

Fortificazioni di Ebla

La città venne fin dall’inizio dotata di un’imponente cinta muraria, costituita da una serie di terrapieni difensivi esterni alti fino a 20 metri rispetto alla campagna circostante e con un’estensione di circa 3 Km.

Sia all’interno che all’esterno l’imponente massa dei terrapieni difensivi venne delimitata da una cinta muraria di contenimento, realizzazione con blocchi di pietra di grandi dimensioni. Il materiale di riempimento per la realizzazione dei terrapieni venne ricavato non solo dal terreno prelevato dalla campagna circostante ma anche dalle rovine della città proto-siriana tarda.

Nelle difese esterne vennero aperte quattro porte monumentali, caratterizzate da una tipica struttura a tre coppie di contrafforti, dovuta all’enorme spessore dei terrapieni. A partire dalle porte cittadine si estendevano le quattro principali vie cittadine che conducevano all’unico ingresso dell’acropoli, anch’essa dotata di una cinta muraria interna in mattoni crudi.

Due fortezze, il forte Occidentale e il forte Settentrionale, vennero erette lungo la cresta del terrapieno. Nella planimetria originaria di queste due imponenti costruzioni militari erano presenti delle ampie caserme per ospitare l’esercito, gli arsenali, i magazzini e alcuni laboratori artigianali. Durante gli scavi del Forte Occidentale vennero ritrovati i resti di due scheletri umani, segno che le fortezze erano ancora funzionanti al tempo della conquista della città e furono duramente attaccate e infine incendiate.

Strutture difensive di minore ampiezza furono invece erette ai margini del terrapieno orientale e contrariamente al forte Occidentale e Settentrionale, venivano utilizzate solamente come punti di avvistamento e armerie ma non come residenza della milizia cittadina.

Palazzi di Ebla

Palazzo Arcaico della seconda Ebla

Il Palazzo Arcaico della seconda Ebla, concepito come residenza reale dei sovrani nel Proto-siriano tardo, non venne utilizzato dai nuovi regnanti come centro del potere ma solo come reggia provvisoria in attesa della costruzione di un nuovo palazzo sull’acropoli.

Palazzo Reale della terza Ebla

Il Palazzo Reale della terza Ebla era un ampio complesso architettonico, composto da edifici collegati tra loro e distribuiti su terrazzamenti digradanti dal settore Nord all’area Sud dell’acropoli. Probabile fulcro del Palazzo era un’ampia corte monumentale situata nell’ala Nord-Ovest del complesso, che doveva essere destinata a funzioni di rappresentanza dal re e dai membri della corte, così come la Corte delle Udienze del Palazzo Reale Proto-siriano. Fatta eccezione per il Palazzo Reale, la maggior parte degli edifici amministrativi e di governo, insieme alle abitazioni private della popolazione, vennero costruite alla base dell’acropoli, nella città bassa che si estendeva ai piedi della collina centrale per circa 45 ettari fino ai terrapieni.

Palazzo Settentrionale

Il Palazzo Settentrionale, si estendeva per quasi 3500 m2 ai piedi della cittadella, sul versante Nord di questa, vicino al tempio del dio Shamash. L’edificio venne probabilmente concepito come residenza secondaria del sovrano, che aveva i propri appartamenti nell’area Sud-Est dell’edificio. Per la monumentalità e l’ampiezza degli spazi interni il palazzo venne sicuramente utilizzato come ulteriore edificio di rappresentanza. Fulcro del Palazzo era infatti la Sala delle Udienze in cui è stato ritrovato il podio in mattoni su cui trovava posto il trono del re durante le udienze.

Palazzo Occidentale

Allo stesso modo il Palazzo Occidentale, situato nella città bassa in prossimità del terrapieno Ovest, venne utilizzato dall’aristocrazia eblaita come importante centro amministrativo e di rappresentanza, secondo per estensione solo al Palazzo reale. L’edificio venne tuttavia utilizzato non solo come edificio pubblico ma anche come residenza privata del principe ereditario, come testimoniato dal ritrovamento delle impronte dei sigilli personali del figlio di Indilimma, il principe Maratewari, ultimo erede al trono di Ebla prima della distruzione.

Palazzo Meridionale

Nell’area Sud della città bassa si trovava infine il Palazzo Meridionale, un edificio di dimensioni più modeste rispetto agli altri palazzi, che fu probabilmente utilizzato come edificio di rappresentanza e residenza del “prefetto del palazzo”, un alto dignitario eblaita a capo dell’amministrazione centrale.

Quartiere residenziale

L’area Sud-Ovest della città bassa ospitava un fitto quartiere di abitazioni private, destinate ai funzionari, sacerdoti e artigiani che lavoravano nella città alle dipendenze dell’amministrazione palatina.

Nella maggior parte dei casi si tratta di abitazioni di piccole dimensioni, destinate ad ospitare singole famiglie, con un ingresso, piccola corte centrale e, alle spalle di questa, due ambienti di servizio in cui venivano preparati e conservati gli alimenti. Nell’area meridionale dell’area abitativa si hanno invece alcune case di dimensioni maggiori, che vennero costruite solo in una fase più tarda dell’insediamento attraverso l’unione di due o più case mononucleari preesistenti.

Necropoli Reale di Ebla

Le tombe della terza Ebla, composte da un ipogeo centrale e da una serie di ambienti annessi collegati con l’esterno attraverso un pozzo, erano situate nell’area Ovest della città bassa, al di sotto del Palazzo occidentale e dell’area consacrata al dio Rashap e al culto dei sovrani defunti.

Le sepolture reali dovevano essere originariamente sette ma solo tre ipogei si sono salvati dalla distruzione della città. Solamente la sepoltura più antica delle tre, la Tomba della Principessa, separata dalle altre due da un muro di mattoni, è rimasta inviolata e ha riconsegnato un ricco corredo di gioielli femminili in oro e pietre preziose e giare in ceramica.

La tomba del Signore dei Capridi, la più ampia fra tutte poiché costituite da tre camere funerarie, era il luogo di sepoltura del re Immeya, il cui nome compare su un’iscrizione incisa su una coppa facente parte del corredo funerario.

Direttamente collegata alla tomba di Immeya si trovava la più recente tra le sepolture, la cosiddetta tomba delle Cisterne, così chiamata per il ritrovamento di due grandi cisterne non più utilizzate, probabilmente destinata in origine ad un ancora ignoto membro della famiglia reale.

Mazza cerimoniale egiziana con il nome del faraone Hotepibra, ritrovata nella Tomba del Signore dei Capridi
Mazza cerimoniale egiziana con il nome del faraone Hotepibra, ritrovata nella Tomba del Signore dei Capridi, probabilmente un dono dell’Egitto al re di Ebla (XVIII sec. a.C.).

Gioielli del corredo della Tomba della Principessa
Gioielli del corredo della Tomba della Principessa da Ebla (XIX-XVIII sec. a.C.).

La fine di Ebla

La distruzione della terza Ebla, raccontata nel XVI sec. a.C. nel “Poema della Liberazione”, avvenne nella seconda metà del 1600 a.C., durante le spedizioni militari che portarono il re hittita Murshili I alla conquista di Aleppo, della Siria e infine di Babilonia.

Tutti i palazzi, centri del potere cittadino, e i templi vennero interamente incendiati e saccheggiati. Solo le case private vennero risparmiate dalla razzia, conservando parzialmente tutte quelle suppellettili originarie interne, sopravvissute dalle fiamme.

Dopo la distruzione, il sito venne nuovamente abitato da piccole comunità rurali ma restando un semplice villaggio, senza forme di governo autonome e strutture templari. Le rovine dell’antica città paleo-siriana non vennero più utilizzate per la costruzione di nuovi edifici e rimasero inutilizzate fino alla riscoperta del sito.

Solo in periodo persiano venne eretto un nuovo edificio sull’acropoli, il cosiddetto Palazzetto Persiano, una residenza locale per funzionari dell’aristocrazia persiana che gestivano le attività agricole e di produzione tessile del villaggio.

L’insediamento di epoca persiana venne poi nuovamente abbandonato e fu di nuovo riutilizzato solamente in periodo bizantino, a partire dal III sec. d. C., fase in cui è attestata la sporadica presenza di comunità cristiane di monaci stiliti che abitarono il sito fino alla conquista araba della Siria.

L’ultima breve occupazione del sito è attestata probabilmente durante la prima crociata, quando la cittadella venne usata dall’esercito di Boemondo d’Antiochia come punto di avvistamento e di accampamento momentaneo per la posizione privilegiata della cittadella e la presenza degli imponenti terrapieni difensivi.

Proprio da questo periodo il sito di Ebla cominciò ad essere chiamato con il nome di Mardikh, così come il villaggio che sorge oggi nei pressi dell’antica città siriana.

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